Lady Reaper – Lady Reaper (2015)

Ha ancora senso, nel 2015, suonare un genere come l’hard’n’heavy classico, il cui periodo d’oro è terminato ormai un quarto di secolo fa? E’ una domanda difficile, anche perché una risposta univoca non esiste: da un lato infatti una fetta anche consistente del movimento revival sorto negli ultimi anni non riesce a proporre nulla di lontanamente eccitante, risultando solo la brutta copia dei gruppi che negli anni ottanta hanno fatto grande il genere. Dall’altra parte, però, mi sono accorto ultimamente che esistono non pochi gruppi i quali, senza troppe pretese di originalità, riescono comunque a dare al genere un tocco personale e a rendere la propria musica più apprezzabile: è per esempio il caso di oggi, quello dei Lady Reaper. Nati a Roma nel 2011, esordiscono con l’EP autoprodotto Northern Trilogy due anni dopo; è di quest’anno invece un secondo mini album omonimo, uscito per l’etichetta di settore Sliptrick Records e di cui parliamo oggi. Lo stile che la band ci propone è un heavy metal tipicamente ottantiano e dall’appeal americano, in cui soluzioni più pesanti e a volte al limite con l’US power si sposano con forti influssi hard rock, in uno stile che ricorda da vicino Twisted Sister, W.A.S.P., i primi Def Leppard e l’Ozzy Osbourne solista. Come in tutti gli album recenti hard’n’ heavy, anche in Lady Reaper c’è poca originalità e a tratti anche un po’ di scontentezza: a parte questo, però, i capitolini dimostrano una talento superiore alla media nel rileggere i cliché in maniera personale, e il risultato è uno stile efficace e quasi mai annacquato o troppo nostalgico. Prima di cominciare la solita disamina, qualche parola anche per il suono: non è male, supporta a dovere le varie canzoni, anche se è comunque migliorabile in potenza e in pulizia, un particolare su cui il gruppo dovrà crescere nei prossimi lavori.

Un breve attacco del drummer Berardo Bear da il via a Spit Out from Hell, traccia che purtroppo però non introduce granché bene quest’album: abbiamo infatti un pezzo poco efficace, con un riffage rockeggiante piuttosto stereotipato e di scarso impatto, che si articola in una struttura decisamente canonica. Non è tutto da buttare, come per esempio gli intensi ritornelli, diretti e resi più graffianti dalla voce di Simone Iron, sorta di Dave Mustaine più versatile che si rivela peraltro un punto di forza per i Lady Reaper, o come il rilassato intermezzo centrale, ma comunque abbiamo una traccia con poco appeal, che sicuramente non rappresenta molto bene il valore che il mini dimostrerà a partire dalla traccia successiva. Con quest’ultima, intitolata Dr. Chainsaw, è infatti tutt’altra storia: già dai lead di chitarra che la aprono si presenta come un brano dinamico e molto heavy, seppur con una buona dose di melodie che ricordano vagamente il miglior hair metal; partendo da questa base, il pezzo alterna strofe dirette e quasi speed metal e ritornelli egualmente rapidi ma più aperti e con un placido coro, non troppo potente e anche un po’ sguaiato, ma che si stampa in testa a velocità incredibile. Buona anche la frazione assoli centrali, canonica ma avvolgente, degna quadratura di un episodio molto godibile. I toni duri vengono ora ammainati con l’arrivo di Catch the Moon, canzone inizialmente retta dall’arpeggio di chitarra sotto a un Iron mai così dolce, un intro dal vaghissimo sapore quasi prog rock, che lascia però spazio presto a un ritorno di elettricità puramente metal. Anche ora però abbiamo un pezzo meno rapido e scanzonato che in passato, presentandosi anzi serio e con una forte tensione emotiva, che si accumula nelle energiche strofe per poi sciogliersi nei liberatori chorus, catturanti ai massimi livelli e da brividi per intensità evocata, che li rende in assoluto il punto migliore dell’intera song. Splendida si rivela anche la lunga parte di duelli di chitarra tra Federico Red e Stefano Jekyll al centro, un ulteriore arricchimento, se ce ne fosse stato bisogno, di un brano particolare e anche piuttosto lungo (quasi sei minuti e mezzo la sua durata) ma molto coinvolgente e senza tempi morti, sicuramente la traccia migliore di tutto l’album.

