Funerary – Starless Aeon (2014)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEStarless Aeon (2014) è l’incredibile esordio degli americani Funerary.
GENEREUn originale connubio di funeral doom, sludge e drone, il tutto in chiave opprimente, angosciante.
PUNTI DI FORZAAtmosfere splendide, oscure e nichiliste in una maniera eccelsa; uno stile molto personale e avvolgente. Una registrazione grezza ma professionale, che graffia bene; una scaletta senza momenti morti né canzoni meno che splendide. 
PUNTI DEBOLIUn’eccessiva brevità: di questo tipo di musica ne vorresti di più!
CANZONI MIGLIORIBeneath the Black Veil, Depressor
CONCLUSIONIStarless Aeon è un capolavoro sotto i punti di vista, adattissimo per ogni fan dello sludge, del funeral doom metal e del nichilismo in musica.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
96
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Tra tutti i generi del metal, il doom è probabilmente quello con la maggior varietà interna: in esso si possono trovare infatti i tempi lentissimi del funeral e quelli rapidi dello sludge, la rilassatezza dello stoner e l’oscurità impenetrabile del death/doom, la classicità dell’incarnazione più tradizionale e l’avanguardia del post-metal, e così via. E’ forse anche per questo che il doom metal è anche uno dei generi in cui attualmente si ritrova la maggior concentrazione di freschezza e di personalità, il che spesso si traduce in dischi ottimi e a volte anche in capolavori assoluti. E’ quest’ultimo il caso di Starless Aeon, primo lavoro degli statunitensi Funerary, uscito autoprodotto nel 2014 e ristampato quest’anno dalla connazionale Sentient Ruin: come vedremo nel corso della recensione è infatti un album estremamente valido, quasi incredibile se si pensa che il gruppo è nato giusto nel 2013. Parte del merito va anche allo stile adottato dal gruppo: di base è un funeral doom piuttosto scarno, ispirato a nomi come Esoteric ed Evoken, ma presenta anche forti influssi sludge, specie nel cantato di K.B. (ormai ex membro del gruppo) e nelle dissonanze poste qua e là, e drone, nelle ronzanti e mastodontiche ritmiche di chitarra, il che li fa sembrare quasi una versione funeral degli Yob. Nonostante ciò, la mescolanza dei Funerary non sembra derivativa, risultando anzi personale, oltre che molto ben riuscita: il risultato finale è infatti un album opprimente, mastodontico, che riesce ad angosciare come pochi, in senso buono ovviamente. Contribuisce alla buona riuscita di Starless Aeon anche una produzione professionale e al tempo stesso grezza e molto graffiante, che riesce ad avvolgere l’ascoltatore al punto giusto, ed è perfetto per supportare il suono dell’album.

Un breve intro di fuzz, poi Coerced Creation si avvia lentissima, soffocante, con ritmiche catacombali ma energiche, a metà tra la potenza dello sludge e la cupezza del funeral, e la voce selvaggia e che passa da uno scream graffiante a un growl cavernoso, fino ad arrivare a urla più lancinanti, quasi il risultato di una tortura. La traccia inoltre si evolve pian piano rallentando e facendosi ancor più oppressivo, malsano, prima che tutto termini dopo appena cinque minuti: nonostante la sua brevità, abbiamo però un brano splendido, che ci cala già da subito nelle atmosfere di quest’album. Senza pause (una caratteristica che accomuna tutto il disco) giunge quindi Atonement, un interludio di meno di quattro minuti che si avvia con un intro dai suoni di pioggia, su cui subentrano echi espansi di chitarra e basso, oltre che di tante diversi voci, per un effetto molto vicino al drone di gruppi come i SunnO))). Nel complesso è praticamente tutto qui, abbiamo un pezzo ossessivo e inquietante al punto giusto, che crea una gran claustrofobia prima che Beneath the Black Veil inizi. Questa inizialmente si fa anche più rarefatta e minimale, con le chitarre di G.C. e I.L. che reggono con un arpeggio etereo