Sinatras – Six Sexy Songs (2014)

Tra le cose che cambierei nel mondo metal, uno riguarda sicuramente l’apertura mentale: ancora oggi infatti troppa gente, tra i fan ma anche tra i musicisti, tende a prendersi troppo sul serio. Ben vengano, quindi, gruppi come i Sinatras (nome peraltro che si fa notare), che pur trattando a volte temi impegnati riescono allo stesso tempo a dare un bel tocco d’ironia al tutto. Nati a Vicenza nel 2014, dall’unione tra musicisti già molto attivi nella scena metal della zona, nello stesso anno pubblicano il loro primo EP, intitolato Six Sexy Songs. Nonostante il titolo possa far pensare a un gruppo hair metal sulla scia degli Steel Panther (anche se già dalla bella copertina, opera del chitarrista Minkio Sinatra, la suggestione sparisce), il genere dei veneti è in realtà un death ‘n’ roll, con in più forti influenze groove metal, specie nelle forti aperture che hanno luogo di tanto in tanto. Seppur questo stile sia influenzato da gruppi come Entombed, The Haunted, Carcass e ultimi Machine Head, i Sinatras riescono a essere abbastanza personali, grazie anche alle venature melodiche che rendono il loro sound più vario e appetibile; il merito di ciò è probabilmente anche dell’esperienza del quintetto, palpabile in tutto l’album, che è ben fatto anche dal punto di vista più meramente tecnico. Purtroppo, Six Sexy Songs ha anche qualche difetto: su tutti, il fatto che qualche canzone sia meno bella e appaia un po’ scollata, rispetto alle altre. Anche il suono generale, sporco e un po’ frenato sul lato della potenza, può essere visto come una pecca, anche se di poco valore: per un EP d’esordio può andare, anche se i vicentini dovranno rendere il tutto più incisivo in futuro.

Un breve intro con una confusione di voci, poi parte Contamination, robusto brano dalle strofe molto tese e minacciose, grazie anche al growl di Fla Sinatra, mentre i ritornelli vedono lo stesso cantante passare su toni puliti, seppur la base sia ugualmente vorticosa. Il tutto crea un atmosfera piuttosto vivace ma con sempre un grosso velo di cupezza, riecheggiante anche nelle impegnate liriche, che parlano della tristemente celebre Terra dei Fuochi, in Campania. Questa tendenza oscura si fa più forte nella lunga parte centrale, anche più lugubre, grazie a una struttura labirintica e a chitarre che passano da dissonanze a ritmiche potenti, da death puro. E’ questo il momento migliore di una canzone comunque molto buona, che apre Six Sexy Songs a dovere. La seguente Frank Is Back è più spostata sul versante death’n’roll dei vicentini sin dal principio, molto brioso ed energico, oltre che accompagnato da un testo divertente, al limite del demenziale e con protagonista quel Frank Sinatra che da il nome al gruppo. La  semplice struttura entra poi nel vivo cominciando a incolonnare strofe piuttosto serrate e frenetiche, scandite bene dal batterista Jenny Sinatra, e ritornelli più aperti, melodici ma anche piuttosto obliqui e strani, con in più qualche apertura più minacciosa e rivolta al death metal. C’è spazio anche per una sezione centrale più estesa e divisa a metà, tra una prima parte dal vago sentore metalcore e una seconda dotata di un bell’assolo, il cui feeling fa molto metal melodico. Nel complesso è un bell’intermezzo, che rende la traccia più varia e la aiuta a essere molto bella, sicuramente la migliore di quest’album. Dopo due pezzi di alto livello, giunge Sunshine, song meno valida a causa principalmente della struttura. La norma principale è infatti potente, veloce e sempre in movimento, al limite con la schizofrenia, con passaggi che quasi ricordano il death tecnico e altri rapidi e potenti, che sanno più di thrash. E’ su questa impalcatura che a tratti si aprono i ritornelli, che invece si calmano parecchio e presentano un pathos oscuro, grazie anche alle trame sinistre alle spalle dell’intensa voce di Fla. Se entrambe queste componenti sono piuttosto valide, la loro unione sembra però  forzata: nel complesso il risultato non è scadente, anzi di qualità più che discreta, ma perde un po’ rispetto al duo che la precede.

The Game è un pezzo a due marce: se le strofe, per quanto non trascendentali, sono coinvolgenti e incalzanti, sia nei momenti di fuga che in quelli leggermente più riflessivi, i chorus sono molto statici, e non riescono a esplodere in nessuna delle proprie trame. Ciò affossa un po’ il pezzo, che sembra quasi interrotto sul più bello; è un aiuto invece la frazione centrale, molto oscura, estrema e che risulta il momento migliore del pezzo, ma il risultato finale è appena decente, di sicuro il punto più basso del mini album. Per fortuna, a questo punto Six Sexy Songs si ritira su con W.A.F.S., episodio che dopo un intro campionato con suoni di orchestra e di applausi, parte con una norma dal forte appeal groove, con anche un retrogusto southern, ritrovabili nella rilassatezza di alcuni fraseggi, che pure nella falsariga crescono presto verso momenti più martellanti e potenti. La canzone tende infatti a evolversi fino a lunghi bridge che svoltano prepotentemente verso il death, per poi tornare a calmarsi nei refrain. Questi ultimi vedono il botta e risposta tra Fla e i cori e recuperano le sonorità iniziali, con forse anche più energia.  Le variazioni a questa struttura sono molte ma tutte ben piazzate, il songwriting stavolta è di valore assoluto; ottimo anche l’assolo centrale, molto classico nella sua rapidità ma ben funzionante, un altro buon passaggio di un pezzo molto valido, che insieme a Frank Is Back è il migliore dell’EP. Il sestetto di canzoni si chiude quindi con All or Nothing, traccia dotata di un preludio un po’ ingannevole: siamo infatti su tempi lenti, quasi doom per incedere, e con un gran coefficiente di melodia. La canzone vera e propria è molto più serrato e death-oriented, con lunghe frazioni lugubri e dal riff a motosega della coppia Minkio/Lele Sinatra che si aprono solo ogni tanto, per qualche fraseggio più rivolto al “roll” o qualche melodia sinistra. Di fatto, l’unico spostamento importante dalla base sono i ritornelli, più aperti e groovy, che svoltano anche a livello di atmosfera, preoccupata ma molto meno oppressiva. In questo caso, però, le due parti si compenetrano abbastanza bene, supportati da una buonissima scrittura: abbiamo perciò una conclusione non al livello dei migliori ma comunque di tutto rispetto.

Nonostante i suoi difetti, Six Sexy Songs è un album comunque ben fatto e originale, oltre che divertente. E’ vero, i Sinatras devono ancora crescere nella propria carriera, lavorando in particolare sul songwriting e sulla coesione di alcuni pezzi, ma una solida base è già presente: la speranza è quindi che riescano a sviluppare al meglio le loro potenzialità, perché il metal di gruppi con la loro freschezza e la loro ironia ha decisamente bisogno!

Voto: 72/100 (voto massimo per gli EP: 80)

Mattia

Tracklist:

  1. Contamination  – 04:18
  2. Frank Is Back – 04:48
  3. Sunshine – 04:40
  4. The Game – 04:16
  5. W.A.F.S. – 04:34
  6. All or Nothing – 04:08

Durata totale: 26:44

Lineup:

  • Fla Sinatra – voce
  • Lele Sinatra – chitarra
  • Minkio Sinatra – chitarra
  • Lispio Sinatra – basso
  • Jenny Sinatra – batteria
Genere: death/groove metal
Sottogenere: death ‘n’ roll
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Sinatras

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