Cold Raven – Equilibrium and Chaos (2015)

In questi tempi dominati dai social network, in cui velocità e brevità sono diventate imprescindibili, anche valutazioni si sono fatti più semplici: leggendo Facebook e Twitter, infatti, si può vedere che spesso i giudizi su libri, film e album si limitano al dualismo è bello/è brutto. Ciò è a mio avviso avvilente, un appiattimento bello e buono: se infatti esistono opere veramente belle e opere veramente brutte, tra questi due estremi ci sono tantissime sfumature. Esistono per esempio quegli album che complessivamente è piacevole ascoltare ma nulla più, che non hanno altro da offrire:  è per esempio il caso di Equilibrium and Chaos, esordio dei milanesi Cold Raven. Nato nel 2013, il gruppo brucia rapidamente le tappe, giungendo in appena due anni a pubblicare subito il suo primo full-lenght, che mette in mostra un genere formato da una base black metal non troppo estrema rinforzata da un fortissimo influsso doom, specie nel comparto ritmico; nell’affrontare questa unione i meneghini non inventano nulla, gli stilemi dei due generi e in particolare del black sono quelli più classici che ci possano essere, ma c’è anche da dire che questo connubio non è troppo sfruttato e la band non appare mai essere “la copia di”. Purtroppo però Equilibrium and Chaos ha anche parecchi difetti: il principale è che l’ensemble lombardo non riesce quasi mai a creare l’atmosfera giusta, né quella apocalittica del doom né quella fredda e malvagia del black, facendo apparire la sua musica “né carne né pesce”. Anche a livello di songwriting la band sembra essere ancora piuttosto ingenua: se a livello di riff si possono sentire buone cose, le strutture delle canzoni sono però lasciate un po’ a sé stesse, mescolando tanti passaggi diversi senza quasi cognizione di causa. Alla fine dei giochi, abbiamo un lavoro che unisce buoni particolari (oltre a quelli già citati aggiungerei anche il suono generale, grezzo ma nitido al punto giusto) ad altri meno riusciti, in un connubio quasi mai fastidioso, ma che nemmeno riesce a impressionare troppo.

Come indica il nome stesso, Intro è un preludio veramente canonico, un minuto e mezzo di corvi gracchianti e di suoni di temporale su cui si staglia giusto un arpeggio pulito di chitarra lento e tranquillo. Una breve pausa, poi la prima vera canzone, No Mercy, parte con un bel riffage, vorticoso e con melodie molto doom che si uniscono bene con lo scream di UrielRaka e le dissonanze black che fanno la loro comparsa qua e là. Se questo esordio è positivo, la canzone comincia però presto a evolversi in maniera più movimentata, con alcuni passaggi veramente validi, battaglieri e veloci ma allo stesso tempo melodici e anche con un certo pathos, ma pure tratti che un po’ si perdono, rallentando  e spezzettando un po’ troppo la canzone. Per fortuna, almeno stavolta queste frazioni non prendono mai il sopravvento, e anche la maggior parte dei cadenzati breakdown che punteggiano il pezzo qua e là hanno una loro certa efficacia: abbiamo perciò una canzone decente, anche se un po’ ondivaga in fatto di qualità, come del resto l’album che apre. La successiva In Worship With My Inner Darkness si rivela più semplice strutturalmente della precedente, anche se il ritmo varia abbastanza spesso, da momenti più lenti ad altri che sfiorano addirittura il blast beat. Le strofe sono la parte più variabile, mutando spesso da frazioni d’impatto puramente doom ad altri densi e black-oriented; al contrario, i bridge, sinistri e obliqui, e i lugubri ed espansi ritornelli sono invece piuttosto elementari, e si ripetono quasi sempre uguali a se stessi. Piuttosto lineare è anche la lunga parte posta sulla tre-quarti, dal riffage ossessivo che presenta anche ottime melodie chitarristiche di Haures e Vuall, sia per quanto riguarda le ritmiche che per i bei assoli che si intrecciano. Il punto di forza maggiore dell’intera traccia è però il mood di desolazione che i Cold Raven riescono a creare, che per una volta incide davvero e rende questo pezzo, se non trascendentale, almeno molto buono, sicuramente quello che spicca di più in quest’album. E’ ora la volta di Equilibrium and Chaos, traccia sulla falsariga delle precedenti e dotata di un bel riff di chitarra, che incide sia nei momenti più aperti e diretti, in cui si intreccia con lead altrettanto di qualità, sia in quelli più cadenzati e solenni, che si alternano varie volte. Il problema è però che la struttura comincia presto a evolversi, senza peraltro seguire una linea fissa: momenti che riprendono la falsariga principale si alternano con altri più feroci, macinanti e canonicamente black, che se presi singolarmente sono validi, ma che stonano un po’ all’interno di un brano in media melodico come questo. Non aiuta la presenza di qualche passaggio più lento e statico, e il risultato è un pezzo con dei momenti anche ottimi, ma che nel complesso non va oltre un livello discreto.

