Domande e Risposte – Bland Vargar

Nelle recensioni, pur cercando di essere sempre gentile con (quasi) tutti i gruppi che ascolto, sono ben pochi quelli che riescono davvero a colpirmi. Strano ma vero, i Bland Vargar ci sono però riusciti ben tre volte: se infatti ho adorato il loro impatto dal vivo, e poi mi è piaciuto molto il loro album Perpetual Returns, come potete leggere nella recensione di qualche settimana fa, anche le lunghe risposte di Varg D e Varg C (rispettivamente voce/basso e chitarra) alle domande che ho posto loro sono a mio avviso molto interessanti e per nulla banali, oltre che spesso ironiche ed intelligenti. Proprio per questo motivo, senza ulteriore indugio, lascierei quindi la parola alle risposte dei due musicisti in questione.

Come prima cosa, raccontate ai lettori di Heavy Metal Heaven la vostra storia…
D: I BV nascono idealmente nell’estate del 2010 dalla necessità mia e di C (chitarra), entrambi provenienti da una sfortunata band crust mai uscita dalla sala prove, di cambiare rotta e dedicarci 666% allo nero metallo. Questa idea si concretizza nell’inverno dello stesso anno (secondo tradizione, c’era nebbia nelle campagne felsinee, e faceva freddo. Può forse nascere d’estate una band black metal?), con l’entrata di A alla seconda chitarra e L alla batteria.
Le prime prove, anzi, le numerose prove successive sono caratterizzate da un approccio in un certo senso impacciato al genere, per ovvie ragioni, prima tra tutte l’inesperienza con un genere che sì ascoltavamo da tempo e che almeno alcuni di noi avevano profondamente assimilato, ma che mai avevamo suonato.
Fatto sta che di esordire live non se ne parlerà per lungo tempo, i primi brani avranno una genesi tormentata e il nostro primo EP vedrà la luce solamente un anno dopo, poco più.
Il resto è storia recente, l’inizio dell’attività live, poi bruscamente interrotta dalla decisione di L di trasferirsi all’estero per lavoro, ultimo suo testamento la registrazione di Perpetual Return di cui parleremo in seguito, la ricerca di un nuovo batterista, trovato molti mesi dopo, la faticosa ripartenza, i nuovi live e la scrittura dei nuovi brani, fino ad un nuovo stop in cui ci troviamo tuttora.
C: Non poteva essere meglio romanzata di così!

Perpetual Return è uscito ormai da quasi un anno. Qual è stato il responso che avete ricevuto dalla critica, ma anche dal vostro pubblico?
D: Le recensioni sono state numerose e sorprendentemente positive. Dico sorprendentemente non perché non fossimo soddisfatti del prodotto, ma perché ci sono state dedicate parole che ci hanno veramente sorpreso, e, almeno per quanto mi riguarda, è stato gratificante scoprire come tutto il nostro lavoro avesse senso anche per qualcun’altro, non soltanto per me stesso.
Idem vale per il responso del pubblico, il disco è andato alla grande, nonostante i pochi concerti di presentazione, e le nostre esibizioni sono state molto partecipate. Non posso che esserne soddisfatto.
C: Tutte le recensioni di Perpetual Return sono state positive, e questo fa molto piacere. Purtroppo non abbiamo avuto molte occasioni per presentare live il disco ma comunque anche questi sono andati bene. Non posso lamentarmi del responso di chi ha avuto la possibilità di ascoltare il nostro full, peccato che avrebbe potenzialmente potuto girare meglio visto che l’etichetta ha stampato 500 copie in cd ma non ha praticamente fatto nessuna promozione e anche noi abbiamo pensato di sospendere l’attività live proprio quando avremmo dovuto spingere di più, ma non avevamo altra scelta per quanto mi riguarda.

