Into the Abyss – live @ Circolo Dong, Recanati – 7 novembre 2015

Nonostante la scena doom & psych marchigiana sia, come ho già scritto tante volte in passato, molto ampia e sfaccettata, in regione non è molto facile trovare eventi dal vivo sui due stili (è una caratteristica che si estende però a tutto il metal e a quei tipi di musica che allo stesso modo non sono così di moda). Per questo quando c’è un evento del genere anche a un’ora di macchina, vale comunque la pena andarlo a vedere, secondo me. Per esempio, un mini-festival doom metal mi attira moltissimo: è per questo che sabato scorso ero all’Into the Abyss al Circolo Dong a Recanati, in provincia di Macerata, un locale in cui non ero mai stato prima, che peraltro mi ha dato impressioni contrastanti. Mi sono molto piaciuti la sua collocazione in un casolare sperduto tra i campi, che annulla il rischio di lamentele dei vicini con conseguente arrivo sul luogo della polizia (una situazione che mi è capitata a volte in passato), e l’allestimento sia esterno che interno, all’insegna totalmente del Do It Yourself; ho apprezzato anche la piccola sala concerti, che nonostante un’acustica non perfetta, comunque va bene per tenere dei concerti, visti anche i volumi alti che si usa tenere. Dall’altra parte, mi ha un po’ irritato che il concerto sia cominciato con quasi due ore di ritardo, su un orario d’inizio peraltro già piuttosto avanzato (si sarebbe dovuti partire alle 22). Capisco che parte del ritardo sia dovuta a problemi tecnici con la strumentazione, ma è pur vero che ho visto un po’ di disorganizzazione all’interno del locale; soprattutto, però il problema vero è stato che il concerto è finito quasi alle tre di mattina, quando ormai tutto il pubblico (non molto, ma nemmeno quattro gatti) aveva ormai finito le energie per goderselo, me compreso. E’ stato un po’ un problema, anche se in fondo non ha pregiudicato troppo la riuscita dell’evento, come vedremo nel corso del report.

Narrenschiff: 
Dopo il già citato ritardo, la serata finalmente è cominciata con i Narrenschiff, il gruppo da cui peraltro ho ricevuto l’invito all’evento, dopo la recensione e l’intervista delle scorse settimane. Personalmente, ero molto curioso di verificare l’impatto dal vivo dello stoner metal gruppo, e da questo punto di vista non sono rimasto affatto deluso: sin dal principio infatti il terzetto ha dimostrato di avere una grande energia, ancor di più di quanto si senta nel loro esordio Of Trees and Demons. Merito anche di un suono che, nonostante molti problemi tecnici in fase di soundcheck, in concerto è stato comunque su livelli più che accettabili; l’unica pecca è stata la una lieve tendenza a impastarsi tra la chitarra di Mattia Leonardo Bozzetti e il basso di Riccardo Pancotti, ma è stato un problemuccio veniale. Così, i circa quaranta minuti di concerto sono andati lisci e senza troppi problemi, uno spettacolo potente ma molto psichedelico, in cui il terzetto è incappato in qualche errore a livello strumentale ma in cui ci ha messo tanto cuore. La sala concerti, non strapiena ma comunque piuttosto occupata, ha peraltro apprezzato la prestazione dei tre: merito certo anche della relativa facilità di ascolto dello stile del gruppo, visto che ai due gruppi più di nicchia successivi non andrà altrettanto bene, a livello di pubblico. Nel complesso è stata una bella prestazione, con alcuni momenti davvero alti: su tutti la lunga cavalcata di Desert e soprattutto la conclusiva Event Horizon, in cui è salito sul palco Francesco Lilli, suonatore di didgeridoo che ha dato la stessa marcia in più che la canzone aveva sul disco. Un’ultima nota: è stato un vero piacere scambiare qualche parola nel dopo-concerto col gruppo, tre persone gentili e cordiali oltre che tre buoni musicisti. Bravi e simpatici i Narrenschiff, quindi!

