Outre – Ghost Chants (2015)

La Polonia è una terra di gran tradizione per quanto riguarda il metal estremo: gruppi come Behemoth, Vader, Hate e Decapitated sono infatti abbastanza famosi tra gli appassionati, e certo non hanno molto da invidiare a quelli delle scene estreme americana o scandinava, superiori solo per quantità. E’ proprio dal paese slavo che provengono anche i musicisti di cui oggi parliamo, gli Outre:  nati a Cracovia nel 2012, si danno subito da fare, pubblicando l’anno successivo l’EP Tranquillity e uno split album con i connazionali Thaw. Risale invece allo scorso aprile l’esordio del gruppo sulla lunga distanza, intitolato Ghost Chants e  uscito grazie alle etichette di settore polacche Gods ov War Productions e Third Eye Temple: il genere suonato dal gruppo in esso è un black metal molto dissonante ed estremo, che non guarda troppo al passato ma si concentra su sonorità moderne, sulla scia della tarda carriera di gruppi quali Mayhem, Gorgoroth e Satyricon. Questo stile è inoltre arricchito da influenze eterogenee, a volte di estrazione death (specie nel cantato di Stawrogin, che a tratti emula la teatrale versatilità di Attila Csihar ma passa anche per un growl bassissimo e roboante), a tratti più doom, fino ad arrivare all’industrial e all’alternative, tutti influssi mai decisivi o troppo estesi ma che comunque riescono a rendere il tutto più fascinoso. Dall’altro lato, Ghost Chants non è immune da alcuni difetti, di cui ne citerei tre in particolare: è un pochino inconsistente, un po’ ripetitivo e ha qualche passaggio troppo bizzarro per i miei gusti. E’ proprio per questo che, come vedremo lungo la recensione, abbiamo un album equidistante dall’insufficienza come dal capolavoro, ben fatto e molto piacevole ma che non fa mai gridare al miracolo.

Il primo canto (tutte le canzoni oltre al titolo si denotano anche per essere identificate con la parola “Chant” e il numero della traccia), Departure, è nient’altro che un intro adatto a illustrare il disco: non abbiamo infatti un preludio classico, ma un vero pezzo lento e catacombale dotato di un riffage obliquo e chiaramente black, che crea un’atmosfera cupa aiutata anche dai cori e dal cantato aggressivo di Stawrogin. Tutto ciò dura quasi tre minuti, prima di venir spezzato dall’attacco possente di Shadow, una tempesta di note su blast beat molto travolgente e potente, quasi caotica anche se comunque non fastidiosa. La musica però presto rallenta, confluendo in un tratto più lento e melodico, in cui spunta anche Stawrogin, ancora una volta in bilico tra pulito e growl. Comincia da qui un’evoluzione piuttosto rapida, che tra accelerazioni e rallentamenti rende man mano la musica più espressiva e oscura, grazie al vago influsso metal moderno che compare di tanto in tanto e alle chitarre di Damian Igielski e Mateusz Jamróz, che esplodono a tratti in lead sinistri e splendidi. Assolutamente degno di nota anche il rallentamento che ha posto verso il centro, potente e davvero nero, con il singer che imita proprio Csihar e dissonanze forti che lo rendono il momento migliore di un episodio che in ogni caso apre Ghost Chants col botto! Giunge quindi The Fall, pezzo leggermente più canonico del precedente, che fugge subito sul blast beat di Maciej Pelczar col riffage a zanzara tipico del black, un vortice oscuro piuttosto energico e dinamico. Se questo tipo di musica è molto valido e coinvolgente, c’è però anche qualche passaggio a vuoto, come quelli più lenti e statici che spezzano la norma, con chitarre dalla buona carica lugubre che però non compensano abbastanza la perdita di potenza; anche i momenti rapidi meno tempestosi e più rivolti al mood sono incisivi ma meno del resto della canzone, che per questo è buona, ma non eccezionale. La successiva Lament è in media più lenta delle precedenti ma più sinistra, alternando forti accelerazioni, molto aggressive, a momenti più cadenzati e con arpeggi minacciosi, che di nuovo puntano sulla cupezza. Purtroppo in questo caso né gli uni né gli altri riescono a incidere granché, sembrando un po’ stanchi e insipidi; di fatto, non ci sono molti passaggi veramente buoni qui dentro, se si eccettua qualche fraseggio di chitarra e qualche momento più potente: il risultato è senza dubbio l’unico vero riempitivo di Ghost Chants.

