Haggard – Awaking the Centuries (2000)

Per chi ha fretta:
Con la loro unione tra musicisti metal e una vera orchestra sinfonica, i tedeschi Haggard sono un gruppo fascinoso e originale, ma non sempre  ciò si traduce in un capolavoro, come dimostra Awaking the Centuries (2000). Il suo problema principale è che la parte orchestrale spesso subissa quella metal, peraltro registrata senza grande cura; non aiutano alla buona riuscita del tutto una certa prolissità e una struttura spezzettata, dovuta al concept su Nostradamus. Certo, non è tutto da buttare, come dimostrano grandi pezzi quali Heavenly Damnation e And the Dark Night Entered, ma in generale Awaking the Centuries è riuscito a metà, risultando spesso piacevole ma molto lontano dal livello di capolavoro.

La recensione completa:
Se in teoria chi (come me) ami sia la musica classica che il metal dovrebbe adorare ancor di più l’unione tra questi due mondi, la pratica è un po’ diversa. Spesso infatti il metal sinfonico non presenta altro rispetto a tastiere che mimano il pianoforte e gli archi, con risultati a volte pure eccezionali, altre volte mediocri. Anche quando accanto a chitarra, basso e batteria si schiera un’orchestra vera e propria, però, non è detto che le cose vadano meglio, anzi: se ci sono casi in cui questo accoppiamento funziona a meraviglia, molte volte pure questo tipo di symphonic metal soffre di alcuni difetti. I due più comuni sono l’assenza di coesione tra strumentisti metal e orchestra, con le due entità sempre separate e che suonano due cose del tutto diverse diverse, e la totale sottomissione del metal verso alla componente sinfonica: se il primo caso non gli compete, a mio avviso Awaking the Centuries, disco del duemila dei tedeschi Haggard, è uno degli esempi migliori del secondo problema. Il loro è infatti un metal sinfonico sui generis, paragonabile solo ai Therion più sperimentali: per realizzarlo, la band guidata da Asis Nasseri si serve di una grandissima quantità di membri, che compongono una vera orchestra e una schiera di coristi e cantanti d’opera. Purtroppo però ciò crea un forte squilibrio: non solo infatti gli strumenti sinfonici hanno molto più spazio di quelli metal, ma se i primi suonano in maniera più discreta, i secondi hanno una produzione molto discutibile, specie per la chitarra, che passa da momenti lo-fi indegni persino del black metal più marcio a frangenti in cui va meglio, ma in cui comunque la qualità è tutt’altro che eccezionale. Aggiungiamoci poi anche il fatto che il tutto è un po’ prolisso e spezzettato, con tante canzoni prescindibili che servono solo  per il concept di fondo sulla vita di Nostradamus, e che quest’ultimo è anche difficile da capire, essendo cantato in almeno quattro lingue diverse, e abbiamo un album che seppur originale, fascinoso e ben composto ha diverse pecche, e non riesce a tirare fuori tutte le potenzialità che un’unione tra il meglio della classica e del metal potrebbe avere.

