Verde Lauro – Son Animali al Mondo (2015)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEVerde Lauro è un progetto corale fondato da Fabrizio Sassi per celebrare la sua passione per l’opera di Francesco Petrarca. Son Animali al Mondo (2015) è la sua opera prima.
GENEREUn power metal sinfonico molto solenne, con strutture tortuose che si rifanno al progressive per seguire i sonetti originali del Petrarca. 
PUNTI DI FORZAUna lodevole opera di divulgazione letteraria, una grande bravura nel dare a ogni sonetto la sua atmosfera, tanti buoni pezzi in una scaletta di qualità media elevata. 
PUNTI DEBOLIQualche brano meno bello, qualche sbavatura.
CANZONI MIGLIORIZephiro Torna (ascolta), Era il Giorno (ascolta), Passa la Nave (ascolta), I’Vidi in Terra (ascolta), Erano i Capei d’Oro (ascolta)
CONCLUSIONISon Animali al mondo è un disco bello e affascinante, sia a livello musicale che per la sua divulgazione culturale. Forse non sarà adatto a chi cerca power e progressive canonici, ma per chi ama della musica profonda e particolare è consigliatissimo!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
85
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Tra le tante cose che funzionano male in Italia, uno dei casi più eclatanti è quello della scuola pubblica: basta accendere una televisione per rendersi conto di quali siano le sue criticità. Per esperienza (anche personale) so però che i problemi non sono solo le strutture fatiscenti o il precariato: il difetto più grosso dell’istruzione del Bel Paese è a mio avviso quello di non riuscire a instillare negli studenti l’amore per la cultura, scientifica o umanistica che sia, insegnando solo concetti da imparare a memoria per poi venir dimenticati subito dopo. Un esempio? Pur essendo io diventato con gli anni un amante della letteratura, non ho mai approfondito l’opera di Francesco Petrarca: dalle superiori ricordavo infatti solo poesie noiose e dallo stile desueto, del vecchiume che ormai non aveva senso affrontare, se non come compito di scuola. In realtà il lavoro del poeta di Arezzo ha molto da offrire: la sua sensibilità fortissima, la sua abilità nell’evocare immagini vivide, ed anche la modernità delle sue emozioni, che pure rilette più di mezzo millennio dopo possono essere comunque condivisibili e metterci in contatto con la sua anima, sono tutte cose che riemergono dalla sua opera in versi più celebre, il Rerum Vulgarium Fragmenta (noto anche volgarmente come Il Canzoniere). Eppure, io non me ne sono accorto finché non sono venuto in contatto con i Verde Lauro, band che porta proprio i componimenti de Il Canzoniere in una dimensione metallica: preparare la recensione di un gruppo così particolare (lavoro tra l’altro molto lungo, che ha compreso lettura e analisi di tutti i sonetti da esso musicati) mi ha infatti aiutato ad aprire gli occhi su questa figura così importante per la letteratura italiana.

In ogni caso, i Verde Lauro sono nati col nome di Fragmenta nel 2005 per iniziativa del cantante ticinese Fabrizio Sassi, grande appassionato proprio del poeta aretino. Il monicker cambia poi in quello definitivo e nel 2011 esce il promo Son Animali al Mondo, contenente sei brani che poi verranno riproposti anche nel successivo full-lenght, anch’esso con lo stesso titolo e uscito proprio quest’anno. Il genere in esso contenuto è un power metal sinfonico e molto solenne, con in più strutture molto progressive, necessarie per adattarsi i sonetti in endecasillabi di Petrarca; questo stile in realtà non è troppo originale, ma visto l’intento molto particolare del gruppo, è in fondo una caratteristica che passa in secondo piano. La cosa che più risalta in Son Animali al Mondo è il grandissimo lavoro fatto da Sassi e soci per adattare al meglio il sound del gruppo ai sonetti del poeta trecentesco: ciò è evidente in special modo a livello di atmosfere, che mutano seguendo i testi, facendosi ora dolci, ora malinconiche, ora spensierate. Questa impostazione alla fine dei giochi paga molto: abbiamo un album a volte che tende a ripetersi e un po’ troppo lungo, ma che nonostante questi difetti, peraltro veniali, risulta comunque molto efficace e di qualità molto alta, sicuramente ben lontano dall’essere “solo una curiosità”. Prima di cominciare con la disamina, qualche parola anche i componenti della band oltre a Sassi: quest’ultimo ha infatti reclutato per il suo progetto un gran numero di musicisti famosi all’interno panorama italiano; è forse anche per questo che, musicalmente, quest’album funziona così bene, ponendosi tra l’altro lontano dal classico “compitino” da supergruppo.

