My Black Light – A New Chance (2015)

Per chi ha fretta:
I My Black Light sono un gruppo piemontese che col loro secondo album, A New Chance (2015), affrontano un gothic metal contaminato di musica elettronica, e anche per questo affascinante. Brillano in particolare il lavoro del tastierista Rudy Coda Bertetto e la prestazione della cantante Monica Prima; dall’altro lato, di negativo c’è un suono non male ma forse leggermente rivedibile. I brani migliori dell’album sono Dream Away, Fuck You Fate e Are You A Liar?, tre piccole gemme. È vero che ci sono anche pezzi come The Joke o Midnight Train che non impressionano troppo, però abbiamo un album più che buono, consigliato agli amanti del metal senza pregiudizi. 

La recensione completa:
Lasciatemi esprimere un’opinione impopolare, almeno tra gli ascoltatori del metal: pur non amando troppo la musica elettronica pura a parte alcuni generi, mi piace molto quando questo si unisce al rock o al metal, riesce sempre a creare un connubio interessante. È proprio per questo che, nella mia opera di “scouting” nell’underground italiano, stavolta ho scelto A New Chance, secondo album dei biellesi My Black Light (band nata nel 2008 e con già il full lenght Human Maze del 2011 alle spalle): il suo stile, di base gothic metal, è infatti accoppiato a una forte componente elettronica, vicina a volte alla dance e alle ultime tendenze in tal senso e altre volte all’industrial metal (senza che nulla di questo sia negativo, beninteso). Seppur non sia un connubio nuovo, i piemontesi lo affrontano con un piglio personale, e il risultato è abbastanza convincente: merito non solo del fatto che i due mondi sono fusi alla perfezione, ma anche della bravura in questo senso del tastierista Rudy Coda Bertetto, che sa fare la differenza con la sua facilità di movimento nell’ambito della musica elettronica. Ci mette però del suo anche la cantante Monica Primo, dotata di una voce molto dolce ed espressiva, e che soprattutto non cerca di strafare, a parte qualche acuto: ciò è senza dubbio positivo, rispetto alle tante cantanti nel genere che si improvvisano soprani, con risultati spesso molto discutibili. Prima di cominciare con la solita disamina, qualche parola anche per il suono di A New Chance: è molto incisivo e professionale, anche a dispetto del fatto che l’album sia autoprodotto, seppur qualcosa ci sia da dire sul suono della chitarra di Emanuele Rossi, super-ribassata e che ogni tanto suona un po’ finta. Forse è un effetto voluto, per farla aderire meglio alla componente elettronica dei My Black Light: la mia modesta opinione è tuttavia che un suono più verace, anche di poco, avrebbe fatto bene all’album, che pure non è molto condizionato da questo dettaglio.

I giochi si aprono con Insane, un intro di suoni sintetici, ritmi lievi e vaghe pulsioni industriali, che passa in meno di un minuto e porta l’ascoltatore all’esplosione di The Joke, traccia sin da subito molto animata. In essa si possono sentire bene le due anime della band, le profonde ritmiche di chitarra e l’esplosiva elettronica di Bertetto, il tutto coronato dalla voce della Primo, che duetta nei lenti ritornelli coi growl dello stesso tastierista, che danno loro un certo mordente, anche se la loro struttura ritmica non li supporta a dovere, rendendoli il momento peggiore della traccia. La struttura è inoltre semplice: i già citati chorus si alternano con strofe piuttosto pesanti e placide, d’attesa, e con bridge più rapidi e animati, grazie anche alla buona prestazione della frontwoman.  Va bene inoltre la parte centrale, molto soffice e con un gran bell’assolo di chitarra verso metà, prima di uno sfogo heavy altrettanto ben fatto, sicuramente un arricchimento per un pezzo con dei difetti ma carino, anche se sicuramente A New Chance ha molto di meglio da offrire. Già con Making My Way abbiamo infatti tutt’altra storia: dopo un esordio con la voce distorta della Primo, quasi da musica dance, si avvia una traccia che incolonna strofe molto morbide, tranquille, e refrain invece più lenti ma molto emozionanti, grazie anche alla prestazione acuta della frontwoman. Tratti vincenti della canzone sono il lavoro di Bertetto, spesso nascosto ma che da una marcia in più alla musica, e una certa leggerezza di soluzioni che però aiuta alla melodia del tutto; quest’ultima condizione viene meno solo nella sezione centrale, più sfaccettata e strana, ma tutto sommato ben messa in un episodio forse non all’altezza dei migliori, ma bello ed emozionante al punto giusto. Un terzo intro molto votato al lato elettronico dei My Black Light, con stavolta un vago mood preoccupato, e poi parte The Executioner, traccia piuttosto veloce e che rivela un certo ascendente power sulla musica del gruppo, con strofe veloci e spesso lineari, nonostante i brevi stacchi in cui la voce della Primo è distorta e il ritmo del drummer Loris Poletti martellante, e ritornelli catchy e intensi al punto giusto. C’è anche spazio per alcune aperture dominate da elementi sintetici e per una lunga frazione centrale piuttosto strana, con suoni addirittura sinfonici: sono tutti piccoli dettagli che svolgono adeguatamente il proprio lavoro in un altro buon brano.

