Elegacy – The Binding Sequence (2015)

Nel panorama progressive in Italia siamo abituati a vedere spesso band che faticano ad emergere, spesso per mancanza di mezzi, ma anche per dei lavori a volte inconcludenti. Ma c’è un collettivo che alla mancanza di mezzi e di un goccio di fortuna in più, ha saputo ovviare con il talento e con una straordinaria forza di volontà. Signore e signori, oggi andiamo ad analizzare The Binding Sequence, ultimo, robustissimo lavoro dei torinesi Elegacy.

Il gruppo, che già anni fa è stato etichettato come una delle realtà più convincenti del panorama prog in terra italica, ci presenta un disco dalle sonorità decise e dalla produzione davvero ben curata. Come precedentemente accennato, la band ha portato con sé per molti anni le difficoltà comuni a tantissimi gruppi e musicisti di qualunque genere, ma ha trovato nel songwriting particolarmente azzeccato e nei suoi componenti il suo punto di forza, e che punto di forza. La compagine sabauda, infatti, può vantare al suo interno due musicisti di tutto rispetto (Massimo La Russa, chitarra e Constantin Terzago, tastiere) affiancati da nomi del calibro di Mark Zonder (leggendario batterista dei Fates Warning) e Mike LePond (bassista dei Symphony X). Per quanto riguarda la voce, i pezzi degli Elegacy si sposano benissimo con l’ottimo timbro di Ivan Giannini, già conosciuto per la militanza nei Derdian, ottimo gruppo power italiano.

