Domande e Risposte – Synaptik

Il progressive metal che piace a me è quello che oltre alla tecnica riesce a essere caldo, ad avere un cuore. Da questo punto di vista, al contrario altri gruppi omologhi, gli inglesi Synaptik hanno una marcia in più: lo dimostra il loro esordio The Mechanism of Consequence, uscito nel 2014 e che consta di cinquantadue minuti di ottimo prog con influssi thrash, molto tecnico ma anche emozionante ed incisivo. Impressionato dall’album, ci ho tenuto a concedere al gruppo di partecipare alla classica intervista di Heavy Metal Heaven. Mi hanno risposto in ordine sparso tutti i membri del gruppo, a cui lascio quindi la parola.

Come prima cosa, potete raccontare ai lettori di Heavy Metal Heaven la storia del vostro gruppo?
Pete Loades: Avevo già suonato la batteria per diversi anni ed ero stato in qualche gruppo, quando Ian (Knight, chitarrista del gruppo, n.d.r.) e io ci siamo messi a provare delle cose insieme e a scrivere materiale un po’ complesso. È iniziato solo come un progetto ‘studio’.

Poi Ian ha avvicinato Jack (Oscar Murton, l’altra ascia dei Synaptik, n.d.r.),  il suo insegnante chitarra,  chiedendogli di registrare qualche assolo su quello che avevamo già scritto e il tutto si e svolto meglio del previsto. John,  il fratello di Ian, era un cantante con con un approccio melodico operatico, totalmente differente da molti gruppi Metal della scena locale. Fortunatamente John e Kev (Jackson, bassista del gruppo) stavano cercando di formare un nuovo gruppo nel medesimo tempo. Così le cose si sono aggiustate da solo, erano nel posto giusto nel tempo giusto. John e Kev avevano già suonato insieme in diversi gruppi – come Inner Sanctum (dove c’era anche Ian), Fifth Season e The Thinking Principle.

Insomma, da subito tutti eravamo in sintonia sulla la direzione musicale da prendere. Kev è il bassista piu rilassato che ho mai conosciuto, considerando il numero di corde che ha sul suo coso, ah-ah! E siamo andando rafforzandoci negli ultimi quattro anni, sperimentando e conoscendoci meglio come musicisti.

The Mechanism of Consequence è uscito nell’ormai lontano 2014: potrete perciò tracciarne il bilancio. Come è stato recepito, dalla critica e anche dai fan?
John Knight: Abbiamo avuto una reazione fantastica per il nostro album di debutto, molti recensioni e molti punteggi altissimi. Questo significa molto per noi, perché è la prova che i gruppi non devono per forza seguire un ‘trend’ e possono scrivere musica senza restrizioni su quello che la musica, metal ‘dovrebbe essere’.

Pete: Anche quando suoniamo dal vivo di solito abbiamo un buonissimo riscontro ovunque suoniamo. A volte è strano pero, c’e gente che ci sente guardandoci con calma e attenzione invece di saltellare in un ‘moshpit’. Suppongo che va benissimo cosi che per quelli che apprezzano il lato tecnico della musica, l’importante è che apprezzino ugualmente la nostra musica.

Abbiamo anche messo molte cose online… promo, video ‘live’ e cose nuove che abbiamo scritto. E stiamo avendo un reazione molto positiva. Adesso siamo lavorando su un nuovo album che dovrebbe uscire quest’anno ma stiamo ancora cercando un etichetta discografica.

La caratteristica che ho apprezzato maggiormente del vostro album, come ho scritto nella recensione, è che a dispetto dell’altissimo livello tecnico c’è anche una grande attenzione verso la musicalità: ogni canzone è ben delineata e ha una personalità, di sicuro non suona come un accozzaglia noiosa di tecnicismi, come succede per esempio in altri dischi del vostro genere. Avete lavorato molto per raggiungere questo risultato?
John: E difficile spiegarlo, ma la risposta più sincera e che seguiamo il nostro istinto. Le canzoni attraversano diversi cambiamenti prima del risultato finale, d’altronde come la maggior parte dei gruppi. Penso che siamo conscii di quello che vorremmo noi stessi sentire. Suoniamo per i noi stessi fan piu grandi dei Synaptik, in primo luogo. Perciò pensiamo cosa vorremmo sentire, abbracciamo la melodia, anche nei posti più oscuri, ci piace giocare con la luce e le sue svariate ombre, usare ‘blast-beat’ stile black metal con linee vocali lisci, ecc, sperando che anche ad altre persone piacciano i risultati.

