Wizard [IT] – Straight to the Unknown (2014)

Tra i gruppi musicali, ve ne sono alcuni che sono subito riusciti a costruirsi una carriera solida, cominciando presto a incidere full-lenght , e altri invece che, per sfortuna o per altre difficoltà, sono rimasti per moltissimi anni nell’anonimato più totale, riuscendo magari a pubblicare qualcosa solo dopo decenni. Un esempio di quest’ultima situazione è rappresentata molto bene dalla hard’n’ heavy band napoletana Wizard: nata addirittura nel 1979, non riuscirono però ad approfittare del decennio magico dell’hard ‘n’ heavy cominciato l’anno seguente, finendo per pubblicare il loro primo demo We Can Do It solo nel 1988. Nei decenni successivi, il gruppo non fu capace di andare oltre un paio di comparsate in alcune compilation e due demo (di cui l’ultimo, Carved in Rock, risalente al 2010); è invece della fine dello scorso anno il primo album ufficiale Straight to the Unknow, EP nella classica formula ottantiana di quattro tracce. In esso, il trio partenopeo si presenta con un hard rock che va a pescare da vari generi, dal blues e dal funky che facevano bella mostra di sé nel rock duro degli anni settanta fino all’hair e allo sleaze metal, il tutto corredato dalla voce di Tiziano Favero, discreto emulo di Klaus Meine degli  , e con in più una potenza che lo porta spesso e volentieri a sforare nell’heavy metal propriamente detto. Merito di ciò è anche di un sound piuttosto moderno e dall’appeal grasso, pesante, nonché molto  nitido e ben impostato, il quale conferisce all’EP un passo in più in fatto di professionalità e valorizza una proposta che come vedremo tra poco non è male, seppur non faccia urlare al miracolo.

Senza indugi la opener Going Down si avvia subito col suo riff iniziale su un ritmo disteso, un connubio già da subito pesante, anche se poi la canzone diviene più riflessiva, con l’ingresso di elementi più rock-oriented. Le strofe si presentano così con chitarre moderne ma posseggono una verve puramente rock, e si alternano a ritornelli più aperti e che hanno nelle melodie, in special modo in quella vocale di Favero, il loro punto di forza. Degna di nota la lunga parte centrale, variegata e in cui si mette in mostra l’abilità del chitarrista Marco Perrone sia nella fase ritmica che in quella solista, e la convulsa ma breve parte finale, arricchimento ulteriore per una opener più che discreta. La seguente Feel the Same si presenta già dall’inizio più frenetica e movimentata, ma paradossalmente meno heavy della precedente, con i vaghi elementi funk e l’atmosfera distesa e solare che la fanno apparire molto settantiana: apice di questa tendenza sono i chorus, divertenti e che si stampano facilmente in mente. Il pezzo beneficia inoltre di una struttura semplice, la tipica forma-canzone, con giusto il canonico (buon) assolo centrale che viene preceduto da una frazione ritmica in cui prima il basso di Favero e poi le sei corde di Perrone cercano di coinvolgere, riuscendoci abbastanza; dall’altra parte, qualche momento della canzone funziona meno, ma la somma delle parti è se non altro piacevole. Dopo un breve e distorto intro di basso, Fire in Your Eyes si avvia sul tempo medio-basso impostato da Rino Musella, su cui un riff potente ma tranquillo e scanzonato si sviluppa con calma, passando da strofe placide a bridge che si fanno invece leggermente più preoccupati e intensi, preludio all’esplosione dei ritornelli, i quali invece tornano alla norma precedente. Il brano è nei fatti piuttosto elementare e lineare, ma nonostante ciò riesce comunque ad avere pochi momenti morti, anche grazie alle sue variazioni, piccole come i vari fraseggi inseriti di tanto in tanto o grandi come la parte del rapido assolo di chitarra, sotto cui ancora le quattro corde di Favero la fanno da padrone. Il risultato finale di tutto ciò è un pezzo davvero particolare ma di nuovo non disprezzabile. Nel finale il disco si fa più animato con l’attacco di State of Shock, molto potente seppur presto la musica si faccia più rarefatta e melodica. Parti più potenti ed energiche e momenti riflessivi si alternano varie volte nel corso della canzone: tra di essi si segnalano i bridge assolutamente adatti per lanciare i deflagranti ritornelli, i quali oltre all’energico riff principale presentano anche il semplice cantato di Favero, che li rende molto catchy. Completa il quadro la solita parte solistica niente male di Perrone e un finale rapido e scatenato, e i giochi sono fatti: abbiamo un brano coinvolgente e ottimo, il migliore dell’EP che conclude.

Straight to the Unknown è insomma un album con pochi scossoni, certo non un capolavoro ma comunque un disco onesto e di qualità non disprezzabile. Di sicuro, seppur dopo tanti anni gli Wizard sono finalmente su una strada interessante e originale, che potrà portarli a incidere qualcosa di molto migliore rispetto a questo EP: chissà che quell’ignoto verso cui sono diretti non possa perciò essere a loro favorevole!

Voto: 71/100 (voto massimo per gli EP: 80)

Mattia
Tracklist:
  1. Going Down – 04:10
  2. Feel the Same – 04:06
  3. Fire in Your Eyes – 05:52
  4. State of Shock – 05:11
Durata totale: 19:20

Lineup:
  • Tiziano Favero – voce e basso
  • Marco Perrone – chitarra
  • Rino Musella – batteria
Genere: hard rock/heavy metal

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2 risposte

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