Chiral – Night Sky (2015)

Per chi ha fretta:
Già ascoltata in due split precedenti, la one-man band di black metal atmosferico Chiral si conferma al meglio con il suo secondo full-lenght Night Sky (2015). Rispetto al passato, la musica del progetto si è fatta più variegata e piena di influssi, specie folk e post-rock; il meglio è però l’altissimo livello delle atmosfere, che qui sono espressive e intensissime. All’interno della tracklist, brilla Nightside, suite in due parti (di cui una presente già nello split Where Mountains Pierce the Nightsky); in generale però non c’è una sola traccia meno che bella, nell’ora scarsa di durata dell’album. Per questo Night Sky è uno degli album black metal più validi usciti l’anno scorso, che pur potendo non piacere ai blackster duri e puri, sarà sicuramente adorato dai fan del metal estremo più ricercato.

La recensione completa:
Come ho scritto qualche mese fa nella recensione di Weakness de Il Vuoto (disponibile qui), prolificità non significa per forza qualità altalenante o scadente: non è detto infatti che un artista pubblichi ogni sua idea, anche le meno valide, ci sono anche casi in cui a guidarlo è semplicemente un talento vivo e sempre in movimento.Un esempio molto calzante di questo fatto proviene proprio dal mastermind de Il Vuoto, Matteo Gruppi, in arte Chiral: già nei due split album recensiti in precedenza (When Mountains Pierce the Nightsky del 2014 e Sed Auiis dell’anno successivo)con implicato il suo omonimo progetto principale si poteva notare una buon valore. Eppure il suo secondo full-lenght Night Sky, uscito qualche mese fa, riesce persino a spazzar via quei due dischi: è infatti un album davvero splendido, come vedremo tra poco. Rispetto a quanto sentito in precedenza, in esso il sound di Chiral è diventato più vario e sfaccettato, assumendo influssi da diversi stili, anche se la base rimane un atmospheric black metal melodico e dilatato. La caratteristica più visibile di questo genere è la cura che il polistrumentista piacentino mette nell’impostare le atmosfere: nonostante sia molto eterea, la musica del progetto è infatti molto espressiva e intensa, riesce a comunicare una tristezza palpabile, spesso calda e intimista, il che è il punto di forza assoluto di Night Sky. È pur vero che, volendo trovare il pelo nell’uovo, l’album soffre di una lieve ripetitività: è un particolare che però non da particolarmente fastidio, vista la bellezza intrinsceca contenuta in queste tracce.

Le danze si aprono con My Temple of Isolation, brano già uscito in precedenza come singolo digitale che, dopo qualche effetto sonoro che riporta alla mente una tipica notte estiva, entra nel vivo con un intreccio tra arpeggi di chitarre acustiche, in un affresco dalle forti influenze folk, sottolineato anche dalle percussioni marziali e dall’incursione di un flauto. Anche quando, crescendo, la traccia vira sul black metal, le stesse suggestioni rimangono ben presenti, facendosi anche più forti: a questo punto entra infatti in scena anche la fisarmonica, e le chitarre folk si pongono in evidenza accanto agli elementi metallici, in un unione che ricorda gli Agalloch di The Mantle, seppur riletti in chiave più estrema. Questa impostazione crea un mood molto avvolgente, oscuro e rabbioso ma al tempo stesso ricercato e con una sua delicatezza particolare, che avvolge sia i momenti più estremi (i quali peraltro conservano sempre una certa vena melodica) che quelli più espansi e morbidi. È proprio questa la caratteristica che rende My Temple of Isolation un gran brano, insieme a un songwriting vario e che si evolve lungo tutti i dieci minuti del pezzo, incastrando al meglio tutti i passaggi senza presentare il minimo momento morto. Degno di nota anche il lungo stacco morbido posto sulla tre quarti, senza elementi metal e dominato da un florilegio di chitarre, a metà tra folk e post-rock, con in più qualche elemento addirittura blues, che va avanti a lungo prima di crescere e farsi leggermente più pesante per il finale. Nel complesso abbiamo un pezzo splendido, che apre al meglio Night Sky!

Nightside I: Everblack Fields è una rilettura della quasi omonima Everblack Fields of Nightside, già sentita in Where Mountains Pierce the Nightsky, ma con alcune modifiche e soprattutto una registrazione molto migliore (in effetti è per questo che allora avevo preferito Haate, l’altra one-man band dello split): del resto tutto Night Sky è dotato di una produzione grezza ma perfetta per il suo sound. Lo si può sentire quando, dopo il lungo e solenne intro sintetico, il metal esplode in scena. Da qui in poi, brevi sfuriate classicamente black, vorticose e rette dal blast-beat ma anche con molta melodia, si alternano a lunghi tratti ben più soffici; in questi la fa da padrona la tastiera di Chiral, che disegna armonie cupe e sognanti, intimiste, di una tristezza al tempo stesso eterea e intensa, mentre la chitarra e la sezione ritmica sono spesso solo un sottofondo, nascosto ma importante per la buona riuscita del tutto. La struttura tende a ripetere abbastanza i temi lungo gli oltre diciotto minuti della canzone, ma senza stancare, anzi: oltre a un gran numero di piccoli arrangiamenti che mutano man mano, l’appena citata atmosfera compensa alla grande, rendendo emozionante ogni singolo istante. Le uniche variazioni macroscopiche (peraltro quasi tutte assenti dalla prima versione) sono gli assoli che costellano il pezzo, alcuni più rivolti verso il metal e altri invece più delicati, di chitarra folk, e l’outro: quest’ultimo, piuttosto lungo (oltre due minuti), è tutto dominato da sonorità orchestrali, grezze ma maestose e quasi serene. In generale, non è altro che un raccordo prima di Nightside II: Sky Wonder. Questa si avvia poco dopo e riprende il mood delle parti più calme della traccia precedente, unendolo però alle suggestioni della lunga coda. Il risultato è un pezzo molto tranquillo e che in apparenza può sembrare quasi allegro, se non fosse che una fortissima malinconia è sempre presente, a volte in sottofondo, a volte ben più evidente, specie nei momenti in cui il riffage si mette più in mostra, intenso e graffiante, e nei pochi tratti vorticosi e black-oriented, di infelicità così lancinante da dare i brividi. Il risultato è quasi commovente, vista la forza sentimentale pazzesca che Chiral riesce a creare in ogni singolo passaggio della progressione. Quest’ultima peraltro è più varia rispetto a Everblack Fields: i temi musicali sono in numero maggiore e abbracciano sonorità diverse, andando a tratti pure a citare la traccia precedente.  Forse è pure questo il motivo per cui Sky Wonder è la migliore del duo, anche se è una dura scelta: abbiamo infatti un uno-due spaventoso, sicuramente il meglio che Night Sky abbia da offrire!

The Morning Passage non è che un lieve e introspettivo frammento di tre minuti e mezzo, la cui base è un intreccio tra una chitarra del tutto pulita e un’altra tra il post-rock e il blues. Questa impostazione procede a lungo in solitaria ma vive a tratti le incursioni dell’armonica a bocca e di un parlato sussurrato e vagamente udibile, forse un campionamento di qualche film. Il risultato è un interludio molto ben godibile, oltre che adattissimo per far rifiatare le orecchie prima dell’attacco black metal conclusivo. Questo, intitolato Beneath the Snow and the Fallen Leaves è in effetti più tempestoso e freddo rispetto al resto, almeno all’inizio: lo si sente già dall’esordio, ambient etereo e vagamente burzumiano che poi divene l’accompagnamento di un pezzo black metal feroce e cupo, anche se non troppo alienante, una certa delicatezza è anzi sempre presente. In ogni caso, la musica procede per gran parte della sua durata piuttosto oscura, sia nei momenti più frenetici che in quelli più aperti e lenti; c’è però spazio anche per stacchi più tranquilli, che pur nella loro vaga oscurità sono comunque meno oppressivi del resto. È questa la direzione in cui il brano si evolve: pur non abbandonando mai la sua vocazione cupa si fa man mano più liberatorio, con il ritorno di vaghe influenze folk e soprattutto le tastiere che pian piano prendono il sopravvento, esibendosi in lunghi fraseggi lontani e intimisti, splendidi per malinconia.  Quello che si delinea, nella lunghissima parte centrale strumentale, è un affresco ancora una volta immaginifico e coinvolgentissimo per atmosfere, che si spezza solo nel finale, in cui l’elemento black torna al comando, per una breve frazione molto melodica. È un sigillo perfetto a un’altra canzone meravigliosa, che chiude quest’album come meglio non si poteva!

Per concludere, Night Sky è un album lungo quasi un’ora ma per niente pesante, emozionante ai massimi livelli e per questo tra i lavori black più validi dello scorso anno. D’altra parte, c’è da dire che potrebbe non piacervi, specie se ciò che volete dal black metal sono ritmi macinanti, chitarre “a zanzara” sempre in evidenza e fredda malvagità; se però il metal estremo vi piace anche in versione espressiva e sognante, allora Chiral è il vostro uomo. Quindi, fate vostro quest’album: vedrete, la soddisfazione è garantita!

Voto: 95/100

Mattia

Tracklist:

  1. My Temple of Isolation – 10:00
  2. Nightside I: Everblack FIelds – 18:30
  3. Nightside II: Sky Wonder – 14:00
  4. The Morning Passage – 03:24
  5. Beneath the Snow and the Fallen Leaves – 12:20
Durata totale: 58:14
Lineup:

  • Chiral – voce, tutti gli strumenti
Genere: black metal
Sottogenere: atmospheric black metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook di Chiral

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