Synaptik – The Mechanisms of Consequence (2014)

Per chi ha fretta: 
Al contrario di tanti gruppi progressive, tutta tecnica e niente cuore, gli inglesi Synaptik mostrano una grande attenzione anche per il lato musicale della loro proposta, come dimostra il loro primo full lenght The Mechanisms of Consequence (2014). Lo stile progressive/thrash metal del gruppo può essere ben descritto come una fusione tra gli Watchtower e i Fates Warning di Awaking the Centuries, anche perché il cantante John Knight è vicino a John Arch come timbro. C’è però anche un grandissimo songwriting: lo dimostrano brani come A Man Dies, Your Cold Dead Trace e As I Am, As I Was. Più in generale, ogni pezzo è di qualità assoluta, anche i meno belli come Utopia in Your Eyes e Irresistible Shade; per questo, The Mechanisms of Consequence è un vero capolavoro, caldamente consigliato agli amanti del genere.

La recensione completa:
L’ho già detto molte volte: all’interno delle branche più tecniche del metal, escono ogni anno tanti dischi che sono solo sfoggi inutili di capacità, senza il minimo occhio di riguardo per la musicalità e quindi noiosi al massimo, se non per una manciata di fanatici della perizia strumentale. Eppure, per me ultra-tecnico non è necessariamente sinonimo di scadente: c’è anche chi riesce a essere al tempo stesso di altissimo livello da questo punto di vista e a incidere brani piacevoli, anche per chi non cerca principalmente la perfezione formale. È questo per esempio il caso dei Synaptik, band inglese formatasi nel 2012 e che ha esordito due anni dopo con il full lenght The Mechanisms of Consequence, di cui parliamo qui. Il loro stile è un progressive metal molto influenzato dal thrash moderno (e in misura minore dal power) e soprattutto estremamente potente e tecnico. Non viene però lasciata mai da parte la componente melodica: sono infatti tanti i passaggi che non solo stupiscono per livello di difficoltà, ma anche per bellezza. Il risultato finale è uno stile che, per caratteristiche ma anche per qualità del songwriting, sembra quasi l’incrocio tra gli Watchtower, non solo per la presenza di Alan Tecchio come ospite ma anche per buona parte degli spunti più energici, e i Fates Warning di Awaking the Centuries, riportati alla mente dalle strutture e soprattutto dalla voce di John Knight, molto vicina a quella di John Arch (seppur con molte inflessioni teatrali a là Geoff Tate). È questo, insieme a una produzione incisiva e professionale al massimo, ma mai plasticosa, a fare la differenza per The Mechanisms of Consequence, che come vedremo è un grande album, molto al di sopra della media attuale del genere progressive.

L’iniziale Truths that Wake è già un buon manifesto del suono dei Synaptik: da subito si avvia difatti una corsa veloce e potente, in questo caso anche con un vago retrogusto power/thrash, la cui norma principale alterna strofe multiformi, con tanti passaggi accomunati da una certa oscurità di fondo, e ritornelli più obliqui e potenti. Il tutto arricchito da un gran numero di variazioni, che vanno da tratti martellanti e dall’aura drammatica a stacchi più melodici, e in cui esce la chitarra pulita. La struttura, in continuo mutamento seguendo il rapidissimo drumming di Pete Loades, è però impostata alla meraviglia, e fila senza risultare troppo spigolosa, anzi: ogni passaggio funziona a meraviglia al suo posto, e la ripetizione di alcuni passaggi aiuta a rendere il pezzo più coeso. Abbiamo per questo da subito un’apertura di tutto rispetto, che se non è al livello dei migliori poco ci manca. Giunge quindi A Man Dies, song meno schizofrenica e più lineare della precedente, dotata di ritmiche circolari e potenti, che sostiene al meglio le strofe, divise equamente a metà tra tratti più nascosti e momenti corali più potenti, il tutto all’insegna di una certa oscurità di fondo. Si conformano a questa tendenza anche i bridge, sul cui riffage thrashy Knight mostra una prestazione molto teatrale, e i refrain, che sono contenuti ma molto incisivi col loro carico di dolore. Per la prima parte, l’impostazione del pezzo è quasi quella classica, se si eccettuano le variazioni a livello ritmico: tutto cambia e si fa più rabbioso a circa metà canzone, con il tempo che si alza e il riffage che si fa più graffiante, fino a uno sfogo in blast in cui torna la melodia. È questo uno dei momenti che più si distingue in un brano ottimo in toto, che per carica drammatica risulta una delle gemme più sfolgoranti del lavoro.La seguente I Am the Ghost è un interludio che si avvia con la voce del frontman sul piano e sulle orchestrazioni, per un effetto quasi da ballad classica, se non fosse per qualche effetto ed eco al centro. È un frammento di poco più di un minuto, adatto solo a introdurre Your Cold Dead Trace, che segue. Questa entra in scena molto diffusa, con in bella evidenza il basso di Kev Jackson, prima di farsi molto più cupa e aggressiva, con il riffage tagliente della coppia Jack Murton/Ian Knight e un incedere nervoso e incalzante, che dura per tutte le strofe, fino all’arrivo dei ritornelli. In questi ultimi invece la tensione si scioglie del tutto: abbiamo una bella frazione melodica e quasi catchy, in cui il Knight cantante lascia spazio al già citato Alan Tecchio. Quest’alternanza è la colonna portante dell’intero brano, che pure varia con frazioni quasi doomy e momenti solistici notevoli,  anche se il mood oscuro non viene mai meno. Oltre a essere tutto molto positivo, queste caratteristiche sono inquadrate di nuovo in un songwriting efficacissimo, che fa di questa canzone il secondo membro un uno-due da K.O., oltre che un ideale singolo, visto il perfetto equilibrio tra tecnica debordante e musicalità.

