Lupercalia – Complete Darkness (2015)

Personalmente, non sono un gran fautore delle compilation, anzi: nella mia “carriera” di collezionista di album, ho sempre preferito recuperare la discografia principale di un determinato gruppo che accontentarmi semplicemente di una selezione studiata da qualcuno che sicuramente non ha gusti corrispondenti al millimetro con quelli del sottoscritto e di conseguenza lascia fuori magari canzoni che per me possono essere vere e proprie perle. Tuttavia, in alcuni casi pubblicare compilation ha anche senso, specie se l’intento non è quello di fare un “best of”: è l’esempio di quegli album che raccolgono demo introvabili, magari di qualche gruppo underground, come nel caso del disco di cui ci occupiamo oggi, Complete Darkness dei Lupercalia. Nati a Catanzaro nel 1996 come una sorta di side-project della thrash/death metal band Glacial Fear, negli anni immediatamente successivi producono un demo e un EP che catturano l’attenzione della critica per la bontà della loro musica, che mischia in maniera originale black, doom e gothic, ma agli albori del nuovo millennio non riescono a trovare una stabilità e si fermano per circa tre lustri. Quest’anno, infine, il tentativo di rimettere in carreggiata il gruppo è stato supportato dalla neonata etichetta CMI Productions, che ha deciso di rispolverare tutto il suo materiale disponibile: il risultato è stata l’uscita, a fine febbraio scorso, della compilation intitolata appunto Complete Darkness, un prodotto rivolto ad ascoltatori molto di nicchia, vista anche l’uscita esclusivamente in cassetta (!), ma che punta a far tornare la luce sul gruppo, dopo tutti questi anni d’oblio. Ascoltando l’album, si capisce che in effetti ne è valsa la pena: poter ammirare in ordine cronologico tutta la produzione dei Lupercalia è appassionante non solo perché si può capire come il loro sound si è evoluto nel tempo, ma anche per la validità di molti dei pezzi, come vedremo tra pochissimo.

Il lato A della cassetta è dedicato quasi tutto a Per Amica Silentia Lunae (1997), primo demo in cui i calabresi presentano un black metal pieno di melodie e con forti tinte doom, per un effetto complessivo di oscurità calda, densa e potente; per suggestioni ne risulta un suono a metà tra il black classico del periodo e le prime evoluzioni del doom inglese di qualche anno prima. Si comincia con At Night With Wolves, la quale inizialmente è una lenta e costante processione dai toni molto doom-oriented, anche se è presente pure un alone asfissiante di oscurità puramente black, che riesce ad avvolgere molto l’ascoltatore. Questa falsariga procede ossessiva per quasi metà traccia, prima che la musica si apra maggiormente: giunge ora un intermezzo in cui convivono le calme tastiere ambient di Deathead, un arpeggio di chitarra pulita e un lead quasi malinconico, che prelude alla nuova ripartenza del pezzo. Stavolta il tutto è però più rapido e animato, seppur i toni oscuri e crepuscolari permangano, e i ritmi non siano estremi: l’effetto generale è misterioso, cupo e ancor più potente di quello della prima parte di un gran brano, di cui questa lunga coda strumentale è una vera ciliegina sulla torta. La successiva Crypto Magick è aperta da toni più soffusi, con intrecci di synth e chitarra acustica a cui si unisce presto anche quella elettrica, poi la norma si fa più dilatata con l’ingresso del pesante riffage doom di Faunus, molto cupo ma che riesce a evocare anche un forte pathos, accennando vagamente già alle atmosfere gotiche della seconda parte di Complete Darkness. Questo connubio funziona benissimo, abbiamo infatti una prima parte molto efficace e potente, il cui unico difetto è quello di durare forse troppo poco! Presto infatti i temi iniziali tornano, seppur con maggior “rumore”: è questo uno stacco che lancia la seconda metà del pezzo, più rapida e black ma dal feeling egualmente preoccupato e intenso, sicuramente non freddo e ferale come da norma classica del genere. Se quest’ultima parte è meno brillante della prima, risulta comunque molto valida, e chiude perciò degnamente una delle canzoni più belle della compilation. Il ritmo aumenta prepotentemente con Proxima Centauri, song retta sin da subito dal blast beat della drum machine di Deathead e piuttosto black oriented, seppur le tastiere alienanti che la punteggiano a tratti siano un tocco di classe in più, e rendano il tutto più ricercato e oscuro. La sensazione evocata dal complesso è estraniante e possente, come di una corsa nel buio che si stoppa solo quando il ritmo scende e la traccia diviene più melodica, per confluire quindi in un passaggio strano, lento ma possente, che ricorda vagamente gli intermezzi folk dei primi Satyricon. Toccato un apice di melodia, la musica torna poi lentamente a correre, con la ricomparsa dei temi iniziali, per poi concludersi: nel complesso abbiamo un pezzo strano ma ancora di buonissima qualità. E’ quindi la volta di Eliogabalo: originariamente l’outro del demo, consta di un ritmo ossessivo e lento su cui si posa un tappeto vago di effetti sintetici che contorna melodie e trame della chitarra di Faunus, due minuti di ritmiche e di assoli dall’appeal delicato, forse poco adatti a concludere un disco (a me sembra più un interludio centrale) ma comunque piacevoli.  A Per Amica Silentia Lunae, la compilation aggiunge quindi Soulless Pray, traccia inedita del 1998 che presenta un suono molto più grezzo del demo ma comunque fascinoso, e che rappresenta il punto di contatto tra l’evoluzione successiva e il primo demo: la sua struttura vive infatti di scambi tra strofe  potenti e dal riffage doom metal con un inaspettato piglio classico, seppur l’oscurità sia quella tipica del black e voce e tastiere vadano in quella direzione, e chorus più aperti e molto gothic-oriented, in cui per la prima volta si sente anche la voce pulita di Faunus. La canzone non si ferma a questa norma, ma presto progredisce, attraversando momenti più lenti ma dal feeling nero e impenetrabile, che contano molto sulle proprie influenze doom, fino a giungere alla breve coda, momento animato in cui Faunus scandisce una litania su un ritmo incalzante, gran finale di un pezzo strano ma splendido.