Per una volta, ho preferito evitare la solita analisi “track by track”: vista la lunghezza e la complessità del lavoro la recensione sarebbe divenuta troppo lunga e prolissa (già citare ogni canzone e ogni musicista non la rende proprio immediata). Alcune tracce vanno però assolutamente approfondite: sono quelle che in assoluto ho trovato più valide. Impossibile, per esempio, non parlare nel dettaglio di Zephiro Torna: è una traccia la cui prima metà è molto classicamente power/prog, solenne ma con giusto un pizzico di malinconia, nascosta dietro a un velo di calma quasi solare, che accompagna le prime due strofe della poesia omonima, in cui Petrarca celebra la rinascita della natura a primavera. Nonostante questa gioia, però, il poeta è triste, perché la sua amata Laura è morta e nemmeno questa rinascita lo scuote dalla tristezza; ciò è sottolineato splendidamente dalla seconda parte della canzone, potentemente disperata e in cui il singer Alessandro del Vecchio (Edge of Forever, Silent Force) sforma una prestazione straziante, degna chiusura di un brano davvero splendido. Quasi al suo livello sono Era il Giorno e Passa La Nave: la prima, che segue proprio Zephiro Torna, è un pezzo triste ma in un senso diverso. Nell’omonimo sonetto, Petrarca narra infatti della folgorazione del momento in cui vide per la prima volta Laura, grande amore non corrisposto. Ciò viene ben supportato dai Verde Lauro, che attraverso anche l’avvicendamento alla voce tra Sassi, Del Vecchio e anche Roberto Tiranti (ex Labÿrinth e Vanexa) creano un mood che ricorda da lontano addirittura certo gothic, triste ma in qualche modo romantico, punto di forza assoluto della traccia. Passa La Nave si avvia invece come una ballad per poi esplodere in un classico power metal, che da una frazione seriosa e dritta, corrispondente alle prime due strofe della poesia originale, passa a un ritornello pieno di pathos e potentissimo, che si ripete due volte divise da una bella parte solistica ad opera di un altro ospite d’eccezione, Pier Gonella (Necrodeath, Vanexa, Mastercastle). Bello anche il finale, piuttosto tragico ma che ha un bell’effetto. Ciò accompagna al meglio la poesia originale, che mette in mostra la modernità di Petrarca: se scritta in un italiano attuale, sarebbe una descrizione allegorica perfetta degli odierni problemi di ansia e depressione che affliggono tante persone profonde e sensibili. Anche i Verde Lauro la riconoscono come una delle canzoni migliori, riproponendola insieme a Zephiro Torna anche come bonus track in versione orchestrale: il disco si chiude infatti con queste due canzoni con la sola voce di Sassi sopra alle tastiere sinfoniche di Mauro Desideri, due riletture tutto sommato piacevoli. Tra gli episodi più riusciti va annoverato anche Giovene Donna, il brano più complesso e particolare e di Son Animali al Mondo: si apre infatti con la narrazione di un’altra poesia di Petrarca (nella fattispecie “Quando ‘l pianeta che distingue l’ore”) per poi entrare nel vivo con l’omonimo componimento, che per una volta però non è un sonetto, bensì una sestina (peraltro stavolta non recitata in maniera lineare). Abbiamo una canzone inizialmente solenne, lenta e quasi epica, valorizzata dagli incroci tra i cantanti maschili principali coi vocalizzi in sottofondo di una misteriosa cantante ospite, nota semplicemente come ”Laura”. Un bell’intermezzo della batteria di Mattia Stancioiu (ex Labÿrinth e Vision Divine), poi la canzone si fa più rapida e power-oriented, oltre a essere più malinconica, attraversando in seguito anche diverso variazioni. Nel complesso, il fatto che sia il brano più complicato e anche il più lungo dell’album non è assolutamente un problema, anzi! Menzione speciale, poi, per Se Lamentare Augelli: introdotta da Laura, breve traccia strumentale denotata dall’ocarina di Marco Scorti, è un pezzo molto valorizzato dalle orchestrazioni di Desideri e dagli intensissimi duetti tra Sassi e Laura, autrice di una prestazione splendida, specie nel gran finale. Questa caratteristica, come le variazioni d’atmosfera, sono una conseguenza logica del sonetto ripreso dalla traccia, in cui un Petrarca nostalgico ma più ottimista del solito immagina di sentire la voce di Laura che gli dice di non essere triste per la sua morte.

