Nightland – Obsession (2015)

Per chi ha fretta:
I Nightland sono un gruppo che di recente è passato da sonorità folk a un death metal sinfonico, da una parte vicino ai Fleshgod Apocalypse ma senza i loro tecnicismi, dall’altra con forti influenze power, in molti cori e passaggi ritmici. È per questo che il primo full lenght Obsession (2015) è piuttosto originale, oltre a presentare atmosfere molto ben studiate e un sound generale ottimo, di sicuro non offuscato da un po’ di ripetitività. I pezzi migliori del disco sono Icarus e Last Dance of a Treacherous Mind, ma anche Dreamless Life, A.R.E.S. e Obsession sono ottimi, mentre l’unico pezzo a non convincere è Alpha et Omega. In definitiva, Obsession è un ottimo album, forse non per tutti ma che saprà fare la felicità degli amanti di queste sonorità.

La recensione completa:
In un genere come il metal, in cui è diventato ormai impossibile suonare qualcosa di radicalmente nuovo, a fare la differenza è chi riesce a mescolare elementi diversi per creare musica che sia almeno originale. È quello che hanno fatto, per esempio, i pesaresi Nightland: nati nel 2007, nei loro primi passi discografici mettevano in mostra un miscuglio tra death, folk e power metal, sulla scia di quanto fatto già da molti gruppi scandinavi. Quest’anno, con il loro primo full-lenght Obsession, è arrivata tuttavia una svolta nel sound: abbandonati del tutto gli elementi folk, il loro suono è adesso a metà tra un death metal sinfonico che ricorda i Fleshgod Apocalypse, ma molto meno tecnico e più orientato a strutture melodeath, e una forte componente power, che si esplica in passaggi corali e in tratti dalle ritmiche lineari, e riporta ai gruppi più pomposi dell’incarnazione sinfonica di questo stile, come Rhapsody of Fire o Nightwish.  Ciò è già molto positivo, ma il vero punto di forza del lavoro è la cura della band per le atmosfere: l’oscurità che ammanta gran parte del disco, unito a passaggi di intensa malinconia e ad altri in cui invece si sprigiona una certa epicità, riescono infatti a coinvolgere veramente, e a dare una marcia in più a buona parte dei pezzi. Certo, forse in Obsession c’è anche un pizzico di ripetitività, con brani dalle strutture un po’ simili tra loro e melodie che ogni tanto tendono ad assomigliarsi: in fondo però è un problema veniale, non molto decisivo in un disco che, come vedremo tra un attimo, è di ottima qualità . Prima di cominciare, in ogni caso qualche parola anche per la produzione dell’album: il suono impostato dai Nightland insieme all’espertissimo Simone Mularoni è infatti molto curato, sia per quanto riguarda la parte sinfonica che quella metal, potente al punto giusto, il che ovviamente è un altro bel punto a favore per il disco.

