Domande e Risposte – Spirale

Come ho già sottolineato in diverse recensioni, le mie Marche hanno sviluppato negli ultimi anni una buonissima scena psych, con un numero di gruppi non molto elevato ma tanta qualità, e una varietà che va dallo post-rock giusto velato leggermente di stoner alle forme più estreme del doom psichedelico. Per quest’ultima incarnazione, gli Spirale sono certo una delle realtà migliori, con il loro sludge metal espanso che sa essere insieme travolgente per potenza ed estremamente catturante per atmosfere. Me ne sono accorto già nella prima occasione in cui li ho visti dal vivo quasi per caso mentre aprivano per i Palmer Generator, è stata un’esperienza folgorante; quando poi mi è stata chiesta la disponibilità a recensire l’omonimo primo album, non ci ho pensato su due volte. Come prevedibile, Spirale si è rivelato un piccolo gioiellino: è anche per questo che mi sono premurato che la band partecipasse alla rubrica “Domande e Risposte”. Lascio quindi la parola al terzetto, che risponde in maniera “sparsa”.

Per cominciare, potete raccontare ai lettori di Heavy Metal Heaven la storia del vostro gruppo?
Loris Cericola: Il viaggio iniziò alla fine del 2012, dall’incontro tra me e Giorgio, trovò subito Andrea in veste di cantante/batterista, che già suonava con lui con i The Nightmare.Già tempo prima avevo scritto una serie di pezzi che abbiamo messo su poi tutti insieme. Nel giro di pochissimo tempo siamo riusciti a trovare serate dove poter suonare e portare la nostra idea di Stoner/Grunge. Nel marzo del 2013 Andrea decide di abbandonare il gruppo e subentra subito Stefano, già componente insieme a Giorgio degli Walk Into The Storm, e qui inizia la nostra VERA storia…

Il vostro omonimo album è uscito ormai da diversi mesi: potete dirci perciò quali riscontri ha avuto, per quanto riguarda la critica ma anche i semplici fan?
Loris: L’uscita del disco è stata una figata per noi, è uscita per Bananophono Records, sotto-etichetta della Nufabric. La release party l’abbiamo organizzata a Macerata a febbraio con “special guest” Gionata Mirai de Il Teatro Degli Orrori, con lui avevamo già collaborato al pezzo “Ossa” nel 2014. Il disco è piaciuto molto alla release (abbiamo venduto 30 dischi solo quella sera,il che per un gruppo come noi non è poco…) ed è stata una grande serata. Anche al pubblico è piaciuto molto,ci fanno sempre un sacco di complimenti sul disco.
Per quando riguarda la critica,a molti è piaciuto,ad altri non è piaciuto, per alcuni è troppo lungo,ecc..
Stefano Rutolini: L’EP è stato un successo, alla gente è piaciuto moltissimo e noi abbiamo sentito un grande progresso nel nostro percorso. Anche alla critica è piaciuto molto, le recensioni sono state quasi tutte positive, anche se l’ultima traccia “Dentro al Cerchio” ad alcuni è sembrata troppo lunga e ripetitiva.

In un periodo in cui di moda vanno i generi “post”, vi distinguete per uno sludge metal che per quanto espanso va in una direzione più classica e a volte con persino influenze grunge/alternative che in quella del post-metal, il che peraltro è uno dei vostri punti di forza assoluti. Come è nato questo vostro genere? 
Loris: Prima di tirare su gli Spirale,io ero in fissa con il Grunge e volevo rendere l’idea di un Grunge lento e oscuro, Giorgio voleva fare un gruppo Stoner, ed è per questo che è nata questa “nuova” formula.
(Quando la gente ci chiede che genere facciamo noi non riusciamo assolutamente a dare una risposta…)
Stefano:  Il genere è nato mescolando il Doom e lo Stoner con il Grunge più grezzo e oscuro e con il tempo abbiamo preso una prospettiva molto più sperimentale.

Il particolare più riuscito di Spirale è però il perfetto equilibrio tra atmosfere oscure e nichiliste da un lato e anche una grande potenza musicale dall’altro. Avete lavorato molto per raggiungere questo risultato?
Loris: Da parte nostra direi che il risultato è stato spontaneo, merito secondo me anche delle mani e dell’esperienza di Daniele “Jack” Rossi che ha curato le registrazioni, il mixaggio e il mastering nello studio del Nufabric a Fermo.

Giorgio Balestrieri: Il lavoro dietro c’è stato sicuramente, ma la maggior parte delle cose sono uscite molto spontaneamente con il passare del tempo. Spesso mettiamo anima e cuore in quello che facciamo affinché i pezzi escano perfettamente come vogliamo.