Un placido preludio di pianoforte, poi entra in scena Dream Away, che inizialmente presenta toni “balladeschi”, con il ritmo lento e semplice di Poletti su cui fanno bella mostra prima il basso di Fabrizio Forti e poi la chitarra di Rossi, per un effetto dimesso e soffuso. Tutto ciò crea la giusta attesa per l’esplosione dei grandiosi chorus, liberatori e dannatamente catturanti, che si stampano subito in mente e non ne escono più, specie grazie alla voce calda della Primo. Non c’è altro qui a parte un passaggio leggermente più animato del resto, in cui brilla la fusione chitarra metal/pattern elettronici, e una lunga coda molto tenera e sentimentalmente carica grazie soprattutto all’assolo, nonostante le trame metal: è un altro punto di forza nel complesso di un pezzo semplice ma che risulta in assoluto il migliore di A New Chance. La successiva Fuck You Fate è stata scelta come ideale singolo dal gruppo, che ne ha girato il video, e non è un caso: i suoi ritmi ballabili e le melodie molto catturanti la rendono infatti estremamente zuccherosa e “commerciabile”. Non che questo sia un difetto, comunque: sia le strofe, più melodiche ed electro-oriented, sia i ritornelli, drammatici e in cui la frontwoman duetta con potenti cori e vaghi accenni sinfonici, sono infatti incisivi al massimo. Tale è anche la condizione della lunga sezione centrale, all’inizio molto soft e docile, poi invece roboante e quasi rabbiosa, grazie ai growl e alle partiture elettroniche di Bertetto, al limite dell’industrial più alienante. L’unico difetto del pezzo è che l’eccezionale “falso ritornello” che precede l’arrivo di quello vero si ripeta una sola volta, ma è una mia opinione personale: abbiamo per il resto una traccia grandiosa, che con la precedente firma un uno-due da K.O.! Dopo un intro d’impatto ma lento, parte quindi Drugs, song più dinamica e dai vaghi influssi ancora power, con strofe dal riffage circolare piuttosto incisivo e la voce della Primo modificata, e chorus che invece riprendono l’esordio e lo corredano con un bel quantitativo di pathos, grazie anche al ritorno delle orchestrazioni. Degno di nota anche il passaggio centrale, all’inizio di nuovo dolcissimo, e stavolta dotato di elementi jazz (!), anche se poi la musica si fa più potente e presenta un breve passaggio corale e una coda di oscuri growl, per un effetto che ricorda gli Epica più ispirati. Abbiamo del resto una gran bella canzone, il cui unico problema è essere compresa tra gli episodi migliori di quest’album. Eh si, perché con Are You a Liar? abbiamo un altro pezzo da novanta. È questo un brano lento e sofferto fin dall’inizio, con il suo tema di base che poi torna nei ritornelli, peraltro anthemici ai massimi livelli, oltre a essere fortemente infelici e potenti. La norma è invece più dinamica ma anche sotto-traccia, con la Primo che duetta con la voce di Bertetto, stavolta pulita ed emozionante, su una base nervosa ed espressiva, dalle vibrazioni puramente gothic metal. Oltre a questo c’è giusto una frazione centrale breve, con un momento molto aggressivo e caratterizzato dal growl prima del classico (ma ottimo) assolo di Rossi; per il resto la traccia è  semplice e (anche per questo) splendida, il meglio di A New Chance insieme a Dream Away e Fuck You Fate.

