Forklift Elevator – Borderline (2015)

Un capannone, un carrello elevatore, e tanto buon metal irrorato di whisky.
Questo è il biglietto da visita dei Forklift Elevator, cinque amici padovani che, dopo gli inizi da cover band, decidono di mettere in gioco le loro conoscenze musicali ed il loro naturale talento per dare vita ad un gruppo nuovo e lavorare così ai propri pezzi inediti.
Il risultato è Borderline, un album poliedrico ed accattivante esattamente come il disturbo di personalità dal quale prende il nome, undici canzoni dall’effetto rollercoaster che vanno dall’heavy metal più classico al thrash metal, con qualche interessante venatura in stile Black Label Society, Lamb of God e System of a Down.
Enrico Martin e compagni ci sbattono letteralmente in faccia un prodotto forte ed energico, nel quale ogni brano è una scheggia a sé appartenente però al medesimo specchio: testi corposi intonati con una voce di Hetfieldiana memoria, chitarre cattive proprio come si richiede al genere, e poi tanta batteria, a tratti sostenuta, altre volte così veloce da sembrare un roboante fruscio, caratteristica che il più delle volte rende le canzoni o completamente sballanti oppure totalmente inascoltabili.
L’album si apre con un Intro a dir poco disturbante, seguito da un tridente d’eccezione (Misery, Blackout, The Skin) e da Overload, la prima delle due ballate di tutto rispetto che troviamo nella tracklist (l’altra è Arey). Il resto è un ottovolante di generi che si alternano in maniera equa tra l’heavy e il thrash, un po’ ottanta, un po’ novanta, senza dubbio con un risultato più che soddisfacente sia dal punto di vista musicale che da quello tecnico, tenendo presente che comunque ci troviamo di fronte ad una ottima autoproduzione, ed anche se tutto sommato i pezzi non brillano eccezionalmente per originalità, di sicuro danno una chiara dimostrazione di una discreta conoscenza nonché capacità di rielaborazione del genere.
Nel complesso, Borderline resta a tutti gli effetti un valido album da scoprire, valutare ed apprezzare, nel quale è possibile cogliere alla perfezione non solo la qualità della lavorazione ma anche il grande affiatamento che pervade all’interno del gruppo. Un album che si fa notare anche per l’artwork dalle tonalità di piombo, con i caratteri da murales e questa porta senza maniglia in copertina che invoglia ad allungare curiosamente la mano per aprirla, e per una dedica, alla memoria di Giosuè Zorzi, giovane padovano di diciannove anni scomparso nel 2012 stroncato da un aneurisma cerebrale.
Davvero un bel traguardo per i Forklift Elevator, metallo di razza ma senza dimenticare il cuore.

Voto:  85/100

Lexie

Tracklist:

  1. Intro – 00.41
  2. Misery – 02.23
  3. Blackout – 02.41
  4. The Skin – 03.37
  5. Overload – 04.05
  6. Damn Bug – 03.57
  7. Struggle of Life – 04.15
  8. Arey – 06.46
  9. Cathedral – 04.45
  10. The Fog – 03.45
  11. Dream Reaper – 03.41

Durata totale: 40:28

Lineup:

  • Enrico M. Martin – voce
  • Stefano Segato – chitarra solista
  • Mirco Maniero – chitarra ritmica 
  • Marco Daga – basso
  • Andrea Segato – batteria
Genere: thrash/groove metal
Sottogenere: southern metal

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