Le sorti del disco si ritirano su con Equilibrium, un altro interludio di quasi tre minuti considerabile non a torto come una canzone vera e propria, peraltro molto piacevole: abbiamo infatti un pezzo lento e lugubre, con le ritmiche gestite solo dal basso di Marcin Radecki sopra alla batteria di Pelczar, mentre le chitarre creano lead ed echi che rendono il tutto ancor più nero. Completa il quadro Stawrogin alla voce, mutevole e salmodiante, aumentando la solennità di un pezzo considerabile non a torto addirittura tra i migliori dell’album! Con Vengeance, si torna quindi a qualcosa di più movimentato e black metal, con un riffage sin da subito oscuro e labirintico, che accompagna quasi immutato i vari cambi di tempo, ma stavolta senza annoiare, grazie al mood particolare che gli Outre riescono a creare, veramente coinvolgente al massimo. Ottimo anche il songwriting, che dosa anche stavolta una buona quantità di aperture morbide ma senza che ciò risulti fastidioso in questo frangente: buona anche la parte centrale, dalle vaghe influenze industrial e martellante, un’altra caratteristica che aiuta questo “canto” a spiccare come uno dei migliori della tracklist insieme al precedente e a Shadow. Visto che l’album è in fondo breve (sui trentasei minuti la sua durata), siamo già arrivati quasi alla fine:  la conclusiva Arrival è infatti la classica lunga traccia finale, e ci mette parecchio a entrare nel vivo. Si comincia da un preludio espanso e pieno di echi e di effetti, prima che il metal torni a fluire, anche se siamo su ritmi lenti e si senta un vago ascendente doom nel riffage, su cui si adagiano pure i lamenti e il cantato mutevole di Stawrogin. Spuntano a tratti inoltre delle frazioni più rapide e macinanti, ma che non hanno impatto, puntando più su un’oscurità particolare, quasi malinconica, la quale peraltro avvolge l’intero pezzo. Degna di nota infine la progressione conclusiva, sempre più potente e feroce prima che riprenda la preoccupata norma iniziale, posta a sigillo della canzone. Dall’altra parte, forse il tutto pecca un po’ di ripetitività, non aiutata dai quasi otto minuti di durata; a parte quest’ultimo particolare però abbiamo un episodio di fattura ottima, che

In conclusione, Ghost Chants è un album con qualche problema ma in fondo godibile e ben fatto, che va abbastanza bene per essere la prima prova di un giovane gruppo. Dovranno ancora crescere gli Outre per diventare grandi, ma qui essi dimostrano che una solida base già è presente, e chissà che in futuro non riescano a esplodere davvero; nel frattempo però questo loro esordio vi è consigliato, se amate il black metal e non vi spaventano i toni moderni che il genere ha assunto di recente!

Voto: 75/100

Mattia
Tracklist:
  1. Chant 1 – Departure – 02:52
  2. Chant 2 – Shadow – 06:41
  3. Chant 3 – The Fall – 05:04
  4. Chant 4 – Lament – 05:51
  5. Chant 5 – Equilibrium – 02:41
  6. Chant 6 – Vengeance – 05:53
  7. Chant 7 – Arrival – 07:39
Durata totale: 36:41
Lineup:
  • Stawrogin – voce
  • Damian Igielski – chitarra
  • Mateusz Jamróz – chitarra
  • Marcin Radecki – basso
  • Maciej Pelczar – batteria
Genere: black metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Outre

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