Anamnesi – Erimanto (2015)

Negli ultimi quindici anni, il black metal ha vissuto  un’evoluzione grandiosa, con musicisti che partendo dal suono classico esploso in Norvegia negli anni novanta hanno sviluppato una musica molto più profonda e delicata, che in certi casi di black ha ormai molto poco. Non è accaduto però come altre volte nella storia, in cui un sottogenere dava origine a un altro per poi venire abbandonato in favore del nuovo: nel panorama black metal di oggi si trovano infatti tantissime sfumature comprese  tra l’incarnazione più classica, fredda e feroce, a quella più ricercata, passando anche per gruppi estremi come i primi ma che riescono allo stesso tempo a essere più profondi come i secondi. E’ quest’ultimo il caso del progetto Anamnesi, one-man band dell’omonimo musicista, al secolo Emanuele Prandoni (già sentito alla batteria di Nahabat e Xvarhnah, e in forza anche ad alcuni altri gruppi del panorama estremo italiano): nel suo terzo album Erimanto, uscito qualche mese fa, si evidenzia  infatti un black metal  piuttosto rapido e potente ma mai troppo estremo o impenetrabile, che anzi fa della melodia il proprio marchio di fabbrica; in particolare, è forte nella sua musica un influsso melodeath, presente più nelle atmosfere che nelle partiture strumentali, le quali in fondo non si distaccano troppo dal black tradizionale. Il tutto è inoltre corredato dalla voce dello stesso Anamnesi, che canta quasi tutto l’album in italiano: il suo è uno scream basso, graffiante ma sempre comprensibile, anche se i testi sono piuttosto oscuri e di difficile accesso, almeno a mio parere. Nonostante queste buone premesse, Erimanto soffre anche di qualche difetto: è infatti a tratti leggermente monotono, specie per quanto riguarda l’impostazione ritmica, anche se ciò, come gli altri piccoli difetti qui presenti, non è comunque troppo dannoso per una proposta che come vedremo è decisamente valida. Prima di cominciare con la disamina dei pezzi, qualche parola anche per i particolari di contorno di Erimanto, come il suono generale: è tutto sommato adatto, anche se a tratti sembra un po’ troppo leggero e poco tagliente per lo stile del progetto, che sarà pure melodico ma come base in fondo è decisamente  aggressivo. Bella è invece l’originale (almeno per il black) copertina che accompagna il lavoro, realizzata dall’artista Francesco Gemelli (già al servizio di Ævangelist, Ecnephias, Urna e Midnight Odyssey, tra gli altri) e ispirata dalla figura mitologica da cui il disco prende il nome (Erimanto era infatti figlio di Apollo e fu accecato per aver visto nuda la dea Afrodite).

Un arpeggio dolce e malinconico, che ricorda quasi i migliori In Flames, poi la opener Erimanto esplode prepotente, presentando subito il contrasto tipico dell’album omonimo tra un riffage black piuttosto melodico e un’impostazione ritmica ossessiva, in blast beat. La prima metà di canzone è tutta lanciata a velocità altissime, seppur le ritmiche si facciano ora più aggressive, ora più melodiche; l’unico momento in cui ciò lascia spazio sono dei brevi e lenti interludi, più d’atmosfera e dal vago retrogusto doom, piccoli  arricchimenti per un pezzo per il resto molto lineare e che tende a ripetersi, ma comunque evoca un buon pathos e si rivela anche per questo di fattura più che buona. L’attacco della successiva Eufonia del Plenilunio è terremotante, con fulminanti cambi di ritmo che rendono da subito l’atmosfera tesa e oscura, caratteristica che poi si manterrà sia nelle strofe più incalzanti e serrate, sia nei ritornelli, che seppur retti ancora dal blast sono in qualche modo più aperti e distesi, grazie anche a una melodia molto ricercata e ondeggiante che li valorizza. Tutto ciò vira anche a tratti su una norma più lenta e riflessiva, che aiuta a smorzare l’aggressività del resto della canzone, esaltandone invece il lato infelice, presente ovunque qui; ottimo anche il songwriting, che compensa le soluzioni ritmiche sempre martellanti con una buona varietà di armonie, facendo spiccare questo episodio tra i migliori dell’album. Un intro vorticoso ma contenuto dal punto di vista della velocità, in cui Anamnesi mostra le sue capacità di batterista, poi Le Vestigia di un Sogno fugge come al solito in blast beat, anche se stavolta non c’è aggressività e il riffage segue sempre una linea molto melodica, che ricorda a tratti il Gothenburg sound. Stavolta però è presente una struttura più variabile, che ai momenti estremi alterna parti più lente ma paradossalmente più feroci, con le loro sinistre armonizzazioni che ricordano più che altrove il black classico e il mastermind, particolarmente graffiante nel suo cantato. Ottima anche la coda sintetica gestita dall’ospite Xul (chitarra e voce dei black/deathster sardi Simulacro, che vedono lo stesso Anamnesi dietro le pelli), ottima chiusura di un pezzo nuovamente di qualità. Dopo tre pezzi dalla velocità media molto elevata, a permettere di tirare il fiato giunge Oltre la Volta Celeste, traccia lentissima sin dalle prime battute, ma senza essere lugubre né funerea. Abbiamo infatti un pezzo che nonostante le espanse ritmiche di chitarra distorta è molto delicato e ricercato, come dimostra anche il tappeto vocale di Climaxia (altra compagna del mastermind, stavolta nei blackster triestini Absentia Lunae), per un effetto generale di tranquilla disperazione. Le variazioni sono molte poche, il che probabilmente è il difetto del pezzo: seppur la durata contenuta (quattro minuti e mezzo) non acuisca il problema, abbiamo un brano buono ma un po’ troppo ripetitivo, il che ne danneggia in parte la resa.

