Blind Guardian + Orphaned Land – Live @ Teatro Atlantico, Roma – 6 maggio 2015

Tra i miei lettori, chi oltre a leggere Heavy Metal Heaven giorno per giorno è andato a spulciare anche le recensione e gli articoli più vecchi, saprà molto bene che i Blind Guardian sono il mio gruppo preferito in assoluto. Il loro Nightfall in Middle-Earth è stato, più di dieci anni fa, il disco che mi ha introdotto al metal, un colpo di fulmine che si è evoluto col tempo in un amore più maturo e meno ingenuo, ma che comunque non è mai venuto meno. Nonostante tutto ciò, i problemi e le sfortune della vita mi hanno portato, negli scorsi anni, a vederli una sola volta dal vivo (precisamente nel 2006, durante il tour di A Twist in the Myth): è per questo che sin da quando, addirittura un anno fa, è stato annunciato che il tour del loro nuovo album avrebbe toccato l’Italia, ero assolutamente determinato e senza dubbi: stavolta ci sarei stato a tutti i costi. La scelta, per questioni geografiche, è caduta sul concerto del sei maggio al Teatro Atlantico di Roma. Partiamo da quest’ultimo, prima di cominciare con il report vero e proprio: è un locale abbastanza vasto e squadrato, con un’acustica niente male, che mi ha ricordato vagamente l’Alcatraz di Milano (peraltro location dell’altra data italiana del tour). L’unico problema è che c’è poco ricircolo d’aria, che con la temperatura estiva che c’era nella capitale quel giorno e la concentrazione di gente, che sfiorava probabilmente il “sold-out”, ha generato un’afa opprimente: è però un particolare marginale, che sicuramente non ha influito sulla buona riuscita dei concerti.

Orphaned Land
Come detto, ero convinto a presentarmi a quest’occasione già dall’annuncio iniziale, quindi non avevo bisogno di alcun incentivo; tuttavia, l’incentivo è arrivato lo stesso, quando sono stati annunciati come gruppo spalla gli Orphaned Land. Seppur io non abbia avuto la fortuna di ascoltare l’ultimo All Is One e abbia trovato il precedente The Neverending Way of the OrWarriOr buono ma un po’ prolisso e pretenzioso, considero comunque il loro Mabool (2004) uno dei più bei dischi metal mai usciti, di sicuro uno dei miei preferiti. E’ questo il motivo per cui ero eccitato all’idea di vedere anche gli israeliani, e alla fine non sono rimasto deluso: salito sul palco in perfetto orario (!!!), il gruppo ha subito cominciato a intrattenere, anche chi come me non conosceva le prime due canzoni, tratte appunto dal nuovo album. I momenti migliori del concerto sono stati però The Kiss of Babylon, che seppur privata della sua parte più death-oriented è riuscita comunque a coinvolgere tutti con il suo coro trascinante, e Brother, canzone dedicata ai Blind Guardian nell’ultima data che i due gruppi condividono insieme; notabili anche i due “singoloni” Sapari e Norra El Norra, pezzi semplici e cantabili, che sono stati peraltro arricchiti dalla presenza sul palco di una provocante danzatrice del ventre. Nonostante un palco dimezzato e poche risorse (come ad esempio il fondale con un semplice telone e le pochissime luci del loro impianto), nonché un sound inferiore, seppur di poco, a quello degli headliner, la band mediorientale è riuscita comunque a far cantare e a coinvolgere gran parte del pubblico presente, cosa non da poco per un gruppo spalla: merito del suo progressive/folk metal, che nonostante la sua varietà è comunque eccezionalmente catturante, e anche delle doti di intrattenitore del cantante Kobi Farhi. Il suo dialogo col pubblico è infatti stato un altro punto topico del concerto, sia nei momenti più scherzosi (il suo “mannaggia ai sandali di Cristo” in italiano per dimostrare di non essere Gesù è già diventato un tormentone!) sia soprattutto in quelli di serietà: l’affermazione secondo cui il gruppo riesce a unire le persone non tramite politica o religione ma solo con l’heavy metal è stata una delle cose più belle che abbia mai sentito a un concerto. Dall’altra parte, mi sento di contestare alla band una sola sbavatura: il massiccio uso fatto di campionamenti di voce e strumenti folk, un particolare che forse ha reso leggermente “finto” il sound della band, seppur non abbia influito troppo sul risultato finale. Insomma, nonostante tutto gli Orphaned Land sono stati protagonisti di una prestazione solida e divertente: il mio unico pensiero a questo punto (oltre alla gratitudine per aver firmato, dopo il concerto, la mia copia di Mabool!) è perciò che non vedo l’ora di vederli in uno show da headliner.

