Schema Zeta – Viola (2015)

Per chi ha fretta:
Gli Schema Zeta sono una band siciliana che con Viola (2015) firmano il loro esordio, mettendo in evidenza uno stile personale e fuori dai canoni. Il loro è infatti uno speed power metal con molti influssi progressive, thrash e melodeath, arricchito anche dal cantato totalmente in italiano. I brani migliori del disco sono Creatura del Buio, Clessidra e  L’Ostinazione e la Vergogna di Sé, anche se in generale la maggior parte dei pezzi è di ottimo livello. E’ per questo che, nonostante un po’ di omogeneità e pezzi meno riusciti come Catene e In Questa Gabbia, abbiamo comunque un ottimo album, molto consigliato specie per gli ascoltatori dalla mente più aperta.

La recensione completa:
Se qualche mese fa avevo qualche dubbio in proposito, ora ne sono praticamente sicuro: il power metal sta rinascendo, scrollandosi di dosso i troppi stereotipi che lo hanno ammorbato per buona parte del primo decennio del duemila. Tante sono state le conferme arrivate in tal senso negli scorsi mesi: l’ultima in ordine di tempo proviene dalla Sicilia con gli Schema Zeta, anche se in questo specifico caso parlare di power è in qualche modo riduttivo. Nato nel 2007 a Santa Croce Camerina (Ragusa), il gruppo si segnala per la prima volta due anni più tardi col demo Eredità; dopodiché, un lungo periodo di silenzio discografico viene spezzato lo scorso sedici marzo, con l’uscita di Viola, loro esordio sulla loro distanza. Lo stile in esso espresso è come detto piuttosto fuori dai canoni: su una base a metà tra il classico speed power primigenio e l’incarnazione più progressiva della scena italiana del genere, esso ingloba tantissime influenze estreme, sforando spesso specialmente in un thrash melodico di estrazione melodeath (tant’è che a tratti sembra di sentire gli In Flames di The Jester Race con voce pulita). Il tutto è inoltre arricchito dalla scelta di cantare totalmente in italiano, apprezzabile anche perché i testi, seppur un pelino ridondanti, hanno un che di poetico e metricamente si sposano molto bene alla musica dei siciliani. Risultato finale di tutto ciò sono, come vedremo, quarantotto minuti ben messi a punto, con giusto qualche difetto (su tutti, un po’ di omogeneità tra le tracce, che ogni tanto tendono a somigliarsi tra loro) ma molto coinvolgenti e godibili. Prima di iniziare con la solita disamina, una parola anche per il suono generale di Viola: è forse un po’ secco, specie nelle ritmiche delle chitarre, ma in ogni caso non è nulla di drammatico, adeguandosi piuttosto bene a quello che è lo stile degli Schema Zeta.