Benediction to Madness, il tradizionale preludio, parte in sordina, con suoni appena udibili e anche vagamente inquietanti. I giochi presto diventano più animati, con un crescendo di musica sinfonica che si fa sempre più martellante, avvolto in un’aura oscura sempre ben presente. È un intro lungo ma molto adatto a introdurre il disco, che subito dopo si avvia con la vera opener, Dreamless Life. Quest’ultima esordisce lenta e anche con un certo pathos, dato principalmente dalle partiture sinfoniche, mentre le chitarre del duo Ludovico Cioffi/Filippo Scrima sono più placide. La calma però non dura, la musica presto si anima di più, con tratti potentissimi e in blast e altri meno pestati, ma comunque di grande energia; il tutto procede a lungo, ma si interrompe all’arrivo del ritornello. Quest’ultimo è infatti molto più aperto, con le sue ritmiche power e i cori, oscuri ma anche pregni di melodia. Da qui inoltre le acque si calmano un po’, seppur venga mantenuta l’impostazione di base:  per tre quarti della durata la traccia è infatti lineare, i temi musicali tendono a ripetersi, peraltro senza annoiare, visto il buon numero di dettagli che si modificano. Si cambia drasticamente linea solo col finale, dominato dal pianoforte e con un bel tema portante, forse il momento migliore di un canzone comunque ottima in toto. Dopo un breve intro diffuso, lento e in cui la fanno da padrona le orchestrazioni e il piano, si avvia A.R.E.S., un pezzo incalzante e potente, che presenta lunghe e potenti strofe nelle quali dominano le chitarre e il growl alto di Cioffi, accompagnati a tratti dal pianoforte in un’unione perfetta, mentre la sinfonia è spesso giusto un sottofondo che aiuta la resa oscura del pezzo, ed esce allo scoperto solo negli stacchi più lenti ed espansi che punteggiano il pezzo. Come nella traccia precedente, inoltre, i ritornelli sono aperti e corali, quasi liberatori, sicuramente il momento più elevato dell’episodio, nonostante una melodia obliqua e che a un ascolto disattento può sembrare troppo strana per essere apprezzata. Ben fatta è anche la struttura, semplice ma ancora piena di piccoli arrangiamenti che tengono alta l’attenzione, per un episodio appena sotto ai migliori del disco.

Icarus parte subito veloce e pestata, per poi rivelarsi più riflessiva di ciò che ha intorno, con lunghi passaggi lenti e dallo strano feeling di attesa nervosa, resi agitati solo dalla doppia cassa spaccaossa di Filippo Cicoria e dal growl di Cioffi, che ci portano direttamente ai solenni refrain, in cui i cori e la base sinfonica creano un mood più che epico. Questa progressione si ripete varie volte, anche più ligia alla forma-canzone che in passato; degna di nota anche la mutevole e teatrale parte centrale, coi suoi immaginifici cambi di ritmo e le orchestrazioni in bella vista, ciliegina sulla torta del brano che più spicca in Obsession. Segue Alpha et Omega, che presenta una falsariga oscillante ed esplosiva, con il riff di base macinante e le orchestrazioni che le sostengono molto bene, anche se i passaggi più rapidi ogni tanto stonano, cercando di essere drammatici senza riuscirci. Il problema principale del pezzo è però la sua impostazione molto “stop and go”: se gran parte dei passaggi sono buoni, il ritmo tende troppo a fermarsi e poi a ripartire, minando un po’ la dinamicità generale. Non è un caso infatti che la parte migliore sia quella centrale, una lunga cavalcata magnificente in cui sinfonia e metal si uniscono molto bene, per un effetto oscuro e ancora una volta quasi epico. Il risultato complessivo non è scadente, risulta anzi discreto: abbiamo però decisamente il punto più basso di questo lavoro. È la volta ora di Cradle of Sufferance, brano sin dall’inizio più oscuro di quelli che ha attorno: dopo il brevissimo intro di pianoforte, con un tema che tornerà lungo tutta la canzone, si cominciano ad alternare una norma diretta e non troppo veloce, piuttosto nervosa e cupa, momenti lenti e pieni di echi, a tinte molto sinistre, e tratti più metallici potenti e molto cattivi, con spesso  forti influenze black metal in bella vista. Il risultato finale sembra quasi uscito dalla penna dei migliori Dimmu Borgir in una veste leggermente più death, se non fosse per i refrain corali che si aprono di tanto in tanto, di chiaro trademark Nightland, anche se stavolta l’effetto liberatorio è minimo, sostituito dall’oscurità pervadente del pezzo, chiara anche qui. Buona ancora una volta la parte centrale, variegata e quasi giocosa se non fosse per una certa inquietudine sempre diffusa, un arricchimento per un pezzo che non sarà tra i migliori, ma non vola nemmeno troppo in basso.

