Twisted Sister – Stay Hungry (1984)

Non credo di esagerare troppo se dico che i Twisted Sister sono uno dei gruppi più fraintesi di sempre, anche all’interno del pubblico metal.  Per esempio, tantissimi li snobbano considerandoli come una qualsiasi band hair metal americana, ma la realtà è ben diversa: ad eccezione del controverso Love Is for Suckers, che tra l’altro l’ha portato allo scioglimento, il gruppo newyorkese si è sempre distinto per suonare un hard ‘n’ heavy classico, non troppo aggressivo ma comunque più vicino alla scena metal statunitense che agli eccessi zuccherosi del pop metal della seconda metà  degli anni ottanta. Molti altri li evitano semplicemente per la loro immagine esuberante e pagliaccesca, ma pure questo è un equivoco: anche la loro musica è infatti degna di essere ascoltata, come Stay Hungry, terzo e più famoso album della loro carriera, sta bene a dimostrare. Seppur non annoverabile tra i migliori dischi usciti nel 1984 (ma era veramente difficile, viste le tonnellate di capolavori pubblicate in quel periodo), a causa di un paio di cadute di stile e di una produzione un po’ troppo grezza per i miei gusti, con questo lavoro abbiamo infatti una piccola perla, semplice ma fresca ed estremamente efficace, come oggi non se ne sentono quasi più, nonostante il recente revival di queste sonorità.  Altro che glamster o buffoni qualunque, insomma: come vedremo tra pochissimo, i Twisted Sister sono il gruppo che il metallaro medio dovrebbe riscoprire, altroché!

Si comincia dalla title-track Stay Hungry, canzone che ci mostra subito come sarà questo disco: abbiamo infatti un pezzo di incalzante e veloce heavy metal classico, seppur dal forte retrogusto hard rock, che nella sua struttura più che canonica alterna strofe dirette e sottotraccia, bridge che crescono d’intensità e ritornelli anthemici e che si stampano in mente con facilità estrema. Completa il quadro un bell’assolo centrale, e abbiamo di fatto una opener buonissima, anche se il meglio deve ancora venire, come dimostra la successiva We’re Not Gonna Take It. E’ una traccia che svela l’altra faccia dei Twisted Sister, quello dei singoli: con questa canzone, celebre anche per il suo spassosissimo video, abbiamo infatti un brano molto melodico e rock-oriented in quasi ogni passaggio, fatto di armonie facilissime, di sicuro impatto e con un refrain dal coro veramente trascinante. C’è poco altro da dire su questa song, a parte che, nonostante la sua immediatezza, è comunque un grandiosa, e sicuramente merita la sua fama! Si torna a qualcosa di più metallico e potente con la lunga introduzione di Burn in Hell, lenta e quasi doom (!), sia per riffage che per la cupezza che il gruppo riesce a evocare. Questa sensazione si fa poi anche più intensa quando l’episodio accelera ed entra nel vivo, rapido e pesante, incolonnando strofe preoccupate e in cui Dee Snider sfodera anche una prestazione quasi drammatica, e ritornelli ossessivi e salmodianti, che confermano l’oscurità generale. Degni di nota anche i lead di chitarra di Jay Jay French e Eddie “Fingers” Ojeda che punteggiano la canzone dall’inizio alla fine, un forte arricchimento per un pezzo che non ha assolutamente nulla da invidiare ai migliori della tracklist. Giunge quindi Horror-Teria, song che per la prima parte (intitolata Captain Howdy), come indica bene il titolo stesso, si muove su toni abbastanza orrorifici, anche se più tranquilli rispetto all’angoscia della song precedente: abbiamo infatti un pezzo sornione e che sul tempo medio-basso impostato dal recentemente scomparso drummer A.J. Pero scambia momenti leggermente più potenti e in cui Snider si mostra istrionico, con altri più placidi e corali, considerabili i ritornelli. Il brano va avanti a lungo su questa norma, fino a che una pausa sembra segnarne la conclusione; tuttavia, a un certo punto spunta un riffage più animato, seguito poi dagli altri strumenti in un crescendo che giunge a esplodere con energia estrema. E’ il segno dell’avvio della seconda metà del pezzo, chiamata Street Justice, e che tra vaghi echi hard rock e pure punk, e chorus molto efficaci, ci intrattiene ancora un po’: il risultato dell’unione tra queste due frazioni è un episodio lungo e forse un po’ prolisso, il meno riuscito di Stay Hungry, anche se in ogni caso qualitativamente è più che buono, di certo non un riempitivo.