Pete: Di solito iniziamo con un rimbalzo di idee, come per esempio riff, pattern di batteria, melodie vocali. Poi mettiamo tutto insieme e cominciamo a costruire una struttura base di una canzone, poi la registriamo, la tagliamo a pezzi, cerchiamo di capirne gli intrecci musicali, la ri-registriamo e cosi via, fino a quando siamo contenti su quello che avremmo ottenuto. Teme a voci vengono aggiunti per ultimi. E generalmente compito di John a mettere insieme melodie e spessore emotivo per finire così le canzone.

Ian Knight: Di solito provo i miei riff con Pete, riff che sono ovunque e che tendono as avere tempi e pattern insoliti, poi sta a Jack e Kev a farla funzionare musicalmente, cosa che fanno brillantemente. John ha un buon orecchio per quello che suona giusto e lavora sulle strutture delle canzoni con noi. Ogni canzone ha la sua personalità che si sviluppa ogni volta che facciamo le prove. Ci sono cose che funzionano ed altre cose che non funzionano. Non sapremo mai come le canzoni suoneranno all’inizio, ma facciamo un grossissimo sforzo su ognuno affinché fluiscano molto bene e siano memorabili, non solo un sacco di riff messi insieme senza alcun senso. A volte passiamo intere ore per cercare di capire come meglio unire due riff finché non siamo soddisfatti. Tutto cio fa impazzire John perché e impaziente di cominciare le parti vocali. 

Un’altra cosa che si nota è la presenza di atmosfere oscure e di un riffage molto vicino al thrash, mentre al tempo stesso altri elementi, come la voce, vanno più nella direzione del progressive classico; le due anime sono inoltre mixate alla perfezione, senza alcuno spigolo. Come nasce questo dualismo?
Ian: Facciamo solo quello che ci sembra naturale, cerchiamo di essere differenti ma nello stesso tempo avere ‘groove’. Vogliamo che le nostre canzoni siano memorabili.

Quando trovo un riff, non ho nessuna idea di che cosa ne faranno gli altri. Jack trova le parti e armonie chitarristiche per andare con i miei riff. Se trova qualcosa di troppo felice/leggero, gli diciamo “più buio, più buio”. Ah-ah!!

Di solito Pete prova qualche motivo sulla batteria per una canzone e finiamo per usarle tutte. Ci sono dei riff che hanno motivi di batteria differenti su di loro in una canzone.

E John canterà su riff che magari non avresti pensato che potessero avere parti vocali ma a John piace raccogliere la sfida.

E il tutto sembra funzionare.

John: Ci piace mescolare tanti elementi. Luce e oscurità possono andare d’accordo insieme, se messe al posto giusto. Non ci piace avere costrizioni. Vogliamo che le canzoni siano interessanti e che possono srotolarsi per chi le ascolta, specialmente canzoni piu lunghi come ‘As I Am, As I Was’ – quelle più lunghe devono essere scritte con molto cura per mantenere l’attenzione di chi le ascolterà. È come un viaggio. E stiamo muovendoci sempre più in quella direzione. Credo che le nuove canzoni siano più progressive a tratti ma nello stesso tempo ancora più ‘heavy’ e più veloci. Se prima potevamo avere delle catene o manette che inconsciamente limitavano la nostra creatività, adesso quelle catene sono state spezzate.

