Crepuscolo – Revolution Evilution (2014)

Per chi ha fretta:
I maceratesi Crepuscolo condividono la storia sfortunata di molti gruppi death metal italiani. Nati nel 1995, hanno esordito col primo EP ufficiale solo nel 2009, mentre per il primo full-lenght hanno dovuto aspettare il 2014, quando è uscito Revolution Evilution. Si tratta di un album interessante, in primis per il suo stile svedese, a metà tra l’incarnazione più classica e il melodeath della scena di Gothenburg, con in più alcune influenze più moderne, che però non danneggiano la sua aura “old school”. Questo stile è supportato da una produzione grezza e potente, che incide nonostante sia un po’ approssimativa, e dal buon livello di cattiveria dei marchigiani. Con questi punti di forza, il gruppo costruisce una scaletta un po’ ondivaga ma tutto sommato di buon livello, con perle come Granitic Old School, Essence of Pain e The Lyricist dalla sua. Così, pur essendo un po’ lungo e dispersivo, Revolution Evilution è un buonissimo album, interessante in special modo per i fan del death metal tout court.  

La recensione completa:
Se, come tutti sappiamo, non è facile suonare metal in Italia, ancor più difficile è suonare death metal. Questo genere è infatti stato storicamente molto poco amato nel Bel Paese, se non negli ultimi tempi:  è probabilmente per questo disinteresse che i casi come quello dei maceratesi Crepuscolo non sono rari nel death. Nati nel 1995, nei quattordici anni successivi non sono riusciti ad andare però oltre a una manciata di demo, per arrivare all’esordio ufficiale solo nel 2009, con l’EP Crepuscolo’s Lullaby. Qualche altro anno e due EP dopo, nel 2014 il gruppo, grazie anche all’etichetta statunitense di genere Horror Pain Gore Death Productions, riesce  finalmente a produrre il suo esordio sulla lunga distanza, Revolution Evilution, un lavoro interessante che da osservatore attento alla realtà della mia regione non potevo esimermi dal valutare. In ogni caso, il genere espresso dall’ensemble è un death metal di stampo tipicamente svedese, che rilegge in chiave leggermente più moderna il sound primigenio di gruppi come Grave, Dismember e Centinex unendolo a una forte componente melodica mutuata dai primi Dark Tranquillity e soprattutto dagli At the Gates, che sembrano la maggior ispirazione del combo; il tutto è inoltre arricchito da qualche influenza più variegata, proveniente dal death floridiano (soprattutto dai Deicide, vista la vaga somiglianza tra il cantato di Franz e quello di Glen Benton), metalcore e addirittura black, che però non spezzano la sensazione che lo sguardo del gruppo sia più rivolto verso il passato glorioso del genere che verso l’innovazione. Lo stile dei marchigiani è insomma fascinoso, anche se dall’altra parte Revolution Evilution non è esente da alcuni difetti: ad esempio, il songwriting dà a tratti l’idea di essere un po’ dispersivo, fatto accentuato dalla lunghezza del lavoro; undici brani per cinquantaquattro minuti sembrano infatti un pelino troppi per un album death metal. Non è invece una criticità la produzione, che seppur appaia un po’ approssimativa è anche grezza e potente al punto giusto, valorizzando bene una proposta che, come vedremo tra poco, nonostante i suoi problemi incide abbastanza bene.

