Domande e Risposte – Collapse

Tra i gruppi che ho recensito in questi primi mesi del 2015, i fiorentini Collapse sono uno di quelli che mi hanno colpito maggiormente: il thrash metal fortemente influenzato di punk e cantato in italiano dell’esordio Alla Deriva, seppur poco innovativo, è comunque di efficacia assoluta nelle mani abili della band, contribuendo molto a far risultare il disco in questione un piccolo capolavoro. A qualche mese di distanza dalla recensione, per l’ensemble è adesso giunto il tempo di rispondere a qualche domanda: a prendersi carico di questo compito ci hanno pensato Jacopo ed Emilio, rispettivamente bassista e chitarrista del gruppo, a cui senza ulteriori indugi cedo la parola.

Per prima cosa, raccontateci la storia del vostro gruppo…
Jacopo: Nasciamo nel 2007 mi pare, ma per lo più facevamo cover e alcuni primi pezzi scritti da noi, decisamente brutti! In ogni caso la formazione è cambiata da allora e nel 2009 è nata la formazione a 5 che ha partorito il demo/EP del 2011 “A Mano Armata” e il primo disco “Alla Deriva”. Adesso siamo in 4 persone, dopo l’uscita di Luca dal gruppo, ma con la stessa voglia di prima di fare casino.

“Alla Deriva” è uscito nell’estate del 2014, quindi potrete ormai tracciarne un bilancio: come è stato recepito dalla critica, ma anche dai vostri fan?
Jacopo: Il disco sembra essere piaciuto a chi lo ha ascoltato, i pareri sono stati buoni ed incoraggianti. La cosa più bella di scrivere testi in italiano è quando durante un concerto la gente canta a squarciagola i testi delle canzoni, davvero una bella sensazione!

Il vostro genere è un misto di thrash metal e di hardcore punk, molto più spostato verso quest’ultimo della media di quello che io chiamo “crossover thrash”. Da dove vi è venuta l’idea di adottare un connubio del genere?
Jacopo: Quando siamo in sala prove per arrangiare qualche pezzo nuovo l’idea dei riff e della struttura dei brani viene in modo abbastanza naturale, senza studiare quasi niente a tavolino. Quando eravamo più pischelli volevamo suonare speed/thrash rigorosamente old school, ma ormai scriviamo quello a cui ci sentiamo più vicini e con il quale pensiamo di comunicare qualcosa. In fondo la musica è proprio questo.

In sede di recensione, ho affermato che le due canzoni migliori in “Alla Deriva” sono “Qui Va Tutto Bene” e “Roma a Mano Armata”. Potete raccontarci qualche aneddoto su questi due pezzi, sulla loro composizione o sul loro testo?
Emilio: Insieme a vari amici portiamo avanti ormai dal 2007 una passione comune: quella del cinema di “genere”, che siano spaghetti western, peplum, b-movies, action o poliziotteschi e “Roma a Mano Armata” è stata partorita di getto dopo una serata a base di film e birrini scadenti. Dopo aver visto il film omonimo sono rimasto così colpito che ho deciso subito di scriverci un pezzo sopra. Le strofe sono uscite fuori con facilità ma mancava un ritornello che rendesse giustizia alla canzone, un mio caro amico Pilone del Firenze Rugby e grande amante dei poliziotteschi ha dato il suo granitico apporto scrivendo il ritornello. Volevo qualcosa che picchiasse duro come le nocche del Commissario Tanzi nel film e devo dire che il risultato c’è stato, la canzone è sicuramente una delle preferite da chi ci segue e scatena sempre un bel delirio! “Qui va tutto bene” invece è una canzone che rispecchia le mie idee sull’indottrinamento portato avanti dalla chiesa cattolica, la canzone l’ho scritta dopo che mi sono “sbattezzato” tramite il sito dello U.A.A.R., nasce come valvola di sfogo, infatti è rabbiosa e decisamente la più “punk” del cd.