Torniamo alla spensieratezza già sentita nell’uno-due iniziale con Lady Reaper, la quale è dotata di ritmiche pendenti leggermente di più verso il lato hard del gruppo, sensazione acuita dal mood “feelgood” presente in tutto il pezzo e dal cantato di Iron, sbarazzino nonostante il timbro roco.  Per il resto, questo è un episodio impostato sulla forma-canzone più classica, con strofe leggermente più aperte e dritte che confluiscono in ritornelli catchy al punto giusto, grazie al botta e risposta frontman-cori; il risultato finale è un pezzo semplice ma decisamente piacevole. La successiva Ace of Hearts viene introdotta dal basso quasi funk di Gabriele Gimi, presente poi anche nelle strofe in unione con i taglienti riff che i Lady Reaper ci hanno mostrato fin’ora, per un effetto stradaiolo e coinvolgente. La musica presto confluisce quindi, dopo brevi bridge di raccordo, in ritornelli ancora molto hard oriented e scanzonati, che contano su una melodia vocale di facile assimilazione. Stavolta però la struttura è più varia: al centro infatti trova spazio una frazione che sulle stesse melodie esordisce cadenzata, per poi farsi molto blues oriented e infine tornare alla norma principale, che riesplode arrivando fino alla fine di un brano un po’ diverso dagli altri, ma che anche per questo risulta il migliore dell’album insieme a Catch the Moon. Ancora Gimi da il via a Tomahawk, stavolta in maniera più crepuscolare, per un lungo intro in cui anche la chitarra e la voce mantengono toni contenuti, almeno fino all’energico scoppio che la song vive all’improvviso. Senza altri indugi giunge subito un ritornello ossessivo e semplice, che si lascia cantare facilmente; la song continua alternandolo a passaggi leggermente più riflessivi e rock-oriented, ma senza grandi variazioni, la struttura è estremamente lineare qui. Forse è anche per questo che nonostante una scrittura di buon valore, il pezzo incide meno di quelli che ha intorno: niente paura, però, perché abbiamo comunque un brano decisamente valido, non certo un riempitivo. Per il finale, i Lady Reaper virano verso sonorità più dure: sin dall’attacco di When Jekyll Becomes Hyde abbiamo infatti ritmiche di chitarra pesanti e affilate, che se lasciano spazio nelle strofe, spezzettate e particolari, d’attesa, si ripresentano in occasione degli obliqui ritornelli, dissonanti e decisamente sinistri. Degna di menzione anche la parte finale, in cui gli assoli sono inframezzati da un momento che riprende le strofe e da un’altra frazione ancor più robusta e che sfiora addirittura il thrash metal, sensazione acuita da Iron che qui davvero si diverte a imitare Mustaine; il tutto si ferma quindi quando giunge una coda pesante e cadenzata, un finale appropriato per questi ventitré minuti.

Con Lady Reaper abbiamo insomma un lavoro molto divertente e di buon livello, che saprà fare di sicuro la felicità di tutti gli amanti dell’hard ‘n’heavy classico, nonostante non sia proprio il massimo dell’originalità. E’ proprio per quest’ultimo motivo che per riuscire a raggiungere la grandezza la band capitolina ha ancora parecchia strada:c’è da dire però che almeno non sarà una in salita, visto quanto di buono si può già sentire in questo lavoro.

Voto: 74/100 (massimo per gli album sotto alla mezz’ora: 80)

Mattia

Tracklist:

  1. Spit Out from Hell – 03:55
  2. Dr. Chainsaw – 04:33
  3. Catch the Moon – 06:26
  4. Lady Reaper – 03:08
  5. Ace of Hearts – 03:21
  6. Tomahawk – 04:08
  7. When Jekyll Becomes Hyde – 03:46
Durata totale: 29:15
Lineup:
  • Simone Iron – voce
  • Stefano Jekyll – chitarra
  • Federico Red – chitarra
  • Gabriele Gimi – basso
  • Berardo Bear – batteria
Genere: heavy metal/hard rock
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Lady Reaper

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2 risposte

  1. Unknown ha detto:

    Ma che SPLENDIDA recensione! non capita spesso di leggere righe così azzeccate.si, azzeccate! perché il nostro Mattia L. ha capito al 100% l'album, i suoi significati, le sue intenzioni e i suoi pezziuna recensione perfetta! complimenti mister! sei un ascoltatore d'eccellenza (ce ne sono davvero pochi come te) è stato un onore essere recensiti da te! al prossimo lavoro-I Lady Reaper (Iron, Bear, Red,Jekyll e Gimi)

  2. Mattia Loroni ha detto:

    Grazie a te per le belle parole! Io sarò anche un'ascoltatore d'eccellenza, ma anche voi siete un gruppo fuori dal comune, la maggior parte degli altri se ne frega (o addirittura si lamenta) anche se la recensione ha un voto in proporzione più alto del vostro 🙂 . Per quanto riguarda il prossimo lavoro, conto allora che me lo mandiate; per il resto, grazie ancora per il commento.A presto!Mattia

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