Le danze si aprono con Brucia le Memorie, il cui esordio è subito contraddistinto da lead di chitarra che lasciano però presto la scena alle ritmiche più potenti della coppia Zed/Ashes, dall’appeal thrash moderno/groove, potente e che a tratti si fa anche più cattivo, in corrispondenza dei bridge che accelerano con prepotenza e sono il momento che caratterizza in maniera più forte la canzone insieme ai chorus. Questi ultimi sono invece l’unico momento di apertura, e con la loro malinconia e il pathos che vi è contenuto, evocato anche dalla bella voce di Zed, risultano anche molto orecchiabili, stampandosi subito in testa. Buona anche la frazione solistica dilatata al centro, per un pezzo lineare ma che incide bene e apre l’album al meglio. Il riffage che avvia la seguente Viola è tipicamente melodeath e dominerà praticamente tutto l’episodio, seppur su un ritmo sempre in movimento, a tratti leggermente più pestato (ma non troppo) mentre nelle strofe si presenta più riflessivo e tranquillo. La calma frenesia iniziale torna inoltre nei ritornelli, che vede anche la voce di Zed duettare con quella in verità non troppo dissimile dell’ospite d’eccezione Fabio Lione, creando un intreccio particolare ma che funziona a meraviglia, una bella ipoteca sul momento migliore della canzone. Ancora buono è il momento centrale, senza grandi assoli ma piuttosto varia e generante anche un una bella tensione sentimentale, ottima quadratura di un pezzo molto valido, che si pone appena al di sotto degli episodi migliori dell’album di cui è title-track. Ancora suggestioni di Gothenburg fanno bella mostra di sé nel comparto ritmico di Creatura del Buio, song che esplode rapida per poi farsi però più lenta e volta alla malinconia quando le strofe si avviano, ansiose e dal mood peculiare, d’attesa, coadiuvato da una sensazione statica data principalmente dalla prestazione spezzata (e di valore) del batterista Hrothgar, la quale lungi dal dare fastidio arricchisce il brano, caratterizzando anche i ritornelli. Questi ultimi vivono tutti su un contrasto notevole tra la maggior melodia delle chitarre e la voce di Zed, urlata e potente, un connubio che genera un feeling intensissimo e li rende in assoluto l’apoteosi del pezzo . La struttura tende inoltre a essere meno lineare e a progredire di più, ma non c’è mai un momento morto, tutti gli incastri funzionano a meraviglia: l’episodio ne guadagna immensamente, risultando alla fine tra i migliori in assoluto di Viola. Dopo un inizio così brillante, con Catene abbiamo una traccia meno valida, che sin dall’arpeggio pulito che la introduce si presenta più progressiva che in passato: riff scomposti, parti più melodiche e momenti di apertura si alternano rapidamente su un tempo medio ma vivace, il tutto accompagnato da un mood ancora una volta piuttosto nostalgico. La traccia tuttavia stavolta graffia meno: esempio perfetto di ciò è il ritornello, carino ma che non esplode come in precedenza; anche la durata esigua fa sembrare il pezzo più un divertimento estemporaneo, discreto ma nulla più. Si torna a qualcosa di più diretto con Eredità, che col solito riff thrash melodico supportato anche da un bel ritmo animato comincia a fuggire con urgenza, alternando da subito momenti più rapidi e potenti (seppur mai troppo estremi) e altre parti di pura pesantezza, che rallentano abbastanza. Di nuovo, la struttura è molto arzigogolata, anche se un filo conduttore è ben ritrovabile in ogni parte che viene proposta, il songwriting si dimostra buono quasi sempre. Unica parte poco riuscita del brano a mio avviso è quella breve di stampo modernista che rallenta il centro, un po’ troppo piatta, anche se comunque è poco per rovinare un episodio che seppur non figuri tra i migliori di Viola è lo stesso di fattura apprezzabile. Un intro dolce e con una chitarra acustica è il falso preludio a Medea, la quale dopo un raccordo che riprende la prima parte in chiave elettrica si fa più oscura e aggressiva, con frazioni piuttosto contenute e dal bel riffage tagliente che si scambiano con fasi serrate che paradossalmente però guadagnano in melodia e sono più ariose. Questa alternanza nervosa ci conduce alla fine ai chorus, ancora piuttosto oscuri e sinistri ma che riescono anche a presentare una certa emotività, oltre alle melodie vocali di Zed che si fanno ricordare molto facilmente. In generale, in ogni caso, il pezzo si presenta piuttosto massiccio e anche semplice, oltre che breve, rivelandosi anche per questo di alta caratura.

