Surtur – Descendant of Time (2015)

Per chi ha fretta:
Col primo EP Descendant of Time, i bengalesi Surtur si rivelano una discreta band. Il loro è un thrash metal in stile “prima scena tedesca” con in più generose concessioni al death. È un sound che sa incidere, nonostante le ingenuità date dalla giovane età: tra il suono di livello un po’ scarso e l’insipidezza di alcuni passaggi, infatti, l’EP ha alcuni difetti. Tuttavia, un gran pezzo come Maggot Filled Brain e altri buoni passaggi nella title-track e in Demolisher sanno catturare. Per questo, seppur molto corto, Descendant of Time è un EP carino, e mette in mostra una band che dovrà lavorare, ma che potrebbe avere buoni margini di miglioramento. 

La recensione completa:
Al giorno d’oggi, il metal è diffuso in quasi ogni stato del globo, tant’è che qualcuno ne parla, a ragione, nei termini di una vera e propria world music. Non stupisce quindi che il Bangladesh, paese confinante con l’India che pochi dalle nostre parti sanno piazzare sul mappamondo, ospiti un gruppo come i Surtur. Giovane gruppo di Dhaka, la capitale del paese, nascono nel 2012; la classica gavetta, con qualche cambio di formazione, poi nel 2015 arriva il primo lavoro, l’EP/demo Descendant of Time. All’ascolto, più che dall’Asia il gruppo sembra provenire dalla Germania: il suo è infatti un thrash metal sporco e selvaggio, potente nonostante la radice speed, che ricorda le prime mosse proprio della scena tedesca. C’è spazio anche per forti influenze dal death primigenio, che si ritrovano sia nelle ritmiche che nello scream di Riasat Azmi, alto e strozzato. In più, i Surtur possiedono un buon dinamismo e qualche spunto vincente; dall’altro lato, però, Descendant of Time ha anche molte ingenuità, scusabili in fondo dall’età, ma che danneggiano un po’ la riuscita del lavoro. In particolare, il gruppo dovrà dare un po’ più di personalità alle proprie composizioni, che per ora sono un filino anonime, pur presentando qualche spunto di buon valore. Anche il sound generale, molto secco e sporco è da migliorare, se si vuole incidere a dovere; al netto di questi difetti, però, l’EP dimostra comunque le discrete potenzialità del gruppo, e risulta di certo lontano dall’insufficienza.

Si parte da Prologue to Chaos, un intro sinistro con effetti di pioggia su cui domina la chitarra pulita del leader Shadman Omee, in un arpeggio dissonante e oscuro.  È un intro che ricorda da lontano gli esperimenti dei Testament in tal senso, e risulta adeguato per introdurre la title track, che poi deflagra. Descendant of Time è infatti rapida e feroce da subito, con il batterista Rifat Rafi che regge con frenesia un riffage sempre in movimento. Questa norma prosegue fino a circa metà, quando la musica si tranquillizza lievemente, spostandosi più sul lato thrash dei Surtur. È una frazione centrale più riflessiva ma che non manca di potenza; il meglio è però rappresentato dalla prestazione di Omee, ottimo sia come solista che come autore di ritmiche. La traccia quindi riparte, per una breve coda di nuovo movimentata, prima che giunga la fine: nel complesso abbiamo un pezzo coinvolgente al punto giusto. La sucessiva Maggot Filled Brain si avvia subito dissonante e accompagnata da un’aura strana, malata, che attraversa sia i momenti più death-oriented che quelli più disimpegnati. È però il cuore del brano a sottolineare bene quest’atmosfera: essa è ben presente sia nelle strofe, dirette e d’impatto puramente thrash, sia nei ritornelli, martellanti allo stesso modo ma più cupi e malvagi. Il merito è sia della particolarità delle trame strumentali che della cattiveria dello scream di Azmi. Di qualità assoluta è poi la parte centrale, più melodica del resto ma con ottimi fraseggi di Omee, molto valorizzanti. È un arricchimento per il pezzo non solo migliore di Descendant of Time, ma anche quello con più personalità: il futuro dei Surtur passa da qui! Siamo già alla fine di questo breve EP: la conclusiva Demolisher esordisce lenta e sotto-tono, quasi volesse essere catacombale, per poi strappare con ferocia. La canzone vera e propria è infatti retta per gran parte dal blast-beat, su cui però si posa un riffage più thrash-oriented che in passato. Questa fusione, insieme al cantato di Azmi, che cerca di star dietro al ritmo senza riuscirci, rende queste strofe un po’ stonate; va molto meglio nei momenti strumentali, in cui il riffage è più roccioso e incide maggiormente. Sono però i passaggi meno estremi a rendere di più: sia i ritornelli, brevi ma potenti al punto giusto, sia la parte centrale, lunga e sfaccettata, sono ben scritti e riescono ad avere l’efficacia giusta. È anche per questo che, pur essendo il meno bello del disco, questo è un pezzo di valore discreto, che non sfigura rispetto agli altri due.

Nonostante l’immaturità e la durata un po’ ridotta, che forse non mette in mostra appieno il vero potenziale della band, Descendant of Time è un EP abbastanza carino. Difficile capire, a oggi, se i Surtur possano avere una marcia in più o se si perderanno tra le tante band dal suono simile. A loro favore c’è però un’energia ammirevole e doti di songwriting almeno discrete: chissà quindi che in futuro non sentiremo ancora parlare di loro!

Voto: 68/100 (voto massimo per gli EP: 80)


Mattia
Tracklist:
  1. Prologue to Chaos – 02:04
  2. Descendant of Time – 04:19
  3. Maggot Filled Brain – 04:58
  4. Demolisher – 03:46
Durata totale: 15:07
Lineup: 
  • Riasat Azmi – voce
  • Shadman Omee – chitarra
  • Masnun Efaz – basso
  • Rifat Rafi – batteria
Genere: thrash/death metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei Surtur

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