Irresistible Shade è una traccia più movimentata della precedente sin dal suo esordio, dal vago retrogusto djent, che poi lascia spazio a una fuga movimentata e ancora potente, ma al tempo stesso con un piglio piuttosto melodico. Questo esce fuori specialmente nelle aperture meno aggressive e veloci, ma in compenso più malinconiche, che si aprono di tanto in tanto, dando il giusto respiro alla traccia. L’evoluzione porta inoltre il pezzo a rallentare e a farsi più graffiante, con forti influenze thrash spesso in evidenza e tratti dissonanti; è un lungo passaggio che, dopo un altro bell’assolo di Murton, riporta la canzone alla norma principale. Se tutto ciò è ben scritto, alcuni dei passaggi restano meno in mente rispetto a quelli delle altre canzoni: abbiamo perciò un pezzo più che buono, ma che quasi sfigura in The Mechanisms of Consequence. Poco male, anche visto che il lavoro torna a livelli stellari con Vacancy of Mind, traccia rutilante e pesante come uno schiacciasassi, con un riffage vorticoso e veramente coinvolgente che si posa su un ritmo frenetico. La corsa ogni tanto si calma, per passaggi più melodici ma ugualmente taglienti ai massimi livelli: sono momenti pieni di pathos, nonostante di fatto servano solo a introdurre i ritornelli. Questi, seppur di nuovo serratissimi (a tratti compare persino il blast-beat), presentano più melodia rispetto a ciò che hanno intorno, il che li rende catturanti. Ottima anche la sezione tecnica posta al centro, in cui il Knight chitarrista, Murton e Jackson danno il meglio di sé, per un lungo passaggio che è la ciliegina sulla torta di una piccola ma splendida scheggia impazzita, giusto un pelo sotto ai migliori episodi della tracklist! È quindi il turno di As I Am, As I Was, sin da subito sfaccettata e progressive ai massimi livelli, anche se ciò non è assolutamente un problema, anzi: i Synaptik riescono infatti, ancor più del solito, a gestire questa complessità alla perfezione, e senza mai far mancare la ricerca melodica. Ciò è visibile in particolare nei chorus, che nonostante il furore ritmico che hanno alle spalle sono comunque molto catchy e nostalgici, quasi a livello power. La parte migliore del pezzo però è la lunga sezione centrale, la cui evoluzione tocca momenti veramente feroci e neri come la notte, quasi a livelli black nonostante l’assenza di qualsiasi elemento di questo genere, altri molto diffusi e atmosferici, resi molto espressivi dalla voce di Knight e dalle chitarre pulite, e altri ancora splendidi dal punto di vista solistico; il vero punto di forza di questa parte è però un mood oscuro e alienato, che avvolge tutto e lo rende ancor migliore di quanto non sarebbe altrimenti. È anche per questo che abbiamo un brano grandioso, che non annoia nemmeno un attimo nei suoi quasi sette minuti e mezzo, sicuramente il migliore del disco insieme a A Man Dies e Your Cold Dead Trace.

