Hybrid Harmony – 1244 – Terror Among the Stones (2015)

Se nella musica odierna l’originalità vera e propria è estremamente difficile da raggiungere, la personalità è più semplice da ottenere: basta dare un tocco proprio a ciò che si suona. Il vero problema di molti gruppi oggi è il non riuscire ad arrivare nemmeno a quest’ultimo traguardo: risultato è che, per quanto impegno ci mettano, essi non riescono a uscire dall’anonimato, perdendosi nel mare magno delle tante band che condividono la loro sorte. Esempio di ciò sono i francesi Hybrid Harmony: nonostante i dieci anni di attività e i quattro mini-CD più un full-lenght prodotti in questi anni non sono riusciti mai a segnalarsi tra gli appassionati, almeno al di fuori dei loro confini. Colpa di ciò può essere attribuita forse all’instabilità della formazione lungo tutta la loro carriera, ma il loro quinto mini, 1244 – Terror Among the Stones, dimostra che anche lo stile del gruppo può aver contribuito: il loro è infatti un power metal sinfonico, iper-melodico e con voce femminile, che risulta però veramente scontato e poco originale, ricadendo in pieno nei cliché di tutte e tre i sottogeneri suddetti. Questo è proprio il principale difetto del lavoro in questione, insieme anche al comparto canoro e alla produzione: per quanto riguarda il primo, infatti, è criticabile il presentarsi con ben due cantanti donne, le cui voci sono però troppo simili, e si intrecciano solo nei cori; la sensazione è che una sola cantante sarebbe bastata e avanzata. A proposito del suono generale, invece, esso risulta un po’ piatto e secco, nonché poco accurato: sicuramente qualcosa di più professionale e pulito avrebbe aiutato di più la musica degli Hybrid Harmony a incidere. Nonostante tutti questi fattori, come vedremo tra poco, 1244 – Terror Among the Stones non è un prodotto scadente, o da buttare: oltre al bel concept, che ruota intorno all’assedio di Montségur del 1244, evento culminante della crociata bandita contro l’eresia Catara, anche musicalmente il disco è ben fatto e suonato, e in molti frangenti la band dimostra poca ingenuità e capacità non disprezzabili. Tutto ciò rende questo lavoro abbastanza piacevole, seppur all’interno dei suoi limiti e dei suoi difetti.

L’album si apre con Just Before, preludio  dei più canonici, che esordisce con campane, tuoni e lievi cori per poi farsi orchestrale (anche se qualche effetto rimane in sottofondo), poco più  di un minuto che ci introduce alla prima traccia vera e propria, The Blood Poured. Questa si avvia come un mid-tempo melodic power che presenta momenti davvero soffici, come le strofe, molto sottotraccia e in cui la voce femminile la fa da padrone, mentre altre parti sono leggermente più intense, anche se mai aggressive, come per esempio i ritornelli, in cui le cantanti Evodie Domenech e Maria Pleinecassagne si incrociano bene su una costruzione ritmica più intricata, un’unione molto orecchiabile. Per il resto, la struttura è molto lineare, e varia dalla forma canzone solo per la sezione strumentale posta alla fine invece che al centro, peraltro la parte migliore del pezzo, coi duelli tra la chitarra di Fabrice Roman e le tastiere sinfoniche, gestite dallo stesso Roman e dal drummer Thierry Lacoux; l’unione di tutti questi elementi è un pezzo che non impressiona, ma comunque piacevole al punto giusto. Un breve intro molto delicato, poi Under the Clouds of Chaos si avvia mostrandosi subito più tranquilla della precedente, con una norma lenta e molto contenuta, volta alla creazione di un mood d’attesa, quasi misterioso. Questa falsariga rimane presente per buona parte della canzone, ma si rompe clamorosamente per l’accoppiata bridge/ritornelli, molto più forti dal punto di vista emotivo e che hanno un retrogusto gothic anche più che vago; merito della prestazione delle due cantanti, che passano qui da toni dolci a una tensione forte, palpabile.  Completa il quadro un’impostazione che è la forma-canzone più classica: il risultato finale però è buonissimo, facendola risultare il pezzo migliore di 1244. E’ ora la volta di Lo Cramats, brevissimo interludio (un minuto esatto) sinfonico e maestoso che non aggiunge e non toglie nulla al disco, adatto solo per spezzarlo un attimo prima che cominci Our Proud Sacrifice, canzone più classicamente power nelle strofe circolari, molto dritte e seriose, che si alternano lungo tutta la canzone con ritornelli strani, obliqui, molto malinconici e arricchiti ancora una volta dalla bella prestazione del tandem Domenech/Pleinecassagne. Anche in questo caso, la scrittura non è eccelsa né tanto meno originale, ma comunque sa il fatto suo nell’organizzare la struttura e nel piazzare piccole variazioni: abbiamo anche per questo l’episodio migliore dopo Under the Clouds of Chaos. Segue Hide the Secret Relic, pezzo che inizia in un florilegio di cori per farsi però più calmo e sornione, con la voce accompagnata dalle percussioni lente di Lacoux e dall’intreccio della chitarra di Roman con le orchestrazioni. Siamo ancora all’intro, però, perché il pezzo vero e proprio ha un riffage molto potente e cupo, una cavalcata incalzante dal vaghissimo sentore sabbathiano che però presto si spezza, per brevi frazioni di pura atmosfera, a volte quasi caotiche, che però tutto sommato funzionano, e non sembrano essere messe a caso. Praticamente non c’è altro in questo brano, a parte un’atmosfera ancora piuttosto infelice e nostalgica, il che però la rende comunque appetibile: abbiamo infatti conclusione non da buttare per quest’album (anche se il vero finale è Escape the Pog, un altro pezzo simile all’introduzione creato dell’ospite Nicolas Pellissier, autore di tutti gli interludi sinfonici del platter).

Per quanto non imprescindibile, 1244 – Terror Among the Stones è insomma un album godibile il giusto e con un paio di pezzi anche buoni, nonostante la mancanza pressoché totale di qualsiasi originalità (e anche a dispetto degli altri difetti già elencati). Se siete grandi amanti del power metal e volete scoprire un nome sconosciuto, oppure se semplicemente come me vi accontentate di un lavoro che sia solo carino, gli Hybrid Harmony potranno fare perciò al caso vostro: altrimenti, il consiglio può solo essere quello di evitarli.

Voto: 68/100

Mattia


Tracklist:

  1. Part 1 (Just Before) – 01:14
  2. Part 2 (The Blood Poured) – 04:33
  3. Part 3 (Under the Clouds of Chaos) – 04:39
  4. Part 4 (Lo Cramats) – 01:00
  5. Part 5 (Our Proud Sacrifice) – 04:49
  6. Part 6 (Hide the Secret Relic) – 03:58
  7. Part 7 (Escape the Pog) – 00:58
Durata totale: 21:14
Lineup:
  • Evodie Domenech – voce
  • Maria Pleinecassagne – voce
  • Fabrice Roman – chitarra e orchestrazioni
  • Christophe Boquel – basso
  • Thierry Lacoux – batteria e orchestrazioni
Genere: symphonic power metal
Sottogenere: melodic power metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli Hybrid Harmony

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