Exterminas – Dichotomy (2015)

Per chi ha fretta:
Dichotomy (2015), secondo album dei trevigiani Exterminas, è un album interessante. A renderlo tale è in primis il genere della band, di base un black metal arricchito da forti elementi death, vicino a Behemoth e Belphegor ma anche personale.  A potenziarlo c’è un suono perfettamente in equilibrio tra aggressività e pulizia e un buon quantitativo di violenza sonora. Non sempre però la ferocia paga, i veneti ogni tanto esagerano in questo campo; in più l’album soffre di una certa omogeneità. Poco male, comunque: i pregi superano i difetti, e la tracklist, al netto di qualche pezzo meno riuscito, ci regala anche ottimi brani come la opener  God’s Hammer, Collapse into Time e la closer track The Dawn of Deceit. Per questo, Dichotomy è un buon album, che non sarà un capolavoro assoluto ma farà la felicità dei fan del metal estremo!

La recensione completa:
Interessante. Volendo sintetizzare in una parola sola, è questo il mio parere su Dichotomy, secondo album degli Exterminas. Nati a Treviso nel 2009 come un quartetto, esordiscono con l’EP Abbadon l’anno dopo, mentre è del 2012 il primo full-lenght  Seventh Demoniacal Hierarchy. Poco dopo, si aggiunge alla lineup il chitarrista Eskathon (già al servizio degli Impiety, storico gruppo estremo di Singapore), che porta all’interno del sound del gruppo nuove influenze, ben ascoltabili nel comeback dello scorso anno. Quello dei veneti è di base un black metal denso e compatto, di gran potenza, ma che non lascia da parte l’oscurità. In più ci sono forti elementi death, soprattutto nel riffage, anche se la voce di Februus, a metà tra l’altezza dello scream e la gutturalità del growl, dà manforte a questa suggestione. Il risultato è un genere che ricorda gruppi come Behemoth, Belphegor e alla lontana anche qualcosa dei Dissection, pur avendo una forte influenza anche dal black norvegese e soprattutto buoni spunti di personalità. Già il genere è di suo avvincente, ma Dichotomy ha anche altri punti di interesse: per esempio, è corredato da un suono grezzo e primitivo ma anche con la giusta pulizia, un equilibrio praticamente perfetto. A questi particolari ben riusciti si oppongono però alcuni difetti: su tutti, il fatto che l’aggressione frontale degli Exterminas di norma è efficace, ma non sempre. Ci sono infatti alcuni momenti che esagerano un po’da questo punto di vista. In più, Dichotomy soffre di una certa omogeneità, si fa quasi fatica a distinguere alcune tra le canzoni. Sono tutti particolari non determinanti, l’album si rivela infatti lo stesso di buona fattura; l’impressione è però che avrebbe potuto essere anche meglio di com’è effettivamente.

Un brevissimo intro con un feedback di chitarra, poi siamo subito nel vivo con God’s Hammer, traccia frenetica che procede rapidissima, senza fermarsi un attimo. Compaiono tanti passaggi retti dal blast-beat di Raven, e un riffage di marca black/death che varia velocemente, pendendo a volte sull’uno o sull’altro versante. Pian piano però la furia distruttiva si placa: la parte centrale è infatti molto più lenta e black-oriented, e punta più sull’oscurità. In questo esteso passaggio, spicca il finale, ancor più labirintico e catacombale, con influenze doom che la rendono quasi evocativa e molto oscura. È il momento migliore di un pezzo che poi torna ad accelerare con foga, mantenendo in parte i temi precedenti. Abbiamo un finale rutilante e di qualità, grazie anche all’ottimo lavoro delle chitarre; anche il resto dell’episodio è comunque di buonissima fattura. La base della successiva Unleashing the Cruelty è un riffing circolare a metà tra i due generi degli Exterminas, che ripresenta molte volte, diviso equamente tra momenti più frettolosi e altri d’impatto. A interrompere questa norma ci sono però un gran numero di variazioni, alcune più ombrose e oscure, con ancora qualche influsso doomy, altre invece più serrate. Spicca tra i primi la fuga presente verso la tre quarti, di energia molto death-oriented. In ogni caso, i cambi di tempo sono così repentini che è difficile stargli dietro: è forse questo il difetto del pezzo, visto che ogni tanto sembra variare senza motivo. I molti passaggi validi non fanno però pesare troppo questo problema: ne risulta infatti un pezzo breve ma di qualità. Giunge quindi Collapse into Time, più spostata sull’anima black del gruppo sin dall’inizio, un attacco graffiante che ricorda il primo black norvegese. Anche nella sua progressione il pezzo mantiene la stessa suggestione, pur assumendo vaghi elementi death; l’unione si esplica in lunghe strofe martellanti ma poco appariscenti. La loro funzione è in effetti quella di supportare i ritornelli, che presentano invece ritmiche esplosive e sono anche inaspettatamente catturanti, almeno per quanto riguarda il metal estremo. In essi si mettono in mostra sia le melodie della chitarra che la prestazione solidissima di Raven, che dà una marcia in più al tutto. Ottimi anche la frazione centrale, divisa tra i momenti più melodici che appaiono di tanto in tanto e quelli altrettanto validi più lenti e minacciosi: sono un arricchimento notevole per una canzone altrimenti piuttosto lineare. Più in generale, abbiamo un episodio buonissimo, tra i migliori di Dichotomy!