Un preludio lento e catacombale, animato giusto a tratti dalla batteria, poi Trapped in a Cult si fa più movimentata, con ritmiche al limite tra black, doom e vagamente anche melodeath, che sa incidere bene; purtroppo la band abbandona presto questa norma per una più pestata, black metal melodico che in verità risulta insipido. Momenti dalle armonie sinistre ed efficaci, che riprendono e sviluppano quanto sentito all’inizio e a tratti si ammantano di un feeling cupo e disperato, e passaggi più black e malvagi che non hanno lo stesso effetto, si alternano varie volte nei sette minuti della canzone, lasciando giusto spazio ogni tanto a qualche momento più sinistro o che incorpora addirittura vaghi influssi thrash, ma per il resto, seppur con diverse variazioni, i temi sono sempre gli stessi e il tutto pecca abbastanza di ripetitività. Il risultato è una canzone riuscita a metà, senza infamia e senza lode, il che peraltro la rende il perfetto manifesto di Equilibrium and Chaos. Con la seguente Eons of False Prophets abbiamo una traccia che vive ancora dell’alternanza tra momenti doom e black sperimentata in precedenza, che già sa un po’ di già sentito e non ha molti passaggi che emergono: le uniche frazioni che infatti restano in mente abbastanza sono quelle più scomposte e cadenzate che si aprono di tanto in tanto, accompagnate da UrielRaka che per l’occasione sfodera uno scream/growl basso e cavernoso. Anche qualche armonizzazione di chitarra e qualche momento più labirintico riesce, a fatica, a uscire dal mare magno di questa canzone, ma per il resto essa è davvero di bassa qualità e la struttura, piuttosto aleatoria, non aiuta: abbiamo facilmente il punto più basso di Equilibrium and Chaos. Quest’ultimo però nel finale riesce finalmente a ritirarsi su: la conclusiva The World Is Doomed è una traccia dalle strofe lente e con molte armonizzazioni arcigne che si uniscono a momenti leggermente più rapidi ma egualmente oscuri, con le melodie che inizialmente non sono più calde ma più classicamente black, sensazione coadiuvata dalle fughe in blast che compaiono di tanto in tanto.  C’è spazio tuttavia anche per tratti meno freddi e con più pathos, come quelli che si aprono di tanto in tanto, più doom-oriented, che stavolta non stonano però col resto ma sono ben inseriti nel tessuto del pezzo. Certo, è presente anche qualche momento più variegato e statico che spezzetta la canzone, ma stavolta è in assoluta minoranza; degno di nota è anche l’oscuro e malinconico stacco che si apre a tre quarti, molto soffuso e che prelude alla lunga coda finale, potentemente infelice, degna conclusione del pezzo migliore dell’album che chiude dopo In Worship With My Inner Darkness.

A questo punto c’è rimasto poco da aggiungere: Equilibrium and Chaos non è un album fastidioso o pessimo ma nemmeno qualcosa di imprescindibile, giusto un ascolto piacevole a tempo perso. Forse i Cold Raven avrebbero beneficiato di una gavetta più lunga, o forse avrebbero semplicemente bisogno di focalizzare meglio le idee: visto che non tutto in quest’album è da buttare, in futuro potrebbero fare anche molto meglio di quest’album. Non mi resta che rimanere in attesa, per vedere se così sarà!

Voto: 61/100

Mattia

Tracklist:

  1. Intro  – 01:36
  2. No Mercy – 06:53
  3. In Worship With My Inner Darkness – 06:03
  4. Equilibrium and Chaos – 05:13
  5. Trapped in a Cult – 07:01
  6. Eons of False Prophets – 05:58
  7. The World Is Doomed – 06:28
Durata totale: 39:12
Lineup:
  • UrielRaka – voce
  • Haures – chitarra
  • Vuall – chitarra
Genere: black/doom metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Cold Raven

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