Bon Jovi – 7800° Fahrenheit (1985)

Gli anni 80 possono essere considerati come la decade che ha portato nella hall of fame moltissimi nomi della musica rock che tuttora sopravvivono negli anni 2000. Tra i numerosi nomi spiccano anche i Bon Jovi, che con prepotenza si sono fatti spazio sfornando una dopo l’altra moltissime hits che ancora oggi vengono passate spessissimo alla radio.

Come è ben risaputo, questa band del New Jersey nata nel 1983 muove i primi passi nel 1984 con il S/T Bon Jovi, tuttavia in questa recensione si parlerà dell’album successivo, ovvero 7800° Fahrenheit. Di norma il secondo album serve a una band per confermare la propria fama, per far vedere che il primo, soprattutto se ha avuto un incredibile successo, non è tutto fumo e niente arrosto. Opinione personale, si intende! Se prendiamo quest’album e lo analizziamo in quest’ottica, si nota che 7800° Fahrenheit risulta essere un lavoro molto debole posto tra due molto più validi in tutta la discografia dei Bon Jovi. Non è un caso quindi che, anche se ha consacrato il logo della band, questo album è reputato uno dei peggiori della discografia dei BJ e addirittura sono anni che le sue tracce non vengono suonate dal vivo ai concerti.

Un tale giudizio può sorgere in virtù di molteplici motivazioni, prima fra tutte il fattore tempo. Il secondo album dei Bon Jovi uscì nel 1985, a un anno di distanza dal S/T, molto probabilmente per cavalcarne l’onda del successo. Difatti, dopo solo quattro giorni di riposo dal tour inaugurato dal loro primo album, i componenti della band si misero a lavorare a 7800° Fahrenheit  con una finestra temporale davvero ridotta, come è visibile dalla qualità. Attenzione, non che sia un pessimo album, ma va a mancare di quell’incisività che si può ritrovare in Bon Jovi e negli album successivi come Slippery When Wet o New Jersey. La mancanza di incisività è segnata dal fatto che manca una vera e propria hit trascinante come lo erano state al tempo del primo album Runaway, Shot Through the Heart oppure Love Lies. Ma procediamo con ordine.

Schiacciamo play e incominciamo a tastare con mano quest’album. La prima track che si incontra è In and Out of Love dove si può notare come il titolo, ripreso sia all’inizio sia nei refrain, permette di dare una certa scansione all’intera canzone supportando l’abilità di Sambora con la chitarra. In un certo senso si può quasi percepire come i BJ abbiano cercato di fare qualcosa di simile al S/T, iniziando l’album con una canzone che abbia un certo impatto musicale, tuttavia qui si è ben lontani dai livelli di Runaway. Segue The Price of Love che alterna strofe leggermente malinconiche con ritornelli più movimentati e Only Lonely, che ci porta verso suoni e toni più tristi supportati da una buona alchimia tra voce, batteria, chitarra e tastiere. Il brano successivo, King of the Mountain, è forse uno dei più deboli dell’album, apprezzabile principalmente per il ritornello e per i suoni più grezzi rispetto ai brani precedenti. Con Silent Night andiamo verso toni più leggeri e un’orchestrazione più melodica, mentre è interessante il contrasto presente in Tokyo Road tra l’inizio con una melodia orientale e il resto della traccia, rendendo questa canzone una delle più apprezzabili dell’intero album. Il primato della miglior traccia dell’album dovrebbe spettare sicuramente a The Hardest Part is the Night, dove l’intrecciarsi di tastiera, basso, chitarre e batteria creano un mix intrigante che ben supporta la voce principale di Jon Bon Jovi e il coro, soprattutto nei ritornelli. La chitarra di Sambora ritorna in primo piano con Always Run to You e, rispetto alla traccia precedente, dimostra di essere la colonna portante di tutta la canzone. To the Fire nell’utilizzo delle tastiere richiama vagamente Tokyo Road e allo stesso tempo sottolinea ulteriormente l’abilità dei BJ di creare ritornelli accattivanti. L’ultima traccia dell’album è Secret Dreams, che chiude l’album sugli stessi toni di come era iniziato e che presenta in maniera più marcata la componente delle tastiere di David Bryan.

Per concludere, 7800° Fahrenheit si presenta come un album valido, tuttavia sarebbe più corretto vederlo come un album quasi di transizione tra quello che è stato l’esordio dei Bon Jovi e gli album successivi sfornati nel corso degli anni 80 e che hanno portato alla luce perle come Livin’ on a Prayer, You Give Love a Bad Name, Wild Is the Wind, Bad Medicine o Blood on Blood.

Voto: 70/100

Valetrinity

Tracklist:

  1. In and Out of Love – 04:25
  2. The Price of Love – 04:14
  3. Only Lonely – 05:02
  4. King of the Mountain – 03:54
  5. Silent Night – 05:08
  6. Tokyo Road – 05:41
  7. The Hardest Part Is the Night – 04:25
  8. Always Run to You – 05:00
  9. To the Fire – 04:27
  10. Secret Dreams – 04:56

Durata totale: 47:12

Lineup:

  • Jon Bon Jovi – voce e chitarra
  • Richie Sambora – chitarra
  • David Bryan – tastiere
  • Alec John Such – basso
  • Tico Torres – batteria e percussioni
Genere: hard rock
Sottogenere: melodic hard rock/pop metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Bon Jovi

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