Sin dall’inizio, Utopia in Your Eyes si rivela una traccia meno intensa e più lineare della precedente, mescolando thrash, power e prog in una cavalcata piuttosto pesante ma stavolta senza troppa oscurità, sostituita da un’attenzione maggiore verso le partiture tecniche, peraltro ben studiate. Sono infatti dei riff scomposti e montati in maniera ardita a costituire la struttura del pezzo. Indicativa di questa impostazione è la frazione al centro, piena di arrangiamenti bizzarri e di cambi di tono, passando da una certa spensieratezza a tinte oscure ed eteree, che ricordano la canzone precedente. Fanno invece eccezione dalla policromia generale i ritornelli, che nonostante l’alta caratura tecnica sembrano quasi presi da un pezzo metal melodico, con la prestazione estremamente catturante del Knight frontman, i lead di Murton e un mood nostalgico e ricercato. Sono passaggi eterogenei rispetto al resto, ma che non stonano nel complesso del brano; tuttavia, d’altra parte, molte soluzioni melodiche non sono efficaci come in altri casi. Questo risulta infatti l’episodio peggiore dell’album, nonostante la sensazione sia che in un disco di livello medio sarebbe tra gli episodi più riusciti! Giunti a questo punto, a The Mechanisms of Consequence manca poco per giungere al termine: dopo All Lies, un intro psichedelico ed espanso, pieno di campionamenti, tastiere e percussioni, entra nel vivo presto Allies, canzone rocciosa ma anche con una certa malinconia, grazie in special modo alla prestazione del Knight cantante. Sono però ancora le battute iniziali: presto il brano si fa più movimentato e graffiante, ma l’espressività infelice già presente non cala d’intensità: esplode anzi con ancor più potenza, specie nei chorus, vorticosi ma pieni di pathos, grazie alla versatilità del frontman e alle particolari ritmiche. Degna di nota anche la frazione centrale, più cupa del resto e in cui appaiono di nuovo i campionamenti precedenti, oltre a ritmiche al limite col death metal melodico e a parti solistiche potenti. Il tutto inoltre è in costante movimento, la struttura stavolta è lontanissima da quella classica: i Synaptik dimostrano però di nuovo tutta la propria maestria in fase di scrittura, e il risultato è un altro brano molto ben congegnato. In teoria l’album si chiuderebbe qui, ma in coda gli inglesi piazzano una traccia bonus: si tratta della “Alan Tecchio Version” di Your Cold Dead Trace, che si distingue dalla precedente per essere cantata in toto dal frontman degli Watchtower e anche per qualche altro piccolo dettaglio che differisce. È un pezzo che non aggiunge molto al disco, ma che nemmeno da fastidio: risulta quindi un ascolto interessante, tutto sommato.

Riepilogando, The Mechanisms of Consequence è un vero capolavoro del progressive metal, con un equilibrio quasi perfetto tra estasi tecnica e musicalità, e che soprattutto presenta tanti alti e quasi nessun punto morto. State attenti, fan del prog e del metal tecnico: i Synaptik sono infatti un nome che potrebbe far strada, in un prossimo futuro. Quel che è certo, però, è che questo loro esordio è uno degli album migliori degli ultimi tempi, all’interno del proprio genere: per voi è altamente indicato, dunque!

Voto: 93/100


Mattia
Tracklist:
  1. Truths that Wake – 05:15
  2. A Man Dies – 05:32
  3. I Am the Ghost (intro) – 01:02
  4. Your Cold Dead Trace – 05:10
  5. Irresistible Shade – 05:26
  6. Vacancy of Mind – 04:30
  7. As I Am, As I Was – 07:22
  8. Utopia in Our Eyes – 05:32
  9. All Lies (intro) – 01:28
  10. Allies – 05:24
  11. Your Cold Dead Trace (Alan Tecchio Version) – 05:24
Durata totale: 52:02

Lineup:
  • John Knight – voce
  • Ian Knight – chitarra
  • Jack Murton – chitarra
  • Kev Jackson – basso
  • Pete Loades – batteria
Genere: thrash/progressive metal
Sottogenere: technical progressive metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale dei Synaptik

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