Midnight Train si avvia con un bel rifferama, roccioso e potente al punto giusto, che poi diviene però più melodico e si unisce alla rutilante tastiera di Bertetto. Questo equilibrio regge anche i ritornelli, obliqui e molto particolari, in contrapposizione a strofe più dritte e di basso profilo, e a bridge che per atmosfera sembrano quasi un’unione tra djent e musica elettronica. Degna di menzione anche la parte centrale, con un parlato che riprende un passaggio della Commedia Dantesca e una buona sezione solistica, sia per l’elettronica che per la chitarra; nonostante questo però abbiamo un episodio che rimane meno in mente degli altri nella tracklist, nonostante sia più che piacevole. Con Leave Me With a Smile abbiamo invece il lento di rito, che alterna senza grandi variazioni strofe crepuscolari, tranquille, e ritornelli liberatori e esprimono quasi serenità. Il tutto è inoltre ammantato di un mood romantico e vagamente nostalgico, che riesce a coinvolgere molto bene l’ascoltatore, e si fa parzialmente da parte soltanto nel momento centrale, corale,  sinfonico e leggermente più cupo del resto, ma che non spezza troppo l’atmosfera generale. Il risultato finale è una ballad non epocale ma molto espressiva, e che svolge a meraviglia il proprio compito! Anche la lunga canzone finale è ormai quasi un obbligo, e i My Black Light la affrontano con un approccio quasi prog: la loro A New Chance è infatti un pezzo che presenta diversi elementi in tal senso, come passaggi piuttosto tecnici di pianoforte e cambi di atmosfere, che passano repentinamente da momenti disimpegnati a strofe solenni e dirette, fino a confluire in ritornelli invece infelici e intensi, con la Primo in gran spolvero nel dispensare acuti. La struttura tende inoltre a evolversi più che in passato: alcune variazioni importanti sono presenti anche lungo la falsariga principale, ma è soprattutto il lungo tratto centrale a essere pieno di cambi di ritmo e di tema, praticamente una frazione di progressive metal puro che ricorda per certi versi gli Angra o le suite dei Symphony X. Il songwriting è comunque all’altezza, ogni parte è messa bene al suo posto, e di sicuro il gruppo non cerca mai di strafare: il risultato è un ottimo pezzo,  non altezza dei migliori del disco omonimo ma appena al di sotto. I giochi a questo punto sono ormai fatti, ma c’è ancora spazio per Transition, outro di circa due minuti totalmente elettronico, con sonorità a metà tra dance e dubstep. È un frammento che non serve a molto, se non a sottolineare la particolarità dei piemontesi: è anche per questo che come chiusura è decisamente adatta.

Nonostante un paio di episodi prescindibili, A New Chance è comunque un album di ottima qualità, oltre che istrionico e personale. Visto che il genere gothic ultimamente non ha molta spinta, tendendo piuttosto a ristagnare, è perciò un lavoro altamente consigliato, ma a una condizione: ossia, che il gran quantitativo di elettronica non vi dia troppo fastidio. È chiaro infatti che se siete il tipo di metallaro schizzinoso o addirittura ostile verso la musica dance, i My Black Light non facciano proprio per voi!

Voto: 82/100

Mattia

Tracklist:

  1. Insane – 00:53
  2. The Joke – 05:44
  3. Making My Way – 04:33
  4. The Executioner – 04:34
  5. Dream Away – 05:13
  6. Fuck You Fate – 05:29
  7. Drugs – 05:10
  8. Are You a Liar – 04:06
  9. Midnight Train – 04:05
  10. Leave Me With a Smile – 05:03
  11. A New Chance – 08:12
  12. Transition – 01:48
Durata totale: 54:50

Lineup:
  • Monica Primo – voce
  • Rudy Coda Bertetto – voce e tastiera
  • Emanuele Rossi – chitarra
  • Fabrizio Forti – basso
  • Loris Poletti – batteria
Genere: gothic metal
Sottogenere: electronic gothic metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei My Black Light

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