Obedience to Dictator – Hogzilla (2015)

Per chi ha fretta:
Gli Obedience to Dictator sono una band technical death metal con varie influenze, già recensiti da me in precedenza. Si ripresentano quest’anno con Hogzilla, EP con cui confermano le loro doti, anche se forse devono maturare ancora un po’. Le canzoni migliori sono l’iniziale Grimlock Overload e la conclusiva Let Me Sleep (We Have to Fight), molto belle, mentre invece il punto più basso è Solar Warden, pur piacevole. La media comunque è abbastanza alta; in conclusione è perciò confermata la buona impressione che ho avuto l’altra volta.

La recensione completa:

Originali e promettenti: questa era in sintesi il giudizio con cui chiudevo, lo scorso anno, la recensione di The Greater of Two Evils, promo d’esordio dei perugini Obedience to Dictator. In effetti, il loro death metal tecnico potente e abbastanza personale mi aveva colpito, ed ero curioso di vedere cosa avrebbe combinato il gruppo in seguito. L’attesa si è infranta lo scorso agosto, all’uscita della nuova fatica degli umbri, l’EP Hogzilla, album più lungo e in cui il gruppo può mettersi maggiormente in mostra. Ciò che mi è stato chiaro sin dai primi ascolti è che lo stile si è leggermente evoluto: la base è sempre un techno death venato di melodeath, punk e metalcore, e restano sempre anche i testi fantascientifici, ma rispetto a The Greater of Two Evils il suono è diventato più sfaccettato, con canzoni meno omogenee tra loro. Gli Obedience to Dictator hanno inoltre aumentato il coefficiente tecnico della loro musica, parallelamente alla crescita di tutti i suoi membri da questo punto di vista: questo però può essere visto anche come il difetto di Hogzilla. In certi momenti, la band sembra stentare leggermente nel gestire la maggior varietà di soluzioni che ha deciso di affrontare qui: ciò è segno di come i perugini debbano ancora lavorare un po’ per raggiungere la pienezza e la maturità totale. Niente paura, comunque: nonostante questo difetto, le capacità già sentite in precedenza non hanno abbandonato gli umbri, e sono ben presenti anche in questo EP, che come vedremo si rivela di qualità buona.

Un brevissimo campionamento, poi una rapida rullata del drummer Mirco Righetti introduce Grimlock Overload, traccia che mette in mostra subito un riffage fenomenale, potentissimo ed estremamente coinvolgente, su cui si alternano gli scream e i growl minacciosi di Edoardo Del Principe, il cui cantato è divenuto più variegato che nel promo precedente. Questa situazione però non dura: presto il pezzo comincia a evolversi in senso più tecnico, un vortice in continuo movimento tra momenti più leggeri e macinanti e brevi passaggi di impatto assoluto, senza un attimo di sosta fino alla chiusura, che riprende l’inizio. Il risultato finale è quasi stordente, ma tutti gli incastri funzionano a meraviglia: abbiamo un pezzo corto (appena due minuti e mezzo) ma che si pone subito tra i migliori dell’album. La successiva Solar Warden esordisce con un vago sentore doomy, specie nelle ritmiche profonde del duo d’asce Stefano Fantini/Marco Gattini e nel ritmo non troppo veloce di Righetti. La traccia però tende a evolversi, e alle chitarre profonde si affianca un blast beat e il growl cavernoso di Del Principe, per un effetto quasi da brutal death. Da qui, la canzone alterna per qualche minuto una norma di questo genere, tempestosa e malvagia, e momenti più aperti e in cui dominano circolari e sinistri lead di chitarra. Anche grazie a ciò, si viene a creare una sensazione oscura; questa prosegue anche nel finale, che riprende la norma iniziale con un piglio vagamente metalcore e poi si spegne, lasciando spazio a un outro con la voce campionata di Ronald Reagan, presa da un suo vecchio discorso alle Nazioni Unite. Certo, d’altra parte l’impressione è che qualche svolazzo sia di troppo; tuttavia, nel complesso abbiamo lo stesso un episodio piacevole.

Megabong è una traccia in principio più diretta e potente, con un riffage semplice e graffiante, che pur con alcune variazioni prosegue piuttosto a lungo, ossessivamente. La progressione tende però a portare il pezzo su lidi man mano più melodici, fino all’arrivo del ritornello: questo è molto lento e contiene anche un livello di pathos inaspettato, dato principalmente dai giri dissonanti delle chitarre, seppur Del Principe dia al tutto anche una certa aggressività. Le tante variazioni a livello di dettagli si sommano a una struttura generale più lineare che in passato, quasi classica se non fosse che al centro invece dell’assolo c’è un passaggio cantato in cui le chitarre non aggrediscono ma creano un’oscurità avvolgente. La somma di queste varie parti è ben fatta: abbiamo un pezzo magari non al livello dei migliori, ma nemmeno troppo lontano. E’ ora il turno di The New Lords, breve interludio che presenta alcuni rumori piuttosto inquietanti, mostruosi, sulla colonna sonora del film “The Mist” di Frank Darabont. Nel complesso serve solo a introdurre la conclusiva Let Me Sleep (We Have to Fight). Questa si avvia molto melodica, con tastiere fin’ora inedite e armonizzazioni quasi ricercate, per poi cominciare la sua ascesa. Da una certa tranquillità iniziale, il brano pian piano accelera e si irrobustisce, sia per quanto riguarda l’energia delle soluzioni melodiche che nel mood, che si fa quasi epico, per una fuga incalzante ai massimi termini, il cui unico difetto è… di durare troppo poco! Presto infatti subentra una norma più lenta e melodica, molto ossessiva dal punto di vista chitarristico e animato all’inizio dal basso di Alessandro Sposini (nuovo membro, subentrato a Fiorenzo Pelucca) e dalla voce di Del Principe, a cui poi si aggiungono tastiere spaziali. Questa falsariga va avanti a lungo, ripetitiva ma senza annoiare, anzi: l’intensità a livello di feeling sale sempre di più. In definitiva, questa è una song diversa rispetto alle altre, il che però è un bene: abbiamo il pezzo in assoluto migliore dell’EP che conclude, alla pari con Grimlock Overload (ma forse addirittura meglio!).

Insomma, nella sua media Hogzilla è lievemente meno ispirato del suo predecessore, a causa della piccola flessione che ha al centro; tuttavia, i suoi pezzi migliori sono forse anche più brillanti rispetto alla coppia di The Greater of Two Evils. È per questo che, secondo me, gli Obedience to Dictator restano ancora una realtà originale e promettente. L’unica cosa che manca loro è di confermarsi definitivamente con un full-lenght: intanto però, se siete appassionati di death metal tecnico, il consiglio è di dare un ascolto a questo EP (anche visto che si trova gratis sul profilo Bandcamp del gruppo), è improbabile che per voi non sia almeno interessante.

Voto: 74/100 (voto massimo per gli EP: 80)

Mattia


Tracklist:

  1. Grimlock Overload – 02:31
  2. Solar Warden – 04:31
  3. Megabong – 05:13
  4. The New Lords – 01:41
  5. Let Me Sleep (We Have to Fight) – 05:36
Durata totale: 19:32
 
Lineup:
  • Edoardo del Principe – voce
  • Stefano Fantini – chitarra
  • Marco Gattini – chitarra
  • Alessandro Sposini – basso
  • Mirco Righetti – batteria
Genere: death metal
Sottogenere: technical death metal

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