L’hard rock semplice ed esplosivo della band spazza via i torni più pesanti con I Wanna Rock, secondo singolo nella tracklist che è se possibile anche più famoso di We’re Not Gonna Take It, e con buona ragione: abbiamo infatti una canzone catturante in ogni particolare, sin dal chorus esplosivo che la apre, caratterizzato dal riff puramente rock, passando dalla struttura estremamente lineare e dal testo che esalta la “rock n’ roll way  of life”, per finire poi nel videoclip, ancora una volta memorabile e divertentissimo. C’è poco altro da dire su un pezzo storico e celeberrimo, se non che è grandioso! Al contrario degli altri due, il terzo singolo The Price è una power ballad docile ma anche con molti momenti elettrici, per quanto mai troppo aggressivi, come per esempio i ritornelli, in cui ancora una volta i Twisted Sister dimostrano la propria bravura nel creare melodie di sicura presa. C’è spazio però anche per strofe, più melodiche e tenere, rette come sono dalla chitarra acustica; di nuovo, inoltre, abbiamo una struttura molto elementare, il che lo avvicina alle tipiche ballate del periodo: tra queste ultime di certo non è la migliore, ma a mio avviso la caratura qui è comunque elevata. Si torna a qualcosa di più teso con Don’t Let Me Down, canzone dalle strofe dominate dal contrasto tra il riffage disteso e molto hard rock e il tempo veloce tenuto da Pero, un contrasto piacevole che si accentua ancor di più nei chorus, retti dal doppio pedale ma anche più aperti del resto. La parte migliore del pezzo è quella centrale, in cui il bell’assolo è retto dal ritmo del bassista Mark “The Animal” Mendoza, che si mette altrettanto in mostra delle sua controparti alle sei corde; nonostante ciò, abbiamo una traccia un po’ sottotono rispetto a quelle che la circondano, che seppur di buona fattura condivide con Horror-Teria la palma di punto più basso di Stay Hungry Giunge quindi The Beast, che parte subito con un riffage grasso e osceno, dominante per buona parte della sua durata, lasciando spazio solo per le strofe, incalzanti e rette dalla sezione ritmica, mentre la chitarra è autrice solo di brevi incursioni. La parte più alta della traccia è però l’accostamento bridge-refrain, coi primi che si fanno sempre più vorticosi mentre i secondi sono semplici ma d’impatto assoluto: è questo uno-due la parte migliore di un episodio in ogni caso estremamente valida in ogni suo momento. Tornano invece i toni più hard rock con la conclusiva S.M.F., canzone che comunque in molti punti conserva una potenza tipicamente heavy, come per esempio i ritornelli corali, per l’ennesima volta anthemici e da urlare col pugno al cielo, che per efficacia risultano uno dei punti topici addirittura del disco. Le strofe invece, più statiche e rockeggianti, sono comunque un ottimo supporto per questi refrain; completa il quadro la solita sezione solistica di qualità, e il risultato finale è che l’album si chiude col botto, con uno dei suoi brani migliori in assoluto.

Se non tutti i suoi pezzi sono di livello eccelso, Stay Hungry merita comunque di essere posseduto, se non altro per quella manciata di hit clamorose che contiene. E’ proprio per questo che, in conclusione, non posso che rinnovare il consiglio di cui parlavo all’inizio: se vi piacciono l’hard rock e l’heavy metal classico, lasciate perdere l’immagine dei Twisted Sister e recuperate la loro musica, merita davvero!

Voto: 94/100

Mattia

Tracklist:

  1. Stay Hungry – 03:03
  2. We’re Not Gonna Take It – 03:38
  3. Burn in Hell – 04:53
  4. Horror-Teria – 07:45
  5. I Wanna Rock – 03:06
  6. The Price – 03:48
  7. Don’t Let Me Down – 04:26
  8. The beast – 03:30
  9. S.M.F. – 03:00
Durata totale: 37:09
Lineup:

  • Dee Snider – voce
  • Jay Jay French – chitarra
  • Eddie “Fingers” Ojeda – chitarra
  • Mark “The Animal” Mendoza – basso
  • A.J. Pero – batteria
Genere: hard rock/heavy metal

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