Fallout H.R. – Human Crime (2015)

Non tutte le ciambelle escono col buco, dice un adagio popolare che, in quanto tale, contiene sempre una certa dose di saggezza. Ciò vale anche nel metal, specie se si parla delle prime mosse discografiche di un gruppo: nella storia non è raro che anche band valide esordiscano con un disco ancora immaturo, in cui i musicisti devono ancora affilare le armi e trovare la propria vera dimensione. Human Crime, primo EP dei Fallout H.R., thrasher provenienti da Chieti, potrebbe essere uno di questi casi: seppur alcune caratteristiche portino a pensare che l’ensemble sia in possesso di ottime possibilità da poter sviluppare, questo si presenta comunque ancora piuttosto immaturo e con alcuni stereotipi, il che non lo affossa totalmente ma comunque ne castra in parte il potenziale. In ogni caso, il genere della band ricorda più il thrash della East Coast (quindi band come Anthrax, Overkill e Nuclear Assault) che quello Bay Area, con le sue influenze punk più marcate che lo fanno sforare a tratti nel crossover. Il tutto è inoltre supportato da un filo tematico che lega tutte le canzoni, il quale strizza l’occhio al tema del nucleare, come del resto fa il monicker della band; in effetti, lo “sguardo” verso il futuro, apocalittico o meno che sia, non è solo nei testi o nelle foto promozionali dei teatini, ma anche nella sua musica, che seppur in maniera ancora un po’ timida cerca comunque di guardare al metal più moderno. E’ anche quest’ultimo particolare a rendere il disco abbastanza coinvolgente nonostante i suoi difetti, come vedremo tra pochissimo.

L’album si apre con la sua title-track, nient’altro che un preludio che si avvia con suoni di sirena antiaerea, prima che il basso esuberante di Ayrton Glieca faccia la sua entrata in scena, seguito a ruota da tutti gli altri strumenti fino all’esplosione di potenza finale. Nel complesso, questa Human Crime è un breve frammento rumoroso e che nel suo minuto e mezzo abbondante riesce già a creare un’atmosfera piuttosto oscura, riuscendo perciò a introdurre bene il disco. Senza soluzione di continuità, Silent Deception si avvia con un breve sfogo della chitarra di Raph Castellucci e un rapido lancio di Simone “Mitra” Splendore, prima di entrare nel vivo come un up tempo che alterna passaggi rapidissimi a momenti leggermente meno frenetici, che ospitano anche il cantato graffiante e urlatissimo di Glieca (duettante a più riprese con la voce distorta dello stesso Castellucci), il quale da al tutto una marcia in più in fatto di aggressività. Questi tratti si dividono tra strofe più contenute e ritornelli più pestati e vorticosi, anche se la differenza tra le due parti non è molto marcata: è forse questo il principale difetto di un pezzo che per il resto è comunque più che discreto. Degna di nota pure la rallentata parte centrale,che nonostante la brevità aiuta la canzone a incidere maggiormente. La successiva Red Forest parte quasi subito su un tempo alto ma non troppo, su cui si posa il riffage di Castellucci, vorticoso e puramente thrash ma che in questo caso riesce a incidere molto bene, accompagnando a dovere le evoluzioni della struttura. Quest’ultima incolonna strofe spezzettate e incalzanti, della miglior tradizione crossover thrash, all’accoppiata circolare tra bridge potentissimi e in cui si mette in mostra le sventagliate di doppio pedale di Splendore, e chorus che ricordano da lontano quelli degli Anthrax, aggressivi ma anche inaspettatamente catchy con il loro botta e risposta. Il tutto è arricchito  da un testo che accompagna bene i toni inquietanti e frenetici della musica, avendo come tema centrale il disastro di Chernobyl.  A parte questo c’è poco altro nel pezzo, che è pure più semplice della classica forma canzone, non presentando la ripetizione finale della struttura dopo gli assoli; nonostante ciò, e nonostante la durata di poco superiore ai tre minuti, abbiamo però un pezzo eccellente, di gran lunga la hit di Human Crime.

Ancor più serrata delle precedenti, Until the Fallout si presenta sin da subito vorticosa, con momenti davvero estremi che si incastrano in passaggi leggermente più cadenzati, col tutto che si rivela efficace, grazie anche a ritmiche che non saranno eccezionali ma il loro compito lo svolgono a dovere. La prima metà si muove tutta su queste coordinate; quando sembra che tutto il brano proseguirà in questo modo, i Fallout H.R. deviano la traccia in una direzione leggermente diversa. Si comincia con un momento che riprende i riff precedenti in maniera strumentale per poi lasciare spazio, dopo una rapida pausa, a un breve interludio oscuro ma molto soft, retto dalla chitarra pulita di Castellucci sopra alla base della lieve batteria di Splendore e dell’oscuro basso di Glieca a cui si aggiungono dei sussurri effettati, per una sensazione cupa e nascosta. La canzone torna poi su lidi metallici, con una lunga frazione in cui si mettono in mostra inizialmente ancora le quattro corde di Glieca, con una prestazione piena di groove, e poi Castellucci in fase solistica, per una lunghissima coda tutta strumentale che alla fine va a terminare l’ottima seconda parte di un episodio in toto di valore più che discreto. A chiusura dell’EP, la band piazza una cover molto particolare: si tratta nientemeno che Solitude, una delle canzoni più famose dei Candlemass (nonché una delle mie preferite). La traccia si avvia piena di echi ed effetti, pur essendo molto aderente all’originale; la band ci stupisce però lasciando deflagrare una fuga rapidissima, molto thrashy e aderente al suo stile, nonostante si senta comunque l’influsso doom nelle trame musicali. Le strofe sono così velocissime e rabbiose, mentre i ritornelli rallentano un poco ma contengono comunque la stessa dose di aggressività, merito dell’urlatissimo cantato di Glieca. Seppur così lontana dal pezzo di Epicus Doomicus Metallicus, l’atmosfera apocalittica viene mantenuta ampiamente, ma senza la sfumatura depressa che la contraddistingueva: il risultato finale, seppur inferiore alla canzone originale (ma vincere questa sfida era un’impresa pressoché impossibile) è comunque interessante.

Abbiamo insomma un EP con tre pezzi originali tutto sommato riusciti, seppur a tratti mostrino il fianco e appaiano acerbi. I buoni spunti sentiti in Human Crime fanno tuttavia ben sperare verso il futuro: se i Fallout H.R. riusciranno a rendere più personale e moderno il proprio stile, procedendo sulla strada già tracciata, forse in futuro riusciranno a distinguersi nel marasma della nuova ondata thrash metal mondiale, anche se non sarà affatto facile. Come sempre in questi casi, però, solo il futuro saprà dire se avrò ragione o torto…

Voto: 71/100 (voto massimo per gli EP: 80)

Mattia

Tracklist:

  1. Human Crime – 01:43 
  2. Silent Deception – 04:22 
  3. Red Forest – 03:14
  4. Until the Fallout – 04:41
  5. Solitude (Candlemass cover) 04:19

Durata totale: 18:19

Lineup:

  • Ayrton Glieca – voce e basso
  • Raph Castellucci – voce e chitarra
  • Simone “Mitra” Splendore – batteria

Genere: thrash metal

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento