Il Vuoto – Weakness (2015)

Per chi ha fretta:
Il Vuoto è un side project di Matteo Gruppi, in arte Chiral, che unisce un funeral doom metal piuttosto melodico e influenze più soffici. Il suo punto di forza maggiore sono però le atmosfere, sofferte e leggermente meno alienate rispetto al classico funeral. All’interno del disco, impressionano molto pezzi come The Harvest e I, Essence of Nothingness; più in generale, il livello medio è alto, e solo Through Mirrors I Saw the Ghost of Me è meno che bella. Per questo, Weakness si rivela un ottimo album, con pochi difetti e tanta sostanza, che farà piacere ai fan del funeral doom.
La recensione completa:
A buona parte delle persone, i musicisti che producono più di un album l’anno danno l’impressione di scarsa serietà: è infatti idea comune che questi artisti incidano su disco ogni cosa che gli esca dalla penna, invece di operare una selezione tra il buono e il cattivo. Seppur in alcuni casi sia indubbiamente così, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio: c’è anche chi mantiene il livello alto pur facendo uscire album molto ravvicinati tra loro, come per esempio Matteo Gruppi, in arte Chiral. Oltre alle innumerevoli uscite del progetto suo black metal omonimo (di cui l’ultima, il full lenght Night Sky, sarà ospitata su queste stesse pagine dopo le vacanze di Natale), questo  musicista piacentino ha di recente fondato un’altra one-man band, per cui ha scelto il suggestivo nome de Il Vuoto. Il genere che questa nuova incarnazione affronta è però abbastanza lontano dalla band-madre: nel primo full lenght Weakness, uscito qualche mese fa, trova posto infatti un funeral doom sulla scia di Skepticism ed Evoken, ma anche pieno di melodie e di aperture soffici, più vicine a certo rock depressivo, che ne accentuano la carica di tristezza e avvicinano il progetto anche a gruppi come gli Opeth. Ci sono anche alcune influenze post rock e drone, che intervengono di tanto in tanto e rendono il suono più sfaccettato e appetibile; il vero punto di forza de Il Vuoto è però l’atmosfera sofferente e intensa, che avvolge l’ascoltatore dalla prima all’ultima nota, ed è leggermente  meno minimale e alienata di quella tipicamente funeral. Dall’altro lato, forse Weakness pecca leggermente di inconsistenza, visto che è relativamente breve per un album del suo genere; è un difettuccio da poco, in ogni caso, essendo questo un lavoro estremamente valido, come vedremo tra pochissimo.
L’album esordisce con effetti misteriosi, lontani, prima che And Night Devours Me si avvii ancora molto soffice, con la chitarra acustica e quella elettrica, lieve e dai vaghi echi black, che si intrecciano a lungo, prima di lasciar spazio a una frazione dominata invece dal pianoforte e dalle tastiere. Dopo questi due minuti di introduzione, il brano vero e proprio entra quindi nel vivo lenta e costante, con una base ritmica su cui spiccano un placido e splendido lead di chitarra, molto infelice, le tastiere già sentite in precedenza e a tratti anche la voce di Gruppi, a metà tra un classico growl e un cantato pulito, teatrale e che comunica una sofferenza palpabile. Questa norma avanza per lunghi minuti, costante e con poche variazioni, per quanto determinanti alla buona riuscita del pezzo; poi però entra in scena un’apertura espansa, quasi ambient, in cui il suono di pioggia quasi copre la chitarra e la voce. È un tratto che non va avanti per molto: presto la canzone torna ai toni funeral doom sentiti in precedenza, anche se la musica è ora più lenta e d’atmosfera di prima, una lunga coda molto intensa e sofferente, degna conclusione di un primo episodio già da subito molto valido (anche se la chiusura vera e propria è un breve outro, dai vaghi echi post-rock). La seguente The Harvest è la traccia più sinistra e cattiva del platter: lo si sente sin dall’inizio, con un suo riffage ronzante, ispirato fortemente al drone doom, anche se la batteria e il growl espanso siano quanto di più classicamente funeral ci possa essere. Anche l’atmosfera è diversa dagli altri brani: le grandi dissonanze della chitarra e il ritmo catacombale creano infatti un mood denso e soffocante, con la sua malvagità estrema, abbastanza lontano dalla tranquilla disperazione che si ritrova altrove. Nonostante questo, abbiamo un gran pezzo, che passa in fretta (dura solo cinque minuti) ma incide a meraviglia, risultando addirittura tra i migliori dell’intero Weakness. Dopo un breve preludio, soffice e intimista, si avvia quindi Sea of Emptiness, che si muove su coordinate non troppo distante dalla precedente, se non fosse che la voce cantilenante di Gruppi e le sonorità meno stridenti rendono l’atmosfera generale meno tesa e molto più dolorosa. Un pizzico di claustrofobia però resta, e ammanta la lentissima avanzata della musica, che prosegue molto ossessiva e ripetitiva per lunghi minuti, riuscendo ad avvolgere bene l’ascoltatore. Sembra che l’intero brano debba continuare così quando invece d’improvviso il metal scompare, sostituito da un dolcissimo arpeggio di chitarra pulita, che si staglia in solitaria nel vuoto. Presto a supporto giunge un’altra chitarra, dal sapore quasi blues, il pianoforte e infine la voce strascicata di Gruppi, che continuano fino a spegnersi in una coda di effetti ambientali, a chiusura del pezzo; la musica rimane però morbida e delicata, evocando una tristezza tranquilla ma incisiva. È anche per questo che la seconda metà è la migliore dell’episodio: quest’ultimo comunque è ben fatto in toto, e si pone appena al di sotto dei più validi del disco. 
And Night Took Her è un interludio dominato totalmente dal pianoforte, che crea un mood oscuro ma molto ricercato, fatto confermato anche quando entrano in scena lievi cori e il suono di un violino. Quest’ultimo, che irrompe circa a metà, duetta con il piano e riesce a creare un affresco immaginifico e avvolgente, triste e al tempo stesso caldo, che ricorda gli stacchi soffici delle frange più ricercate del metal estremo anni novanta (mi ha ricordato infatti Silhouette degli Opeth, come anche le atmosfere dei primi My Dying Bride e Ashes You Leave). Nonostante sia solo un frammento, è quindi splendido. Segue Through Mirrors I Saw the Ghost of Me, altra breve song molto espansa e senza alcuna traccia di metal, che si basa su arpeggio di chitarra, accompagnato dalla voce di Gruppi, dai cori sintetici e da una placida sezione ritmica. Il tutto sarebbe vicino a una classica ballad, se tutti i suoni non fossero distorti ai massimi termini: il pezzo è infatti molto vicino a certa musica drone, specie al centro, pure più rumoroso del resto e caratterizzato dal growl. Forse è proprio la sua natura caotica che non me la fa apprezzare appieno: per i miei gusti, questa è infatti l’unica canzone meno che bella di Weakness. Un preludio molto minimale, con suoni lontani e delle campane, poi il funeral doom de Il Vuoto torna con potenza a farsi strada all’arrivo di I, Essence of Nothingness. Abbiamo allora un episodio più animato, specie per quanto riguarda le potenti ritmiche, che sul tempo meno catacombale della batteria incidono con inaspettata potenza, in associazione con lead espansi, che riempono la musica di triste melodia. Quello che si crea è un effetto splendido, molto coinvolgente ed emozionante, che accompagna il brano a lungo, con poche variazioni ma senza mai annoiare. Solo verso metà la falsariga torna a calmarsi, con una lunga apertura dominata ancora una volta da incroci tra lievi chitarre, stavolta di impronta quasi folk rock. È una sezione che va avanti a lungo, arricchendosi man mano di suoni ambientali (tra cui una ragazza che piange), per una sensazione di muta tristezza; a un certo punto però il doom riparte, più lento e in qualche modo oscuro rispetto a prima, grazie anche al permanere della chitarra pulita. È questa nuova norma, misteriosa e alienata, a chiudere il pezzo, che si rivela splendido in ogni particolare, insieme a The Harvest il migliore del disco. Quest’ultimo peraltro è ormai alle ultime battute: c’è spazio solo per Closure XXVII, lungo outro (siamo quasi sui sei minuti) che non fa altro che riprendere i temi musicali della prima metà di And Night Devours Me, e riproporli in una veste “sinfonica”, con giusto poche variazioni. Sono infatti i suoni del pianoforte e del violino a sostituire le chitarre, aggiungendo giusto un vago effetto pioggia come sottofondo. Il risultato è un triste e ricercato brano vicino alla musica da camera, che chiude l’album nel migliore dei modi. 
Riassumendo, Weakness è un album di funeral doom metal che coinvolge molto bene nel pathos delle sue atmosfere: è difatti molto difficile rimanere impassibili di fronte ad esso. È per questo che se siete appassionati di funeral doom metal o di sonorità minimali in generale, l’esordio de Il Vuoto è altamente consigliato: recuperatelo, e troverete un album con pochi difetti e tanta sostanza!
Voto: 85/100
Mattia
Tracklist:

  1. And Night Devours Me – 10:40
  2. The Harvest – 04:56
  3. Sea of Emptiness – 08:30
  4. And Night Took Her – 02:00
  5. Through Mirrors I Saw the Ghost of Me – 03:48
  6. I, Essence of Nothingness – 10:00
  7. Closure XVII – 05:40
Durata totale: 45:34

Lineup:

  • Matteo Gruppi – voce, tutti gli strumenti
Genere: doom metal
Sottogenere: funeral doom metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook de Il Vuoto

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