La cosa che più si nota nel vostro esordio è che il vostro black metal, seppur piuttosto tradizionale per quanto riguarda il lato tecnico e musicale, riesce ad essere caldo ed a evocare molte emozioni diverse, che vanno dall’epicità ad un infelicità intimista. E’ questa solo una mia impressione soggettiva, oppure è proprio ciò che avete voluto comunicare con la vostra musica?
D: Non posso negare che nella nostra visione del black metal la brutalità primigenia, le malinconiche melodie fatte di accordi minori e l’evocazione epica vadano di pari passo.
Sono tutti aspetti che da un lato rispecchiano le nostre influenze e i nostri ascolti, dall’altro sono funzionali alle sensazioni che in diversi momenti suscitano le storie che racconto. 
C: E’ esattamente come dici! I riff che scrivo nei Bland Vargar hanno la stessa identica funzione dei testi: è l’urgenza di comunicare sensazioni, tutto quello che non so fare con le parole si traduce in una serie di note, accordi, intervalli e pause. E’ come se esistesse un concept che viaggia parallelamente a quello dei testi ma poi alla fine diventano una cosa unica. In Perpetual Return abbiamo sviluppato un po’ meglio questa cosa che già era presente nel precedente EP. Per questo nei nostri pezzi c’è una carrellata di diverse emozioni con un proprio senso e una propria continuità, e il fatto che tu le abbia colte mi riempie di soddisfazione perché significa che in qualche modo siamo riusciti a trasmetterle. Penso che sia un album che necessiti di più ascolti per essere compreso a pieno. Il concetto dietro i Bland Vargar non è il black metal in sé, esso è solo il mezzo ideale affinché le nostre sensazioni vengano veicolate all’esterno. In realtà in questa band non sono mai esistiti limiti di genere o di tempo che non rispecchino le nostre personalità. Ecco perché abbiamo scritto anche pezzi che apparentemente non sono riconducibili al metal, ma in realtà sono in perfetta armonia con le nostre intenzioni.

La canzone di Perpetual Return che più mi è piaciuta, come ho scritto in sede di recensione, è la lunga suite Notturno II (Of Death and Rebirth). Avete qualche aneddoto particolare da raccontarci su di essa?
D: Non voglio svelare troppo di ciò che scrivo, un po’ perché c’è molto, quasi troppo di me in quelle parole, ma anche perché ci possono essere chiavi di lettura diverse, e mi piace pensare che ognuno possa farne la sua personale parafrasi e  trovarvi un senso applicabile alla propria esperienza di vita.
Detto questo ti posso dire che Notturno 11 (è importante la presenza del numero arabo, per via del suo significato in numerologia) e la successiva Requiem sono la conclusione di un ciclo narrativo che era iniziato con il nostro primo EP. 
Si consuma la travagliata vicenda di un lupo rimasto senza branco, sullo scenario di un mondo morente sull’orlo dell’ultima grande catastrofe in arrivo, una tempesta di proporzioni bibliche.
Questa è ovviamente la lettura romanzata. L’allegoria sta nel soggetto al centro del racconto, che di fatto è l’uomo e come esso si trovi ad interagire con l’essenza stessa della sua esistenza.
In forma embrionale il testo di questa canzone è nato in Norvegia (per quanto sia il brano meno norvegese del disco) diversi anni fa. Eravamo in furgone, C alla guida, io a fianco, Svig di Angantyr nello stereo, non si parlava da un po’, ognuno perso nei suoi pensieri, pioveva a dirotto ma c’era una certa visibilità, e i giochi di luce creavano un’atmosfera particolare, cupa ma non sinistra, quasi accogliente nel suo senso di malinconia, o almeno questo è ciò che ricordo… Come spesso mi capita quando ho l’ispirazione per scrivere qualcosa, ero finito in una sorta di trance, e appena ritornato alla realtà ho afferrato la penna e ho buttato giù due righe, che sarebbero poi diventate il nucleo centrale di Notturno 11.
C: In effetti Notturno 11 (Of Death and Rebirth) è una mini suite “moderna” e presenta proprio le medesime caratteristiche. L’idea della suite è anche un velato tributo a tutte le bands degli anni ’70, Pink Floyd su tutti. Non ci sono particolari aneddoti sul pezzo se non che tra le varie modifiche ci abbiamo messo più di un anno per comporla e arrangiarla. Ricordo benissimo che ho concepito le prime bozze di alcuni riff nell’Ottobre 2011 quando ero con D in Francia per lavoro e gli ultimi arrangiamenti sono stati fatti in studio all’ultimo minuto (Maggio 2013). Avevamo alcune ulteriori idee che non siamo riusciti a mettere in pratica a causa dei nostri limiti economici. Degne di nota sono le tastiere di Christian aka Boulevard Pasteur, mastermind di Graad e chitarrista/cantante degli Hyperwülff.

Potete dirci, se non andiamo a scavare troppo nella vostra intimità, cosa ispira i vostri testi?
D: Ho in parte risposto alla tua domanda nella risposta precedente, facendo presente che c’è un unico grande filo conduttore che unisce i nostri due lavori. 
L’ispirazione deriva da molteplici fonti, c’è senza dubbio alla base una tensione innata a mettere in versi le sensazioni che mi provoca interagire con l’esterno. 