I pezzi di “The Mechanism of Consequence” che ho apprezzato di più, come scritto nella recensione, sono ‘A Man Dies’, ‘Your Cold Dead Trace’ e ‘As I Am, As I Was’. Potete raccontare qualche aneddoto su di loro, sulla loro fase di composizione e registrazione o sui loro testi?
John: Le canzoni che hai menzionato sono anche le mie preferite! Credo infatti che quelle tre canzoni sono il miglior riassunto del suono dei Synaptik mentre andiamo verso un nuovo album. Specialmente ‘As I Am, As I Was’ – dall’album quella canzone fu l’ultima a essere scritta. Eravamo nello studio di registrazione e abbiamo preso la decisione conscia di diventare più progressive nel nostro approccio al songwriting. Puoi sentire chiaramente la differenza tra, diciamo, ‘Vacancy Of Mind’ che è più diretta, veloce e influenzata dal thrash melodico, genere che tuttora ci piace me che in futuro sarà usato con più… prudenza.

‘Your Cold Dead Trace’ è una canzone molto personale che documenta un periodo difficile della mia vita, con testi molto cupi. È una canzone catartica per me. Mentre la melodia è forte, ho voluto scrivere dei testi che sono magari un po’ inusuali per lo stile di riff nel verso, che ha un groove quasi black metal. Tutto ha funzionato benissimo ed ecco perché è diventato il nostro primo singolo e video promozionale. Io e Alan Tecchio (Watchtower) siamo amici dal 1990 ed è stato un vero onore ospitarlo come cantante. La sua voce è stata un grande influenza per la mia per molti anni, specialmente quando cantavo con gli Inner Sanctum.

‘A Man Dies’ fu scritta principalmente da Ian con qualche mio verso. Fu la quarta canzone che scrivemmo e che metteva in evidenza il nostro bisogno di abbracciare la melodia. Mi piace molto questa canzone perche contiene diversi generi musicali mescolati attentamente con buone dinamiche.

‘As I Am, As I Was’ fu, come ho detto prima prima, l’ultima canzone scritta per l’album e metteva in evidenza le nostre influenze prog. I testi si riferiscono a una malattia terminale e lo stato di mente dei sofferenti che vogliono essere ricordati per chi erano veramente e non come l’ombra della loro personalità e del loro corpo dopo che la malattia li ha distrutti. E un altra canzone personale. I mie testi tendono a trattarsi di emozioni umane, tormenti e tribolazioni, dolori, perdite, sfide, e a volte anche politica (come in ‘Allies’). Insomma parlano della vita, così tutti possono relazionarsi con questi temi.

Classica domanda da intervista: quali sono le vostre principali influenze?
Pete: Ho cominciato ascoltando gli Iron Maiden, poi ho preso una strada molto piu progressive, per esempio Dream Theater e cosi via. Ma in realta ascolto tutti i generi di musica, drum & bass, jazz, classica, un po’ di Rock ogni tanto… insomma qualunque cosa che sia ben pensata e che spero si rifletta nel mio modo di suonare. 

Ian: Atheist, Pestilence, Death, Coroner, Voivod, Emperor, Watchtower, Psychotic Waltz, Extol, Believer, Spiral Architect, Twisted Into Form, Queensryche, Power of Omens, Zero Hour, Into Eternity, e la maggior parte dei generi heavy, thrash, death metal. Ascolto anche musica classica, Kate Bush, Punk…molti generi insomma.

Jack Oscar Murton: Paul Gilbert, Jeff Loomis, Arch Enemy.

John: Geoff Tate /Queensryche, Tecchio Hades/Watchtower, Psychotic Waltz, Dio, Rob Halford, Roy Khan (Conception), Crimson Glory, ma ascolto anche molti generi musicali. Non tutte le mie influenze vengono da un livello di consapevolezza.

Kev Jackson: Steve Harris, Doug Keyser (Watchtower), John Myung (Dream Theater).