Un intro coi classici suoni di pioggia e tuoni, poi la opener Black Winter Storm si apre già da subito vorticosa e rapida, con un riffage possente e d’impatto che nonostante penda sul versante melodeath  della band riesce a essere molto potente e incisivo, senza stancare nonostante sia ossessivamente ripetuto per tutta la prima parte, ad eccezione di piccoli tratti più lenti, considerabili come chorus. Ottima anche la parte centrale, dalla velocità media piuttosto contenuta ma che con ritmiche basse e pesantissime, nonché con un assolo piuttosto vorticoso di Mastro Vün, riesce a incidere a meraviglia, prima che la struttura, piuttosto lineare, si riprenda e vada a concludere una opener già di buon spessore. Giunge quindi Granitic Old School, brano di tempo medio piuttosto basso, che punta più sulla potenza che sull’aggressione scatenata, con la convivenza tra melodie taglienti e catacombali e riff di potenza assoluta, che incidono splendidamente anche a dispetto del ritmo quasi mansueto impostato dal drummer Bill. Non mancano però anche momenti di dirompente fuga, i quali paradossalmente sono i più melodici e i meno malvagi, con trame gothenburghiane arricchite anche da un vaghissimo influsso black metal senza però essere troppo feroci; completa il quadro un songwriting ottimo e abbiamo una canzone che sia musicalmente che per liriche (le quali sono molto semplici e parlano dell’amore del gruppo per il death classico degli anni novanta) può esser visto come il manifesto dei Crepuscolo. Un preludio espanso e strisciante è l’apertura di Brewing Blood, ancora una volta piuttosto contenuta nel ritmo in principio, seppur la musica si faccia man mano più intensa, arrivando a inglobare anche influssi metalcore come in quelli che sono considerabili i refrain, spezzettati come da norma di tale stile. La velocità inoltre tende molto a salire per metà canzone, per poi tornare specularmente a diminuire in occasione del bell’assolo di Mastro Vün, uno dei momenti migliori del pezzo, che lascia quindi spazio alla ripresa della norma principale e al finale, di nuovo lentissimo; il risultato di tutto ciò è un episodio magari non al livello dei precedenti, ma comunque più che piacevole. Al contrario dei precedenti, Revolution Evilution si avvia ora da subito serrata e feroce, con rapidi stacchi e lanci in blast beat che rendono quest’inizio molto movimentato. La frenesia diminuisce poi nelle strofe, molto calme (almeno per essere death metal) e con un certo retrogusto doom, ma stavolta la cosa non dura: presto infatti la canzone si evolve verso bridge più movimentati e puramente melodeath, preambolo alla ripresa degli sfoghi iniziali e quindi ai ritornelli, più melodici ma comunque ancora piuttosto veloci. Seppur con molte variazioni, che rendono i fraseggi a tratti più d’impatto, a tratti più armoniosi, la song mantiene comunque di base la stessa struttura, il che la rende un po’ ridondante; nonostante questo, abbiamo comunque una title-track di buona caratura, certo non da buttare. Dopo un breve intro in cui si mette in mostra la sezione ritmica, Diabolic Revenge si presenta come una traccia dominata da subito da un mood preoccupato ma in qualche modo anche rabbioso, evocato soprattutto da un riffage ancora una volta molto melodeath-oriented e da un ritmo di nuovo non troppo rapido, che a volte decade anche ulteriormente, per momenti che però risultano sinistri e malvagi e sicuramente non sembrano statici o poco aggressivi, unendosi bene ai pezzi più movimentati e ansiosi. Se ciò funziona discretamente per quasi tutta la sua durata, la frazione posta sulla tre quarti della canzone è invece troppo espansa, e sembra quasi fuori contesto nella composizione, seppur sia seguita da un assolo con anche un bel po’ di pathos che invece è ottimo: è anche per questo che stavolta abbiamo un brano solo divertente, ma nulla più. “Destruction” urla Franz prima che No Mercy for the Sinners entri nel vivo con uno spietato riff schiacciasassi, che si fa presto anche più serrato. Le strofe sono dominate da una norma simile, molto dirette, anche se sono separate da momenti di maggiore respiro, più lenti e votati alla melodia. Tra questi ultimi spiccano i ritornelli, piuttosto pestati e veloci ma in cui la chitarra melodeath genera anche una buona intensità emotiva. Molto valida la scrittura, che seppur non troppo complicata riesce comunque a risultare vincente, piazzando nei posti giusti lead melodici e cambi di ritmo, un punto di forza aggiunto per una song molto buona.

Dopo un preludio abbastanza disteso e melodico, che insieme al titolo fa pensare a un nuovo episodio contenuto e non troppo aggressivo, Essence of Pain si avvia invece rapida e vorticosa, seppur la melodia rimanga sempre ben presente, almeno per il momento. La canzone difatti si evolve presto, rallentando ma diventando più aggressiva e pesante, con riff al limite del groove metal, per poi svoltare di colpo su una falsariga in cui infelici e splendide armonizzazioni  sono l’introduzione per i ritornelli. Questi ultimi, riprendendo con più calma le melodie del resto del pezzo e accoppiandovi le varie tracce cantate di Franz, ben sovrapposte tra loro, creano un effetto ancor più possente, senza dubbio l’apoteosi assoluta del brano. C’è poco altro nella song, che nonostante i quasi cinque minuti di durata sembra durare meno, volando letteralmente e risultando alla fine la migliore di Revolution Evilution insieme a Granitic Old School. E’ quindi il turno di The Lyricist, la quale viene introdotta a sorpresa da un arpeggio delicato della chitarra di Mastro Vün, a cui presto si accoppiano ritmiche pesanti ma che almeno per il preludio cercano più l’atmosfera della ferocia. Il tutto svolta però di colpo quando il cuore del pezzo fa la sua entrata, presentando sin da subito il suo eccezionale riff, di potenza assoluta, che ritornerà varie volte ma senza ripetersi troppo: abbiamo infatti una traccia molto varia, ben più che in passato, che attraversa vari momenti, in cui i Crepuscolo ci mostrano il loro lato più death classico, contaminandolo a tratti pure con influssi punk, mentre gli spunti melodeath sono quasi assenti, se non in qualche breve stacco. La canzone beneficia inoltre dell’ennesimo ritmo medio elevato ma non estremo, permettendo ai riff di impattare con più calma e alle fughe di spiccare di più, una caratteristica che migliora quasi tutte le canzoni di quest’album ma qui è particolarmente evidente: è questo, insieme a un incastro sapiente e mai casuale, a fare la forza di un altro episodio che non annoia quasi mai, nonostante i ben sei minuti e mezzo di durata. Dopo la lieve chitarra pulita che chiude la song precedente, No Reason entra in scena come un pugno in faccia, mostrandosi subito rapida con un rifferama tempestoso e dannatamente energico, che stavolta si posa su un tempo esasperato e ossessivo. Il pezzo tende quindi ad alternare qualche tratto più contenuto ma egualmente rabbioso, grazie anche alle influenze punk che lo avvolgono tutto, rendendolo più dissonante e sinistro. Unico passaggio che diverge da questa norma è quello centrale, distorto e quasi psichedelico, arricchito dalle belle trame della chitarra di Mastro Vün, unico momento in cui un po’ si può ritirare il fiato prima che la feroce norma torni a esplodere, finendo per concludere un brano forse un po’ sottotono, seppur abbia i suoi bei momenti. Entra quindi in scena I Saw You Dying, composizione inizialmente più contenuta e melodica della precedente, ma che presto fugge via a tutta birra, incolonnando momenti di pura potenza distruttiva e sezioni leggermente più melodiche. Anche ciò lascia però presto spazio alla lunga frazione centrale, che al contrario è più lenta e presenta in esordio addirittura un passaggio dominato dai suoni delicatissimi di una chitarra pulita, prima di virare su qualcosa di più vario e fortemente melodeath-oriented, contenente anche un discreto pathos e che tende man mano ad accelerare. Non c’è altro nei quattro minuti di questa canzone, a parte una coda che riprende la ferocia iniziale, degna conclusione di un episodio breve ma coinvolgente. A questo punto siamo ormai agli sgoccioli: la traccia di chiusura Ride Your Life parte lenta e quasi pigra, con un riffage potente ma che contiene in sé anche un mood d’attesa, misterioso, il quale va avanti a lungo, anche quando il pezzo accelera per i chorus, possenti e retti dal D-beat di Bill, che si aprono liberatori. La canzone resta su questa norma molto a lungo, variando giusto il ritmo o qualche trama strumentale e inserendo qualche stacco del basso di Franz, ma senza grossi scossoni, la canzone è piuttosto elementare e procede velocemente. Ottima in ogni caso la scrittura, che riesce ad essere  efficace e coesa, rendendo questo chiusura sopra alla media del disco.

A mio avviso i Crepuscolo possiedono la cattiveria e l’impatto giusti, e devono solo correggere un po’ il focus sulle canzoni in sé, per riuscire a tirar fuori qualcosa di memorabile. In ogni caso, se siete appassionati del death metal tout court, Revolution Evilution vi è consigliato: potrete trovare un album un po’ omogeneo e forse troppo lungo, ma comunque onesto e di buona qualità, in cui saprete sicuramente trovare molto di interessante!

Voto: 77/100

Mattia
Trackist
  1. Black Winter Storm – 03:49
  2. Granitic Old School – 03:54
  3. Brewing Blood – 05:18
  4. Revolution Evilution – 05:19
  5. Diabolic Revenge – 05:07
  6. No Mercy for the Sinner – 04:06
  7. Essence of Pain – 04:55
  8. The Lyricist – 06:36
  9. No Reason – 05:47
  10. I Saw You Dying – 04:04
  11. Ride Your Life – 04:58  
Durata totale: 53:53
Lineup:
  • Franz – voce e basso
  • Mastro Vün – chitarre
  • Bill – batteria
Genere: death metal
Sottogenere. melodic death metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Crepuscolo

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento