Lilyum – October’s Call (2015)

Per chi ha fretta:
October’s Call, sesto album dei torinesi Lilyum, è un album con più difetti che pregi. Il suo black metal è troppo espanso per risultare feroce e troppo aggressivo per coinvolgere con le atmosfere; in più il songwriting è ripetitivo e troppo minimale, e le melodie vengono affrontate in maniera prolissa, con lunghi pezzi a volte molto noiosi. È un peccato, visto che a livello di sound e di idee il disco ha qualcosa da dire: lo dimostrano Justice Palace e In Too Blue, canzoni che non fanno gridare al miracolo ma comunque decenti. Purtroppo però questo non basta: October’s Call è nei miei gusti un album negativo, seppur non di troppo. 

La recensione completa:
Quando capita di dover scrivere una recensione di un disco non positivo, alcuni si esaltano: la loro fantasia si scatena nel trovare i modi più creativi (e cattivi) per esprimere il proprio giudizio. A volte mi diverto anch’io a leggere questo tipo di recensioni, ma personalmente non è qualcosa che mi appartiene: le rare volte che devo dare un’insufficienza, non lo faccio con leggerezza. Non mi piace dover bocciare qualcuno, anche perché so che non è piacevole per chi poi lo subisce; tuttavia, per me riportare onestamente la mia opinione è la priorità assoluta, e preferisco essere duro che disonesto intellettualmente. Così, non posso promuovere un disco come October’s Call, sesto disco dei torinesi Lilyum, anche se a malincuore. Durante i miei ascolti mi sono trovato davanti infatti a un lavoro con molti difetti, a partire dal genere: il loro è un black metal al tempo stesso atmosferico e feroce come da ortodossia del genere, con in più qualche vaga influenza depressive e doom. Già questo mi ha fatto un po’ storcere il naso: ho trovato il tutto né carne né pesce, troppo aggressivo per riuscire a coinvolgere nelle atmosfere e troppo espanso per avere la giusta ferocia. A mio avviso, però, il problema principale è il songwriting: è spesso minimale e inconsistente, oltre che troppo ripetitivo, e riesce con molta fatica a colpire, risultando freddo e non in senso buono. È un vero peccato, visto che comunque October’s Call non è un album del tutto negativo: alcune idee e alcuni spunti sono validi e si sente che i Lilyum non sono dei musicisti senza talento o alle prime armi. Anche il suono è difettoso ma in qualche modo affascinante: se le chitarre sono leggermente troppo sottili (anche se questo è un dettaglio minore), il tappeto che le sostiene (altra chitarra, basso o synth – non si capisce visto che è tutto molto distorto) sono eteree e di impatto. È una base che aumenta i rimpianti, vista la sua originalità.

Intro – October’s Call è un lungo preludio funereo, dominato da suoni distorti e lontani, che creano un notevole abisso sonoro. È un minuto e mezzo intrigante, nonostante l’atmosfera si spezzi quando Mother of Flies entra nel vivo. Abbiamo allora da subito un’alternanza tra momenti rapidi e martellanti, che sanno il fatto proprio, e lunghe frazioni invece più lente, che però risultano troppo insipide e minimali per incidere. La colpa è del fatto che siano un po’ spoglie: non a caso, infatti, quando il mastermind Kosmos Reversum le arricchisce con lead più rumorosi o con un ritmo di batteria più incisivo le cose migliorano di molto. La struttura in ogni caso tende a ripetersi, anche se qua e là spunta fuori qualche variazione, come i buoni assoli di chitarra sulla tre quarti, vorticosi e con un pathos inaspettato. In effetti, alla fine dei giochi il brano ha qualcosa di interessante da dare, anche se i suoi difetti superano i pregi. La successiva Justice Palace si avvia ancora catacombale, con una chitarra circolare accompagnato dalla doppia cassa, per un effetto dimesso e infelice. La colonna vertebrale del pezzo è però anche più lenta,presentando influenze doom bene in vista; sono proprio queste che rendono il tutto strisciante al punto giusto, nonostante il complesso sia sempre molto scarno. La struttura tende a presentarsi piuttosto ripetitiva, anche se a metà si evolve verso qualcosa di più preoccupato: la frazione centrale è infatti angosciosa, pur mantenendosi inizialmente contenuta; solo in seguito la musica fugge in velocità, tempestosa. Quest’ultima peraltro è la parte meno bella del brano, ma stavolta è giusto un dettaglio: abbiamo infatti l’episodio più atmosferico dell’album,  che svolge bene il proprio compito,e risulta per questo il migliore di October’s Call.

In Too Blue esordisce con un riffage animato e interessante su un tempo medio-alto, una norma avvolgente ed efficace, che fa ben sperare; purtroppo, presto il pezzo si accartoccia su se stesso.  Ciò accade nello specifico quando il ritmo scende: la musica diventa allora molto statica e non riesce più a incidere, se non in quelli considerabili i ritornelli, leggermente più significativi grazie alle melodie e a un vago sentore drammatico. Si salva invece la seconda metà, che si presenta dinamica e con qualche vaga influenza punk, oltre che con buoni  assoli e una prestazione finalmente efficace di XeS, cantante non scadente ma che in precedenza sembrava un po’ fuori posto col suo basso growl/scream. Dopo un’evoluzione costante, si riprendono in parte i temi iniziali, ma l’aggressività e il ritmo ossessivo riescono a non sfare sfigurare questa parte.  È una lunga progressione che non fa gridare al miracolo, ma in ogni caso valida, e arricchisce molto un pezzo che riesce così a raggiungere una sufficienza neanche troppo risicata. Se con le due tracce precedenti October’s Call si era ritirato su, la conclusiva Nothing lo getta di nuovo nel baratro. Abbiamo una canzone che si avvia preoccupata e oscura, oltre che intensa, un aurea che prosegue anche quando il ritmo, come da norma Lilyum, si fa più lento e disteso. Tratti rapidi e altri rallentati si alternano molte volte, in un connubio non disprezzabile, ma che alla lunga stanca; non aiutano le aperture in cui la traccia svolta su una norma classicamente black e anonima, che rovinano ancor di più l’ascolto. Decente è invece la lunga coda finale, con un bel riffage a zanzara che attraversa vari cambi di tempo e XeS che graffia il giusto; è però troppo poco per salvare questi nove minuti e mezzo prolissi e noiosi, che sono insieme a Mother of Flies il punto più basso dell’album che chiude.

Alla fine dei giochi, October’s Call  si rivela un album con tanti difetti e pochi pregi; nel complesso non è così terribile, ho ascoltato molto di peggio in vita mia, ma per i miei gusti non raggiunge nemmeno la sufficienza. Mi spiace per i Lilyum, come ho già detto non mi piace stroncare gli album: non posso farci niente, però, in questo caso per me è no.

Voto: 53/100

Mattia

Tracklist:

  1. Intro – October’s Call – 01:32
  2. Mother of Flies – 07:30
  3. Justice Palace – 06:54
  4. In Too Blue – 08:26
  5. Nothing – 09:37
Durata totale: 33:59
Lineup:
  • XeS – voce
  • Kosmos Reversum – tutti gli strumenti
Genere: black metal
Sottogenere: atmospheric black metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Lilyum 

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