Anthrax – Live – The Island Years (1994)

Per chi ha fretta:
Seppur inciso in un periodo d’oro per gli Anthrax, Live – The Island Years (1994) non è un prodotto curato né di valore. Tanti particolari sono infatti raffazzonati, da una scaletta che non rappresenta bene i newyorkesi a un sound deleterio, molto sporco e poco efficace. Il disco è inoltre diviso in due parti, di cui la prima è anche decente. Nonostante i difetti siano presenti, alcuni pezzi sono degni di nota, vista anche l’ottima prestazione della band; anche la famigerata Bring the Noise, suonata col gruppo rap Public Enemy sul palco, è piacevole. Il quartetto finale però, registrato davanti a pochi fan, è davvero pessima, tra problemi tecnici e l’eccessiva mollezza dei newyorkesi: solo Metal Thrashing Mad si salva dal baratro. Nei fatti, Live – The Island Years è una manovra commerciale malriuscita della Island Records, adatta solo ai completisti degli Anthrax.

La recensione completa:

1991: giusto un anno dopo Persistence of Time, album di grande successo, gli Anthrax riuscirono a bissarne i risultati pubblicando la compilation Attack ot the Killer B’s. Di fatto, era un album che raccoglieva, come il titolo indicava, brani presi qua e là tra EP ed altre precedenti registrazioni minori, eppure le vendite furono altissime. Il merito probabilmente va anche attribuito al singolo Bring the Noise, registrato dai newyorkesi in collaborazione con il duo hip-hop Public Enemy. Seppur oggi il rap metal sia un fatto assodato, in quel periodo era un’assoluta novità: forse è anche questo il successo della canzone, che venne infatti riproposta spesso dal vivo in quel periodo proprio con ospiti gli stessi Public Enemy sul palco. Forti di questo successo, gli Anthrax in quel periodo decisero di affidarsi a una major che li supportasse con mezzi maggiori: lasciata la Island Records, approdarono alla Elektra. La vecchia etichetta però era decisa a non mollare: qualche anno dopo ristampò in CD tutti i full-lenght precedenti del gruppo e fece uscire anche un album dal vivo registrato tra il ‘91 e il ’92, intitolato Live – The Island Years.

Nel frattempo, nel mondo erano successe molte cose: era esploso il fenomeno grunge, mentre il metal stava vivendo una delle sue ore più buie. Gli stessi Anthrax avevano perso Joey Belladonna, e con John Bush degli Armored Saint avevano inciso Sounds of White Noise, un album coraggioso e valido ma che non aveva raccolto consensi tra i fan del gruppo. Per la Island poteva essere un’occasione per fare una figura migliore; tuttavia, forse contagiata dallo sfacelo generale, anche la sua opera si rivela di scarso livello. Tanti sono i fattori che lo rendono tale: il più importante è di sicuro la cura del suono. È vero che un live album non può essere perfetto dal punto di vista della resa, ma qui si esagera: gli Anthrax suonano del tutto piatti, le chitarre rimbombano e non hanno granché potenza. In generale, la registrazione sembra assolutamente amatoriale, del livello di certi demo da sala prove, il che per un gruppo del livello dei newyorkesi non è accettabile. Dall’altro lato, è vero che per buona parte del disco i cinque membri si dimostrano grandi musicisti, con molto groove e precisione. Non basta questo unico lato positivo, però, per scacciare la sensazione che Live – The Island Years sia un album senza cuore e poco curato, buttato fuori tanto per spremere ancora qualche dollaro dal successo del gruppo.

L’album è diviso in due parti, di cui la prima riprende un concerto tenuto il 19 ottobre 1991 a Irvine Meadows, in California. È caratterizzato, come già detto, da un sound non all’altezza, che smorza quella che doveva essere la potenza del gruppo. Anche la scelta dei pezzi, presi da una scaletta che doveva essere ben più lunga, non sembra ottimale: l’assenza di alcune hit storiche del gruppo e la presenza di ben due cover è un buon indicatore, in tal senso. Se quella di Antisocial dei Trust in fondo è diventata quasi una canzone dei newyorkesi, immancabile, e viene riproposta bene, con Belladonna che coinvolge a meraviglia il pubblico, la cover di Parasite dei Kiss lascia a desiderare, sembra un po’ fuori posto. Anche Indians, nonostante sia un gran brano, e a dispetto dell’impegno degli Anthrax, sembra un po’ moscia rispetto alla versione in studio. Per fortuna, però, canzoni come la opener Efilnikufesin (N.F.L.), che inizia dopo l’orologio che introduce Persistence of Time, e la energica Keep It in the Family ritirano su questa parte. Lo stesso vale per A.I.R. e Caught in a Mosh, entrambe scatenate e potenti; esse però perdono un po’ in energia, per colpa della già citata registrazione. Il fatto di essere due pezzi molto veloci le rende leggermente confusionarie, anche se non troppo. Infine, anche la famigerata Bring the Noise non da troppo fastidio: nonostante io non ami molto il rap, devo dire che la prestazione di Chuck D e Flavor Flav insieme al gruppo è abbastanza coinvolgente; in più il pezzo è potente al punto giust, e incide bene. Buona anche la coda finale, in cui il pezzo finisce e Belladonna, insieme ai due ospiti, continua ad arringare il pubblico. Al netto di quello che è, il risultato è un episodio per nulla disprezzabile!

Se questa prima parte, al netto dei tanti difetti, è sufficiente, le noti dolenti arrivano con la seconda. Registrata in studio davanti a poche persone – il pubblico della radio WSOU – il 28 gennaio 1992, perde il confronto con la prima sotto quasi tutti i punti di vista. Colpa in primis di una gran svogliatezza generale, specialmente da parte dell’ensemble: probabilmente l’occasione non era delle più eccitanti, il pubblico non dei più grandi, così gli Anthrax si sono presentati abbastanza mosci. Rispetto a prima, perciò, il groove è minore e gli errori si moltiplicano, per non parlare dei problemi tecnici, assolutamente assurdi in un album ufficiale. Forse l’unico particolare migliore rispetto alla prima metà di Live – The Island Years è la registrazione, lievemente migliore; non che sia perfetta, però, al contrario molti dei problemi rimangono. Di fatto, delle quattro tracce si salva solo Metal Thrashing Mad: il brano che è quasi il simbolo dell’album d’esordio è semplice, breve e veloce, e il gruppo lo suona con trasporto, per una buona resa finale. Meno bene va con la coppia conclusiva In My World/Now It’s Dark: sono entrambe lunghe, prolisse, senza mordente, il gruppo le suona senza passione. In special modo, Belladonna sembra svogliato, quasi non abbia voglia di cantare, e il resto dei membri gli va dietro. Un vero peccato, specie per la seconda, che a mio avviso è una dei punti più alti di State of Euphoria. Il peggio è però I Am the Law: una delle hit assolute degli Anthrax è resa qui in maniera abbastanza moscia, ma questo è il meno. È atroce soprattutto il fatto che a un certo punto, per qualche motivo, una delle due chitarre scompare. Risultato: il muro sonoro viene meno, e l’altra sei corde quasi non si sente sotto al basso. Abbiamo così non solo la traccia peggiore dell’album, ma anche un esempio lampante della sciattezza con cui esso è stato confezionato.

Al netto di tutti questi difetti, Live – The Island Years non è nemmeno così negativo. In fondo la prima parte non è male, e pur con tutti i problemi gli Anthrax ci mettono il cuore. Non cambia però il fatto, chiaro come il sole, che questo lavoro è solo una bieca e raffazzonata manovra commerciale, messa in piedi giusto per fare qualche soldo in più col nome dei newyorkesi. Per questo, vi consiglierei di farlo vostro soltanto se siete completisti degli Anthrax. Altrimenti, lasciate perdere: di live album thrash metal migliori ce ne sono a dozzine!

Voto: 55/100

 
Mattia
Tracklist:

  1. (Efilnikufesin) N.F.L. – 05:25
  2. A.I.R. – 03:16
  3. Parasite – 04:26
  4. Keep It in the Family – 07:46
  5. Caught in a Mosh – 05:38
  6. Indians – 06:49
  7. Antisocial – 06:37
  8. Bring the Noise – 07:40
  9. I Am the Law – 06:07
  10. Metal Thrashing Mad –  02:48
  11. In My World – 06:38
  12. Now It’s Dark – 05:51
Durata totale: 01:10:01
Lineup:

  • Joey Belladonna – voce
  • Scott Ian – chitarra
  • Dan Spitz – chitarra
  • Frank Bello -basso
  • Charlie Benante – batteria
Genere: thrash metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli Anthrax

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