sotto a un cosmo di rumori lontani. Non passa molto che la musica esploda però come un pezzo colossale, lento ai massimi termini e in cui fraseggi intensi e infelici si uniscono con sonorità estremamente basse, tra cui il growl e tanti cori espansi, per un’atmosfera insieme triste e nera come la notte, ma soprattutto molto avvolgente. Contribuiscono bene a questa oscurità gli stacchi in cui la batteria di S.M. e il ritmo spariscono, ed entrano in scena ancor più echi ed effetti, per una sensazione orrorifica. La musica procede con poche variazioni molto a lungo, come una processione funebre cupa e contraddistinta da rituali malefici; solo a metà il tutto si anima leggermente, con la comparsa dello scream e di vaghe influenze post e sludge su un ritmo leggermente più veloce, ma ancora catacombale. Questa frazione va avanti poco, per poi confluire in un momento puramente noise, in cui fuzz ed echi si accavallano al solo scopo di rendere l’aria ancor più malsana; non è finita qui, però, perché dopo il pezzo riparte ancora più veloce (siamo su tempi medio-bassi) e con ritmiche fangose e piuttosto pesanti, corredate di lead inquieti. È nel complesso una coda sludgy abbastanza appropriata, che pone fine a un pezzo splendido, forse il migliore del disco! E’ quindi la volta di Starless Aeon: è praticamente un frammento dark ambient minimale, ridotto a un’unica linea melodica data probabilmente da una chitarra, anche se il suono è così distorto ed espanso da essere irriconoscibile. Questa falsariga procede per tutto il pezzo, facendosi sempre più spaziale e inquietante, quasi come in un horror fantascientifico: l’effetto è così forte che nonostante anche questo sia un interludio o poco più, non esiterei a metterlo comunque tra i momenti più riusciti dell’album a cui da il nome! Con la conclusiva Depressor si torna quindi a qualcosa di più metallico. Un breve intro dissonante di chitarra dà presto il la a un pezzo dal riffage ronzante e sinistro, obliquo, che procede su un tempo più rapido che in passato, ma comunque per nulla rapido, il tutto a sostegno di un mood ancora una volta oscuro e impenetrabile. Questa norma, seppur abbastanza ossessiva, cambia ritmo ogni tanto: spuntano così momenti molto sludge, in cui le chitarre sono aggressive come la voce, quasi accomunabile agli scream più estremi del black metal. C’è spazio però anche per momenti più morbidi e in cui echi di chitarra si stagliano come nel vuoto, per una sensazione eterea ma comunque intensamente oscura. La canzone inoltre tende a progredire, la norma si fa quasi irreale man mano che avanza, l’incedere è quello di un bad trip che si fa sempre più spaventoso, fino alla parte finale: qui il ritmo sale e la cupezza si fa palpabile, da assoluti brividi, prima di spegnersi in una coda drone, piena di effetti e in cui la magia lentamente si spegne, insieme al disco. Poco da fare: abbiamo un altro pezzo grandioso!

Questo è quanto: Starless Aeon è nei fatti trentaquattro minuti di nichilismo sonoro lancinante, senza praticamente momenti morti, la cui unica pecca è proprio la durata, drammaticamente esigua. I Funerary insomma sono riusciti a esordire col botto, con uno dei più bei album usciti nei generi più di nicchia del doom negli ultimi anni. Per questo, è quasi inutile che io specifichi se siete fan di sludge, funeral o drone metal, dovete tener bene d’occhio gli americani: hanno già fatto benissimo e se si ripeteranno in futuro potranno aspirare a diventare veramente grandi!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Coerced Creation05:18
2Atonement03:49
3Beneath the Black Veil11:30
4Starless Aeon03:12
5Depressor10:19
Durata totale: 34:06
FORMAZIONE DEL GRUPPO
K.B.voce
I.L.voce e chitarra
G.C.chitarra
P.B.basso
S.M.batteria
ETICHETTA/E:Sentient Ruin Laboratories
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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