Altra domanda che pongo di solito: ci sono gruppi molto lontani dal genere che suonate ma che amate, o addirittura che riescono a influenzarvi?
Ian: Non ascolto sempre metal. Una volta ero un punk e mi piaceva il goth degli anni ’80.  Anche Kate Bush, Tori Amos, Bjork, ABBA… molte cantanti donne. Poi Fields Of The Nephilim, All About Eve, Dead Can Dance, New Model Army, Discharge, Crass, Pennywise, Dag Nasty, lo swing degli anni ’40, musica classica, Jazz/Fusion, Hocico, Mind In A Box, drum ‘n bass, trance….molti generi musicali.

Qui in Italia, il Regno Unito, come del resto gran parte dell’Europa del Nord, è visto come un’oasi spensierata per quanto riguarda il metal, con tanto pubblico e tante possibilità, diversamente dal nostro paese dove questo genere è ghettizzato e seguito solo da una piccola minoranza. È davvero così, oppure anche nel vostro paese chi suona metal può trovare difficoltà per trovare date o per promuoversi?
John: Ma davvero!  Beh, suppongo che è vero che tutto iniziò dal Regno Unito negli anni ’70 con Judas Priest, Black Sabbath, ecc. Ma sfortunatamente anche qui nel Regno Unito è difficile avere opportunità di far sentire la propria musica e di avere successo perché ci sono moltissimi gruppi che, per esempio, lottano per gli stessi locali dove suonare. Alcuni sono gruppi di talento, altri un po’ meno ma senza dubbio c’è un grosso e fedele seguito dalle nostre parti per la musica metal.

Si, può essere un po ghettizzato con alcuni gruppi che lavorano insieme e non lasciano che nuovi gruppi entrano nella loro ‘scena’… se questa è dovuta all’insicurezza o alla gelosia da parte loro non saprei, ma senza dubbio è difficile trovare dove suonare qui e guadagnare rispetto a livello nazionale. Devi soltanto perseverare e continuare a scrivere la miglior musica che puoi, prima di tutto per te stesso e poi per gli altri che la ascoltano, sperando che piaccia loro. In fin dei conti è la musica che parla per te ed è lei la miglior rappresentanza di chi sei come musicista.

Quali sono i piani futuri dei Synaptik?
John: Stiamo dando i tocchi finali al nostro nuovo materiale che sarà registrato tra pochissimo (marzo 2016). Dal nostro album di debutto ad oggi ci conosciamo meglio come musicisti, grazie anche a diversi concerti e qualche festival (Bloodstock, Mammothfest, Titanfest) fatti nel 2015 e tutto ciò si farà evidente nel nostro prossimo album. Le nuove canzoni hanno un feeling piu progressive ma avranno anche alcune delle parti più ‘heavy’ che abbiamo mai scritto. Cerchiamo sempre di migliorare il nostro livello come musicisti, sfidandoci tra di noi, e spero che anche tutto questo sara evidente nel nostro secondo album.

Cerchiamo anche una casa discografica per publiccare queste canzoni, percio se c’e qualcuno che e interessato a farlo, è pregato di contattarci.  Preparatevi… siamo arrivando!

Pete: Il nostro prossimo album sarà epico. Speriamo di andare in tour e portare in giro per il mondo il nome dei Synaptik. Tenete d’occhio il vostro locale preferito… potremo esserci noi tra poco.

L’ultima risposta è sempre libera. A voi chiudere questa intervista come meglio credete.
John: Ringrazio tutti quelli che hanno supportato i Synaptik, per favore condividetevi i link per i nostri siti web e aiutate i Synaptik a diffondere la nostra musica. Vogliamo venire a suonare nel vostro paese, perciò se volete vederci dal vivo dite al vostro promoter locale di contattarci. Date una occhiata ai nostri video promozionali.

Il nostro nuovo album sarà pubblicato quest’anno e vi spezzerà il collo!

Pete: Venite a vederci suonare dal vivo per apprezzare davvero quello che facciamo. A presto!

“The Mechanisms Of Consequence” è ancora disponibile su: https://synaptikmetal.bandcamp.com/releases 

Intervista a cura di Mattia. Si ringrazia il manager dei Synaptik Chris “Knight” Galea per la traduzione in italiano.

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento