L.A.C.K. – The Fragile (Soundtrack for the Tormented) (2016)

Per chi ha fretta:
Giusto qualche mese dopo il demo Where Everything’s Gone (2015), la one-man band abruzzese L.A.C.K. ha pubblicato all’inizio dell’anno il full d’esordio The Fragile (Soundtrack for the Tormented). Nonostante il brevissimo tempo tra le due uscite, il progetto di Acheron è cresciuto molto. In primis lo è dal punto di vista vocale: lo scream lancinante del mastermind è infatti impressionante, un pugno nello stomaco. Anche il depressive black metal è cambiato: con meno influssi post-rock e più spunti da generi lontani dal black, il connubio è diventato più personale, e le sue atmosfere ora incidono a meraviglia. Seppur lievemente prolisso, quindi, il risultato è di ottima qualità: lo dimostrano pezzi grandiosi come Nothingness e Distress Supernova, brani di spicco di una tracklist compatta. Per questo, The Fragile è un album di qualità, molto adatto per ogni fan del depressive black metal!

La recensione completa:
Sono passati giusto pochi mesi dall’uscita della recensione di Where Everything’s Gone, demo d’esordio dei L.A.C.K., one-man band dell’abruzzese Acheron il cui monicker è l’acronimo di “Life’s Affliction Can Kill”. In quel frangente, sottolineavo come l’album fosse convincente solo fino a un certo punto, peccando di una certa inconsistenza, dovuta alla breve durata. La mia idea generale, nemmeno troppo celata, è che in futuro il gruppo potesse raggiungere un livello alto, ma solo con tanto lavoro. È quindi con un po’ di scetticismo che ho accolto la notizia del primo full lenght del gruppo, dal titolo completo di The Fragile (Soundtrack for the Tormented), e che è in uscita proprio in questi giorni. Mi pareva che fosse troppo presto, che Acheron non fosse maturo e stesse facendo il passo più lungo della gamba. Ebbene, sono contento di essermi sbagliato! Non me lo aspettavo, e invece The Fragile mi ha stupito: è un buon album, con tanti elementi nuovi rispetto al demo, in primis la voce. Accantonata l’ospite Kjiel degli Eyelessight, che comunque torna per un pezzo, stavolta è lo stesso Acheron che canta, e il risultato è eccezionale. Il suo è uno scream altissimo e lancinante, che riesce a far provare una sofferenza reale, potente come un pugno nello stomaco. Anche il genere suonato dal progetto è si è leggermente evoluto: sempre di depressive black metal si parla, ma rispetto al passato ci sono meno passaggi post-rock – seppur esso sia ancora presente, specie nei momenti più morbidi. In cambio, nel suono dei L.A.C.K. sono penetrati influssi ben più inusuali: è difficile, in effetti, trovare qualcun altro nel genere che riesca a inglobare spunti punk ed heavy metal classico, e lo faccia per giunta in maniera convincente. È questa nuova personalità uno dei punti forti del disco, insieme alle atmosfere: come nel demo precedente, Acheron ha adottato per le sue canzoni un’aura meno oscura e impenetrabile di tanto depressive black, più calda e affettuosa nella sua tristezza. Le sue capacità in questo campo si sono anche affinate rispetto al passato: è questo infatti l’altro segreto del lavoro. Certo, non tutto è perfetto: The Fragile pecca a tratti di un po’ di prolissità, qualche passaggio si dilunga troppo. Magari senza questo difetto sarebbe stato un capolavoro, ma non importa: anche così il disco è comunque di alto livello, come vedremo tra un attimo.

Si parte da While the Silence of the Night…, intro di due minuti con i classici arpeggi di chitarra pulita che si intrecciano, prima di lasciare spazio a un finale più etereo, di matrice post-rock. È un preludio pacifico che evoca una calda infelicità, perfetto insomma nell’introdurre quest’album. Anche la vera opener, intitolata Nothingness procede con lentezza, un avvio catacombale e depresso che poi torna a spegnersi. Un lungo interludio ancora molto acustico, che crea ancora più attesa, poi finalmente si entra nel vivo. Abbiamo allora una norma ancora lenta ma avvolgente, con un riffage dolce, disperato, su cui Acheron ci presenta per la prima volta le sue urla strazianti. Questa impostazione va avanti molto a lungo, senza fretta ma con grande impatto emotivo; contribuiscono a renderla tale le piccole variazioni più classicamente black della chitarra e dei cambi di ritmo, che però non ne intaccano la natura profonda. Dopo qualche minuto il tutto si spegne, e la traccia sembra finita: presto però l’arpeggio crepuscolare sentito all’inizio si riprende. È un espanso e lunghissimo intro, lontano e misterioso, che conclude in bellezza una opener spettacolare, subito tra le migliori del disco! Al contrario della precedente, Distress Supernova entra nel vivo subito, vorticosa, col blast beat di HK (anche lui al servizio degli Eyelessight, oltre che di Black Faith, Atavicus e Selvans) a reggerla. La classica ferocia black metal non è però presente, sostituita a una fortissima disperazione, calda e avvolgente, che esce fuori con più potenza durante l’evoluzione successiva del pezzo. Si mette allora in evidenza l’incastro dei riff, splendido, come anche la prestazione vocale di Acheron, sempre lancinante. Il momento più alto del brano è però quello successivo, in cui la voce graffiante ma non in scream di Selvans Haruspex (ex Draugr e ora coi Selvans, a cui il mastermind dei L.A.C.K. ha ricambiato il favore facendo da corista per l’esordio Lupercalia) si staglia in un momento dall’appeal quasi heavy metal classico, se non fosse per l’aura affranta sprigionata dalle chitarre distorta e pulita. È praticamente il punto di svolta per la canzone, che poi torna a correre in blast, quasi con disperazione. Ne risulta una lunga fuga che non abbandona la classica aura infelice di The Fragile, ma è più pestata e classicamente black del resto. Dopo quasi sei minuti, la musica si acquieta, ma i giochi non sono ancora conclusi: un breve interludio ambient, riposante e intimista, poi si torna a crescere. Inizialmente in scena giunge un arpeggio di chitarra pulita, ancora molto riflessivo; poi a esso si aggiunge un’ascia metal, che prende presto il sopravvento. Ne risulta un finale lento ma potente, di forza incredibile, la degna conclusione di un episodio che col precedente è il migliore dell’album, una piccola perla di black depressivo!

