Fangs of the Molossus – Fangs of the Molossus (2013)

Per chi ha fretta:
I fiorentini Fangs of the Molossus sono un gruppo molto valido, come dimostra il loro esordio omonimo (2013). Lo è a partire dal genere, uno stoner doom metal psichedelico e acido, che ricorda un po’ Doomraiser, Ufomammut ed Electric Wizard. Non è un genere originalissimo, ma i toscani hanno una loro personalità e sono abili nel songwriting, il che rende l’album un bad trip avvolgente con pochi difetti. Sono di più i pregi: lo dimostrano grandi canzoni come Cult of the Witch Goddess e Dead King Rise, picchi di una scaletta senza alcun pezzo meno che bello. E così, pur essendo un po’ scarno, Fangs of the Molossus è un buonissimo album, adatto ai fan dello stoner e delle sonorità più psichedeliche del doom!

La recensione completa:
Strano paese, l’Italia: seppur il doom sia probabilmente la branca del metal meno seguita in assoluto, il Bel Paese dagli anni ottanta fino a oggi ha saputo dar vita a tantissime band di questo genere, in molti casi anche di valore così alto da non dover invidiare nulla alle loro controparti internazionali. Uno dei tanti esempi è quello dei Fangs of the Molossus, di cui ci occupiamo oggi: il gruppo nasce a Firenze nel 2011, e giusto due anni dopo arriva già a pubblicare l’omonimo esordio sulla lunga distanza, ristampato poi quest’anno in vinile dalla neonata etichetta Italian Doom Metal Records (è quest’ultima la versione su cui si basa questa recensione). Il genere mostrato dai toscani in quest’album, forse non troppo originale ma che possiede buonissima personalità, è uno stoner doom metal reso anche più psichedelico dell’incarnazione più classica del genere, espanso e con tanti particolari musicali che vanno nel senso del mood e una forte tendenza verso l’oscurità, un sound generale che a me ricorda soprattutto i Doomraiser in una versione ancor più acida, oltre che Ufomammut ed Electric Wizard. Il risultato di tutto ciò è che Fangs of the Molossus si rivela un bad trip cupo e malato lungo all’incirca quaranta minuti, che come vedremo tra un attimo risulta molto avvolgente e seppur con qualche piccolo difettuccio riesce ad avvolgere a meraviglia l’ascoltatore.

Il lato A del vinile si apre con Caligula, che dopo un lungo intro, potente ma anche estremamente espanso e quasi sereno, confluisce presto in una canzone invece più cupa e dai toni quasi epici, dati dal ritmo lento e solenne del drummer Iako e dalle trame delle chitarre al di sopra, molto ossessive: ottimo indice di ciò è che il testo interpretato in maniera quasi teatrale dalla voce distorta di Acid King Khanjia si limita alla sola parola del titolo! La struttura è inoltre molto semplice, e alterna le trame del preludio e quelle della parte successiva con momenti cupi ma anche più eterei, soffusi e in cui a tratti spuntano anche delicate chitarre pulite, unici frangenti in cui fa la sua comparsa la voce. La band vi inserisce però alcune ottime variazioni, come il bell’assolo di Amp Zilla posto a tre quarti, e pure l’atmosfera solenne e psicotropa ai massimi termini aiuta a rendere questa opener più che adatta allo scopo. Dopo una breve introduzione, parte quindi Cult of the Witch Goddess, brano più movimentato che si segnala sin da subito per il suo riffage stoner, pesante come un macigno, che si ripresenta a tratti per essere ammainato in brevi frazioni rette dal basso di Daemon Nox sotto alla voce ancora piena di effetti di Khanjia, per un effetto oscuro e misterioso, il tutto riempito di effetti che ne aumentano ancor di più il feeling espanso. La prima parte vive tutta di quest’alternanza, ma a metà precisa il pezzo si fa più rapido e animato, oltre che più intenso nell’atmosfera: la quantità spropositata di effetti e il lungo campionamento della versione anglosassone del film “La Maschera del Demonio” di Mario Bava su una base ossessiva creano infatti un aura estremamente nera, densa, che sublima nel finale, da brividi per potenza e per sensazioni oscure, il momento migliore di un pezzo splendido, sicuramente il migliore di Fangs of the Molossus. Finito il primo lato del vinile, il secondo si apre con I Drink Your Blood: sin dall’attacco si presenta meno lugubre e più classicamente stoner doom, con lunghe strofe piuttosto distese e disimpegnate. Nonostante ciò, la componente inquietante che è parte del suono dei fiorentini non viene meno, ma è presente in sottofondo e torna fuori più esplicita nei ritornelli, in cui la voce di Khanjia è accoppiata allo scream black metal dell’ospite Ain Soph Aour dei  blackster concittadini Necromass. Per il resto, il pezzo è impostato su un’espansa ma classica forma canzone, con tanto di parte centrale, anch’essa molto distesa: questa però non ha il tipico assolo, sostituito da potenti incastri ritmici, mentre la chitarra in lead rimane spesso in secondo piano. Tutti questi elementi fanno si che il brano sia il più semplice dell’album, il che forse è anche il motivo per cui di esso risulta anche il meno bello, ma niente paura: abbiamo comunque un pezzo di buona qualità!

