Domande e Risposte – Fallout H.R.

Nonostante buona parte dei gruppi thrash metal della recente ondata di revival non pensi ad altro che a rifarsi ai nomi storici degli anni ottanta, c’è anche qualcuno che invece prova a portare avanti il genere, guardando al futuro. E’ il caso per esempio dei teatini Fallout H.R.: seppur non troppo distante dal thrash classico, lo stile sentito nel loro EP Human Crime cerca comunque di proporre qualche innovazione, il che fa ben sperare per il loro futuro. In attesa di scoprire come sarà il loro prossimo album, il gruppo si è sottoposto alle canoniche dieci domande di Heavy Metal Heaven: per la formazione abruzzese rispondono il chitarrista Raph Castellucci e il chitarrista Ayrton Glieca, a cui passo senza altri indugi la parola.

Come prima cosa, raccontateci la storia della vostra band…
Raph Castellucci: I Fallout H.R. sono un gruppo Thrash Metal formatosi a Chieti nel 2013 ad opera di Ayrton Glieca (basso e voce), Raph Castellucci (chitarra e voce) e il batterista Simone “Mitra” Splendore, il quale ha poi lasciato la band ed è stato sostituito da Antonio “Tony” Appugliese. Il debutto discografico della band avviene nel Febbraio 2015 con “Human Crime”, disco nel quale abbiamo scelto di non affrontare i soliti temi canonici del thrash (birra, feste, donne), bensì temi più cruenti ed impegnativi, che vanno dalla distruzione della natura adoperata dall’uomo, alle ingiustizie perpetrate da governi e corporazioni, ai danni della popolazione inerme. Il disco, registrato presso gli studi Under Room insieme ad Adriano Quaranta (Sawthis) e Sabatino Fossemò (The Juliet Massacre), ci ha permesso di firmare un contratto con l’etichetta ucraina Dead Center Productions di Aleksandr Maksymov.

Toglietemi una curiosità: cosa rappresenta la sigla “H.R.” nel vostro monicker?
Ayrton Glieca: E invece sarò cattivissimo e non riveleremo il significato di “H.R.”! Sappiate tutti però che l’esigenza di aggiungere un suffisso alla sola parola “Fallout” è scaturita dalla volontà di non avere casi di omonimia con altre band e con il famoso videogioco della Bethesda.

Human Crime è stato pubblicato ormai da qualche mese. Potete dirci come è stato recepito, da fan e critica?
Raph: E’ stato accolto meglio di quanto sperassimo! Diversi fan hanno comprato il disco e il videoclip di “Silent Deception”, in meno di un mese, aveva superato le 2000 visualizzazioni. Ma in realtà la vera sorpresa è arrivata dalle riviste di settore! Non abbiamo mai avuto un voto inferiore a un 7 su 10 e, soprattutto all’estero, siamo riusciti anche a prendere il massimo dei voti. La Dead Center ha poi fatto il suo “sporco lavoro” riuscendo a farci arrivare in ogni parte del mondo, dal Giappone all’America e per questo le siamo fortemente grati.

La cosa che più si nota nel vostro EP d’esordio, come sottolineato anche nella recensione, è il vostro thrash metal che seppur dal forte orientamento vintage non si limita a copiare i grandi nomi degli anni ottanta, ma cerca di inglobare varie influenze esterne e soprattutto ha un approccio leggermente più moderno. Come è nata questa scelta, che oggi in fondo sembra un po’ controcorrente?
Raph: Beh diciamo che ormai, anche se il revival thrash sta di nuovo spopolando, il mercato è davvero saturo e sicuramente ci sono band che l’old school lo suonano meglio di noi. Per quanto mi riguarda quando mi trovo a dover scrivere le parti musicali, cerco di immedesimarmi nel pubblico per capire cosa cercano in un brano e cosa effettivamente ci vuole affinché piaccia. Per questo oltre allo speed classico, non mancano rallentamenti e parti che si spingono verso sonorità “doom”, visto e considerato anche il nostro tema, ovvero un ipotetico mondo post-atomico in cui tutto è allo sfascio. E comunque pur amando tantissimo il thrash anni ’80 ormai siamo nel 2015 e penso che anche a questo genere non faccia male un ondata di freschezza attraverso la collaborazione di altri generi.
Ayrton: Credo che la nostra forza compositiva risieda nel grande rispetto che abbiamo nei ruoli altrui. Ci confrontiamo di continuo, scambiamo e accogliamo le altre idee ma pur sempre sapendo di aver una grande responsabilità nel compiere i propri compiti personali. Per questo nella composizione dei brani convogliano varie influenze, non solo thrash (come hai notato tu). Per il resto sottoscrivo il discorso di Raph.

Un altro dettaglio che spicca è la vostra passione per il nucleare, a partire dal nome della band fino ad arrivare ai vostri testi, passando per le foto promozionali. Qual è l’origine di questa vostra caratteristica?
Ayrton: Il thrash metal è spesso terreno fertile per temi di protesta, cruenti e spinosi da trattare in generi meno rivoltosi.  Sono della convinta opinione che la musica non debba essere solo veicolo di divertimento e di spensieratezza ma che debba veicolare temi, ideali e messaggi che tengano il cervello dell’ascoltatore acceso e lo spingano a riflettere sulla propria esistenza. Ciò che è successo a Chernobyl, nella fattispecie, rappresenta uno degli spettacoli peggiori che l’umanità sia mai stata in grado di offrire, soprattutto nella gestione dell’emergenza. Non nego che il fascino personale verso il fantasy post-atomico abbia giocato un ruolo di prima importanza ma, trattando temi così universalmente validi come la crudeltà, la corruzione, la forza d’animo, abbiamo l’opportunità di calare i nostri pensieri, anche sulla società contemporanea, in un mondo ben definito, affascinante e interessante da sceneggiare.
Raph: Vorrei anche aggiungere che il tema estetico ha la sua importanza e che al pubblico bisogna dare qualcosa in più rispetto alla sola canzone suonata su di un palco. Per questo nasce anche “il contorno” ossia, I costumi, gli effetti scenici, I colori e le luci, tutto per enfatizzare il nostro tema e per dargli credibilità.