Un’altra cosa che mi ha colpito sono i vostri testi, molto rabbiosi e depressi in certi frangenti, poetici in altri. Da dove traete l’ispirazione per scriverli?
Loris: L’uso delle parole è ispirato molto a quello di Justin Broadrick dei Godflesh, ma fondamentalmente oltre a questo direi che l’ispirazione viene scrivendo e buttando fuori quello che si ha dentro. Liricamente descrivo molto per immagini e per azioni.

Quali sono le vostre principali influenze?
Loris: All’inizio eravamo ispirati da band come Melvins, Nirvana, Sleep e Black Sabbath, per darci delle stabili fondamenta. Nel tempo ci siamo ispirati anche a Godflesh, Neurosis e Swans, poi ognuno di noi proviene da esperienze musicali diverse ed è naturale che abbiamo tutti e tre le nostre personali influenze.

Altra domanda classica, almeno per le mie interviste: vi sono gruppi che amate, o addirittura che riescono a influenzarvi, che però suonano un genere molto distante dal vostro?
Loris: Direi di si, nel mio caso io sono totalmente impazzito quando ho iniziato a scoprire la sperimentazione nel campo Hip-Hop di DJ Gruff,membro dei vecchi Sangue Misto. Secondo me è uno dei più grandi sperimentatori di quel giro, mi affascina la sua attitudine,mi ha anche influenzato molto nel modo di scegliere le componenti dei miei suoni. Poi si, chiaramente sono influenzatissimo da Brian Eno e dai suoi loop a nastro, questa è un’influenza che ha portato dei cambiamenti secondo me all’interno degli Spirale, per esempio abbiamo da poco aggiunto elementi elettronici come l’uso di loop a cassette su 4 tracce separate. 
Stefano: Nel mio caso no, perché provengo dal Metal, cosa che mi ha creato difficoltà negli Spirale, poiché il nostro è un progetto sperimentale e batteristicamente si tende a far prevalere il groove e la musicalità. 
Per questo ho iniziato a prendere ispirazione da batteristi più vicini al nostro genere, come Dale Crover dei Melvins, che secondo me è il batterista sperimentatore per eccellenza, e Emil Amos degli Om che mi ha influenzato molto nel groove .
Giorgio: Sicuramente nella musica elettronica soprattutto anni 70/80 come i Kraftwerk, l’industrial dei Throbbing Gristle e dei Coil e il rock psichedelico anni 60 (Jimi Hendrix, Doors).

Avendovi visto già due volte dal vivo, so bene che la dimensione live è uno dei punti di forza; tuttavia, essendo il vostro stile non solo aggressivo ma anche molto più di nicchia di tanti altri nel metal, non deve essere facile per voi trovare luoghi in cui suonare e un pubblico che vi segue, specie in una regione abbastanza arretrata da questo punto di vista come le nostre Marche. Cosa mi potete dire a riguardo, dall’alto della vostra esperienza?
Loris: Sì, sinceramente è molto difficile trovare locali o posti dove suonare, all’inizio erano sempre bands di nostri amici a chiamarci per suonare perché ancora dovevamo farci un nome. Sicuramente le migliori suonate che abbiamo fatto (non a livello di live stesso) sono quelle dove ci hanno invitati. Per fortuna con il tempo siamo riusciti a farci un giro nelle Marche, il pubblico e le altre band apprezzano quello che facciamo e noi ne siamo contentissimi.

In che direzione si muoveranno in futuro gli Spirale?
Loris: Recentemente abbiamo registrato una demotape dal nome “The Deviated Session”, un giorno ci siamo chiusi nel Totem Studio di Lorenzo Bracalente (Wakan) e con il mio registratore a cassette a 4 tracce abbiamo registrato 2 dei nostri nuovi pezzi (Ulcera e Plangite) e Stato Embrionale che era già presente nell’EP pubblicato per Bananophono Records,ma abbiamo riportato delle modifiche alle parti più sognanti e melodiche del pezzo rendendola grezza e ossessiva. L’abbiamo pubblicata per la nostra etichetta Weird Tapes Rekords in un’edizione limitatissima dove sul side A presenta la registrazione normale, e sul lato B ci sono le stesse canzoni ma con un remixaggio analogico dove è tutto più lento e demoniaco. Queste sono le anticipazioni di quello che andremo presto a fare con Manuele Marani e con le sue idee malate nel suo studio.

L’ultima domanda è sempre a piacere: a voi la possibilità di mettere fine a questa tornata di “Domande e Risposte” come meglio preferite…
The price of existence is eternal warfare…

Intervista a cura di Mattia

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