Tezza F. – The Guardian Rises I (2015)

Per chi ha fretta:
Pur non essendo originalissimo, The Guardian Rises I, EP di Tezza F., è un lavoro appassionante. Se lo stile è ispirato ai grandi gruppi del power metal sinfonico e melodico (in particolare quello finlandese), questa one-man band del musicista veronese Filippo Tezza può contare su un ottimo songwriting e su una gran capacità di creare belle melodie. Lo dimostrano se non altro pezzi come Jolly Roger e Wildfire, i picchi di una scaletta con qualche piccola sbavatura e leggermente limitata da una registrazione un po’ grezza, ma che a parte questo si rivela splendida. Anche per questo, alla fine The Guardian Rises I si rivela un EP di qualità davvero elevata, che può piacere a tutti i fan del power metal melodico e sinfonico!

La recensione completa:
Se nei generi metal più estremi, e in particolare nel black, le one man band hanno storicamente rivestito un ruolo di primo piano, non si può dire lo stesso dei generi più melodici: in quest’ambito molto spesso si tratta infatti di musicisti (solitamente chitarristi) che incidono album dove mettono in mostra le proprie capacità strumentali, di solito accompagnati da qualche turnista. Il risultato a volte riesce anche a essere di qualità elevata, ma nella maggior parte dei casi abbiamo lavori sterili, buoni per i pochi fanatici della tecnica e noiosi per tutti gli altri. Non mi aspettavo altro che una cosa del genere, quando mi sono approcciato a The Guardian Rises I, recente EP del progetto Tezza F., one-man-band del musicista veronese Filippo Tezza: già ai primi ascolti, tuttavia, sono rimasto piacevolmente sorpreso.  Sarà forse perché i pezzi erano stati composti in origine dal mastermind per la sua precedente band, gli ormai disciolti Soul Guardian, ma il suo stile, lungi dai suddetti eccessi solistici, è un power metal puro e lineare, che mescola la componente sinfonica e maestosa dei Rhapsody (in particolare di quelli non ancora “of Fire”) e Nightwish con il gusto melodico dei Sonata Arctica e degli Stratovarius. Questo genere non ha molto di originale, ma Tezza ha comunque ottime doti in fase di songwriting: è infatti capace di scacciare la puzza di stantio e a rendere le proprie melodie davvero incisive, impresa che nel power ormai riesce veramente a pochi. Di fatto, l’unico problema di The Guardian Rises I, peraltro non troppo castrante, è il suono generale, mai troppo grezzo ma un po’ sporco, con in particolare suoni di chitarra molto secchi e un mixing che relega le tastiere troppo in sottofondo; per il resto abbiamo però un album che coinvolge bene, come vedremo tra poco.

Si parte da The Guardian Rises, intro che dopo un esordio lento e cadenzato si avvia rapido e power-oriented, con Tezza che si mette in mostra nel comparto solistico e un’atmosfera oscura e labirintica che avvolge ogni momento di questi due minuti. Ciò dura per circa metà pezzo, prima che la musica si calmi e spunti la chitarra acustica: il risultato è un preludio strano, ma tutto sommato adatto ad aprire le danze. La prima canzone vera e propria, The Sign of the Holy Cross, deflagra quindi melodica ma preoccupata, progredendo su tempo medio-alto da strofe piuttosto rocciose a bridge anche più tesi e in cui si segnala il duello tra la voce in growl e quella pulita; questi ultimi confluiscono nei chorus, che invece sono molto morbidi e lenti, quasi liberatori, anche se un certo mood triste rimane sempre in sottofondo.  La struttura è quella della forma canzone più classica, con tanto di frazione strumentale centrale, in questo caso lunga e un po’ arzigogolata, con ottimi passaggi ma anche qualche momento morto; è questo probabilmente il motivo per cui essa è la parte meno appetibile di un brano che tra i quattro effettivi dell’EP risulta quello di livello più basso, pur essendo comunque buono. La successiva Jolly Roger è un pezzo meno cupo del precedente e che ha nell’onnipresente melodia il suo punto di forza assoluto: esempio perfetto di ciò è il refrain, semplice ma meravigliosamente trascinante, con ottime melodie delle chitarre e anche della voce di Tezza, che pur non potendo competere tecnicamente coi migliori singer del suo genere è espressivo e valido anche come cantante. Anche il resto è però ben fatto: le strofe, potenti e melodiche allo stesso tempo, sono molto incalzanti, e anche i bridge rallentati e sottotraccia svolgono il proprio lavoro a meraviglia. Tradizionale ma ben fatto è anche il veloce assolo centrale, ciliegina sulla torta di quella che è senza dubbio la hit assoluta di The Guardian Rises I. E’ ora il turno di A Letter to My Eternal Love, unico lento del lotto che alterna momenti dai toni acustici e molto soft, quasi zuccherosi e in cui spesso fanno incursione le tastiere sinfoniche, ad altri più potenti, ma che mantengono comunque dolcezza e solarità, temi conduttori del brano a livello di feeling. Esempio di questa sono i chorus, elettrici ma estremamente teneri, il momento più emozionante del pezzo insieme al rutilante assolo, unica frazione a tutti gli effetti power metal del pezzo. Abbiamo insomma la canonica ballad, magari non molto originale ma che grazie a un songwriting nuovamente di spessore riesce a coinvolgere e a colpire. Torniamo ad altri livelli di energia con la conclusiva Wildfire, pezzo frenetico che incolonna vorticosi tratti solistici in cui il mastermind ci mostra la sua abilità (tra cui spicca quello più lungo posto al centro, dagli accenni neoclassici), strofe quasi evocative che ricordano i migliori Rhapsody e ritornelli ancora molto catchy, in cui c’è il botta e risposta tra la voce dello stesso Tezza e cori dall’appeal vintage che riportano la mente addirittura i due Keeper of the Seven Keys, sensazione vaga peraltro condivisa con il resto brano. Il risultato finale di tutto ciò, compresso in una durata breve (meno di quattro minuti) si rivela una piccola scheggia impazzita di puro power metal, una chiusura insomma davvero di qualità per questo bell’EP.

Alla fine dei giochi, non solo The Guardian Rises I non è il noioso florilegio di assoli che i chitarristi propongono spesso da solisti, ma è persino un buon album di power metal, con tanti cliché ma senza suonare troppo derivativo né banale,  e che può fare al contrario la felicità degli amanti del genere. Forse non è da escludere che questo EP, vista la sua particolare origine, sia solo un episodio nella carriera del progetto Tezza F. (insieme ovviamente alle parti successive); tuttavia, è chiaro che Filippo Tezza ha un talento non comune per quanto riguarda il senso della melodia, e se siete fan del power vi consiglierei caldamente di segnarvi il suo nome da qualche parte!

Voto: 76/100 (massimo per gli EP: 80)

Mattia
Tracklist:
  1. The Guardian Rises – 01:56
  2. The Sign of the Holy Cross – 05:49
  3. Jolly Roger – 04:40
  4. A Letter to My Eternal Love – 06_05
  5. Wildfire – 03:40
Durata totale: 22:10
Lineup:
  • Filippo Tezza – voce, tutti gli strumenti
Genere: symphonic power metal
Sottogenere: melodic power metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook di Tezza F.

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