Merciless Attack – Back to Violence (2014)

In un campo così affollato come il thrash metal revival degli ultimi anni è divenuto oramai molto difficile spiccare e diventare famosi: la scena è infatti così satura che anche chi cerca di mescolare un po’ le carte in tavola può non riuscire a scrollarsi di dosso i cliché che rendono il genere attuale così stereotipato. Prendiamo come esempio i Merciless Attack, thrash band proveniente da Spinea (Venezia): nel loro esordio di fine 2014, Back to Violence, propongono un thrash metal che alla frenesia e all’aggressività estrema del thrash tedesco anni ottanta unisce alcune suggestioni provenienti dalla Bay Area e in special modo dai primi Exodus, per merito soprattutto del cantante Punzo, la cui voce ricorda molto quella di Paul Baloff. Nonostante il tentativo di unire i due lati dell’Atlantico, come buona parte del thrash revival il loro stile risulta però un pelino troppo derivativo e mancante di originalità, il che smorza in parte l’energia di cui il gruppo è peraltro dotato in quantità industriale; non aiuta in tal senso il fatto che l’album sia molto omogeneo, e si avverta di tanto in tanto la sensazione di già sentito. L’effetto complessivo di tutto ciò è come vedremo tra poco un album divertente, a tratti anche parecchio, ma che come molti dà l’impressione di non aggiungere nulla a quanto già creato da altri già negli anni ottanta. Prima di cominciare la disamina, in ogni caso, qualche parola anche per il sound generale dell’album: essendo nitido ma anche piuttosto grezzo, riesce a valorizzare il disco più di quanto non possa fare una produzione più accurata e professionale (del resto siamo ormai al paradosso che produzioni a basso costo siano risultino oggi più valide di quelle plasticose e finte delle grandi etichette).

Senza alcun preambolo, l’attacco è subito frontale con Thrashing Till Death, traccia che sin dal principio è un manifesto dei contenuti del disco, e non solo per il testo: anche il suo thrash metal vorticoso e sparato direttamente “in your face” è indicativa di ciò che i Merciless Attack ci faranno sentire nella mezz’ora successiva. In ogni caso, la semplice struttura alterna momenti davvero rapidi e spaccaossa e brevi pause più lente, che non servono ad altro che a lanciare la fuga successiva; in tutto ciò spiccano gli sguaiati bridge e i ritornelli, turbolenti e caratterizzati da cori empi e dalla voce di Punzo che conferisce loro un po’ di impatto in più.  Nel complesso, siamo in presenza di un pezzo di fattura discreta, non impressionante ma violentemente piacevole. Spanking Command, che segue, è una traccia meno frenetica e rapida della precedente ma che in compenso può contare su un riffage più valido e coinvolgente, che riesce a fornirle un bell’impatto, specialmente nelle ottime strofe, varie e molto divertenti.  Da citare sono anche i bridge, più cupi del resto, mentre i ritornelli pur esplodendo funzionano meno, anche per la forte sensazione di già sentito che li riconduce ai già citati Exodus, feeling peraltro che avvolge tutta la canzone. Di fattura più che discreta è infine la lunga coda strumentale, che tra sfoghi ritmici e ottimi assoli di Fede e Punzo alle chitarre conclude al meglio questa buona traccia. A questo punto, d’improvviso spunta una tastiera misteriosa e quasi orrorifica, che si staglia in solitaria, a cui presto si aggiunge un campionamento, preso da qualche film: è questo solo l’introduzione per Escape from New York, che poi torna sul canonico thrash della band; dopo una sezione iniziale di raccordo si parte perciò di nuovo in velocità, con strofe preoccupate ma anche dirette e serrate. Si cambia leggermente rotta per i ritornelli, che invece sono più lenti e contenuti, ma per merito di cori sgraziati e a un riff potente riescono comunque a incidere parecchio; la parte migliore è però quella convulsa posta a metà, che alterna senza un attimo di fiato assoli e parti cantate, ciliegina sulla torta di un pezzo che variando di più la formula nei propri soli tre minuti incide meglio delle precedenti. E’ quindi il turno di Addicted to Speed, pezzo che come dice il nome stesso parte subito in una fuga frenetica e pesantissima, presentando un riffage circolare e molto tagliente che contraddistingue con pochissime variazioni tutta la canzone. In  effetti il pezzo non presenta grandi mutamenti tra strofe e chorus: l’unico momento in cui le coordinate cambiano è quello breve posto al centro, il quale presenta diverse trame ritmiche, anche più avvolgenti delle precedenti, e sostiene un assolo sguaiato ma valido, che comparirà anche nel finale. Anche questo, unito alla durata striminzita di appena due minuti e mezzo, contribuisce a rendere questa breve scheggia impazzita tra i pezzi più validi di Back to Violence. Un’introduzione thrashy più contenuta dal punto di vista delle velocità, poi Leatherface si avvia rapida e aggressiva, anche se stavolta il riffage che sostiene le strofe incide meno: paradossalmente, infatti, i momenti più efficaci sono i bridge, più lenti. Non sono disprezzabili nemmeno i ritornelli, seppur sembrino anch’essi un po’ piatti: è in generale questa in effetti la vaga sensazione che domina la canzone, che nonostante abbia qualche momento efficace passa senza lasciare granché.