Le influenze vengono poi tanto dalla letteratura (ho esplicitamente citato E.A. Poe e Frank Herbert, per fare un paio di esempi) quanto dalla filosofia (non posso certo affermare che i miei testi siano di carattere filosofico, ma senza dubbio gli scritti di personalità quali Gorgia, Nietzsche, Camus, Cioran -tra gli altri- hanno avuto un certo peso nella mia visione dell’esistente) per quanto riguarda il pensiero, mentre le storie che nello specifico metto in musica sono figlie in parte delle mie esperienze di vita e delle reazioni che esse hanno suscitato in me, mentre in misura minore sono vere e proprie visioni portate in superficie dal mio subsconscio.
I cliché tematici del black metal mi toccano molto poco, quello che veramente mi interessa è l’atmosfera generale, qualcosa che costituisca il contesto sensoriale in cui calare una storia, spero di essermi spiegato.
C: I testi sono il personale trip di D e sono tutti collegati tra loro da un unica storia, fino ad ora.

Canonica domanda da intervista: quali sono le vostre influenze principali?
D: E’ doveroso dire che senza i primi tre dischi degli Ulver forse non sarebbero mai esistiti nemmeno i Bland Vargar. 
Senza dubbio, almeno all’inizio, sono stati importanti anche band come Agalloch o Wolves in the Throne Room (breve parentesi per sottolineare che per quanto ci piacessero i WITTR ci siamo sempre voluti distaccare dalla corrente Cascadian da essi generata), così come certo doom anni 90, primi tra tutti Katatonia e My Dying Bride. 
Credo però che col tempo ci siamo un po’ distaccati da questi modelli da un punto di vista di scrittura dei pezzi, per quanto essi rimangano fondamentali per il nostro bagaglio culturale, facendo emergere un po’ tutto quello che amiamo del black metal, ovvero tanto i Darkthrone quanto i Dissection, tanto Bathory quanto Angantyr, tanto i Primordial quanto i primi Satyricon, il tutto filtrato attraverso il nostro modo di suonare ovviamene.
Questo da un punto di vista della musica, il discorso delle tematiche è un po’ diverso. Mi sono sempre ritenuto di più un folk singer che un cantante metal, ho delle storie da raccontare e lo faccio, stop.
C: in ambito metal le influenze dei Bland Vargar risiedono nella scandinavia di fine anni 80 – primi anni 90: Ulver su tutti, Bathory, Dissection, primi Satyricon, Darkthrone, Immortal, primi Katatonia. “In the Nightside Eclipse” degli Emperor è anch’esso un disco incredibile. Su tutto ciò che è venuto a seguire posso tranquillamente affermare che la mia influenza principale nel black metal sia stato Angantyr. Tra gli americani Xasthur, Agalloch e Wolves in the Throne Room sono tra i miei preferiti, anche se a mio parere hanno generato dei “mostri” con tutto il giro Cascadian Black Metal che è finito per diventare una copia sbiadita dei WITTR e di una noia mortale.
Ma sopratutto, anche se in maniera impercettibile forse nel sound dei BV, penso di essere  influenzato da bands che non hanno un collegamento col diretto col black metal, sopratutto tutto ciò che è legato al rock di fine anni 60 e anni 70, psichedelia e prog su tutti. 