Più che una canzone, O Fera Flagella è un lungo interludio che comincia con un minuto di effetti dai quali poi emerge una chitarra acustica, che sotto a una base ancora piuttosto caotica, ma molto soffusa in sottofondo, continua a lungo, vedendo anche l’entrata in scena delle tastiere e del basso di Daemon Nox, usato qui come uno strumento solista più che ritmo, per un effetto delicato ed etereo, tranquillo e senza cupezza.  Tutto ciò dura all’incirca cinque minuti, prima che il brano confluisca di nuovo in un ambient dissonante e pieno di rumori, su cui arriva ad adagiarsi un campionamento piuttosto macabro tratto dal documentario “Mondo Cane” del 1962, per un effetto ancora una volta strano e misterioso: nel complesso abbiamo un interludio bizzarro, ma che sicuramente non da fastidio, anzi. Si torna quindi a qualcosa di più potente e in linea con lo stile dei Fangs of the Molossus con Dead King Rise, lungo episodio finale che entra subito nel vivo con una parte dominata dal basso distorto di Daemon Nox e in seguito dal muro realizzato dai tre chitarristi del gruppo (Acid King Khanjia, Amp Zilla e Count J. Vendetta) che si adagia su un ritmo catacombale, asfissiante per lentezza, e presenta a tratti anche i graffianti vocalizzi di Khanjia, come sempre pesantemente effettati. Tale norma domina buona parte della canzone, ma si interrompe ogni tanto, quando fanno la loro entrata in scena brevi frazioni più veloci e aggressive, le quali però  non spezzano l’atmosfera impenetrabile e fortemente darkeggiante, quasi sofferente, di cui tutta la canzone si ammanta; dopo diversi scambi, quest’ultima falsariga prende inoltre il sopravvento, e la canzone comincia a progredire. La musica si fa così più psichedelica grazie ai lead di chitarra (a cui contribuisce anche JC Chaos, chitarrista sempre dei Necromass), ma in qualche modo è anche travolgente, potente, una lunga sezione veramente riuscita alla perfezione, da estasi musicale, che procede a lungo, con giusto qualche variazione non troppo importante, ma senza annoiare nemmeno un secondo. E’ proprio questa norma alla fine a spegnersi, ponendo fine alla canzone come meglio non si poteva: c’è giusto spazio per una breve coda di inquietanti effetti, e poi questi quaranta minuti di psichedelia oscuri sono ufficialmente conclusi.

Fangs of the Molossus è un album forse un po’ troppo scarno (sono solo quattro i pezzi effettivi, alla fine) ma a parte questo suo unico difetto è un buonissimo lavoro, con un paio di picchi addirittura memorabili. E’ ovvio quindi che se siete appassionati di stoner doom o anche solo di sonorità psichedeliche ma al tempo stesso pesanti, il nome dei Fangs of the Molossus ve lo dovreste segnare da qualche parte: oppure, ancor meglio, correte a recuperare l’album!

Voto: 83/100


Mattia

Tracklist:
  1. Caligula – 07:54
  2. Cult of the Witch Goddess – 08:03
  3. I Drink Your Blood – 07:14
  4. O Fera Flagella – 06:36
  5. Dead King Rise – 10:09
Durata totale: 39:56
Lineup:
  • Acid King Khanjia – voce e chitarra
  • Amp Zilla – chitarra
  • Count J. Vendetta – chitarra
  • Daemon Nox – basso
  • Iako – batteria
Genere: doom metal
Sottogenere: psychedelic/stoner doom metal

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