Dopo un intro obliquo e spezzettato, Swallowing the Gravity parte come un treno, resa ossessiva da Raven, dal bassista Skoll e dalla coppia d’asce Moloch/Eskathon, che si destreggiano tra momenti macinanti, tratti più strani e circolari e frazioni semplici, dirette e lineari. La struttura è in effetti piuttosto schizofrenica e muta con rapidità, ma senza farlo a caso: ogni momento è infatti bene incastrato al suo posto, e ogni frammento non si ripete né troppo da annoiare né troppo poco da essere dimenticato. È l’equilibrio il punto di forza  di questo pezzo, che però dall’altro lato ha qualche passaggio a vuoto, che funziona meno e non esalta. Abbiamo per questo un pezzo più che discreto, ma non eccezionale. Ancora un preludio a tinte death per Upheaval Seems Anathema, pezzo di norma più black, anche se i temi dell’intro tornano a tratti a far capolino. Il tutto è impostato in velocità: il ritmo è infatti molto alto di media, e di tanto in tanto si raggiunge il parossismo, La frenesia è tale da stordire quasi l’ascoltatore, e con la sua aggressività a compensare l’effetto di già sentito più che vago che la canzone ha in sé. In ogni caso, l’agitazione viene meno solo in qualche breve stacco, più d’atmosfera e di vago retrogusto doom: sono questi i passaggi migliori del pezzo insieme a quelli più drammatici e pestati. Anche il resto non è da buttare, seppur anche stavolta non siamo al livello dei migliori. I toni tesi e frenetici sentiti sin’ora lasciano con Wandering from the Death Shore il posto a qualcosa di lento, al tempo stesso vagamente epico e rilassato, che ricorda certi esperimenti anni novanta (per esempio gli Ophthalamia). La norma è placida, senza però perdere un’aurea sinistra: essa si fa anzi sentire di più nei vari stacchi che punteggiano la musica, rendendola più varia. C’è poco altro da riferire in un pezzo semplice e di facile ascolto, ma che sarebbe sbagliato considerare un momento per far rifiatare le orecchie: nonostante la sua diversità estrema è una gran bella traccia, poco sotto alle migliori del platter!

Si torna a correre con In Apotheosis of Pandemonium, canzone che dopo il classico intro spacca tutto di trademark Exterminas si avvia con  una lunga evoluzione all’insegna di un black metal molto più canonico che in passato. Lungi dall’essere la copia di qualcuno, però, i veneti riescono a giocare bene questa carta: sia le lunghe e vorticose fughe in blast beat che i momenti più statici e tenebrosi funzionano bene. Il meglio sono però quelli considerabili i ritornelli: intensi sia musicalmente che dal punto della ferocia, riescono a coinvolgere a meraviglia. Il resto lo fa una struttura mutevole ma ben impostata, che alterna molte variazioni, tutte all’insegna del black più puro: il death qui appare giusto come una vaghissima aurea. Poco male, comunque: abbiamo un gran pezzo, appena sotto ai migliori di Dichotomy! Il lungo pezzo finale è una tradizione in altri generi metal, non per il death/black, ma i veneti con The Dawn of Deceit fanno loro il concetto, peraltro con ottimi risultati. Questa closer-track è infatti un pezzo che sa impressionare sin dall’inizio per la compattezza del suo riffage quadrato. Esso, pur con tante variazioni di temi e di ritmo, ha una precisa personalità, e si mantiene molto a lungo, sia sotto alla voce graffiante di Februus in momenti labirintici, che da solo, o accompagnato da sinistri fraseggi di chitarra. L’unico momento in cui lascia la scena è quando la musica stacca per delle lente aperture, melodiche ma con armonizzazioni sinistre, di oscurità così intensa da dare i brividi. Per il resto il brano, pur durando sette minuti, non è così sfaccettato, i temi si ripetono di tanto in tanto: spicca però ancora una volta l’abilità degli Exterminas a dosare nel modo giusto i tutti elementi. Il pezzo infatti non annoia neanche un secondo, ma è anzi congegnato in maniera esemplare: è per questo che risulta il pezzo  migliore del disco che chiude insieme a God’s Hammer e Collapse into Time.

Per finire, quindi, Dichotomy è un lavoro solido e godibile. Gli Exterminas non cambieranno le sorti del metal estremo, e forse non diventeranno nemmeno un nome di punta della scena estrema italiana (anche se ovviamente io glielo auguro): tuttavia, come già detto, sanno come rendersi interessanti. Per questo, se siete fan del death e del black metal, dategli una possibilità: i veneti potrebbero davvero farvi felici!

Voto: 79/100

Mattia

Tracklist:

  1. God’s Hammer – 06:09
  2. Unleashing the Cruelty – 03:28
  3. Collapse into Time – 04:45
  4. Swallowing the Gravity – 05:01
  5. Upheaval Seems Anathema – 04:04
  6. Wandering from the Death’s Shore – 04:44
  7. In Apotheosis of Pandemonium – 04:56
  8. The Dawn of Deceit – 07:00
Durata totale: 40:10
Lineup:
  • Februus – voce
  • Eskathon – chitarra
  • Moloch – chitarra
  • Skoll – basso
  • Raven – batteria
Genere: black/death metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook degli Exterminas

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