Altra domanda per me solita: ci sono gruppi, metal o meno che siano, lontanissimi dal vostro genere ma che amate, o che addirittura riescono ad influenzarvi?
D: Sarebbe imperdonabile non citare i maestri, ovvero i Pink Floyd, come una delle massime ispirazioni non metal dei Bland Vargar, e credo che nei nostri futuri lavori, se mai vedranno la luce, questa deriva sarà sempre più presente, non so dirti ora come ora se tanto da farci etichettare come space o psychedelic, anche perché non intendiamo abbandonare quelle che credo siano le nostre principali caratteristiche, ovvero la fedeltà alle sonorità raw degli anni 90 e l’evocazione epica.
Ascoltiamo tutti una quantità spropositata di musica, dalla psichedelia anni 60 al rock anni 70 (non a caso io e C militiamo nella heavy rock band Ancient Cult: www.facebook.com/longlivethecult), dal punk e l’hardcore con i quali siamo cresciuti al folk (continueremo a proporre momenti acustici nella nostra musica), dal metal nelle sue forme più primordiali (doom, heavy, speed, thrash, death) a certa elettronica (ambient e dark ambient soprattutto, ma non solo).
Tutto questo, se non ha direttamente influenzato i Bland Vargar, ha di certo permesso alle nostre menti di non porsi potenzialmente nessun limite stilistico.
C: Pink Floyd, Black Sabbath, Motörhead, Hawkwind e Discharge sono i miei punti di riferimento in assoluto. E lo stesso vale per Fabrizio De Andrè, che è stato un grandissimo. Ma come ho già scritto il rock anni 60/70, la psichedelia, il prog e il blues coprono una grossa fetta dei miei ascolti: Robert Johnson, i Cream, i Led Zeppelin, i Flower Travellin’ Band e i demo dei Pentagram, per citarne alcuni, sono in heavy rotation nell’ultimo periodo. Poi ci sono il Crust e l’HC-Punk con cui sono cresciuto, il primo Death Metal, il Thrash anni 80 e il Doom anni 80 e  primi 90…

Mi è giunta la voce che negli ultimi mesi la band sta vivendo un periodo di pausa. Quali sono le cause di ciò, e quando pensate che la situazione si risolverà?
D: Mi limito a dirti soltanto che la band nella sua forma ultima era una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, a causa di fattori sia esterni che soprattutto interni, e siamo stati sufficientemente lucidi da porci uno stop “artistico” prima di arrivare a intaccare i rapporti di amicizia che ci legano al di fuori della musica.
Si può parlare di divergenze artistiche e di incompatibilità caratteriale tra alcuni di noi, ma quello che importa è che i danni sono stati limitati e abbiamo fondamentalmente salvato la bestia con il minimo dolore possibile.
I lupi non sono scomparsi, torneranno presto o tardi a cacciare, quindi non dimenticate il nome Bland Vargar troppo presto.
C: Come hai scritto i Bland Vargar stanno vivendo un periodo di pausa a tempo indeterminato. Fin dal principio c’è sempre stata un certo tipo di tensione tra noi, che per quanto mi riguarda non è detto che sia sempre una cosa negativa. Ma le cause principali del break risiedono nel fatto che l’ultima line-up, che è durata solo 8 mesi, non ha funzionato e ha fatto aumentare le divergenze che già erano lampanti. Il nostro primo batterista L era un elemento di grande importanza all’interno dei BV, al di là del semplice approccio musicale. Era la personalità che portava stabilità. Ma quando è andato a vivere in Inghilterra si è portato con se anche l’equilibrio della band. Negli ultimi mesi siamo arrivati a un punto tale di stress che abbiamo preferito prenderci un periodo di pausa piuttosto che intaccare i rapporti umani e d’amicizia. E’ assurdo ed è la prima volta che mi succede una cosa del genere, ma non abbiamo trovato soluzioni migliori. 
In questo momento non so quando e come la situazione si risolverà, ma non considero la band sciolta o defunta.

Cosa ci dobbiamo aspettare in futuro dai Bland Vargar?
D: Ho fondamentalmente già risposto a questa domanda. Non so essere più preciso di quanto sia stato negli interventi precedenti. Qualcosa sobbolle nel calderone, molto molto lentamente…
C: Non lo so, in questo momento sono molto preso dagli altri gruppi. Sono in fase di registrazione del primo full length dei Gravesite, che è la band death metal dove suono il basso. A Luglio 2015 uscirà per la Xtreem Music e faremo il nostro primo tour Europeo. Inoltre io e D abbiamo appena registrato l’EP  di debutto degli Ancient Cult, band devota al 70’s heavy rock, e vorremmo fare più live possibili.
Quando i tempi saranno maturi penseremo a cosa fare.

L’ultima domanda è sempre libera. A voi la possibilità di concludere queste “Domande e Risposte” come meglio credete…
D: MAI-DEN! MAI-DEN! MAI-DEN!
C: Grazie Mattia per quest’intervista dalle domande molto interessanti, è stato un piacere rispondere. Grazie anche per il supporto e in bocca al lupo per la tua webzine, ci si rivede in giro!
Per chi non ci conoscesse può farsi una idea dei Bland Vargar qui: http://blandvargar.bandcamp.com e www.blandvargar.com

Ed io ringrazio voi per le risposte, a mio avviso altrettanto interessanti. Al prossimo appuntamento con le nostre “Domande e Risposte”!
Mattia

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