Scaletta Narrenschiff:

  1. Atomic Axilia, Robot Godzilla
  2. Suzy
  3. Of Trees and Demons
  4. Desert
  5. Event Horizon

The Haunting Green:
Secondi nella lineup sono stati i The Haunting Green, duo proveniente dal lontano Friuli e che a essere sincero non conoscevo. Che dire: buon per me che ora li abbia ascoltati! Sin dalle prime note infatti il loro genere mi ha stregato: con loro siamo nell’ambito di un doom/avant-garde metal sperimentale, tinto di ambient e di post-metal, con una spiccata anima atmosferica, che si esplica in un feeling spaziale, lontano. È probabilmente proprio per questo che mi sono piaciuti tanto: il loro concerto è stato praticamente un lungo viaggio onirico senza quasi pause (merito anche del contatto del gruppo del pubblico, buono ma molto poco), tanta è stata la magia che i friulani evocavano sul palco. In particolare mi ha colpito quanti suoni diversi erano insieme in scena i suoi due soli membri: merito principalmente del frontman Cristiano Perin, che oltre a voce e chitarra gestiva anche un gran numero di effetti e di sintetizzatori, i quali non solo sostituivano molto bene l’assente basso ma riuscivano a dare una base sintetica molto avvolgente al sound dell’ensemble. Non per questo è da sottovalutare però l’apporto di Chantal Fresco, nell’ensemble soltanto alla batteria: la sua prestazione mi è sembrata infatti eccezionale, con una scansione perfetta del tempo, seppur così lento, un groove pazzesco e una prestazione senza praticamente sbavature, se non nell’ultima The Mournful Sons. Nonostante tutto ciò, rispetto ai Narrenschiff non solo c’era meno pubblico, ma sembrava anche apprezzare di meno: da un lato ciò è comprensibile, vista la proposta così impenetrabile del gruppo, ma dall’altro lato è un vero dispiacere. Nella mia opinione, infatti, quella dei The Haunting Green è stato il concerto più bello dei tre, tanto che alla fine ci ho tenuto a comprare il loro EP d’esordio: questi due friulani sono riusciti insomma a catturarmi davvero alla grande!

Scaletta The Haunting Green:

  1. Intro
  2. Blind Me Night
  3. V
  4. Our Days in Silence
  5. Schramm (OST)
  6. The Mournful Sons

Void 00:
È ormai tardissimo quando sul palco sale il gruppo conclusivo della serata, i Void 00, una scelta che forse si è rivelata controproducente: tra i tre gruppi loro sono infatti quello più aggressivo e meno d’atmosfera, il che con la stanchezza ormai galoppante tra il pubblico probabilmente non aiuta. Il loro è infatti un genere piuttosto sfaccettato, che parte dallo sludge per abbracciare generi come il drone, il punk, il post rock, il metal tecnico, arrivando a tratti addirittura al black e death, il tutto all’insegna del nichilismo e dell’estremismo musicale. E’ un genere tutto sommato interessante, ma che non ho potuto apprezzare appieno: merito non solo della scarsità di lucidità dovuta all’orario, ma anche di suoni molto pastosi e brutti, sicuramente peggiori di quelli dei due gruppi precedenti.  E’ stato un po’ un peccato, visto che comunque il gruppo ce l’ha messa tutta per fare il proprio lavoro al meglio: le canzoni si sono susseguite una dietro l’altra lente ben suonate e con poche sbavature, con il bravo e quadrato batterista Mattia a impostare bene il tempo e davanti a lui Marco Cappannini e Alessandro, rispettivamente chitarra e basso, a seguirlo a dovere, cercando al contempo di coinvolgere il pubblico con le proprie movenze sul pur piccolo palco del Circolo Dong. Ottima anche la prestazione del cantante Ciro Salemi, il quale nonostante una prestanza fisica a cui non si darebbe il minimo credito, con il suo aspetto “alla Rasputin” e la figura imponente, ha mostrato comunque una buona presenza scenica, e soprattutto una tecnica vocale lodevole, passando per scream, growl e parti pulite con apparente facilità. Il risultato finale è stato un concerto lisergico e inquietante, oltre che impenetrabile, di difficile ascolto: peraltro il poco pubblico ancora presente anche in questo caso ha apprezzato poco. Tuttavia, nonostante i vari problemi l’impressione che mi sono fatto io dei Void 00 è stata tutt’altro che negativa, e un ascolto al loro profilo Soundcloud mi ha confermato ancor di più la bontà della loro musica. Il mio auspicio è perciò di rivederli in un’altra occasione, nella speranza che sia più presto nel corso della notte e che abbiano i suoni che meritano per valorizzare la propria proposta.

Scaletta Void00:

  1. Seventh Seal 
  2. Pleasant Trip 
  3. Martello Sporco di Sborra 
  4. We Don’t Know
  5. Nothing

Nonostante i difetti e soprattutto il deleterio ritardo, il bilancio dell’Into the Abyss può considerarsi tutto sommato positivo. Ce ne fossero di più di serate del genere, magari anche a meno di un’ora di distanza da casa mia! Detto questo, non mi resta che concludere con: al prossimo live report!

Mattia

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