Your Reflection è il brano che ricorda più degli altri l’EP, sia per la maggior componente post-rock, evidente sin dal placido intro, che per essere cantata totalmente da Kjiel. Seppur a mio modesto parere la voce di Acheron sia migliore, anche l’ospite sa il fatto suo: lo dimostra quando i toni salgono verso una norma lenta e placida, depressa, e lei comincia con le sue urla folli. Il pezzo progredisce a ondate, crescendo verso una maggior potenza per poi calare; in questo però non si va mai verso l’estremo, il complesso si mantiene sempre tranquillo. In ogni cambiamento le melodie rimangono tuttavia omogenee, e ovunque si respira un’atmosfera alienata e intima. Se essa è il punto di forza del pezzo, una certa staticità è però un punto a sfavore, che lo rende il meno bello del disco. Poco male, abbiamo lo stesso una traccia buonissima! Giunge quindi Stains, più movimentata della precedente, con un riffage di base strano, che sembra un ibrido tra black metal, il punk più sperimentale e una nota post-rock. Nonostante la particolarità, è un elemento valido, che insieme agli altri arrangiamenti riesce a creare ancora il mood di calda infelicità, trademark dei L.A.C.K.. Questa falsariga regge il pezzo a lungo, pur progredendo con lentezza: attraverso i cambi di ritmo di HK, le ritmiche di chitarra mutano e si allineano pian piano al classico black. Nonostante questo, la voce di Acheron e i fraseggi delle chitarre non tendono verso la ferocia, anzi. Questa sezione procede, lievemente prolissa ma anche con pochi momenti morti, fino alla metà esatta della canzone, dove tutto si spegne. Un momento di vuoto totale, in cui solo una triste voce parla, poi la song ricomincia a crescere. Dopo il classico interludio acustico, si torna quindi a una forte potenza e drammaticità, evocata grazie alla prestazione nascosta ma preziosa del bassista ky (Eyelessight, Deep-Pression) e a un riffage molto espressivo. È un finale lacerante e di gran impatto emotivo, il momento migliore di una canzone che a parte tutto è molto buona. Siamo quasi alla fine: l’intro della closer-track The Fragile va avanti a lungo, col pianoforte e i suoni elettronici di Haruspex accoppiati con la chitarra pulita. L’episodio vero e proprio strappa quindi e diviene potente, quasi aggressivo, almeno per i canoni del depressive. A dominare è però, come sempre, un’aurea di forte sconforto: lo si vede bene quando il ritmo si calma, e Acheron duetta con l’ospite Tenebra (Dreariness). La stessa norma  procede molto a lungo, ma stavolta senza risultare prolissa, riuscendo anzi a coinvolgere bene con la sua atmosfera. Solo poco prima di metà le coordinate cambiano: il ritmo aumenta, il riffing si fa più ossessivo e l’angoscia sale ancora, mitigata solo in parte da belle melodie. Nonostante qualche rallentamento, questa tendenza prosegue fino a raggiungere un apice, quando il blast beat rende la traccia ossessiva e quasi fredda, seppur il lead di Acheron le dia una gran profondità.  Raggiunto quest’acme, la frenesia si spegne, ma le suggestioni sono sempre le stesse fino alla fine, quando il pezzo stacca brutalmente, terminando di colpo. È un finale buono di un pezzo di qualità, che riesce a convincere. Il disco è finito, c’è solo spazio per …It’s the Soundtrack of a Torment, espanso outro di genere ambient, in cui tastiere espanse e spaziali sono la base per un lungo assolo di chitarra acustica. Questo alterna momenti in cui si presenta tranquillo, quasi inudibile, e tratti invece intensi, in cui si presenta quasi rabbioso. È un finale tipico ma che non disturba, e conclude in maniera adeguata questi cinquanta minuti.

Concludendo, The Fragile (Sountrack for the Tormented) è un lungo viaggio all’interno della sofferenza, una piccola gemma di oscurità calda e accogliente, che saprà fare la felicità (o la tristezza – fate voi) degli amanti del black metal più depressivo. Non è un capolavoro, c’è da dire, ma non è molto lontano da quel livello, e come esordio è più che egregio. Probabilmente Acheron ha le capacità di fare anche di meglio in futuro col progetto L.A.C.K.; in attesa di scoprirlo, però, recuperate quest’album!

Voto: 86/100


Mattia

Tracklist:
  1. While the Silence of the Night… – 02:18
  2. Nothingness – 07:32
  3. Distress Supernova – 09:14
  4. Your Reflection – 08:47
  5. Stains – 09:40
  6. The Fragile – 09:11
  7. …It’s the Soundtrack of a Torment – 03:56
Durata totale: 50:39
Lineup:
  • Acheron – voce e chitarra
  • ky – basso
  • HK – batteria
Genere: black metal
Sottogenere: depressive black metal
Per scoprire il gruppo: la fanpage Facebook dei L.A.C.K.

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