Korrigans – Ferocior ad Rebellandum (2014)

Per chi ha fretta:
Con il loro primo full-lenght Ferocior ad Rebellandum (2014) i laziali Korrigans dimostrano una grande crescita rispetto al pur promettente demo omonimo (2012). Si tratta di un ambizioso concept album sui Volsci, popolo laziale nemico di Roma prima che divenisse un impero; il gruppo affronta il tema con competenza assoluta, corredandolo con testi tutti in un italiano aulico e ricercato. È una caratteristica che rivela la maturità dei laziali: lo stesso vale per il loro stile black/folk, che si è affinato, con tutti i membri progrediti per tecnica e songwriting, ed è diventato più epico, rientrando ora nei canoni del pagan metal. Sono questi gli elementi che rendono l’album di altissima qualità: lo dimostrano pezzi come Il Baluardo, Corbium Capta Est e la title-track, esempi più brillanti di una scaletta con pochissimi punti bassi e tanta sostanza. E così, nonostante una registrazione un po’ frettolosa e un sound non ottimale, Ferocior ad Rebellandum è una piccola gemma, che farà felici i fan del pagan e del folk metal più maschio. 

La recensione completa:
Esiste un certo tipo di galateo secondo cui frasi come “ve l’avevo detto” sarebbero poco eleganti, visto che rappresenterebbero una pomposa vanteria; è questa però una regola che personalmente tendo a non seguire, al contrario mi piace sottolineare quando una delle mie “predizioni” riesce ad avverarsi. Volendo riassumere questa recensione in una sola, semplice frase, per esempio, questa sarebbe proprio”ve l’avevo detto”! I lettori che seguono Heavy Metal Heaven da più tempo forse si ricorderanno dei Korrigans, gruppo folk/black metal dell’Agro Pontino: avevo trovato il loro demo omonimo, da me recensito nel maggio 2013, non privo di difetti, anche se comunque l’ensemble lasciava ben sperare per il futuro. Adesso si può dire che quella “speranza” si è realizzata alla grande: come vedremo tra poco, il loro primo full lenght Ferocior ad Rebellandum, uscito nell’ottobre dello scorso anno sotto Nemeton Records, è infatti a mio avviso un album grandioso, che mostra gli immensi progressi compiuti dalla band sotto ogni punto di vista. Seppur la base rimanga la stessa, un folk metal di ascendente black, rispetto a Korrigans il suono si è affinato, diventando più maturo e personale, oltre che molto più epico, potendo ormai rientrare pienamente nei canoni del pagan metal; ciò è stato possibile grazie anche alla maturazione e progressione tecnica di tutti i musicisti coinvolti, che riescono così a variare di più la propria proposta dimostrando più personalità che in passato. Il particolare forse più affascinante dell’album in questione è però il concept storico che si nasconde dietro, molto ben impostato (cosa non alla portata di tutti, specie all’esordio) ed originale almeno in ambito metal, non solo per la lodevole scelta di essere raccontato quasi tutto in un italiano spesso ricercato e aulico, che sembra peraltro adatto alla lontananza temporale della storia. Se infatti la maggior parte delle band pagan nostrana preferisce concentrarsi sui celti, sui romani o persino sui vichinghi, l’ensemble preferisce tornare ancor più indietro del tempo: Ferocior ad Rebellandum narra infatti le gesta dei Volsci, popolo dell’antico Lazio che entrò in competizione con Roma, allora poco più che una città-stato ancora lontana dalla potenza imperiale di alcuni secoli dopo, mettendola addirittura in difficoltà con il proprio valore. Il quadro complessivo è insomma abbastanza fascinoso nonché ben riuscito, grazie anche alla presenza di pochissimi difetti: l’unico che mi sentirei di citare è la registrazione che ogni tanto sembra un po’ frettolosa, con qualche particolare fuori posto, anche se non essendo i Korrigans una band tecnica ma anzi un gruppo black, alla fine è un problema veramente veniale, che scompare se non vi si presta troppa attenzione. Prima di cominciare con la solita disamina, qualche parola anche per i particolari di contorno del lavoro, come per esempio la produzione: il sound generale del disco è grezzo e forse migliorabile, ma anche piuttosto nitido e mai confuso, adattandosi di sicuro allo stile barbarico del gruppo meglio di una produzione moderna del tipo “pulitissima e di plastica”. Molto bello è a mio avviso anche il minimale artwork a cura di Davide Cicalese dei Furor Gallico: la mappa in copertina è infatti molto suggestionante, evocando già alla prima occhiata i “tempi remoti” del quinto secolo prima di Cristo, in cui la storia dell’album è ambientata  ed in cui anche voi state per tuffarvi.