Al contrario della freddezza precedente, sin dalle prime note di Obsession si nota un pathos caldo e convincente, con influenze power più pervasive che in passato e orchestrazioni esplosive. Questo tornano anche nelle strofe a metà proprio tra melodeath e power metal, nervose e quasi misteriose, che crescono leggermente fino ai chorus, più rapidi e quasi catchy, nonostante l’assenza dei cori, sostituiti dallo scream di Cioffi. Stavolta inoltre la struttura è la più classica che ci sia, il che però non è un problema, anche visti i tre minuti di durata: abbiamo infatti un brano di grandissimo valore. Quod Vita Celat, Mors Revelat mostra invece fin dall’inizio ritmiche più metalcore-oriented che in precedenza, sensazione acuita dalla voce di Cioffi, a metà tra il suo solito scream e qualcosa di più hardcore. Oltre a ciò, il brano è più atmosferico di quelli che ha intorno, con il ritmo che sale solo in certi scatti, mentre nella norma è dilatato, con orchestrazioni in primo piano e un riffage di norma diffuso e lento, ossessivo. Anche i cori sono più rilassati e meno epici: il risultato di tutto ciò è un brano tranquillo e dal mood avvolgente, oscuro ma non troppo, che coinvolge per tutti i suoi quasi sei minuti di durata. Forse non sarà tra i pezzi più riusciti dell’album, ma certo sa il fatto suo! Una certa tensione torna con Last Dance of a Treacherous Mind, traccia subito frenetica, caratterizzata dal blast beat di Cicoria, che si ripresenta poi a tratti nella song, alternandosi a momenti meno serrati ma incalzanti al massimo, oltre che ammantati di un forte feeling oscuro ed epico. Questo si conferma nelle strofe, più melodiche e contenute, ma comunque abbastanza tese; l’ansia si scioglie in maniera deflagrante solo coi refrain, che presentano cori travolgenti e dannatamente evocativi, per un effetto davvero intenso, che ricorda i Rhapsody of Fire dei tempi migliori. Una parola di lode la merita il songwriting, perfetto in ogni passaggio che la varietà di questo pezzo ci offre: è questa infatti una canzone eccelsa, splendida, che insieme a Icarus rappresenta quanto di migliore Obsession abbia da offrire. Quest’ultimo peraltro è ormai agli sgoccioli: in chiusura però il gruppo ci offre una riproposizione di Dreamless Life, stavolta senza il minimo elemento metal, con solo l’orchestra in evidenza, che ripete i temi della canzone e aggiunge qualche altro dettaglio. Il risultato, per quanto non imprescindibile, è comunque un credibile pezzo di musica sinfonica, malinconico e potente, una chiusura insomma molto piacevole per un album del genere.

Insomma, Obsession è un album non solo originale ma anche ben scritto e suonato, e che vista la sua natura potrebbe possedere anche un respiro internazionale. Dall’altro lato, è certo che i Nightland non siano un gruppo per tutti: potrebbero risultare sia troppo pomposi per i fan del melodeath, sia troppo estremi per gli amanti del metal sinfonico più tranquillo. Se tuttavia riuscite ad apprezzare entrambi i mondi, quest’album potrebbe essere una delle più belle sorprese del 2015: provare per credere!

Voto: 86/100


Mattia
Tracklist:
  1. Benediction to Madness – 02:35
  2. Dreamless Life – 04:34
  3. A.R.E.S. – 04:34
  4. Icarus – 04:15
  5. Alpha et Omega – 05:21
  6. Cradle of Sufferance – 04:28
  7. Obsession – 03:15
  8. Quod Vita Celat, Mors Revelat – 05:44
  9. Last Dance of a Treacherous Mind – 04:53
  10. Dreamless Life (versione orchestrale) – 04:59
Durata totale: 44:38
Lineup:

  • Ludovico Cioffi – voce, chitarra, arrangiamenti
  • Filippo Scrima – chitarra
  • Brendan Paolini – basso
  • Filippo Cicoria – batteria
Genere: symphonic death/power metal
Sottogenere: melodic death metal
Per scoprire il gruppo: il profilo Facebook dei Nightland

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