Domande e Risposte – Xvarhnah

Al giorno d’oggi, è molto difficile in ambito metal essere originali, ma c’è chi ancora ci riesce, come per esempio dimostrano bene gli Xvarhnah. Il loro EP Crown, uscito qualche mese fa, contiene infatti un gothic/black metal espanso e molto particolare, che assomiglia solo alla lontana ad altri gruppi classificati negli stessi generi. Dopo la recensione, è stato naturale per me sottoporre le classiche dieci domande di questa rubrica al gruppo: mi ha risposto la cantante Æterna, già protagonista l’anno scorso dell’intervista dei Nahabat e a cui lascio ora la parola per parlarci di questo suo nuovo progetto.

Come prima cosa, raccontateci la storia del vostro gruppo…
Æterna: Si tratta di una storia molto semplice. Io e Veirg ci siamo incontrati, ed abbiamo scoperto di condividere un comune coinvolgimento nella musica, la medesima determinazione nello scrivere brani propri, e la stessa voglia di creare. Spinti dalla curiosità di capire come avrebbe potuto suonare un’ipotetica collaborazione comune, abbiamo iniziato a lavorare insieme su dei brani; tutti e due ci siamo dedicati a scrivere riff, linee di basso, parti di tastiera, passandoci le nostre composizioni, completando l’uno le parti dell’altra e cercando di dare al tutto una forma-canzone. In seguito, col materiale alla mano, ho contattato Anamnesi, batterista con cui collaboro da tempo e di cui mi fido ciecamente, e gli ho proposto di contribuire, ricevendo, con mia grande felicità, una risposta positiva. 

Cosa vuol dire il monicker Xvarhnah?
Æterna: è un termine avestico mutuato dallo Zoroastrismo, lo si può tradurre sommariamente con “splendore divino”, “gloria” in un senso mistico/metafisico, ed era frequentemente usato come attributo regale. 

Il vostro EP Crown è stato pubblicato da pochi mesi, ma potrete già farne un bilancio. Quali sono stati i suoi riscontri, tra il pubblico ma anche da parte della critica di settore?
Æterna: In un contesto ormai saturo in cui è sempre più difficile farsi notare, direi che tutto sommato i riscontri sono stati positivi. Diciamo che in generale, ascoltatori e recensori hanno chi più chi meno trovato dei lati positivi e degni di nota in ciò che hanno ascoltato. 

Ciò che più spicca dell’EP, come ho scritto in sede di recensione, sono la sua originalità e la sua spontaneità: di gruppi che uniscono gothic e black ce ne sono molti, ma nessuno ha le vostre strutture e le vostre particolari suggestioni, che lo rendono unico e anche difficile da catalogare. Da dove ha origine questo sound così personale?
Æterna: Ti ringrazio, personalmente, al di là di tutto, il riconoscere al sound una sua specificità è un complimento che mi onora molto. Senza dubbio il fatto che la musica di Xvarhnah sia il risultato dell’unione di due persone con background musicali completamente (o quasi) diversi, contribuisce largamente a ciò che hai menzionato. Per quanto riguarda la mia parte, i miei ascolti sono estremamente eclettici, quindi, nel momento in cui mi trovo a comporre, non lo faccio per emulare il sound di una band o ricreare le caratteristiche di un genere in particolare, è tutto incentrato sulla traduzione in note di un sentimento, di una sensazione, ed è quello il filo rosso che tiene tutto assieme. Mi interessa che le note veicolino ciò che sento, l’arrangiamento è qualcosa di secondario ed è subordinato e modellato sulla “vibrazione” emotiva della melodia. Quindi, il risultato formale non è il risultato di una pianificazione. Credo sia per questo che, alla fine, è abbastanza sui generis. Anche se, beninteso, l’accostamento al filone gothic si è ripetuto un po’ in tutte le recensioni, ma si tratta di un parallelismo abbastanza arbitrario, in quanto “suonare gothic” non è mai stato il nostro proposito; non posso nemmeno dire di essere una grande fan del genere. 

Dalla vostra biografia, leggo che i vostri testi si focalizzano molto sull’elevazione spirituale. Volete chiarirci meglio di cosa parlano i testi di Crown?

Æterna: I testi sono interamente opera mia. L’elevazione spirituale è un tema centrale, ma su Crown è un tema affrontato da una prospettiva soggettiva, meno astratta e dottrinale di quanto si potrebbe pensare. Ad accompagnare l’anelito verso una nobiltà dell’anima ci sono anche tormento, dubbio, disperazione, consapevolezza della propria fallacità come essere umano alle prese con l’esperienza terrena. La title track parla della difficoltà di realizzare il proprio dharma terreno, Oriflamme è una sorta di invocazione all’Età dell’Oro futura, mentre Endtime tratta di morte interiore e purificazione.