Tra il Silenzio e l’Inumanità ha ancora un “falso preambolo”: il suo attacco dalle sonorità moderne, molto vorticoso decade infatti quando la canzone entra nel vivo con le melodie puramente power dei lead, sostenute da un comparto ritmico non troppo morbido ma che comunque preferisce accodarsi  alle armonie che graffiare. Anche le strofe, seppur piuttosto cupe e pesanti, non sono comunque troppo oppressive né rapide, incidendo anche per espressività; la parte migliore sono però i ritornelli, denotati da fraseggi di chitarra vincenti con la loro malinconia e soprattutto dalla prestazione di Zed, intensissima e da brividi. Splendida è anche la parte posta a tre quarti, rarefatta ma comunque impressionante per emozioni, grazie anche al fantastico assolo, degna quadratura di un cerchio molto ben approntato, che si pone nuovamente appena al di sotto dei brani migliori. L’ennesimo avvio rapido e di stampo melodeath è poi l’esordio di In Questa Gabbia, pezzo che però stavolta prosegue ancora serrata e a metà tra energia e pathos, seppur mai come adesso il ritmo vari di momento in momento. Nonostante ciò, però, la progressione è quella classica strofe-ritornelli, e molte poche sono le variazioni più macroscopiche: le uniche sono infatti quelle più lente e con un riffage arcigno e circolare, come quella che prelude al nuovo buon comparto solistico. Se tutto ciò è positivo, il songwriting stavolta funziona meno, con soprattutto i già citati refrain che non riescono a svolgere il proprio lavoro a dovere: abbiamo per questo un pezzo inferiore a quelli che ha attorno, seppur abbia il merito di essere almeno godibile. E’ quindi la volta di E’ Tornato a Bruciare, la quale sin dall’inizio si pone molto dolce, con delle chitarre quasi ansiose ma comunque del tutto pulite, che generano un effetto di calma vagamente infelice, sensazione acuita dai sussurri di Zed. Il brano entra nel vivo quindi con rinnovata potenza metallica, che tra tempi scomposti e un riff intenso e melodico ci conduce pian piano verso i ritornelli, leggermente più pestati ma che riescono a coinvolgere sia per potenza che per armonie catturanti. Nonostante i suoi oltre cinque minuti di durata, la canzone vola letteralmente: alla fine dei giochi abbiamo una semi-ballad non trascendentale, ma che il suo compito lo svolge alla grande. Se la qualità media fin’ora non è certo stata bassa, l’uno due finale la fa volare in alto: si comincia con Clessidra, che dopo una lunga introduzione dalle ritmiche granitiche e potente, dal vaghissimo retrogusto addirittura metalcore, entra nel vivo con un rifferama magnificamente efficace, puro thrash melodico di derivazione Gothenburg, che insieme a Hrothgart e alla prestazione intensissima di Zed rendono il pezzo assolutamente labirintico e incalzante, coinvolgendo a meraviglia. In questa prima parte inoltre il tutto varia pochissimo, con giusto uno scambio tra la norma principale e passaggi più spezzettati e melodici, che però non spostano di molto la falsariga; si cambia un pochino solo al centro, con l’unico (breve) momento davvero aggressivo del pezzo, seguito da un comparto solistico tra i migliori di Viola; bellissimo anche il peculiare testo, degno contraltare al mood particolare dell’episodio, che viene così aiutato ancor di più a splendere. Dopo un disco un po’ omogeneo per sonorità, L’Ostinazione e la Vergogna di Sé si distingue prepotentemente, non solo per il ritmo impostato da Hrothgar che regge le strofe sin dall’inizio della composizione, ossessivo e non comune  almeno nel metal, ma soprattutto per la sua escalation travolgente. Dalle strofe martellanti e dritte, volutamente inespressive, veniamo condotti a bridge invece dal feeling quasi lirico, per poi confluire in chorus meravigliosi, grazie soprattutto a un Zed al massimo della forma, coadiuvato da un mood possentemente infelice e da soluzioni musicali di tutto rispetto, che aiuta questo momento a essere l’assoluto centro della canzone, anche se il songwriting è estremamente competente anche in ogni altro passaggio. Evocativo è anche il bel testo, che nuovamente si pone come un arricchimento forte di un altro brano di valore altissimo, il migliore dell’album che chiude insieme al precedente e a Creatura del Buio.

Tirando le somme, pur essendoci qualche pezzo meno coinvolgente, in Viola c’è tanta sostanza e tanta bravura, oltre che uno stile fresco e molto personale. Insomma, gli Schema Zeta non saranno il miglior gruppo italiano nel loro genere, ma si rivelano comunque una band valida e da scoprire: se amate il power o il progressive, ma anche se semplicemente apprezzate il metal moderno e le sue derive più melodiche non vi spaventano, questo loro esordio vi è altamente consigliato!

Voto: 85/100

Mattia

Tracklist:

  1. Brucia le Memorie – 04:17
  2. Viola – 04:47
  3. Creatura del Buio – 05:03
  4. Catene – 02:43
  5. Eredità – 04:33
  6. Medea – 04:01
  7. Tra il Silenzio e l’Inumanità – 03:41
  8. In Questa Gabbia – 05:07
  9. E’ Tornato a Bruciare – 05:18
  10. Clessidra – 03:27
  11. L’ostinazione e la Vergogna di Sé – 05:03
Durata totale: 48:00
Lineup:
  • Zed – voce e chitarra
  • Ashes – chitarra
  • Walter – basso
  • Hrothgar – batteria
Genere: power/thrash/progressive metal
Sottogenere: speed power/melodic thrash metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli Schema Zeta

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