Come il primo lato della cassetta contiene Per Amica Silentia Lunae, il secondo è occupato in gran parte dall’EP The Moaning Age del 1999, un album che non solo vede i Lupercalia ridursi a una one-man band, con la fuoriuscita di Deathead, ma anche una certa evoluzione musicale: il mini album presenta infatti strutture più semplici e in parte anche l’arrivo di forti influssi gothic, a discapito di quelli doom, anche se la componente a diventare più forte è quella black; tutto ciò purtroppo può contare su una produzione meno valida, che però non danneggia poi tanto la sua resa. Si comincia da Flora Magica, originario intro di questo secondo demo che consta di percussioni ed echi di chitarre, che le danno un mood esotico. A tratti entra in gioco anche la chitarra distorta di Faunus: è un preludio misterioso, il che lo rende un inizio perfetto per questa seconda parte di Complete Darkness, come vedremo. La vera opener, Asleep in the Mist, dimostra quindi che qualcosa è cambiato: se il doom rimane la base, iniettato però un po’ di più di armonizzazioni black, il rifferama si è arricchito di una forte influenza gotica, che con lo scream dello stesso mastermind fa sembrare le strofe quasi una versione black dei Paradise Lost di metà anni novanta. La struttura è inoltre più lineare che in passato, e alterna questa norma a refrain più aperti e gothic, in cui lo scream vede il contro-coro della voce pulita, per un effetto di discreto pathos. A parte qualche lieve variazione sul tema non c’è altro in questo brano, che però nonostante la semplicità riesce comunque a incidere e a non sfigurare affatto rispetto ai pezzi del primo demo.  Con The Moaning Age torniamo invece a toni molto più misteriosi ed estremi, sin dai cupi effetti sintetici che la aprono, prima che esploda un vortice di note un po’ confusionario ma non fastidioso; questa falsariga procede per tutta la canzone, se si eccettua un rapido stacco più soffuso al centro. Se a tratti il riffage è inespressivo e si avvicina quasi al black tradizionale, ci sono altri momenti apprezzabili per le melodie che, un po’ a fatica, escono fuori: le prime frazioni tuttavia non sono efficaci quanto le seconde, e il risultato è un brano riuscito a metà, sicuramente il peggiore del suo EP e in generale di Complete Darkness, seppur sia almeno di qualità discreta. E’ quindi la volta di Shadowfest, episodio che analogamente al precedente si avvia con un intro di tastiere sfociante in qualcosa di molto black-oriented in principio, con tanto di riffage a zanzara e lo scream estremo di Faunus, seppur stavolta sia anche più calmo di prima, e in sottofondo compaiano tastiere basse ma importanti alla resa del tutto. Risultato finale è un breve pezzo molto potente ma con anche una certa tensione emotiva infelice, velata ma comunque presente, che la rende magari non al livello dei migliori ma comunque un’altra buona traccia. Anche questo mini è giunto ormai alle sue ultime battute: Club des Haschischins si rivela ora un outro piuttosto classico, che su una base dai suoni orchestrali accompagnati da cori presenta suoni sintetici e una chitarra dal piglio quasi blues, se non fosse inserita in un contesto molto particolare e oscuro, quasi orrorifico. Alla fine dei giochi è una conclusione bislacca, ma anche per questo adatta a The Moaning Age. A questo punto, a mettere fine anche alla compilation giunge The Wrath, pezzo registrato col redivivo monicker Lupercalia appena nel 2014, dopo la lunga pausa. Abbiamo un brano che di fatto è il più canonico del lotto: sparite del tutto le tastiere e la calda oscurità precedente, e abbandonati quasi totalmente gli influessi gothic e doom, abbiamo una rapida e feroce scheggia black metal che va subito al punto, alternando con urgenza varie sezioni rette per la maggior parte da tempi estremi, mentre radi sono i rallentamenti, avvolgendo il tutto con i suoi toni cupi e malvagi. Nel complesso è un brano distruttivo e oscuro al punto giusto, di qualità buona, anche se personalmente preferivo l’originalità sentita in precedenza.

Complete Darkness è tutto sommato un’operazione ben riuscita, che consente di riscoprire un gruppo che, specialmente col suo primo demo, prometteva molto bene. Vista l’edizione altamente limitata di questa compilation, sarà difficile per voi accaparrarvene una copia: se siete però a caccia di qualcosa di raro ma che valga anche l’ascolto, in ambito black, doom o gothic, i Lupercalia fanno decisamente per voi!

Voto: 80/100

Mattia

Tracklist:

  1. At Night with Wolves – 07:25
  2. Crypto Magick – 05:06
  3. Proxima Centauri – 06:07
  4. Eliogabalo – 02:18
  5. Soulless Pray – 04:03
  6. Flora Magica – 01:59 
  7. Asleep Inside the Mist – 04:12
  8. The Moaning Age – 05:23
  9. Shadowfest – 02:59
  10. Club des Haschischins – 02:11
  11. The Wrath – 02:49
Durata totale: 44:32

Lineup:
  • Faunus – voce, chitarra e basso (tracce 1-5), tutti gli strumenti (tracce 6-11)
  • Deathead – tastiere e drum programming (tracce 1-5)
Genere: black/doom/gothic metal
Per conoscere il gruppo: la fanpage Facebook della CMI productions

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento