Possessed – Seven Churches (1985)

Nella storia del metal, e in particolare in quella degli anni ottanta, sono tanti i gruppi di valore che non sono riusciti a raccogliere risultati alla loro altezza. Di solito si parla di band heavy classico, incapaci di piacere sia ai fan del thrash che a quelli dell’hair metal,  che andavano per la maggiore in quel periodo: anche gli altri generi hanno avuto però i loro bei casi in tal senso, e forse il più evidente di tutti sono i Possessed. Le loro instabilità di formazione e le sfortune che i membri hanno attraversato, come ad esempio la tragica rapina in cui il cantante Jeff Becerra ha perso l’uso delle gambe, hanno impedito al gruppo statunitense di avere il successo che meritava dopo un album come il loro esordio Seven Churches. Quello del 1985 è infatti, come tutti sanno, un lavoro storico, uno dei più importanti per l’intera evoluzione del metal, avendo portato nel mondo per la prima volta quello che è col tempo diventato uno dei generi più sfaccettati e ampi del genere: parliamo ovviamente del death metal.  Certo, forse quello dei Possessed non era proprio death metal puro, visto quant’era legato al thrash metal del periodo, a tratti anche speed (non dimentichiamoci, del resto, che la band viene dalla Bay Area di San Francisco, la culla del genere): tuttavia, i riff a motosega della coppia Mike Torrao/Larry LaLonde e il cantato graffiante e rochissimo di Becerra, uno dei primissimi esempi di growl, sono tutte intuizioni che sono diventati la norma di un genere che sicuramente avrebbe osannato i propri creatori, se fossero durati. Certo, magari Seven Churches non sarà un album perfetto, specie dal punto di vista tecnico e in particolare nella prestazione del giovanissimo batterista Mike Sus, ma poco importa: come vedremo, con esso non abbiamo solo un classico tra i più importanti della storia del metal, ma anche un album genuino e dirompente, che a distanza di trent’anni ancora suona moderno e meraviglioso, nonostante la brutalità del death nel frattempo abbia raggiunto livelli ben più alti.

L’album inizia in maniera terrificante con un intro che riprende Tubular Bells, il pezzo di Mike Oldfield diventato celebre come colonna sonora dello storico film “L’esorcista”. E’ un preludio eloquente alla opener, The Exorcist appunto, che deflagra quindi all’improvviso, risultando da subito il manifesto di questo album: è infatti una traccia rapida e senza fronzoli, dal riffage potente e a metà tra il thrash del periodo e quello che poi sarà conosciuto come death metal, il tutto corredato dal growl di Becerra che canta un testo ispirato al film, buon esempio del satanismo becero di cui l’album è pieno. La norma principale è così potente e molto d’impatto, oltre che ossessiva e malvagia; si segnala già da subito la prestazione della coppia Torrao/Lalonde, in primo piano nelle lunghe cavalcate strumentali dal mood inquietante, il meglio che ha da offrire un pezzo comunque in toto memorabile, che apre Seven Churches alla grande. Giunge quindi Pentagram: introdotta da una voce al contrario, cavernosa e distorta per un effetto malvagio, entra poi nel vivo meno rapida e veloce della precedente, ma con un riffage blasfemo, aggressivo e puramente thrashy, che si interrompe solo nei brevi stacchi con rapidi ghirigori di chitarra. La parte migliore però è quella centrale, che quasi subito parte in velocità e si presenta in continuo movimento, stordente sia musicalmente che per feeling evocato, il quale passa da toni cupi e death oriented ad altri quasi rilassati, ma con una costruzione perfetta, arricchita di nuovo da assoli pregevoli. Splendido anche il pestato finale, che chiude un episodio forse non all’altezza dei migliori ma comunque assolutamente eccezionale. La successiva Burning in Hell entra subito nel vivo con una progressione tesa e frenetica, che sul ritmo dritto e senza variazioni di Sus mostra continue staffilate di un riffage a metà esatta tra thrash e death, una linea ritmica ossessiva e che tende a ripetersi ma che sa avere lo stesso impatto di uno schiacciasassi impazzito. Aiutano a tal proposito la breve durata (poco più di tre minuti) e una parte centrale più varia, in cui hanno posto i soliti assoli vorticosi e anche un breakdown lento, ma che riesce a intensificare ancor di più l’aura malata e oscura di cui questo eccezionale pezzo si ammanta, contribuendo alla sua buona riuscita. E’ quindi il turno di Evil Warriors, canzone leggermente più aperta e vicina al thrash anni ottanta a livello di ritmiche di chitarra, con una cadenza meno estrema e più semplicemente incalzante, anche se comunque la ferocia non manchi, specie in alcuni frenetici stacchi e nel growl di Becerra, particolarmente graffiante in questo caso. Come da norma Possessed, inoltre, la prima sezione è molto urgente, e lascia presto spazio alla parte centrale, serratissima ma più aperta e speed metal-oriented, con giusto qualche stacco più oscuro, che va avanti a lungo prima che la falsariga principale torni, a chiudere il cerchio di un brano semplice ma ancora di effetto assoluto. Nella seguente Seven Churches un breve preludio d’attesa confluisce presto in un pezzo martellante, grazie all’ossessivo drumming di Sus e al vorticoso riffage che si posa al di sopra, macinante e scurissimo, a cui si sovrappongono le urla di Becerra. Questa parte si alterna a momenti dello stesso tenore cupo ma più diretti, in un equilibrio strano ma che funziona alla perfezione. Degna di menzione pure la solita lunga e labirintica parte di assoli centrale (che torna anche nel finale), stavolta ancor più da urlo che in passato, con la sua varietà e la sua potenza;  è il giusto completamento di un episodio di assurda potenza, da annoverare tra i migliori dell’album a cui da il nome!

