Interceptor – Wise Is the Beast… but the Hunter Doesn’t Know (2014)

A chi segue Heavy Metal Heaven da qualche tempo, è diventato ormai quasi inutile che ripeta quanto poco io ami il revival attuale del thrash metal; colpa principalmente dell’estrema concentrazione di stereotipi in questa nuova ondata, che ha reso veramente rara la possibilità di trovare band che abbiano almeno una personalità decente. Rara, si, ma per fortuna non impossibile, come ad esempio ci dimostrano i pescaresi Interceptor, di cui parliamo oggi. Il loro esordio dal titolo chilometrico Wise Is the Beast… but the Hunter Doesn’t Know, uscito negli ultimi giorni del 2014, li distacca infatti da gran parte della nuova ondata thrash mondiale: merito soprattutto dello stile, che si rifà alla branca tedesca del genere, ma non al solito trio DestructionKreatorSodom, bensì a oscure formazioni anni ottanta come Grinder, Paradox, Vendetta e Risk, che intraprendevano sonorità più melodiche e arzigogolate, non troppo distanti dai primi passi, proprio in quel periodo, di Helloween e Blind Guardian. E’ difatti il power metal, nella sua accezione più speed e aggressiva, l’influenza principale del gruppo oltre al thrash; il tutto è ben mescolato e si presenta anche aggiornato ai tempi moderni, con influssi ad esempio dal recente power estremo, aiutando gli Interceptor a essere ben di più di una copia derivativa di uno dei suddetti gruppi. Prima di cominciare la solita disamina, qualche parola anche per il sound del disco, che seppur non troppo caotico è comunque molto grezzo e a tratti leggermente confuso, anche se riesce lo stesso a incidere discretamente; è questo l’unico importante punto debole di Wise Is the Beast…, anche se tutto sommato non ne abbassa poi di molto il valore.

L’introduzione di rito, che risponde al titolo With Great Powers… ed è stato composto per la band da Selvans Haruspex (ex Draugr e ora a mastermind dei Selvans), è il classico preludio a metà tra suoni sinfonici e sintetici che evoca una sensazione d’attesa e cresce man mano d’intensità; nel complesso, si rivela un avvio più da power che da thrash, il che già è indicativo della particolarità dell’album. Improvvisamente, tutto ciò si spegne e si avvia a ruota la opener Sturm und Drang, la quale presenta subito un attacco frontale terremotante, dato dal riffage di Riccardo “Triumfather” Gramenzi (anch’egli ex-Draugr e ora impegnato pure nel progetto Atavicus) sul potentissimo e onnipresente tappeto di doppio pedale di Leonardo “Spillo” De Donatis, una combinazione eccellente che comincia al meglio la song. Questa prosegue poi con strofe dirette e thrash-oriented, su cui si aprono però brevi aperture corali molto più power, come tali sono i lead della chitarra di Christian “Gill” D’Onofrio, che punteggiano tutto il brano e in special modo i dintorni dei semplici ma efficaci ritornelli. Inoltre, la composizione non si limita a riproporre la classica forma-canzone, ma progredisce pian piano, con l’alternanza tra momenti più tranquilli e cadenzati e brevi accelerazioni più aggressive e da mosh selvagge, coadiuvate dalla voce graffiante di Fausto “Faustmaster” Di Persio, decisamente adatta allo stile dell’ensemble. Ottime in ogni caso tutte le partiture strumentali qui presenti, che hanno il loro apice nella parte solistica, minimale ma molto incisiva, ciliegina sulla torta di una opener che sin da subito si presenta di qualità assoluta. E’ quindi il turno di Insane by Wrath, traccia molto più frenetica ritmicamente della precedente, con un riffage arcigno, vorticoso e molto thrashy che stavolta lascia poco spazio alle melodie, puntando invece molto di più sull’impatto. Anche la struttura va in tal senso, essendo stavolta lineare e procedendo subito al punto, con strofe diritte e serrate che si alternano a ritornelli più vorticosi e che seppur semplici  sanno comunque incidere a meraviglia. Unico momento che fa eccezione a questa norma è quello centrale, più cadenzato e che si evolve pian piano, in un incastro di diversi riff che però funziona bene; il complesso risulta molto buono seppur non memorabile, riuscendo però a coinvolgere piuttosto bene. La successiva Flag ov the Fallin’ Peace (Pieces) si avvia da subito col suo riff principale, eccezionale, da estasi metallica, che si ripeterà poche volte lungo la canzone per lasciare spazio però a un incastro di ritmiche che graffiano alla perfezione, affilate come sono. Il tutto passa con estrema urgenza da strofe seriose e ancora piuttosto dritte a bridge in cui Di Persio duetta con cori quasi alla Anthrax, fino ad arrivare agli elementari ritornelli, efficacissimi grazie anche alla riproposizione della parte iniziale, anche se con una maggiore dose di melodia. Completa il tutto un assolo che cita l’inno degli Stati Uniti, il quale fa il paio col testo pacifista e fortemente critico verso “l’imperialismo americano”, e i giochi sono fatti: abbiamo un pezzo breve (tre minuti e mezzo) e semplice ma memorabile, sicuramente il migliore dell’album insieme al brano che arriva poi. Quest’ultimo, intitolato Cryptonomicon, è una traccia che seppur sia lanciata a velocità stratosferica fin dall’avvio presenta un rifferama melodico e a metà tra lead power e un aggressività mutuata apparentemente da quella branca del melodeath mescolata col power che ha fatto la fortuna di Children of Bodom e simili. Nonostante alcuni particolari che effettivamente ricordano i finlandesi, come gli invasivi e intensi cori, gli Interceptor non si limitano però all’emulazione, ma riescono anzi a portare tutte queste influenze nel proprio genere senza nessuna apparente forzatura. Degno di nota anche il songwriting, che alterna varie parti senza però mai sembrare casuale, generando un atmosfera estrema senza che le soluzioni musicali dell’ensemble lo siano poi così tanto: il risultato è un altro episodio di qualità assoluta, che come già detto forma col precedente la coppia più valida del lotto.