Come riportato sempre nella recensione, seppur non originalissima la vostra musica è però immensamente valorizzata da una rabbia fortissima, che pare veramente autentica, genuina. Posso chiedervi contro cosa si scaglia questa vostra rabbia?

Jacopo: Quando suono quello che voglio fare è picchiare più forte che posso, liberandomi dell’ansia e delle angosce della vita di tutti i giorni. Direi che è da qui che nasce la rabbia della musica che scriviamo: ognuno ci trovi un nemico contro cui scagliarla!
Emilio: Chi è che non è ha della rabbia da buttare fuori? La musica è il nostro metodo per liberarci da problemi e rabbia, la mente si svuota rimangono solo i nostri strumenti e la voglia di divertirsi.

Classica domanda da intervista: quali sono le vostre principali influenze?
Emilio: sicuramente il thrash tedesco della vecchia scuola : sporco e veloce. Per il cantato in italiano però non posso nascondere di essere stato ispirato dagli IN.SI.DIA, con i quali abbiamo anche avuto il piacere di suonare pochi mesi fa al Colony a Brescia.
Jacopo: Sono cresciuto con i Metallica e specialmente le loro prime cose mi hanno sempre influenzato molto. Devo anche molto all’hardcore italiano degli anni ’80 (Negazione, Raw Power, Nerorgasmo).

Altra domanda ormai divenuta una tradizione, per me: ci sono musicisti, metal o meno, stilisticamente distanti dal vostro genere di appartenenza ma che amate, o addirittura che riescono ad influenzarvi nonostante la lontananza?
Emilio: Siamo tutti ragazzi che amano la musica a 360 gradi, non posso parlare per gli altri ma personalmente sono molto influenzato dalla musica popolare e da quella del profondo sud degli Stati Uniti, sopratutto dal country: artisti come Johnny Cash, Hank Williams,Willie Nelson mi ispirano e hanno lasciato una forte impronta nel mio modo di affrontare e vivere la musica per la loro passione e schiettezza.
Jacopo: Io oltre che roba metal e punk, ascolto anche diverso hip hop  (italiano e non) e spesso quantomeno a livello di attitudine mi ha influenzato molto.

Come già detto sia nella recensione che qui sopra, i vostri testi sono rabbiosi e molto politicizzati. Ciò vi ha mai causato problemi per suonare dal vivo, con la critica o con le agenzie di promozione?
Emilio: Dal vivo fortunatamente non abbiamo mai avuto problemi per adesso, i testi non li definirei “politicizzati” perché non rispecchio idee di partiti o movimenti ma idee, paure, rancori e angosce del tutto personali. Sicuramente dalle canzoni del demo i testi sono cambiati molto nei contenuti,meno scanzonati e decisamente più paranoici. Abbiamo deciso di dare una piega più personale e attuale alla musica che facciamo, non per farci accettare da determinati ambienti o persone, è stata un evoluzione naturale del nostro modo di scrivere musica.
Quali sorprese ci riserveranno in futuro i Collapse?
Emilio: Per adesso vogliamo solo suonare il più possibile e promuovere il nostro primo cd. Per il resto ci sono già diversi pezzi belli violenti in cantiere, quindi in un futuro speriamo di far uscire un secondo CD. Il demo come il CD erano totalmente DIY, ora stiamo cercando un etichetta per sponsorizzare il prossimo…vediamo cosa ci riserverà l futuro. Intanto pensiamo a goderci i nostri concerti!
L’ultima risposta è sempre a piacere. A voi il compito di concludere quest’intervista come meglio credete….
Collapse: Grazie Mattia per lo spazio datoci e bella lì a tutti i lettori di Heavy Metal Heaven webzine e a tutti quelli che si sbattono e  portano avanti questa roba!

Sono io a ringraziare voi, per la vostra disponibilità e gentilezza. Alla prossima puntata della rubrica “Domande e Risposte”!
Mattia

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