Narrenschiff – Of Trees and Demons (2015)

Pensando alla città di Senigallia, la prima immagine che viene in mente è quella la sua morbida spiaggia, e non potrebbe essere altrimenti: all’interno della provincia di Ancona, insieme alla riviera del Conero la città dell’Adriatico è il luogo che ogni estate accoglie più visitatori, che siano locali oppure turisti da fuori. Di conseguenza, si potrebbe pensare che un gruppo nato nella zona debba evocare le stesse sensazioni di rilassatezza e piacevolezza, ma non è così: lo stanno a dimostrare i Narrenschiff, che nel panorama doom & psych della mia regione sono tra le più energiche. Nascono proprio a Senigallia nel 2010, e dopo l’omonimo demo di rito (2014), arrivano a esordire sulla lunga distanza con Of Trees and Demons, pubblicato lo scorso maggio da Red Sound Records. Con esso i senigallesi ci presentano uno stoner metal che oscilla tra una potenza molto metallica e toni più aperti e rivolti verso l’hard rock, un connubio che ricorda soprattutto gli Orange Goblin, oltre che Sleep, Kyuss e anche, perché no, i “vicini” Vortice Cremisi; le atmosfere sono inoltre arricchite da certe influenze psichedeliche e space rock, cosa che del resto la band non nasconde, ma anzi sottolinea riempiendo i preludi delle canzoni con campionamenti tratti da film di fantascienza. Seppur il disco pecchi a volte di un po’ di ingenuità e soprattutto di ripetitività, con alcune melodie (sia nei riff che nella voce di Riccardo Pancotti) che tendono a presentarsi simili di tanto in tanto, la formula che i Narrenschiff hanno trovato funziona abbastanza bene: il risultato, come vedremo tra poco, è un album divertente e che promette anche molto bene per il futuro.

Un breve intro dei più classici, dai suoni di pioggia e temporale con sotto una lieve armonia, poi prende il via Ocean, pezzo inizialmente molto aperto ma che presto si fa molto energico e potente, grazie soprattutto al rifferama di Mattia Leonardo Bozzetti, decisamente tagliente e valorizzato anche da una produzione grezza, ma fascinosa e incisiva il giusto. Per i primi minuti, questa alternanza si ripete varie volte, prima che entri in gioco la seconda metà, più oscuro e doom oriented, un pezzo di potenza assoluta sia nelle ritmiche che nel cantato di Pancotti, che si fa davvero aggressivo; tale norma a un certo punto fugge anche in velocità, ma senza perdere nulla in atmosfera, guadagnando anzi con l’assolo di Bozzetti. Il risultato è una seconda metà da urlo, che valorizza una opener in toto ottima, appena al di sotto degli episodi migliori del disco. Un intro di effetti lievi e con un campionamento preso dal film “Il ritorno di Godzilla” (1984), poi con calma si avvia Atomic Axilla, Robot Godzilla, un pezzo movimentato ma anche dotato di una certa distensione, grazie al riffage più spostato sul lato stoner/hard rock dei Narrenschiff. Quest’ultimo domina tutte le strofe, per diventare poi leggermente più intenso nei ritornelli, il momento più pestato e intenso della traccia, ma anche quello più catchy. La struttura da classica forma-canzone (con la potente parte ritmica al centro invece dell’assolo – posto invece nel bizzarro finale – come unica variazione) e melodie sempre orecchiabili fanno il resto: se questo non è tra i brani migliori di Of Trees and Demons, è comunque quello di più facile ascolto, un ideale singolo insomma. La successiva Suzy è un altro brano molto stoner-oriented e anche più rilassato dei precedenti, in cui spicca il lavoro di Bozzetti, che crea trame musicali sempre interessanti, potenti ma anche ricercate. La prima parte è molto divertente e lineare, ma stavolta la struttura porta la traccia a progredire, facendosi prima più energica, per poi però spegnersi, lasciando spazio alla lunga frazione centrale. In quest’ultima sulla base placida della sezione ritmica si posano i delicati fraseggi del chitarrista, per un effetto etereo e morbido. La musica torna quindi a salire d’intensità per poi riesplodere con potenza, con una coda vorticosa e tutta strumentale che riprende in parte i temi precedenti e li sviluppa in modo più espressivo e intenso emotivamente, una splendida conclusione per un’altra traccia molto buona.

 Un altro frammento di pellicola, proveniente stavolta da “L’invasione degli ultracorpi” (1956), quindi dopo un ulteriore passaggio d’attesa si avvia Of Trees and Demons, un pezzo più cadenzato che in precedenza, per merito anche del drummer Gerson De Oliveira, che stavolta preferisce trattenere ritmata la musica che correre, almeno per le strofe; tra di esse sono presenti però momenti più rapidi e di puro trademark Narrenschiff, che rendono il tutto più movimentato e vario. Purtroppo, alcuni degli stacchi non funzionano a dovere, e non tutte le melodie sono efficaci, anche se altre – come quelle che dominano la più leggera seconda parte, tutta strumentale e che presenta un bel carico di pathos – sono invece splendide. Il risultato finale è più che decente, anche se questa tiitle-track è nel complesso la traccia più anonima e meno valida dell’album a cui da il titolo. Un campionamento ripreso da “Dune” (1984) di David Lynch, poi si avvia Desert, un pezzo che recupera la maggior pesantezza degli inizi del disco, con un riff potente e circolare che accompagna con più melodia le strofe, quasi frenetiche, per poi farsi più potente con anche un retrogusto punk per i ritornelli, il momento più graffiante di una prima parte comunque tutta da godere. La musica tende inoltre a evolversi subito: alcuni interludi melodici e solistici, più leggeri, si alternano con momenti di fuga ancora dal vago flavour punk, potenti e che riescono a far muovere la testa molto bene. Tutto questo accade solo per metà della durata, perché poi la traccia si spegne, lasciando spazio a un momento pieno di stani effetti e animata dal drumming di De Oliveira, sommesso e quasi tribale; sembra quasi che sia un outro, ma invece è solo un interludio, poi il pezzo torna a riesplodere, anche se in maniera estremamente diversa da prima. La nuova falsariga è lenta e molto doom-oriented, creando un senso di oscurità calda e quasi solenne, grazie anche al cantato dimesso e ossessivo di Pancotti, che da al tutto una marcia in più e va avanti a lungo, prima di spegnersi in una coda soffice e vagamente blues. Difficile dire se la parte migliore del pezzo sia quest’ultima oppure la prima: la certezza però è che abbiamo uno dei pezzi migliori di Of Trees and Demons!

Come i Narrenschiff ci hanno abituato, anche 57 parte da un campionamento (stavolta dello storico “Blade Runner” di Ridley Scott), prima di esplodere come una traccia molto ritmata e di gran potenza, che evoca un tono decisamente preoccupato e quasi ansioso, attraverso i tanti passaggi verso cui la struttura, piuttosto mutevole, lo conduce. Come già sentito altrove, inoltre, al centro ha posto una lunga apertura,  stavolta con sonorità ancor più distese che in passato ma vagamente malinconiche, che si avvicinano più alla bossa nova che al rock, un piacevole diversivo prima che la canzone torni a sonorità più pesanti, conservando però in parte la nostalgia del momento precedente, in maniera psichedelica ed espansa. Abbiamo così una conclusione eterea, intensa sentimentalmente e molto orecchiabile, la parte che più resta in mente di un altro pezzo convincente in toto, nonostante presenti spesso una vaga sensazione di già sentito. Quella del brano lungo a chiudere l’album è una tradizione ormai trasversale a ogni genere metal, e i senigallesi non si tirano indietro, proponendo in coda Event Horizons. È il lieve e distorto suono del didgeridoo dell’ospite Francesco Lilli a introdurla, prima che tornino gli strumenti metal, senza peraltro nessuna fretta. Abbiamo infatti una canzone che va al punto con molta calma: è questo a permettere all’ascoltatore di entrare appieno nell’atmosfera fortemente spaziale e psicotropa che la musica evoca, anche quando alla fine si entra nel vivo. A questo punto abbiamo una norma lentissima, con un riff che più stoner doom non si può, dissonante e diffuso ma che sa anche incidere, su cui si posa la voce di Pancotti, echeggiata e quasi spaziale, ad alternarsi con i momenti in cui la chitarra di Bozzetti si presta in lead lenti e intensi. La traccia progredisce inoltre placidamente, appesantendosi verso metà per poi spegnersi totalmente: torna allora il didgeridoo, che accompagna da solo la voce salmodiante di Pancotti in ciò che sembra quasi un rituale mistico. Toccato un punto di sofficità, la musica torna a crescere,  placida, verso una maggior densità ed energia, finché la chitarra distorta non rientra in scena, per una parte però meno pesante del resto e che mantiene i toni solenni di ciò che l’ha preceduta. Abbiamo di fatto un passaggio espressivo e intenso ai massimi livelli, tra momenti ossessivi e gli splendidi assoli di Bozzetti, ciliegina sulla torta di una conclusione eccezionale per questo episodio di quasi un quarto d’ora ma che non solo non è pesante da ascoltare, ma anzi risulta addirittura il migliore dell’album insieme a Desert.

Insomma, se da un lato i Narrenschiff dimostrano di essere ancora leggermente acerbi, dall’altro hanno tutti i mezzi per arrivare ai livelli (molto alti, come sottolineato già in molte recensioni passate) dei migliori della scena psych & doom marchigiana. Se non altro, lo dimostra il fatto che nei suoi difetti, Of Trees and Demons è comunque un buonissimo album, che qualunque fan dello stoner e del doom metal potrà apprezzare: se quindi siete appassionati di queste sonorità, l’invito è di farci almeno un pensierino!

Voto: 79/100

Mattia
Tracklist:
  1. Ocean – 05:16
  2. Atomic Axilla – Robot Godzilla – 05:21
  3. Suzy – 06:16
  4. Trees and Demons – 06:35
  5. Desert – 11:15
  6. 57 – 07:30
  7. Event Horizon – 13:55
Durata totale: 56:08
Lineup:
  • Riccardo Pancotti – voce e basso
  • Mattia Leonardo Bozzetti – chitarra
  • Gerson De Oliveira – batteria
Genere: hard rock/doom metal
Sottogenere: stoner metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Narrenschiff

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