Dall’altra parte, è presente anche qualche canzone che impressiona molto meno di quelle appena citate, sembrando più che altro sottotono: è citabile per esempio Voi ch’Ascoltate, prima traccia dell’album basata non a caso sulla prima poesia del Canzoniere. Abbiamo una opener corale e sinfonica che seppur abbia i suoi momenti, come il buon finale, cadenzato, risulta comunque un po’ moscio specie dal punto di vista delle ritmiche di chitarra di Francesco Marras (Screaming Shadows), e non apre troppo bene l’album, che già dalla successiva Son Animali al Mondo, pesante e vorticosa oltre che prog-oriented e a tratti di intensità quasi lirica, prende una via più convincente. Lasciano poco segno di sé anche Questa Fenice e La Vita Fugge: la prima è una canzone più grezza e cattiva della media di quest’album, ma che non incide né nelle melodie strumentali né nel cantato di Davide Dell’Orto (Drakkar), come invece le canzoni che ha intorno. La seconda non è ovviamente l’omonimo capolavoro dei Vision Divine (che peraltro si apre proprio con lo stesso componimento del poeta aretino), purtroppo: abbiamo infatti un lento soffuso per la prima parte e potente ma ancor per nulla rapida nella seconda metà, che però non incide molto in nessuna di queste due parti. Niente paura, però: tre canzoni poco riuscite su diciotto non è un dramma, specie se le canzoni “medie” sono comunque buone, come quelle qui presenti. Oltre alla suddetta title-track si possono citare Se Virgilio, più ripetitiva delle altre ma che con la sua tensione power e il suo ritornello orecchiabilissimo spicca nel disco, A Qualunque Animale Alberga in Terra, pezzo vario e a tratti dall’appeal heavy classico, molto ben impostato, oppure la conclusiva Pace Non Trovo, la quale sa un po’ di già sentito, con melodie che ricordano in particolare Zephiro Torna, ma a tratti si mostra più energica e conta su un’atmosfera crepuscolare e vagamente oscura che la valorizza, oltre a una certa tensione verso il progressive, che la rende molto varia nei suoi quattro minuti di durata. Un capitolo a parte è poi da aprire per quanto riguarda le numerose ballad, tutte di qualità, presente in quest’album: lo si capisce già dalla prima, Valle che de’ Lamenti Miei Se’ Piena, lento molto canonico ma valorizzato dalle prestazioni di Tiranti, Del Vecchio, Dell’Orto e anche Emanuele Rastelli (Crown of Autumn) alla voce che le danno un quid in più dal punto di vista del feeling, il quale ben si unisce al componimento da essa musicato. Il meglio arriva tuttavia poco dopo, quando I’ Vidi in Terra fa la sua comparsa: abbiamo un pezzo brevissimo (nemmeno un minuto e mezzo) ma splendido, in cui dolci tastiere accompagnano i vari scambi dei cantanti che interpretano una delle poesie più belle di Petrarca, romantica e quasi commovente esaltazione della bellezza. Essa è inoltre attaccata, senza soluzioni di continuità e utilizzando le stesse trame musicali, a Erano i Capei d’Oro, basata su un componimento molto più malinconico ma anche intenso e tenero, che conferma la sensibilità particolare dell’autore in tal senso. La traccia prosegue sulla stessa delicatezza finché, al centro, non esplode di potenza, ma senza mai abbandonare, nemmeno nei momenti più tirati e pesanti, l’atmosfera delicatezza ne tranquillità, che sono uno dei punti di forza di questo uno-due tra i migliori del disco. Dall’altra parte c’è invece Solo et Pensoso: è una ballata meno valida delle altre, con le orchestrazioni di Desideri inizialmente da sole (mentre in seguito entra una galoppante sezione ritmica) che incidono meno a livello di feeling, ma risulta comunque avvolgente e in fondo non da buttare. L’ultimo lento della serie (nonché penultima nella tracklist) è infine Quanto Più M’Avicino al Giorno Extremo, ballad dolcissima, retta tutto da tastiere sinfoniche e pianoforte, che riesce a evocare molto bene una sensazione di calma rassegnata ma quasi gioiosa, del resto già presente nella bella poesia da cui ha origine.

Son Animali al Mondo è un disco molto bello e affascinante, e non solo musicalmente: svolge infatti un lodevole lavoro di divulgazione culturale, chiudendo al contempo la bocca una volta di più a chi considera il metal come un genere grezzo e incolto. C’è anche da dire, tuttavia, che per caratteristiche quest’album non è per tutti: se quel che cercate è un album power/progressive metal canonico, esso potrebbe non fare per voi. Se tuttavia siete di mente aperta e vi piace la musica profonda anche dal punto di vista intellettuale, allora questo è proprio ciò che farà al caso vostro: i Verde Lauro e Francesco Petrarca vi aspettano!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Voi Ch’Ascoltate03:19
2Son Animali al Mondo02:01
3Valle che de’ Lamenti Miei Se’ Piena02:44
4Zephiro Torna03:57
5Era il Giorno03:20
6Questa Fenice02:56
7I’ Vidi in Terra01:25
8Erano i Capei d’Oro01:53
9Passa la Nave03:47
10Giovene Donna04:45
11Solo et Pensoso02:34
12Se Virgilio03:51
13La Vita Fugge02:29
14Laura01:03
15Se Lamentar Augelli03:24
16A Qualunque Animale Alberga in Terra03:01
17Quanto Più M’Avvicino al Giorno Extremo02:41
18Pace Non Trovo04:04
19Passa la Nave (orchestral version – bonus track)02:29
20Zephiro Torna (orchestral version – bonus track)02:32
Durata totale: 58:15
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Fabrizio Sassivoce
Alessandro Del Vecchiovoce
Davide Dell’Ortovoce
Emanuele Rastellivoce
Roberto Tirantivoce
Pier Gonellachitarra e basso
Francesco Marraschitarra e basso
Mauro Desideritastiere
Mattia Stancioiubatteria
OSPITI
Lauravoce
Marco Scortiocarina
Giuseppe “Flegias” Sciasciacori
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

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