Spirale – Spirale (2015)

Nonostante ci siano stati tanti casi del genere nella storia del rock e del metal, non è un’impresa facile per un gruppo esordire subito col botto, specie ai giorni d’oggi in cui la creatività è piuttosto stagnante in ogni ambito del mondo musicale. Eppure, ogni tanto ciò succede ancora, come per esempio è il caso degli Spirale, power trio marchigiano dall’età media molto bassa ma con le idee molto chiare: il loro primo album omonimo, uscito da qualche mese, è infatti un lavoro di grandissimo spessore, come vedremo tra poco. Parte del merito di questa bontà si deve alla spiccata personalità del gruppo: il loro stile è difatti uno sludge metal molto atmosferico ma che non sfocia mai in sperimentalismi post-metal, preferendo invece un approccio che alterna accelerazioni potenti e momenti più d’atmosfera, il tutto ammantato di un feeling depresso ed etereo, che a volte ricorda persino il grunge più psichedelico. E’ insomma un genere musicale piuttosto originale, che riporta alla mente Kongh, Serpentcult, Yob e i Melvins più sludge, ma solo da lontano, senza mai essere troppo vicino a nessuno di questi gruppi. Non c’è solo un sound personale, ma pure una scrittura di tutto rispetto: anche in questo campo il gruppo dimostra solidità e maturità, in misura maggiore rispetto a tante band più anziane. Prima di cominciare la disamina, qualche parola per la produzione di Spirale: il suono generale è molto equilibrato, grezzo e d’impatto ma allo stesso tempo pulito il giusto per poter incidere; si potrà lavorare giusto un pelo in futuro per quanto riguarda l’efficacia delle ritmiche di chitarra, ma per ora va più che bene così. 
I giochi si aprono con Ossa, traccia che va al dunque molto lentamente, partendo da un preludio di echi della chitarra di Loris Cericola e del basso di Giorgio Balestrieri che va man mano facendosi più pesante e denso, finché il possente riff sludge portante non fa la sua entrata in scena, cadenzato ma incalzante, accompagnato dalla voce urlata e lancinante dello stesso Cericola. I cinque minuti e mezzo della canzone mantengono a lungo questi toni, scambiando giusto ogni tanto momenti strumentali e parti cantate; fa eccezione giusto un passaggio che si presenta sia al centro che nel finale, che dopo un tratto più d’atmosfera e in cui si mette in mostra Stefano Rutolini dietro alle pelli, presenta un momento di pura potenza, che prelude alla ripresa della struttura principale. Alla fine dei giochi abbiamo un brano molto orientato verso l’anima più aggressiva degli Spirale, nonché di altissima qualità, insomma una buona cartina del tornasole delle qualità eccellenti di quest’album. Un altro intro di effetti, stavolta anche più etereo e psichedelico, cresce di intensità fino a diventare un dissonante pezzo a metà tra suggestioni sludge e grunge. Siamo ancora all’inizio, però, perché la Sbiadire vera e propria comincia in seguito a incolonnare momenti più doom-oriented  e potenti, lenti e del tutto strumentali, possenti aperture ancora meno rapide, in cui dominano la chitarra pulita e i vocalizzi delicati e puliti di Cericola, per un effetto di desolazione molto forte ed espansa, e ritornelli aggressivi ed estremamente cupi, in cui il frontman torna a graffiare. Per tre quarti la traccia segue questa norma, poi la musica svolta su qualcosa di più alienante: si comincia di nuovo dalla melodia, con lievi chitarre pulite che creano un mood ancora oscuro, preparando l’entrata in scena di una nuova frazione: questa, fangosa, possente e dotata anche un lento ma minaccioso assolo di chitarra, si rivela addirittura la parte migliore di un episodio che riprende quindi brevemente la norma principale, ma con più intensità, per poi concludersi nel migliore dei modi. 
Rumori d’Umore si apre in maniera elettrica ma funerea e quasi caotica, con Cericola che usa la chitarra in maniera pressoché drone; il tutto presto vira però su una norma più delicata ma egualmente lugubre, quando entrano in scena strofe rette da un arpeggio pulito e nervoso, accompagnato da una sezione ritmica che le conferisce un tempo lento e marziale. Esse si scambiano con chorus che seppur siano ancora asfissianti per lentezza sono comunque più potenti, oltre che arcigni e di velato ascendente punk, efficaci anche se forse risultano il momento meno incisivo della canzone. Ottima è anche la breve e penetrante sezione solistica posta verso la fine, per un pezzo che non impressiona quanto quelli che ha intorno ma comunque è di buona fattura. Giunge quindi Il Cosmo e la Morte, la quale si avvia estremamente espansa e psichedelica, con echi dissonanti e dal suono quasi metallico (non nel senso heavy del termine), prima che la canzone intraprenda la solita progressione verso la potenza tipica degli Spirale. Il tutto confluisce in un brano che su un tempo medio-basso presenta un riffage sinistro e serpeggiante, scambiando scoppi più potenti e passaggi dalle trame più armoniose, seppur altrettanto lugubri; queste ultime reggono anche le tante aperture più morbide in cui la chitarra di Cericola è pulita e contenuta come la sua voce. L’incedere è mastodontico e potente, ed è accompagnato da un mood fortemente apocalittico, da brividi per intensità; ciò domina anche quando, a tre quarti, la song si fa più movimentata e rapida, con una frazione di pura potenza doom/sludge che incide a meraviglia, sia nei momenti ritmici che in quelli solistici. Nel complesso abbiamo un gran bel pezzo, appena al di sotto dei migliori dell’album, i quali peraltro stanno proprio per arrivare. Stato Embrionale, che segue, per una volta va subito al punto, con l’attacco di una strofa gorgogliante e vorticosa, molto dissonante anche se in qualche modo melodica, a cui presto subentra un ritornello molto oscuro, alienante e denso, un dualismo molto particolare ma che funziona alla perfezione, anche grazie alla prestazione feroce di Cericola al microfono. Questa norma si ripete però giusto un paio di volte, prima di confluire in una lunga sezione centrale in cui di nuovo si registra l’assenza di chitarre distorte (se si eccettua il nostalgico assolo), sostituite da un arpeggio oscuro che sposta la traccia su un feeling più tranquillo e malinconico, anche se comunque una certa cupezza non venga mai meno. L’elettricità si riprende solo nella breve coda finale, che unisce entrambe le anime della canzone e chiude in bellezza la song in assoluto più valida di quest’album insieme alla successiva.
Siamo ormai giunti alle ultime battute, anche se alla fine manca ancora un po’: la closer-track, intitolata Dentro al Cerchio, è infatti anche l’episodio più lungo dell’album, sfiorando il quarto d’ora. Si comincia con l’intro di echi di chitarra e di basso a cui gli Spirale ormai ci hanno abituato, che cresce pian piano, anche se stavolta a un certo punto l’energia cala nuovamente, con lievi chitarre acustiche sotto alla voce eterea di Cericola, che si staglia quasi come nel vuoto. Questa lunga introduzione (siamo nell’ordine dei quattro minuti) crea già il giusto presupposto di desolazione e depressione che poi sarà ben presente nel feeling che avvolgerà totalmente la canzone, anche quando finalmente l’elettricità torna a farla da padrone e si configura un brano lento ma inesorabile, dotato di ritmiche di chitarra puramente doom che però graffiano anche alla maniera sludge. Il pezzo procede per vari minuti in maniera molto ossessiva, ma senza annoiare, anzi: questa ripetitività rende il suddetto mood denso e avvolgente ai massimi termini, il che è il punto di forza dell’intera traccia. A questa impostazione fa eccezione solo il lunghissimo tratto centrale, molto morbido e alienato, in cui in parte si recuperano i temi dell’intro in maniera più espansa e psichedelica, con tanti echi diversi, alcuni dei quali grunge, altri addirittura blues (come per esempio lo splendido solo che conclude questa parte); il tutto aiuta a trasportare l’ascoltatore ancor più dentro al viaggio misterioso e oscuramente incantante che tutta la traccia evoca. Se tutto ciò è molto positivo, la parte migliore del brano è però la conclusione: dopo un breve passaggio in cui la norma pesante si riprende, la canzone si evolve  e la magia degli undici minuti appena trascorsi si spezza: l’energia infatti sale, prima lentamente e poi con sempre più cattiveria, fino a che non ci si ritrova in un pezzo punk rapidissimo e selvaggio, che travolge tutto e tutti con la potenza di una bomba atomica e non fa prigionieri, mettendo una parola fine davvero distruttiva (e clamorosa!) su quest’album.

Che altro dire su Spirale? E’ una cannonata di esordio, aggressivo ma anche con una sua certa profondità, potente ma anche etereo e d’atmosfera, con tanti momenti memorabili e senza quasi difetti o ingenuità. Seppur il panorama doom e psych marchigiano è molto vivo e affollato, gli Spirale già al primo disco si evidenziano tra gli act migliori, e se continueranno su questi livelli potrebbero diventare una realtà affermata anche a livello nazionale o addirittura di più. Per questo ci vorrà anche molta fortuna, oltre al talento che il trio già possiede, ma vista la bontà di quest’album, non posso che augurar loro un futuro glorioso!
Voto: 91/100
Mattia

Tracklist:
  1. Ossa – 05:30
  2. Sbiadire – 07:16
  3. Rumori D’Umore – 06:38
  4. Il Cosmo e la Morte – 07:39
  5. Stato Embrionale – 06:37
  6. Dentro al Cerchio – 14:35
Durata totale: 48:15
Lineup:
  • Loris Cericola – voce e chitarra
  • Giorgio Balestrieri – basso
  • Stefano Rutolini – batteria
Genere: doom metal
Sottogenere: atmospheric/sludge metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Spirale

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4 risposte

  1. E. F. ha detto:

    ottima recensione per un disco bomba, thumbs up.

  2. Unknown ha detto:

    Avete speso davvero delle bellissime parole per questo disco,Weird Tapes Rekords ringrazia!

  3. Mattia Loroni ha detto:

    Parole assolutamente meritate, mica diamo giudizi a caso 😀 ! Grazie mille anche a voi ^_^ !

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