Jungle Julia – Jungle Julia EP (2015)

Seppur il thrash sia, tra tutti i generi in cui si divide il metal, quello coi margini più piccoli di innovazione (prova ne è per esempio il revival del genere degli ultimi anni, in cui il livello medio di personalità è veramente basso), in tempi recenti vi è comunque ancora chi tenta di dargli una lettura che sia almeno un po’ nuova ed originale. Tra di essi, da annoverare sono sicuramente i Jungle Julia, da Uboldo (Varese): nati come gruppo totalmente punk, sono approdati col loro primo omonimo EP ad un thrash ovviamente della branca crossover, ma influenzato anche da altri generi oltre al punk, tra cui figura sicuramente l’alternative rock/metal, in una fusione che però non stona, ma anzi è ben concepita ed incide discretamente; il tutto è inoltre reso più moderno, non accodandosi alla tendenza vintage che attualmente va per la maggiore. A valorizzare la musica dei Jungle Julia è anche l’apprezzabile scelta di cantare totalmente in italiano, con testi del resto per nulla banali, che spesso parlano addirittura di teoremi matematici (!); dall’altro lato, invece, è riscontrabile qualche ingenuità nel songwriting, anche se la cosa non preoccupa, vista la giovanissima età media dei membri del gruppo. Prima di cominciare la disamina, qualche parola anche per il sound generale, che è grezzo ma piuttosto nitido, specie per un EP d’esordio, non penalizzando insomma di molto il prodotto in questione.

Una breve introduzione melodica e lenta, poi Inferno in L2 entra in scena con ritmiche miste tra punk e metal, un connubio già piuttosto potente che accompagna sia le strofe, urgenti anche se forse un po’ troppo ossessive, ed i ritornelli scoppiettanti e potenti, vero punto di forza di questa prima frazione. La seconda parte è invece più cadenzata e martellante, sensazione conferita sia dall’ossessivo ritmo di Jungle Dany 6 alle pelli che al cantato di Jungle Chris, una buona conclusione per una breve e discreta traccia. L’esordio della seguente Guinea Pig è piuttosto vorticoso e pesante, vedendo anche la presenza di cantato growl, ma poi la song si apre maggiormente, grazie al riffage del duo Jungle Steve/Jungle Cris a tratti macinante, ma che in certi frangenti si trasforma in qualcosa di quasi rockeggiante,  e soprattutto ad una verve ironica e quasi scherzosa, nonostante l’aggressività non venga mai meno. Il tutto è compresso inoltre in due minuti e mezzo, che oltre a quanto già descritto comprendono solo la ripetizione dell’intro come finale; nonostante questa brevità abbiamo  in ogni caso un pezzo molto divertente. Giunge poi Fukushima, il brano che più pende verso l’alternative, con Jungle Chris che dimostra una grande teatralità ed il riff dissonante che tende spesso verso il funk metal, anche se ciò non stona ma anzi viene integrato benissimo nel corpus della canzone. La parte centrale è invece in principio più tranquilla, retta com’è da un ritmo lento e da un riffage arcigno ma lento, su cui trova posto un bellissimo assolo di chitarra; questa frazione ci porta a qualcosa di più thrashy e veloce, travolgente anche se di breve durata, prima che la norma iniziale torni a concludere un altro episodio più che discreto. E’ ora il turno di Claustrofobia, che si avvia lenta e solenne, presentando anche un’inedita personalità melodica, data dai lead di chitarra sopra al ritmo e anche a Jungle Chris che coi suoi vocalizzi riesce a dare al tutto addirittura un certo pathos. Niente paura, comunque, perché la traccia presto sterza verso un thrash metal moderno ai limiti col groove, potente ed assolutamente incalzante, che alterna rapidamente strofe più dirette ed energiche e ritornelli esplosivi; in tutto ciò trovano spazio anche aperture più lente e ponderate, che però non perdono la carica dirompente che è la forza assoluta di questo episodio, in virtù di cui esso risulta il migliore dell’EP. Come la parola urlata “hardcore” in apertura indica bene, con Elmer abbiamo il pezzo più punk oriented dell’album, grazie a ritmiche velenose molto ben supportate dal ritmo cavalcante e solido di Jungle Dany 6, che regge tutte le strofe; le aperture considerabili come ritornelli sono invece più elaborate dal punto di vista delle ritmiche di chitarra ma anche piuttosto aggressive in principio. Quando i loro stessi temi vengono ripresi nella lunga parte centrale abbiamo però un interludio sinistro ma in qualche modo anche placido, introduttivo per una parte solistica ancora di discreta qualità, la quale infine al meglio la traccia e con essa l’EP.

Volendo sintetizzare in un solo aggettivo Jungle Julia EP, quella sarebbe “divertente”. Abbiamo infatti un mini album ancora acerbo e con alcuni difetti, ma comunque coinvolgente, originale e molto piacevole, che fa ben sperare per il futuro, anche se la band stessa preannuncia diverse sorprese per quanto riguarda le sue prossime mosse musicali. Qualunque esse saranno, però, se potrò ascolterò con piacere qualsiasi cosa i Jungle Julia decideranno di pubblicare in futuro, se non altro per la curiosità di vedere la direzione in cui si muoveranno e soprattutto se riusciranno a mettere ancor più a punto la loro proposta musicale.

Voto: 76/100 (voto massimo per gli EP: 80)

Mattia
Tracklist:
  1. Inferno in L2 – 03:25
  2. Guinea Pig – 02:28
  3. Fukushima – 04:00
  4. Claustrofobia – 03:57
  5. Elmer – 03:17
Durata totale: 17:08
Lineup:
  • Jungle Chris – voce
  • Jungle Cris – chitarra
  • Jungle Ste – chitarra
  • Jungle Loris – basso
  • Jungle Dany 6 – batteria
Genere: alternative/thrash metal
Sottogenere: crossover thrash metal

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