Con Satan’s Curse si torna a un impatto meno ragionato e più ignorante, vista l’alternanza tra rapide strofe che ricordano gli Slayer coevi, estremamente cupe e tempestose, e i ritornelli, più lenti ma molto pestati, col riffage che vira leggermente al punk, rendendoli molto incisivi. Completa il quadro la solita parte solistica centrale di buon valore, per un pezzo più semplice e lineare rispetto agli altri dell’album, ma che riesce davvero a fare la differenza, ponendosi appena al di sotto dei migliori del platter. Segue Holy Hell, brano meno esasperato e violento dei precedenti, col suo riffage thrashy e il ritmo veloce ma che rispetto alle altre tracce dà meno idea d’urgenza, presente solo in alcuni stacchi, preferendo invece un’energia di stampo più speed. Anche l’atmosfera è meno intensa e cupa del resto, nonostante Becerra ci metta del suo e la lunghissima parte strumentale posta al centro sia molto lugubre. Da citare è anche la coda finale, vorticosa ma che stavolta non riesce ad avere granché impatto; anche per questo abbiamo un brano che pur facendo muovere la testa sembra poter essere il pezzo forte in un disco di livello medio, ma qui è probabilmente l’episodio di minor caratura in assoluto. Si torna su alti livelli con Twisted Minds, traccia che dopo un inizio con la sola chitarra che fa pensare a un mid-tempo deflagra invece come una bomba atomica, fuggendo per strofe frastornanti per pesantezza e malvagità, veri e propri pugni in faccia che si stemperano giusto un pochino nei ritornelli, leggermente più aperti ma compensati dal growl di Becerra. La struttura procede con fretta estrema, alternando varie frazioni senza lasciare un attimo di fiato, in un mix dotato di una scrittura stellare, che spezza le ossa in ogni singolo passaggio e non presenta neanche un momento morto. Il risultato finale è un episodio stratosferico dalla prima all’ultima nota, che spicca molto anche in un album così pieno di perle. La successiva Fallen Angel è contraddistinta dal suono di lugubri campane, che la introducono in solitaria ma accompagnano il pezzo anche quando si parte per qualcosa di lento e catacombale. Questa situazione non dura, la musica svolta presto su una norma martellante e molto incalzante, seppur non si esageri in velocità se non in qualche sparuto passaggio. Queste sezioni, insieme agli imperiosi rallentamenti che riprendono totalmente l’intro e a certi momenti in cui Becerra si mette in mostra al basso, evidenziano una struttura più complessa che in passato, ma tutta votata a evocare un’aura malata, cosa che riesce abbastanza bene. Certo, qualche momento che funziona meno in questa schizofrenia compositiva c’è, ma nel complesso la canzone funziona a meraviglia. Siamo ormai alle ultime battute: la conclusione è affidata a una traccia così storica ed eloquente da dare il nome a un intero genere: Death Metal! Dopo un breve intro di batteria, la musica parte feroce ed estrema, con strofe che sono lunghe raffiche ritmiche, taglienti come un rasoio, che si alternano rapidamente a ritornelli anche più blasfemi e distruttivi, grazie anche al growl di Becerra che si alza molto, facendosi persino più aggressivo. C’è spazio per rifiatare solo nei tratti strumentali, in media leggermente più aperti e speed thrash-oriented, anche se risultano lo stesso di gran potenza e sicuramente non stonano al centro e nel breve finale di un pezzo non solo storico, ma anche così potente e distruttivo  da risultare, insieme a Twisted Mind e alla title-track, il brano in assoluto migliore dell’album che chiude!

Se Seven Churches non raggiunge la perfezione, comunque la sfiora: abbiamo un album gigantesco, sul piano musicale prima ancora che su quello storico. Forse i Possessed non toccheranno il limite di brutalità che altri hanno raggiunto negli anni successivi, forse non saranno perfetti dal punto di vista tecnico, forse non avranno nei testi l’immaginario gore che tanti deathster adorano, ma poco importa: se vi definite amanti del death metal (ma anche del thrash), questo è tra quei pochi album che proprio non può mancarvi!

Voto: 97/100

Più o meno trent’anni fa, il 16 ottobre 1985, usciva nei negozi Seven Churches dei Possessed, primo album a poter essere definito death metal nella storia nonché pietra miliare per l’evoluzione successiva del genere. Nel suo piccolo, questa recensione vuole celebrare le sue tre decadi di storia.
Mattia

Tracklist:

  1. The Exorcist – 04:52
  2. Pentagra – 03:34
  3. Burning in Hell – 03:10
  4. Evil Warriors – 03:44
  5. Seven Churches – 03:14
  6. Satan’s Curse – 04:15
  7. Holy Hell – 04:12
  8. Twisted Minds – 05:10
  9. Fallen Angel – 03:58
  10. Death Metal – 03:15
Durata totale: 39:24
Lineup:
  • Jeff Becerra – voce e basso
  • Larry LaLonde – chitarra
  • Mike Torrao – chitarra
  • Mike Sus – batteria
Genere: thrash/death metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Possessed

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