Se le tracce precedenti ci hanno mostrato il lato più rabbioso ed estremo degli abruzzesi, Steelbreaker  esibisce invece quello più melodico e arioso: di thrash qui difatti c’è davvero poco, giusto qualche residuo a livello ritmico e la voce sempre tagliente di Di Persio, per il resto la canzone è quasi del tutto power metal, sia nei fraseggi presenti che nella struttura, che a strofe preoccupate e crepuscolari, dal retrogusto quasi heavy classico, alterna refrain corali esplosivi, da urlare col pugno al cielo. C’è poco altro nell’episodio, che si presenta con una struttura anche più semplice che in passato, ma nonostante ciò incide molto bene, ponendosi giusto mezzo gradino al di sotto del’uno-due precedente. Dopo una serie di brani bene o male movimentati, si tira per un momento il fiato con Remember…, interludio che vive tutto dell’accoppiata tra un arpeggio oscuro e un assolo di chitarra distorta posto al di sopra, riportando alla mente i Testament del periodo The New Order, con in più l’aggiunta verso la fine di qualche suono di tastiera orchestrale. Nel complesso, siamo in presenza di null’altro che un intro alla successiva title-track, che deflagra subito dopo come un brano in cui di nuovo possiamo apprezzare il thrash con influssi speed power del gruppo, seppur pendente stavolta più verso il primo. Con Wise Is the Beast… but the Hunter Doesn’t Know abbiamo in effetti una song che consta di strofe dall’appeal oscuro e serioso, le quali pian piano crescono in intensità fino all’arrivo in scena dei chorus, che seppur non varino molto la formula del resto della canzone sono comunque esplosivi, merito soprattutto dell’eccezionale prestazione di Di Persio al microfono. Nonostante le tinte thrashy come già detto imperanti, c’è spazio anche per un po’ di melodia nella parte centrale, caratterizzata dai bei assoli e da ottime partiture, ciliegina sulla torta di un altro pezzo di caratura davvero alta. Una voce cavernosa e echeggiata è il preludio a To Be Is Not, canzone anche più thrashy della precedente, tanto che l’influsso power qui è praticamente inesistente. Un tempo sostenuto ma non troppo sorregge un riffage che nelle strofe è nuovamente tagliente, per poi divenire meno pervadente negli strani ritornelli, che rallentano e a dire la verità sembrano un po’ statici, non risultando efficaci a dovere. La song sembra peraltro in generale meno ispirata della media del disco; nonostante ciò, buoni particolari, tra cui spicca il bell’intreccio di assoli al centro, unico momento in cui il power metal fa ritorno, riescono a renderla comunque più che decente, un riempitivo ma certo non dei peggiori. In ogni caso, il disco si ritira su nel finale con Fortuna Meretrix Mundi, lunga closer-track sin da subito vorticosa e mutevole, attraversando dal principio un’evoluzione che la porta a incastrare tantissime parti diverse man mano che avanza, il tutto inquadrato in un affresco che si fa sempre più preoccupato e tumultuoso, come in una corsa a perdifiato verso la meta rappresentata dai ritornelli. Questi ultimi sono abbastanza strani, essendo più lenti del resto ma senza stavolta sembrare ristagnanti, riuscendo anzi a incidere benissimo nonostante il loro mood “nascosto” e quasi intimista. Il tutto prosegue per quasi sei minuti e mezzo progredendo man mano, ma con ogni passaggio sembra avere il suo perché, grazie all’ennesima volta in cui la scrittura è di altissima qualità: il risultato finale è una closer track forse non al livello degli episodi migliori del pezzo, ma comunque godibilissima. Il disco sarebbe finito qui, ma la band propone a questo punto anche una bonus track, la particolare cover dei Def Leppard Me and My Wine, b-side del primissimo periodo della band inglese che si presenta piuttosto fedele all’originale. Abbiamo infatti un brano divertente di puro hard ‘n’ heavy, riletto dalla band con giusto un po’ più di brio, dato dalla voce sempre possente di Di Persio. Nel complesso, il risultato è sì divertente ma si discosta troppo dal genere tipico del gruppo: essendo però in presenza di una traccia bonus, però, nulla viene tolto al valore del disco.