Si torna a qualcosa di più animato con (Sub)Umano Declino, traccia che dopo un intro arcigno e pieno di suoni, tanto da risultare quasi caotico, torna a correre: abbiamo una canzone pesante e che pur non essendo feroce è comunque più tempestosa e circolare che in passato, almeno per quanto riguarda le strofe. I ritornelli sono infatti molto più melodici ed espressivi, ed evocano un’infelicità possente, densa, avvolgente, che li fa spiccare come il momento migliore della canzone, oltre a renderli pure inaspettatamente catchy. Anche il resto però non è da buttare, anzi: tutto, dai momenti più aggressivi ai brevi stacchi ambient, funziona molto bene, rendendo questa traccia la migliore in assoluto di Erimanto insieme a Eufonia del Plenilunio. Giunge quindi Ad Bestias: più che una canzone è un frammento di due minuti che corre veloce per quasi tutta la sua durata, se si eccettua la parte centrale, lenta e di volume più basso per porsi in sottofondo a un campionamento del film del 1951 Quo Vadis (quello in cui Nerone sentenzia la condanna a morte dei cristiani, per la precisione). Nel complesso è una breve scheggia che non aggiunge molto al disco, ma risulta in ogni caso piacevole. E’ quindi la volta de L’Asceta, la quale si avvia come un gran bel pezzo ambient, lento e vagamente dissonante, che si fa man mano più alienante, andando avanti a lungo (ben tre minuti) finché il metal non deflagra imperioso: ci si presenta così un brano black dal tempo medio ma potente. Siamo ancora all’introduzione, però, perché il pezzo vero e proprio presenta la batteria blast con sopra un riffage tipico di Anamnesi, un turbine di note che però non rinuncia alla melodia; la struttura inoltre tende a evolversi più che in passato, con la comparsa di momenti in skank beat più armoniosi e aperture maggiori, che a volte recuperano i temi dell’ultima parte del preludio, mentre in altri casi sono anche più placidi e lenti. Se è presente qualche frazione meno efficace, il complesso però fila piuttosto bene: abbiamo un pezzo che nonostante non sia tra i più validi di Erimanto, sa comunque il fatto suo. Siamo arrivati così al finale: a concludere il disco ci pensa La Visione prima del Volo (Versione 2014), brano che per certi versi sembra più una bonus track: abbiamo infatti un episodio che dopo un altro intro sintetico d’atmosfera (che poi si ripresenterà anche a chiudere il pezzo) esplode con sonorità più sporche che in precedenza,probabilmente frutto di una diversa sessione, anche se le caratteristiche sono le stesse E’ presente infatti il solito riffage melodico su blast beat che è il trademark di Anamnesi, inframmezzato da momenti più dilatati e soffici. Il suo punto di forza è però il mood, molto intenso e drammatico, sfiorando in certi momenti addirittura il gothic metal: è anche per questo che nonostante la già citata produzione, non proprio esaltante, abbiamo una traccia validissima, che quasi rivaleggia per qualità con le migliori del disco che conclude.

Giunti alla fine di questi quaranta minuti, si capisce che l’unico vero difetto di Erimanto sia la già citata omogeneità, con canzoni che se prese a sé stanti sono valide, ma che perdono un pochino nell’unione; a parte questo, però, abbiamo un buonissimo disco, ben composto e lavorato. Magari il black metal proposto da Anamnesi non sarà per tutti i palati, e se siete blackster refrattari a ogni melodia potrebbe non  piacervi: se tuttavia la vostra mentalità è più aperta, il mio consiglio è di dargli anche più di una possibilità!

Voto: 79/100


Mattia
Tracklist:
  1. Erimanto – 04:48
  2. Eufonia del Plenilunio – 05:13
  3. Le Vestigia di un Sogno – 05:10
  4. Oltre la Volta Cleeste – 04:32
  5. (Sub)Umano Declino – 04:59
  6. Ad Bestias! – 02:14
  7. L’Asceta – 07:53
  8. La Visione prima del Volo (Versione 2014) – 05:00
Durata totale: 39:49
Lineup:
  • Anamnesi – voce, tutti gli strumenti
  • Climaxia – voce (guest)
  • Xul – tastiere (guest)
Genere: black metal
Sottogenere: melodic black metal

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