Scaletta Orphaned Land:

  1. All Is One 
  2. The Simple Man 
  3. Barakah 
  4. The Kiss of Babylon (The Sins) 
  5. Brother 
  6. El Meod Na’Ala 
  7. Sapari 
  8. In Thy Never Ending Way 
  9. Norra El Norra (Entering The Ark)

Blind Guardian
Siccome, come ho già detto prima, i Blind Guardian sono il mio gruppo preferito, quindi tra l’altro questa descrizione è totalmente soggettiva: è però oggettivo che ai loro live ci si diverte sempre, specie se il gruppo è in forma. E, sin dalle prime note del concerto, i tedeschi ci dimostrano che così è! Hansi Kürsch in particolare prova che nonostante l’età non più verde la pensione è ancora lontana: la sua voce infatti riesce a incidere a meraviglia, graffiante e roca nei toni bassi e potentissima negli acuti, con tutte quelle caratteristiche insomma che a mio avviso lo hanno reso uno dei cantanti metal migliori di tutti i tempi. Anche gli altri non sono stati da meno, confermando per l’ennesima volta di essere una macchina da guerra dal vivo: la prestazione dei due chitarristi André Olbrich e Marcus Siepen è stata precisa e potente come al solito, come anche possente e con pochissime sbavature è stata la prestazione di Frederik Ehmke alla batteria. C’erano insomma le premesse per un concerto memorabile, cosa che a mio avviso è avvenuta: merito anche di una scaletta con qualche pezzo inaspettato (almeno per me, che sono stato attento a non spoilerarmi niente a proposito dei concerti precedenti) come Banish from Sanctuary o Fly, canzoni molto sottovalutate dagli stessi fan, nonostante la loro bontà; in particolare, ottima la scelta di suonare Tanelorn (Into the Void), uno dei brani più belli in assoluto da At the Edge of Time. Anche i brani dall’ultimo Beyond the Red Mirror (album che in realtà non mi ha convinto più di tanto) hanno guadagnato molto nella dimensione dal vivo: episodi buoni come The Ninth Wave e Prophecies infatti sono diventate pure più godibili, e anche un pezzo che non reputo entusiasmante come il singolo Twilight of the Gods si è fatto più convincente; l’unico pezzo a non avermi soddisfatto appieno è stata Miracle Machine, ballad che reputo scialba sul disco e che live guadagna qualcosa, ma è solo piacevole, nulla più. Fortunatamente, dopo di lei i Blind Guardian hanno piazzato strategicamente Lord of the Rings, che nonostante sia stata la seconda ballata di fila ha coinvolto a meraviglia i fan presenti. Questi ultimi, come sempre, sono stati il vero “quinto membro” dei tedeschi, cantando tutte le canzoni e sostituendo i potenti cori degli album a meraviglia, oltre a incitare il gruppo in ogni pausa con cori da stadio. Il calore del pubblico è stato tale che Hansi si è commosso più volte lungo il concerto; rilevanti sono state anche le richieste a gran voce di Majesty, super-classico bistrattato negli ultimi tour e che stavolta i Blind Guardian hanno deciso di concedere, per la gioia estrema di gran parte dei presenti. La risposta del pubblico è stata insomma eccezionale, ma parte del merito va allo stesso Hansi: come sempre, il suo immenso carisma si è fatto sentire, sia nel comandare i cori (memorabile l’intermezzo di And Then There Was Silence – che, tra parentesi, essendo la mia canzone preferita in assoluto è stata il mio momento topico del concerto) che nel dialogo col pubblico tra un pezzo e l’altro. Altri momenti memorabili sono stati l’inizio del primo encore, in cui abbiamo sentito di nuovo l’accoppiata War of Wrath/Into the Storm, i cori di Valhalla come sempre estesi molto a lungo dopo la fine e la terremotante Lost in the Twilight Hall, una delle loro canzoni che preferisco in assoluto. Se devo invece trovare un difetto alla serata è stata l’assenza totale della scaletta di brani da Imaginations from the Other Side e di Somewhere Far Beyond, se si esclude da quest’ultimo l’ovvia The Bard’s Song (In the Forest): d’altro canto però una carriera piena di classici come la loro implica un certo numero di tagli, se non si vuole tirare il concerto troppo per le lunghe, quindi è una scelta giustificabile. Così, dopo più di due ore e mezza e un primo bis, il concerto si è concluso con il canonico secondo encore formato dalla già citata Bard’s Song e da Mirror Mirror, prima che questa bellissima serata arrivasse alla fine.

Scaletta Blind Guardian:

  1. The Ninth Wave
  2. Banish from Sanctuary
  3. Nightfall
  4. Fly
  5. Tanelorn (Into the Void)
  6. Prophecies
  7. Lost in the Twilight Hall
  8. Miracle Machine
  9. Lord of the Rings
  10. Traveler in Time
  11. Majesty
  12. And Then There Was Silence
    Primo encore:
  13. War of Wrath
  14. Into the Storm
  15. Twilight of the Gods
  16. Valhalla
    Secondo encore:
  17. Wheel of Time
  18. The Bard’s Song – In the Forest
  19. Mirror Mirror

In conclusione, quel del sei maggio scorso è stata una data eccezionale, che ripaga di molte volte il costo del biglietto e quello del carburante per le sei ore complessive di viaggio che necessitano a me per l’andata e il ritorno da Roma. Di sicuro, vale sempre la pena andare a vedere due band grandiose come i Blind Guardian e gli Orphaned Land – è un esperienza che chiunque dovrebbe intraprendere, se ama il metal nella sua incarnazione più melodica. Oppure, perché no, se la passione è un po’ scemata: potrebbe essere un buon modo per riaccenderla!
Al prossimo live report!
Mattia

P.S. vorrei ringraziare con tutto il mio cuore la mia ragazza Monica, che per il mio compleanno dello scorso anno mi ha regalato i biglietti per andare a questo concerto.

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