Proemio, l’intro di rito, è un semplice brano dal sottofondo folkloristico, di flauti e di violini sintetici su cui il frontman Thanatos recita un passaggio in lingua originale tratto dalla celebre opera Ab Urbe Condita dello storico romano Tito Livio, in particolare quello che descrive il popolo volsco come “ferocior ad rebellandum”, ossia  “i più feroci nel ribellarsi”. Nel complesso è un avvio magniloquente per il disco, che sia per testo che musicalmente ci fa viaggiare indietro dritti al tempo in cui il concept è ambientato. Improvvisamente, il potente metal di origine black del gruppo comincia a fluire: è l’esordio della opener vera e propria, Latium Vetus, che dopo un breve sfogo di blast beat di Solstafir si avvia come un pezzo piuttosto placido ed atmosferico, che riprende in parte il feeling del prologo, in cui l’etereo riffage piuttosto cupo in sottofondo si compenetra con le melodie della fisarmonica folk di Spiorad, vero marchio di fabbrica dei Korrigans, in un affresco immaginifico completato dal cantato mutevole di Thanatos, che passa da uno scream acutissimo alla Dani Filth al growl fino a giungere ad un roco urlato. La struttura è inoltre piuttosto semplice, con alcune variazioni ma senza grandi sconvolgimenti, se non i momenti più aperti e calmi che si aprono di tanto in tanto: ciò si adatta perfettamente alle liriche, che sono quasi un ulteriore “proemio” alla storia, con tanto di invocazioni alle muse perché raccontino la storia di un Lazio diviso tra l’ascendente Roma e la resistenza del fiero popolo volsco. In ogni caso, lodevoli sono le già citate divagazioni musicali, sia la prima, più movimentata e che a tratti vede il ritorno del blast beat, sia il secondo, che perde inizialmente quasi tutti gli elementi metal per un folk rock melodico, prima che i suoi fraseggi si uniscano alle chitarre e alla sezione ritmica pestata; entrambi, come anche le parti più varie in cui Spiorad si mette in mostra, rappresentano un arricchimento per una canzone che già da subito lascia un’ottima impressione. A questo punto entriamo nel vivo della storia: incattiviti, i Volsci spingono per scagliarsi contro Roma, ma non possono farlo senza un condottiero. Invocano allora gli dei, e come a risposta alle loro preghiere dal nulla giunge al loro campo un uomo che si offre di farlo: è il “Baluardo” (un condottiero che non appartiene alla storia, inventato ad hoc dalla band), un imponente guerriero dell’Agro Pontino dall’aspetto erculeo, che li condurrà contro l’Urbe! E’ proprio questo il tema de Il Baluardo, traccia che inizia lieve con il bouzouki ed il flauto, oscillante e dalle sensazioni celtiche che si confermano nel deflagrare della traccia vera e propria. Abbiamo infatti una composizione in cui protagoniste assolute sono le melodie dei flauti di Torc e della fisarmonica di Spiorad che restano a tratti in solitaria per passaggi puramente folk ma riescono anche ad unirsi perfettamente con  ritmiche energiche, seppur impostate su un tempo mediamente piuttosto basso. La canzone è inoltre strutturata in due sezioni: alla prima, efficacissima ma piuttosto contenuta ed anche tranquilla a livello di feeling, si avvicenda presto la seconda, che riprende la bellissima melodia di Cooley’s Reel (celebre brano della tradizione irlandese, recuperato in passato anche dai Rhapsody of Fire) e diviene più movimentata e malinconica. Parti soltanto folk e momenti di notevole potenza continuano ad avvicendarsi, con momenti anche piuttosto tirati ed aggressivi; il tutto beneficia però di un songwriting perfetto, che nonostante i cambi di tempo rende il complesso assolutamente travolgente, nonché uno dei più bei episodi dell’album.