I giochi si aprono con Rachmaninov: Choir, un primo intro che presenta solo un delicato coro (provveduto dal New Moscow Radio Choir), interessante se non fosse che i trentotto secondi di durata lo fanno sembrare decisamente incompleto. A ruota segue Pestilencia, ulteriore preludio in due parti: quando la seconda è semplicemente un parlato che contestualizza il concept, la prima è un allegro pezzo di musica medioevale, che risulta molto divertente. Awaking the Centuries entra nel vivo solo con Heavenly Damnation, brano dai toni ancora in parte medioevali, anche se elementi come i cori e le partiture sono tra il barocco e il neoclassico; oltre a ciò si vede anche l’entrata in scena per la prima volta degli strumenti metal e del growl di Nasseri, profondo e greve. In ogni caso, la song si evolve seguendo una forte falsariga, e l’effetto che riesce a creare è subito intenso, quasi epico, grazie agli onnipresenti cori e all’incedere incalzante impostato da Luz Marsen alla batteria; l’unico “peccato” è che duri meno di tre minuti, perché già si pone come uno dei migliori del disco! E’ quindi la volta di The Final Victory, che ci mette un po’ ad andare al dunque, con un’introduzione totalmente orchestrale, d’attesa, su cui si posa anche del parlato, funzionale ancora al concept. Quando finalmente, dopo uno stacco corale, la canzone entra nel vivo, abbiamo un pezzo più rilassato del precedente ma che ne ricalca alcune caratteristiche: il caso più eclatante è doppio ritornello di Heavenly Damnation si ripropone identico, e fa pensare che i due brani siano in realtà un unicum, ben riuscito anche se questa seconda parte incide meno della prima. Segue Saltorella la Manuelina, soffice interludio orchestrale di meno di un minuto forse un po’ inutile ai fini del disco, ma che almeno risulta piacevole e forse anche più, col ritmo veloce e la malinconia di fondo che possiede. Non è però l’intro di Awaking the Centuries, che ha invece un altro preludio, più tipicamente classico per quanto riguarda la parte sinfonica, che però si unisce presto con la batteria e quindi con tutti gli strumenti metal. Anche questo episodio però ci mette una vita ad andare al punto: l’intro infatti lascia spazio a una lunga frazione retta solamente dal pianoforte di Hans Wolf, che anticipa i temi della canzone successiva. Quando ciò accade, abbiamo un brano molto melodico e in cui ancora il piano e le armonie del clarinetto e degli archi si intrecciano su una base metal spesso distesa e vagamente nostalgica, anche se per quelli che sono considerabili i ritornelli i ritmi salgono e la musica degli Haggard si avvicina molto, per melodie, al power. C’è anche spazio per alcuni passaggi in cui la componente orchestrale si pone più in sottofondo, mentre quella metal domina (a volte anche in maniera piuttosto energica, come nel finale), e per una lunga sezione centrale molto soffusa e in cui il piano si scambia con i suoni della chitarra acustica; sono le uniche grandi variazioni di un pezzo che per il resto è abbastanza lineare, nonostante i nove minuti e mezzo di durata. Il risultato di tutto ciò è un brano molto piacevole per gran parte, anche se forse pecca un po’ di staticità in alcuni frangenti.

Statement zur Lage der Musica è un altro interludio con una base ripetitiva di percussione e chitarra acustica, abbastanza serena e disimpegnata, su cui si posa del parlato in tedesco. La durata ridotta a poco più di un minuto fa il resto: abbiamo un interludio gradevole ma in fondo del tutto prescindibile. Con In a Fullmoon Procession torniamo ai toni più nostalgici che si sono respirati per tutto Awaking the Centuries: il lungo intro, retto inizialmente dal pianoforte sulla base orchestrale, è infatti tranquillo ma infelice, stessa sensazione evocata quando la cantante Karin Bodenmüller entra a disegnare vocalizzi, su una base che si fa ancora più soffusa. Quando già ci si convince che la canzone sarà tutta una ballad senza elementi metallici, arriva in scena il growl di Nasseri, su chitarre acustiche più animate. Il tutto quindi torna a toni morbidi, ma è solo una “finta”, perché poco dopo metà il pezzo esplode ancora con il growl e chitarre metal che cercano l’impatto, anche se in questo caso la potenza non fa il suo corso: colpa di suoni anche più approssimativi e distorti che nelle altre tracce.  Il risultato finale è una song riuscita solo per una metà, quella in cui il metal è assente. Arriva poi Menuett, un altro interludio di musica barocca, molto carino anche se ancora una volta è complessivamente un episodio che lascia il tempo che trova, abbastanza fine a se stesso. La traccia successiva, divisa in due parti, per una volta entra nel vivo velocemente, e dopo un breve sfogo del flauto di Christoph v. Zastrow parte come un brano lento e contenuto. E’ tuttavia ancora un falso preludio, perché per la prima parte del pezzo (intitolata Prophecy Fullfilled) la musica è abbastanza potente, e riesce a incidere nonostante i difetti di produzione già sottolineati; questa norma si alterna inoltre con ritornelli più distesi e in cui torna fuori un po’ la parte sinfonica, ma che comunque sono aggressivi e in cui il growl di Nasseri regna. Tutto cambia però all’arrivo di And the Dark Night Entered, seconda metà della traccia, in cui spicca la componente sinfonica del gruppo, che si unisce stavolta in maniera perfetta alla potente parte metal, in un connubio che si rafforza e per una volta riesce a fare veramente la differenza. L’evoluzione è inoltre molto varia e progressiva, alternando varie parti per poi riproporre in conclusione la norma iniziale; il tutto però è scritto in maniera ottima, e abbiamo un gran brano, il migliore di Awaking the Centuries insieme a Heavenly Damnation. Il lavoro è a questo punto giusto alla fine, ma gli Haggard come abbiamo già visto sono prolissi in questa occasioni: ecco perché ci propongono ben due outro diversi. Il primo, Courante, è un pezzo a metà tra il barocco e il medioevale, triste ma tranquillissimo, con delle belle melodie di fiati. Giunge poi un nuovo Rachmaninov Choir, più lungo e complesso dell’altro, che stavolta lascia una buona sensazione, nonostante non impressioni troppo; ciò fa si che esso rappresenti perciò una conclusione adatta per un album che nello stesso modo è carino ma in qualche modo insoddisfacente.