Si cambia decisamente registro con The Island of the Dead, canzone scatenata sin dai primi colpi del drummer Marco, i quali la lanciano in una fuga forsennata che, a parte qualche stacco più orientata verso la potenza, continuerà per tutto il pezzo, seppur con le relative differenze. Le strofe sono infatti più cupe e presentano riff bassi, mentre i bridge corali sono solo dei raccordi per i minimali ritornelli, con le urla di Punzo e le trame che riprendono il riff iniziale. Buono anche il comparto solistico centrale al fulmicotone, posto a coronamento di un altro pezzo molto breve (siamo sempre sotto ai tre minuti) ma eccellente, dimostrazione che sulla breve distanza i Merciless Attack ci sanno far molto bene. Un lungo intro, di tempo medio-basso, lascia pensare all’arrivo di una composizione più contenuta e riflessiva; il tutto è però spezzato dall’arrivo in scena di Roadrage, che invece è ancora movimentata, anche se forse un pelino meno rispetto al passato. Per fortuna però il riff stavolta non è malaccio, e diventa ottimo in occasione dei passaggi più rallentati che possono essere considerati refrain, i momenti più validi del pezzo. Godibile  è anche la parte centrale, che riprende il ritmo dei ritornelli e vi inserisce diverse variazioni, senza però mai accelerare troppo, nemmeno nella più rapida coda finale in cui finalmente fa capolino l’assolo; è questa la quadratura per un pezzo ancora una volta non trascendentale ma comunque abbastanza godibile. La seguente The Toxic Avenger si avvia con un altro intro, che stavolta al campionamento cinematografico, preso probabilmente dal film supereroistico omonimo, accoppia uno spezzone di Una Notte sul Monte Calvo del compositore tardo-romantico russo Modest Musorgskij. Il brano vero e proprio entra a questo punto in scena con un riffage che nonostante sappia parecchio di già sentito riesce comunque a coinvolgere, per merito dell’energia con cui il basso di Punzo e la chitarra di Fede lo scandiscono sul ritmo veloce di Marco. Anche la struttura aiuta in tal senso, incolonnando in rapidissima serie le strofe convulse, i bridge col botta e risposta cori/Punzo e ritornelli ancor più frenetici e serrati del resto. L’unico momento che esula da questa norma è di nuovo la parte centrale, mid-tempo che comunque brilla per pesantezza: il risultato è un pezzo piuttosto buono, appena al di sotto dei più validi del disco. Un altro riff circolare e simile a quelli sentiti in tutto il disco dà il via a Merciless Attack, prima che essa cominci con la solita progressione tra strofe dritte e massicce, bridge corali e ritornelli possenti e dalle ritmiche molto taglienti. Se questi ultimi sono ottimi, il resto della canzone sembra però troppo smorta e soprattutto derivativa (sembra quasi di ascoltare una versione leggermente diversa di Strike of the Beast degli Exodus, per dire): il risultato è un pezzo che seppur coinvolga discretamente chiude però in maniera un po’ stanca i trentatré minuti di quest’album (anche se quest’ultimo particolare in fondo è un pregio – una durata maggiore probabilmente sarebbe stata ancor più deleteria).

Back to Violence non è affatto un brutto lavoro, anzi: nonostante i propri difetti, si presenta divertente e pesante al punto giusto, e sicuramente saprà fare la felicità di chi a colazione mangia pane e thrash metal. I Merciless Attack dovranno tuttavia lavorare molto per trovare la propria quadratura del cerchio, cercando una personalità che li discosti almeno un po’ dalle loro palesi influenze: visto che l’energia e l’impatto qui dimostrati sono già quelli giusti, il mio augurio verso di loro è che in futuro ci possano riuscire davvero.

Voto: 68/100

Mattia
Tracklist:
  1. Thrashing ‘Til Death – 04:16
  2. Spanking Command – 03:09
  3. Escape from New York – 03:00
  4. Addicted to Speed – 02:29
  5. Leatherface – 04:17
  6. The Island of the Dead – 02:49
  7. Roadrage – 03:59
  8. The Toxic Avenger – 04:50
  9. Merciless Attack – 04:07
Durata totale: 32:56
Lineup:
  • Punzo – voce, chitarra e basso
  • Fede – chitarra
  • Marco – batteria
Genere: thrash metal

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