Wise is the Beast… è insomma un album solidissimo e che riesce addirittura a sfiorare il capolavoro, convincente per quasi tutta la propria durata. Dall’altra parte, c’è da dire che gli Interceptor sono forse un gruppo non per tutti i palati, anzi: se siete infatti thrasher duri e puri, è possibile che li troviate troppo melodici, mentre se vi piace il power al contrario vi potrebbero spaventare per l’aggressività che possiedono. Se però come me amate entrambi i generi e non siete refrattari a mescolanze così particolari, quest’album è un gioiellino che non potete farvi sfuggire: il mio consiglio è allora di farlo vostro a tutti i costi!

Voto: 88/100

Mattia

Tracklist:

  1. Intro (With Great Powers…) – 01:31
  2. Sturm und Drang – 03:52
  3. Insane by Wrath – 04:40
  4. Flag ov the Fallin’ Peace (Pieces) – 03:29
  5. Cryptonomicon – 03:44
  6. Steelbreaker – 04:34
  7. Remember… – 01:18
  8. Wise Is the Beast… but the Hunder Doesn’t Know – 05:12
  9. To Be Is Not – 04:49
  10. Fortuna Meretrix Mundi – 06:23
  11. Me and My Wine (bonus track) – 03:58
Durata totale: 43:30

Lineup:

  • Fausto “Faustmaster” Di Persio – voce
  • Christian “Gill” D’Onofrio – chitarra solista
  • Riccardo “Triumfather” Gramenzi – chitarra ritmica
  • Lorenzo Mazzocco – basso
  • Leonardo “Spillo” De Donatis – batteria
Genere: thrash/power metal
Sottogenere: speed power metal

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