Il disco si apre con April Sun, che con un’introduzione molto variegata ci catapulta all’interno del nuovo lavoro della formazione torinese. Il mix tra le scritture complicate del progressive e la parte melodica, di più facile assimilazione, si mostra fin da subito equilibrato. Si nota subito, da strofe e ritornello, che la linea adottata dal gruppo in questo album è molto più improntata al melodico, ma, senza scomporsi troppo, i ragazzi in questione riescono a non annoiare e porre la situazione in proprio favore. Con la successiva The Dragon’s Age, il tono si fa leggermente più aggressivo e i ritmi iniziano a scaldarsi. Nell’introduzione presenzia una tastiera che si fa sentire con un’ottima partecipazione all’insieme. I tempi iniziano ad essere meno regolari ma non per questo viene snaturata la solidissima struttura del lavoro. La tastiera, che si era ben presentata nell’intro di questa seconda canzone, fa una gran figura, ponendosi come sub-stratum a tutta la composizione. Su di essa, si sviluppa un tema non esattamente memorabile, ma comunque di buona fattura. Menzione per LePond, che circa a metà del pezzo si fa sentire in solitaria, prima di aprire una nuova fase del pezzo, completamente diversa da quella precedente per tempi e concezione. A un ottimo assolo di chitarra si andrà poi a sostituire una ripresa della prima parte del pezzo con una variazione degna di nota sul finale. Il terzo pezzo, Autumn in Berlin, si apre con una pioggia, sottolineata da un piano malinconico dopo pochi secondi. Sebbene la parte melodica sovrasti nettamente quella prog, la base strumentale del pezzo è un’ottima composizione che ci accompagna dolcemente per tutta la durata del pezzo. L’intermezzo prettamente strumentale pone l’accento sulla tecnica dei musicisti che formano questa band, aprendo una sorta di “sfida” tra chitarra e tastiere, che non si conclude con la vittoria di uno su un altro, bensì con la consapevolezza, da parte di chi ascolta, che siamo di fronte ad un lavoro davvero ottimamente concepito e che non rischia di collassare su se stesso dopo due ascolti. Questo mid-tempo giunge al termine e ci lascia tra le braccia di When the Night Comes Down. Il quarto pezzo si apre come una sorta di marcia introdotta da chitarra e batteria, a cui fanno seguito le tastiere che completano il lavoro dei compagni. Il brano si stabilizza su un buon ritmo e lo mantiene per diversi minuti, e si presenta come una composizione variegata e omogenea allo stesso tempo. L’interpretazione di Giannini dietro al microfono è particolarmente apprezzata in questo frangente, perché riesce a dare un tono al pezzo interagendo bene coi ritmi serrati dettati dagli altri membri dell’ensemble. Ogni pezzo si ritaglia il suo spazio in questo pezzo che sembra essere uno dei punti forti dell’intero platter. Arrivati a metà del nostro percorso, troviamo The Dark Tower. Vento, recitazione e chitarra classica in sottofondo con un tocco di flauto. Rhapsody? No, semplicemente gli Elegacy cambiano un’altra volta forma e si reinventano in un altro pezzo spettacolare che ci regala nuovamente una formazione creativa e con tantissime idee. Ancora una volta la band tira fuori un brano molto lontano dall’essere definito un riempitivo e mantengono una maturità compositiva che, tranne in pochissimi punti, non perde mai la sua freschezza. Quasi sei minuti di composizione da attenzionare, che ci portano nella seconda metà del nuovo disco targato Elegacy. Un riff parecchio heavy metal e priestiano ci introduce a Cursed. Ben presto si rientra nelle atmosfere precedente presentateci dal gruppo nostrano, che dà forma ad un brano altalenante e camaleontico che si trasforma in continuazione. Caratteristica questa che, sebbene venga fuori prepotentemente in questo pezzo, è comune, in minor misura a tutti gli altri del disco. Ottimo lavoro alle sei corde per Massimo La Russa, che si ritaglia il suo spazio con un bell’assolo e un’ottima spinta sulla composizione dell’album più in generale. Gli Elegacy non finiscono di reinventarsi, e danno vita ad una bellissima ballad che porta il nome di The Other Me. Un’introduzione particolarmente immersiva ed un’ambientazione perfetta fanno di questa canzone un viaggio di puro godimento uditivo, che ci culla per oltre cinque minuti durante i quali la formazione torinese ci stupisce ancora con dei meccanisimi ottimamente incastrati fra di loro. Ancora abbandonati alle note di The Other Me, ci trasferiamo su Street Race, che, continuando in parte il lavoro svolto dall’atmosfera del pezzo che la precede, ci lancia poi a tutta forza su una composizione che ricorda molto da vicino le sonorità power con un tocco di aggressività donato da una chitarra di sicuro più presente nelle ritmiche di questo pezzo. Un pezzo di tre minuti circa che non riesce a stancare nemmeno dopo molteplici ascolti, vista la sua pregevole fattura e le sue ritmiche avvincenti. Siamo quasi giunti alla fine del disco, quando veniamo sorpresi da un’improvvisa ventata progressive lanciataci in faccia da Motion, uno dei pezzi migliori dell’intero lavoro. Le ritmiche si fanno più complesse e la voce di Ivan Giannini offre una gradevolissima performance che si adagia molto bene sulla base offerta dai musicisti che lo accompagnano. Esaltanti i ritmi che ci conducono per tutto il brano, il quale prepara il terreno alla conclusione di questo bel viaggio all’interno di un’uscita parecchio interessante per quanto riguarda il panorama italiano in generale, non solo quello prog. The Faulty Miracle of Life è il titolo del brano atto a farci uscire dall’atmosfera creata dagli Elegacy. Fin dai primi secondi è proprio l’atmosfera offerta dalle tastiere che ci trasporta, portandoci dritti all’interno di una composizione di stampo heavy metal. Gli Elegacy scelgono di salutarci con un pezzo che non si distacca dalla solidità dell’album, ma, seppur nella sua originalità e eterogeneità, si unisce bene a questo mosaico musicale composto da dieci tessere ottimamente assemblate che ci restituiscono un’opera concepita in maniera quasi ineccepibile.

Tirando le somme, il lavoro presentato dalla band è sicuramente uno dei più validi degli ultimi tempi sul suolo italiano, e il voto finale consta di un 80 di giudizio complessivo, più un punto di speranza per il futuro, dal momento che mi trovo impaziente di vedere che forma potrà avere un futuro prodotto della compagine torinese che oggi abbiamo analizzato. Ascolto consigliatissimo, acquisto anche. Se finanziamo progetti del genere la musica italiana ha ancora moltissimo da dire.

Voto: 81/100

Francesco

Tracklist:

  1. April Sun – 05:47
  2. The Dragon’s Age – 06:04
  3. Autumn in Berlin – 05:18
  4. When the Night Comes Down – 06:31
  5. The Dark Tower – 05:46
  6. Cursed – 04:12
  7. The Other Me – 05:20
  8. Street Race – 03:58
  9. Motion – 04:47
  10. The Faulty Miracle of Life – 05:27
Durata totale: 53:10

Lineup:

  • Ivan Giannini – voce
  • Massimo La Russa – chitarra
  • Constantin Terzago – tastiere
  • Mike LePond – basso
  • Mark Zonder – batteria
Genere: progressive metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Elegacy

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