Classica domanda da intervista: quali sono le maggiori influenze che riversate nel progetto Xvarhnah?
Æterna: Musicalmente, qualsiasi tipo di band, progetto, disco o canzone che sia nelle mie corde e che esprima i sentimenti ed i messaggi che aspiro a riprodurre in musica. Concettualmente, qualsiasi cosa presenti un contenuto dalla forte valenza spirituale, nonché il mio personale microcosmo/mondo interiore, i miei sogni, le mie percezioni, intuizioni, i miei ideali, le cose/persone che amo, e via dicendo. Mi forniscono molti spunti gli argomenti che incontro nel mio campo di studi (l’antropologia), l’osservare il moto dei pianeti (mi occupo di Astrologia a livello semi-professionale), assorbo input per me importanti dal lavoro di alcuni artisti visuali, dalla Natura, dagli animali, insomma, tutto può diventare “influenza” se si è aperti e ricettivi. 

Altra domanda che pongo sempre: ci sono gruppi molto lontani dal vostro stile ma che apprezzate, o addirittura che riescono a influenzarvi in qualche modo?
Æterna: Potrei scriverci un libro! Ultimamente, praticamente nulla (o quasi) di ciò che ascolto è riconducibile al (Black) Metal, a parte forse Klage, Simulacro, il progetto omonimo di Anamnesi, i sempre adorati Blut Aus Nord, Celestia, Istapp, Woods of Desolation e pochi altri (incluse le colonne portanti del genere). Amo follemente i Boards of Canada ed il loro splendido, sognante The Campfire Headphase, il lavoro di Michael Plaster sui dischi del suo semisconosciuto ma sublime progetto ambient/sadcore Soul Whirling Somewhere, i Lycia, il prog anni ’70, gli immensi Dead Can Dance, i vecchi dischi degli Smashing Pumpkins, i Kings of Convenience, lo shoegaze, Ludovico Einaudi, i primi lavori dei Porcupine Tree, i Cocteau Twins, SATIE, Monteverdi, Liszt, Debussy, Battiato, Sorrenti prima di diventare eroinomane ed impazzire completamente, Mark Lanegan sia da solista che con gli Screaming Trees, Alice in Chains, Turn on the Bright Lights degli Interpol, Neil Young, Morrissey & Smiths, Hammock, Cure, Strokes, Duran Duran, e poi ci sarebbero i Litfiba, senza i quali non sarei qui. Bada bene che questi sono solo i più importanti (anche se sicuramente ne ho dimenticato qualcuno), se includessi anche gli artisti che mi “limito” ad apprezzare/ascoltare volentieri questa risposta sarebbe lunga il quintuplo… 
Per quanto riguarda Veirg, invece, so che la sua influenza principale rimane il DSBM, dato che è ciò a cui si dedica anche con i suoi progetti. 

La scena black metal italiana sembra molto attiva nell’ultimo periodo: ci sono decine di band in movimento e tantissime uscite ogni anno. Non tutti questi album sono però rilevanti, alcuni anzi sono prodotti piuttosto scadenti, a mio avviso: cosa ne pensate voi, che di questo movimento fate parte sia con gli Xvarhnah che coi vostri altri progetti personali?
Æterna: Ho davvero pochi rapporti con i membri della scena nostrana, personalmente non mi considero parte di essa (in generale non sono un individuo portato ad affiliarsi a qualsivoglia cerchia, gruppo, collettivo o massa, né come musicista, né nella vita reale). Per me, i Movimento d’Avanguardia Ermetico sono il Black italiano. Il disco di prossima uscita dei Simulacro è tra le cose più interessanti che io abbia sentito negli ultimi anni, ed apprezzo molto l’ultima fatica di Veirg (non ancora uscita) con il suo progetto Suicide Emotions. Per il resto, non mi interessa fare comunella e sento di aver poco a che spartire con il blackster italiano medio. Soprattutto per quel fastidioso atteggiamento pseudo-elitista, pseudo-superomistico, pseudo-misantropico, pseudo-tutto che sembra esserne il marchio di fabbrica. 

Nella vostra biografia, indicate chiaramente che le sonorità di Crown non sono quelle più indicative per definire al meglio il vostro sound. Cosa ci dobbiamo aspettare da voi in futuro, perciò?
Æterna: La verità è che non lo sappiamo neanche noi. Il futuro è molto incerto. Non ricordo di specifico a quale frase tu ti riferisca, ma credo stesse a significare il proposito di non rimanere vincolati ad un sound specifico; potrà sembrare un cliché e forse lo è, ma quello che personalmente mi interessa è continuare a comporre musica partendo dalla sostanza e lasciando che la forma si costruisca da sé. Questo vuol dire rinunciare al controllo o ai preconcetti formali sul risultato finale del prodotto. 

L’ultima domanda è sempre a piacere: a voi concludere come meglio credete quest’intervista.
Æterna: Ti ringrazio dello spazio concessoci! Cercate di contribuire il meno possibile alla devastazione del pianeta, è l’unica cosa davvero importante di questi tempi. 

Intervista a cura di Mattia

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