Domanda tradizionale: quali sono le vostre principali influenze musicali?
Raph: Principalmente gruppi thrash: Sodom, Artillery, Metallica, Megadeth, Slayer, Nuclear Assault insomma sia americani, ma anche tedeschi. Altre influenze possono essere Windir, Bathory, Celtic Frost e tutto ciò che è freddo e nero come il metal svedese.
Ayrton: Amo ogni sfaccettatura del metal. Lo dico seriamente: ogni sottogenere metal influenza il mio personale approccio alla composizione. Anche i miei compagni d’avventura vantano una profonda conoscenza del genere ed è per questo difficile limitare a qualche nome le nostre influenze. Di sicuro i nomi citati da Raph sono più che validi.

Altra domanda solita nelle mie interviste: vi sono musicisti lontanissimi dal thrash metal che però amate, o addirittura che riescono a influenzarvi?
Raph: sto scoprendo da qualche anno generi più estremi come il Black e il depressive, e penso si senta molto nelle mie composizioni, non da meno è anche l’hardcore e persino (ora tutti i metallari di questa ‘zine mi fucileranno) la Dubstep. Alcuni break mi vengono fuori proprio da li.
Ayrton: Molti miei amici ‘metalhead’ mi tacciano di essere poser proprio perché ascolto moltissima altra musica. Sono dell’opinione che, in quanto arte, ogni genere musicale sia veicolo di una particolare emozione e, detto in sintesi, privarsi di un genere è come privarsi di un sentimento. In ogni caso spazio tra generi diversissimi, dall’art-rock di Alan Parsons all’astrattismo di Captain Beefheart, passando per il pop alla Frankie Goes To Hollywood, per i break dei Beastie Boys, per la psichedelia dei The Doors, per il punk dei The Clash… E mi fermo qui per non annoiarvi ma manca all’appello moltissima musica.

Per quanto riguarda il revival thrash metal classico, la scena italiana è molto viva, con tante band attive, ma a mio avviso non tutte sono qualitativamente degne di nota. Vivendo la scena dall’interno, qual è in proposito la vostra opinione?
Raph: Mi limito semplicemente a dire che ormai su disco suonano tutti benissimo e a tal proposito mi sbatto per vedermi un sacco di concerti underground dove posso vedere dal vivo per valutare se sono all’altezza del disco e a volte ci sono band che non lo sono (Naturalmente la cosa vale anche per noi e v’invito quindi a venire a vederci. Non ve ne pentirete). Nonostante ciò continuano ad andare avanti e macinare live, probabilmente grazie ad agganci e al tanto discusso pay to play. Non c’è quindi una selezione e questo fa si che a suonare siano sempre gli stessi, togliendo ogni possibilità ad altre band probabilmente più valide.
Ayrton: Personalmente vivo due scene, quella heavy con gli Impülse e quella thrash coi F.H.R. e devo ammettere che quella thrash è più viva e seguita sebbene credo ci siano generi decisamente più di moda attualmente. Parlando del nostro genere non posso non citare i nostri amici Interceptor, dei veri titani del thrash/speed a mio modesto parere; e sempre rimanendo nei confini Abruzzesi mi va di citare i modern thrasher Sawthis di cui sono sicuro non ci sia bisogno di aggiungere altro.

Che sorprese ci riserveranno in futuro i Fallout H.R.?
Ayrton: Abbiamo molte idee pronte sui nostri taccuini. Spenderemo il nostro tempo futuro per scrivere un concept album strettamente basato sulle vicende di Chernobyl e Prypjat che affondi le proprie radici nei fatti realmente documentati (sì, stiamo studiando molto) ma che ci lasci anche del campo libero per la sceneggiatura fantasiosa. Musicalmente continueremo a muoverci su ciò che abbiamo già tracciato con “Human Crime” ma prestando ancora più attenzione al collegamento testo/musica. Abbiamo l’obiettivo di raccontarvi una storia e vorremmo che la composizione segua ciò che il testo deve trasmettere. Probabilmente ci spingeremo fino ad inserire sezioni più riflessive in alcuni casi, decisamente doom in altri. Dateci solo il tempo di lavorare e la vostra fiducia e vedrete che vi sorprenderemo.

L’ultima domanda è sempre a piacere: a voi il compito di concludere come credere l’intervista…
Ayrton: Vi ringraziamo infinitamente per l’opportunità e mandiamo un abbraccio a tutto lo staff. Un appello va a tutti i lettori della webzine: supportate le band emergenti e i pochi locali che ancora oggi provano a diffondere la cultura Metal in Italia.
Beh… ora preparate la maschera antigas, la tuta antiradiazioni e armatevi di tanto coraggio. La radiazione sta per essere diffusa… Fallout H.R…

Intervista a cura di Mattia

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