Tra le sue idee di ottima qualità e i suoi tanti difetti e passaggi a vuoto, complessivamente Awaking the Centuries è un album riuscito per metà, molto piacevole e più che decente ma di sicuro molto lontano dal livello di capolavoro. Certo, se nella musica cercate in primis l’originalità, allora gli Haggard sono uno dei gruppi di cui dovreste possedere non un album ma l’intera discografia; sono però dell’idea che all’interno del metal sinfonico (ma anche nella carriera dei tedeschi) possiate trovare molto di meglio.

Voto: 72/100

Mattia

Tracklist:

  1. Intro: Rachmaninov: Choir – 00:38
  2. Intro: Pestilencia – 01:54
  3. Chapter I: Heavenly Damnation – 02:59
  4. Chapter II: The Final Victory – 03:35
  5. Chapter II: Saltorella la Manuelina – 00:57
  6. Chapter III: Awaking the Centuries – 09:34
  7. Chapter III: Statement zur Lage der Musica 01:19
  8. Chapter IV: In a Fullmoon Procession .- 05:18
  9. Chapter IV: Menuett – 01:19
  10. Chapter V: (Part I) Prophecy Fulfilled / (Part II) And the Dark Night Entered – 06:23
  11. Chapter V: Courante – 01:10
  12. Chapter V: Rachmaninov: Choir – 02:34
Durata totale: 37:40

Lineup:

  • Asis Nasseri – voce (growl), chitarra,
  • Christian – voce (tenore)
  • Karin Bodenmüller – voce (soprano)
  • Fiffi Fuhrmann – voce (tenore)
  • Thomas Rosato – voce (basso)
  • Danny Klupp – chitarra
  • Hans Wolf – tastiere, pianoforte, organo
  • Kathrin Pechlof – arpa
  • Robert Müller – clarinetto
  • Peter Prysch – corno francese
  • Christoph V. Zastrow – flauto
  • Florian Bartl – oboe
  • Andrea Sterr – violino
  • Michael Stapf – violino
  • Steffi Hertz – viola
  • Kathrin Hertz – violoncello
  • Georg Uttenthaler – contrabbasso
  • Andi Nad – basso
  • Luz Marsen – batteria e percussioni
  • Florian Schnellinger – percussioni
  • Fabian Schwarz – chitarra acustica (guest)
  • Ilka Mende – violino (guest)
  • Evert Fratermann – percussioni orchestrali (guest)
Genere: symphonic metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli Haggard

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