Iter Bellicum I: L’Aruspice si apre con un lungo e solenne preludio, caratterizzato dalla predominanza del rifferama di Ensis e Torc, dal vago retrogusto quasi classic metal ma punteggiato a tratti dalla solita fisarmonica, evocando una sensazione di epicità piuttosto marcata. Quest’ultima si fa anche più intensa quando il corpo del pezzo entra nel vivo, grazie ad una chitarra che mima quasi il suono di un corno e a un sottofondo indistinto, che presenta strumenti folk e cori diffusi, ad accompagnare i Volsci nella loro ricerca di uno degli aruspici, un indovino proveniente dalla città etrusca di Veio. La song rimane su queste coordinate molto a lungo, prima di farsi più animata ma senza perdere di atmosfera: è il frutto della risposta dell’aruspice, che seppur abbia dato ai Volsci una risposta ambigua, li spinge avanti nel loro percorso di guerra. Nel complesso, abbiamo di nuovo un brano di qualità assoluta, che si lascia ascoltare con vero piacere. Dopo un breve preludio del bouzouki di Torc, Iter Bellicum II: Le Saturnie Mura comincia ancora una volta lenta e battagliera, alternando momenti black di pura ferocia, indicativa della voglia di sangue dei Volsci, e tratti invece più aperti e dominati dalle melodie folk di Spiorad, con un’evoluzione che stavolta si rivela complessa ma comunque impostata discretamente, seguendo bene il cammino del popolo laziale dalla loro Satricum verso Atina, città che si riteneva fondata da Saturno ed in cui si trovano armaioli “degni di Vulcano” . Merita un accenno anche la frazione centrale del pezzo, che presenta una vorticosa parte di musica tradizionale, dominata dalla chitarra acustica di Torc e dall’onnipresente fisarmonica, proseguente sulla stessa melodia anche quando il metallo torna potente a fare il suo corso, per una lunga coda che alla fine porta la musica a spegnersi. Sembra tutto finito, ma poi la song ritorna di nuovo alla norma precedente, annunciando che l’alleanza tra i Volsci e i loro fratelli Atinati è stata ormai raggiunta e le armi per l’imminente scontro saranno forgiate rapidamente, per poi concludersi come era iniziata; nel complesso, abbiamo un episodio meno valido di quelli che ha intorno, ma comunque di caratura ancora elevata. Ormai del tutto pronti allo scontro, ed approfittando della debolezza di Roma (che in quel periodo viveva una certa instabilità politica), i Volsci decidono infine di attaccare: vittima designata sarà Corbione, città vicino a Tusculum di importanza strategica per muovere proprio sull’Urbe. Un intro sinfonico delle tastiere di Spiorad ci introduce bene all’epicità estrema di Corbium Capta Est, traccia che procede lenta ma inesorabile, con strofe che si alternano tra momenti potentissimi ed in cui le fisarmoniche creano un atmosfera estremamente battagliera, e tratti più aperti e meno seriosi, seppur l’epicità  non venga mai meno. Esse lasciano inoltre spazio di tanto in tanto a splendidi ritornelli, più movimentati e che nonostante l’aggressività di gran parte delle proprie soluzioni risultano anche estremamente catchy, tanto da stamparsi in mente per non uscirne più, lasciandosi anzi cantare a meraviglia. Degna di nota è anche la parte centrale, convulsa e tempestosa grazie a cori ed al riffage puramente black, giusto sottofondo alla breve ma intensa battaglia che infuria, e che vede l’esercito guidato dal “Baluardo” prendere quasi con facilità la rocca di Corbione. Il tutto va avanti per un po’, prima che la norma principale torni a farsi largo, e con un ritornello più lento ma anche più incisivo si chiuda rivelandosi una “hit” assoluta del disco, di cui può esser visto come l’ideale singolo. La vittoria è stata esaltante per i Volsci, che quindi passano la notte successiva in festeggiamenti e bagordi: non stupisce perciò che Bacchanalia, che arriva ora, sia un pezzo che si distacca sensibilmente dagli altri per sonorità, abbandonando i toni epici che avvolgono quest’album dall’inizio per un folk metal tipicamente “da taverna”, con tanto di testo che parla con molto approfondimento dei festeggiamenti in onore di Bacco. Questa virata non sembra però affatto macchinosa o forzata, anzi: la gioia e l’allegria che i Korrigans riescono ad evocare sono altrettanto convincenti del mood battagliero sentito in passato. In ogni caso, la song non rimane leggera e distesa per tutto il tempo: sulla falsariga si aprono infatti brevi aperture più agitate e con una certa maestosità, seppur un certo feeling festaiolo non sparisca del tutto. L’unica sezione in cui ciò accade è infatti quella centrale, quasi un tributo agli Ensiferum che recupera l’epicità ed è dotata di possenti cori: tale momento non sembra però fuori tema nella composizione, evocando invece, insieme alle liriche, la sensazione che è meglio godersi la vita, perché magari già l’indomani la morte in battaglia sarà in agguato. Degno di nota anche il frenetico finale, che riprende i temi della parte al centro, buon sigillo di quella che è una vera e propria mosca bianca in Ferocior ad Rebellandum, ma che comunque ha poco da invidiare alle canzoni più belle del lotto, rivelandosi divertente e molto coinvolgente.

