Solarsteinn – The Challenge of Thor (2014)

Essere una band viking metal convincente non è affatto semplice, specie se si proviene da regioni culturalmente toccate solo marginalmente dai pirati nordeuropei come il nostro paese: per fare la differenza non basta infatti conoscere quelle poche informazioni di dominio pubblico (o quasi) su Odino e Thor, o al massimo essere appassionati della pur eccellente serie “Vikings” di History Channel, ci vuole anzi una preparazione fuori dalla norma. Per fortuna, c’è comunque chi con dedizione e passione riesce lo stesso a farcela : è il caso dei Solarsteinn, side project con base a Lanciano (Chieti) creato dal polistrumentista Angelo Raffaele De Innocentiis, chitarrista e cantante nella melodeath band Rising Moon. Il monicker da lui scelto è già un buon esempio della sua cultura, rifuggendo i cliché che si fanno a Odino o al Ragnarock e rifacendosi invece alla “pietra del Sole”, un particolare minerale usato probabilmente dai navigatori vichinghi per trovare il Sole anche dietro alle nuvole; questa competenza viene fuori anche nel comparto lirico di The Challenge of Thor, primo EP del progetto contenente solamente una omonima suite di 18 minuti, ispirata liricamente alle “Norse Ballads” dello scrittore statunitense ottocentesco Henry Wadsworth Longfellow.  La traccia in questione non è però di ottima fattura solo dal punto di vista del testo: musicalmente infatti abbiamo un viking metal di versante black ben suonato ed influenzato da Bathory, Mythotin, Einherjer e soprattutto Falkenbach, anche se al posto degli spunti folk di questi ultimi vi sono tastiere sinfoniche ad aiutare le atmosfere epiche che la one man band riesce peraltro molto bene ad evocare. Il risultato è uno stile magniloquente e pesante, marcia in più di questo EP che si rivela anche per questo di caratura alta, come vedremo tra pochissimo.

The Challenge of Thor esordisce con suoni di temporale ai quali si sovrappongono piccole incursioni di un cupo pianoforte e di appena percettibili suoni orchestrali, che vanno avanti quasi un minuto prima di lasciare spazio alla seconda metà dell’introduzione. Essa presenta una lieve base folk, con una lenta chitarra ed un flauto, la quale lascia quindi la scena a suoni sinfonici che fanno ben intravedere quale sarà la vera personalità della suite. La canzone principale si avvia invece lentamente, con puntate metalliche inizialmente brevi che via via si fanno più pervasive, finché, dopo oltre tre minuti, il tutto non entra finalmente nel vivo: quando ciò avviene, però, il feeling avvolgente di epicità in cui l’ascoltatore è già penetrato si fa ancora più intenso e da urlo, grazie ad un riffage a metà tra black e metal epico che incide a meraviglia, aiutato anche dalle lievi orchestrazioni in sottofondo e dall’alto growl di De Innocentiis (che ricorda un po’ quello di Johan Hegg degli Amon Amarth), perfettamente ambientato nel contesto. La struttura di questa prima metà inoltre è piuttosto lineare, partendo da strofe dirette e granitiche per poi attraversare bridge più movimentati e vorticosi e confluire infine negli eccezionali refrain, vere e proprie apoteosi con la prima metà semplice ma dannatamente epica , da urlare coi pugni al cielo, mentre la seconda si presenta più distesa ma altrettanto efficace, essendo inoltre punteggiata dai minimali cori in sottofondo che dominano tutto il ritornello. L’unico difetto di questa parte della canzone è che… dura troppo poco! Presto infatti la musica rallenta per poi decadere del tutto, in favore di una frazione soffusa e dominata dal pianoforte, dal flauto e dal suono degli archi e dei cori, un momento di respiro che mantiene una certa solennità ma è comunque piuttosto soffuso e placido. Nemmeno esso fa il suo corso molto a lungo, però: il metal non tarda ad esplodere di nuovo, apparentemente più solare e disimpegnato che in precedenza, anche se presto le coordinate tornano battagliere, con un ritmo parecchio lento che oltre ad essere evocativo ha anche inaspettatamente una buona dose di pathos, a causa delle bellissime melodie disegnate dalla chitarra di De Innocentiis, sia in fase ritmica che in quella solistica, un momento di solennità assoluta che prosegue a lungo. Ancora una svolta arriva quindi con una nuova frazione, anche più varia che in precedenza, che prima mantiene gli stessi toni della parte precedente rendendoli più movimentati, per poi modificarsi in qualcosa di più strano, dal mood attesa e dalle ritmiche circolari quasi sovrastate dagli archi sintetizzati; questo momento si squarcia poi improvvisamente quando esplode una sfuriata black metal, rapida ed anche abbastanza feroce, seppur l’atmosfera non sia un granché cupa, la conclusione della parte che seppur non disprezzabile è la meno bella di The Challenge of Thor, in virtù di una lieve scollatezza.  A questo punto, siamo agli sgoccioli: la conclusione riprende la falsariga della prima metà in maniera strumentale e la porta avanti finché il metal non si perde lentamente in un vuoto con solo pochissimi lievi effetti ambientali; a questi ultimi è affidato il finale vero e proprio, insieme ad un malinconico pianoforte che dopo essersi espresso in una dolce armonia torna nei oscuri accordi che riprendono quelli già sentiti nell’intro, chiudendo il cerchio.

The Challenge of Thor è insomma un ottima suite, che evidenzia un viking metal già a punto e con poche ingenuità, lasciando ben sperare per il futuro del progetto. Se anche le prossime mosse discografiche di questa one-man band riusciranno a muoversi su questi livelli, magari maturando ancor di più, i Solarsteinn potranno diventare anche un nome di spessore della nostra scena black italiana, pur così piena di talenti (ma anche, d’altro canto, un po’ povera di band viking veramente convincenti). Chi vivrà vedrà, ma preghiamo Odino che non ci sia troppo da aspettare per averne conferma!

Voto: 78/100 (voto massimo per gli EP: 80)

Mattia

Tracklist:
  1. The Challenge of Thor – 17:48
Durata totale: 17:48
Lineup:
  • Angelo Raffaele De Innocentiis  – voce, tutti gli strumenti
Genere: black metal
Sottogenere: viking metal

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