Torniamo nuovamente all’epicità con Rebellio, breve interludio tutto a cappella, sui cui cori le voci pulite di Torc e Spiorad scandiscono un canto di battaglia in latino: è la dichiarazione bellicosa dei Volsci, che da Corbione preparano la rivolta verso Roma! Nonostante la sua brevità (meno di due minuti), abbiamo comunque un pezzo estremamente incisivo e fascinoso nelle atmosfere, nonché adattissimo ad introdurre la title-track, che giunge subito dopo. Questa, dopo un ulteriore preludio caratterizzato da placidi fraseggi di chitarra acustica e di fisarmonica, che porta alla mente la calma prima della battaglia, entra nel vivo con un ritmo epico ma anche piuttosto spinto, su cui si posa un riffage dall’appeal molto black; questa norma vive inoltre di diversi cambi di ritmo, che però non le fanno perdere perdere un grammo del proprio feeling battagliero. Esso diviene anzi pervasivo nei ritornelli, leggermente più lenti ma con un impatto estremo, da estasi metallica grazie a cori più che epici (il coro “Volsci in Armi! Volsci in Armi!” è forse la cosa migliore dell’intero disco!) e a una melodia nuovamente vincente, che entra subito in testa. Dopo lo smacco di Corbione, i Romani sono costretti a reagire per fermare la minaccia dei Volsci, e per farlo decidono di riprendersi proprio la città perduta; quando essi giungono ad assediarla con una grande armata, il ritmo di Ferocior ad Rebellandum scema e gli stilemi metal spariscono, a favore di un breve e malinconico tratto, caratterizzato da sonorità puramente folk. Il tutto però presto riparte in velocità, in una progressione che torna presto anche su lidi elettrici: è l’impeto del popolo volsco, che nonostante lo squilibrio numerico col nemico decide comunque di tentare, con l’aiuto del popolo “fratello” degli Equi, l’impresa disperata. Nel complesso, abbiamo in ogni caso una title-track eccezionale, sicuramente il miglior pezzo insieme a Corbium Capta Est e a Il Baluardo. La battaglia di Corbione (evento tramandato dagli annali come avvenuto nel 446 a.C.) sta ormai infuriando, ma inaspettatamente i toni della musica si calmano: dopo un altro intro puramente folk, L’Animo degli Eroi entra in scena con una malinconia piuttosto forte che però si compenetra con un’epicità sempre in primo piano, rappresentata da ritmiche ondeggianti ed evocative e dai cori che punteggiano qua e là la canzone, che ci abbandona solo nelle frazioni più rapide (considerabili a grandi linee come refrain),  le quali sono invece colme di pathos .Dopo scontri feroci, in cui già la sconfitta viene presagita, il “Baluardo” infine cade, da una freccia scagliata forse dallo stesso Marte, protettore dei Romani, segnando lo sbando del suo esercito; così, dopo aver alternato le sue parti varie volte la composizione finisce con la narrazione di Thanatos, che ci racconta di come questa vittoria aprì le porte per il dominio romano sul Lazio e poi sull’intero Mediterraneo, prima di essere soggiogata a sua volta dal “bastardo” culto cristiano; dopodiché, la track presenta un ultimo sfogo di pesantezza, che arriva infine a concluderla con la promessa che l’eroismo di quei coraggiosi Volsci, nonostante la sconfitta, non sarà dimenticato. Se tutto  ciò è abbastanza positivo, il pezzo però stavolta pecca un po’ nel songwriting, presentando qualche melodia meno incisiva ed un po’ di staticità non aiutata nemmeno dalla lunghezza del tutto (sei minuti e mezzo); nonostante ciò, abbiamo comunque una closer-track di buona fattura, che risulta godibile e di sicuro non rovina minimamente il valore di quanto sentito fin’ora.

Ferocior ad Rebellandum è insomma un concept album grandioso, con pochissime sbavature e tonnellate di epicità, di potenza e di melodie folk, che se siete amanti del genere adorerete, specie in un periodo relativamente di vacche magre come questo. Certo, se da questo stile pretendete canzoni festose e allegre, oppure semplicemente un approccio più melodico, allora forse questo lavoro vi farà un po’ storcere il naso. Tuttavia, se del folk metal un po’ più rude ed estremo non vi spaventa, allora fareste meglio a segnarvi da parte il nome dei Korrigans: se continueranno ancora su questa strada, potranno diventare uno dei nomi di punta del genere per l’Italia. Ah, che orgoglio per me, averli scoperti anni fa!

Voto: 92/100

Mattia
Tracklist:
  1. Proemio – 02:58
  2. Latium Vetus – 06:40
  3. Il Baluardo – 04:57
  4. Iter Bellicum I: L’Aruspice – 04:22
  5. Iter Bellicum II: Le Saturnie Mura – 08:44
  6. Corbium Capta Est – 05:10
  7. Bacchanalia – 05:56
  8. Rebellio – 01:51
  9. Ferocior ad Rebellandum – 05:10
  10. L’Animo degli Eroi – 06:25
Durata totale: 52:13
Lineup:
  • Thanatos – voce
  • Ensis – chitarra elettrica
  • Torc – chitarra elettrica ed acustica, bouzouki e flauti
  • Spiorad – tastiera e fisarmonica
  • Dalk – basso
  • Solstafir – batteria
Genere: black/folk metal
Sottogenere: pagan metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Korrigans

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