Immortal – Pure Holocaust (1993)

Per chi ha fretta:
Pure Holocaust (1993), secondo album degli Immortal, non è un capolavoro ma si rivela lo stesso un grande album. Il suo mood gelido e l’aggressività, di molto superiore a quella dell’esordio Diabolical Fullmoon Mysticism, lo rendono meritevole di ascolto in ogni caso. È presente qualche brano meno bello, e la prestazione confusa di Abbath Doom Occulta alla batteria non è certo un elemento positivo. Tuttavia, grandi pezzi, tra i quali spiccano la opener Unsilent Storms in the North Abyss, l’atmosferica The Sun No Longer Rises e la title-track posta nel finale, permettono ai pregi di superare di gran lunga i difetti. È per questo che Pure Holocaust è un lavoro da avere a tutti i costi per i fan del primo black metal norvegese. 

La recensione completa:
Primo luglio 1992: dopo un paio di album più corti – un demo e un EP, entrambi omonimi – gli Immortal esordiscono sulla lunga distanza con Diabolical Fullmoon Mysticism. Se prima il black metal norvegese era limitato alla stretta cerchia dei Mayhem, anche grazie a dischi come l’omonimo di Burzum e A Blaze in the Northern Sky dei Darkthrone, usciti qualche mese prima, il genere comincia ad allargarsi. L’album del gruppo di Bergen ha grande successo nel nascente pubblico black anche per questo motivo, ma non solo: il merito è anche di una certa originalità delle loro soluzioni, che puntano più verso l’atmosfera del black metal del periodo. Nonostante la grande importanza di quest’album, l’ensemble vive una fase di instabilità poco dopo la sua uscita: il batterista Armagedda fu cacciato, e anche il suo sostituto Kolgrim non durerà molto nei ranghi del gruppo. Alla fine Abbath Doom Occulta e Demonaz Doom Occulta, i due fondatori del gruppo, si ritrovano da soli: è proprio come duo che decidono di rientrare in studio, per dare un successore all’esordio. È così che il primo novembre del 1993 vede la luce Pure Holocaust, l’atteso secondo album dell’ensemble. Accantonati in parte gli elementi più d’atmosfera del predecessore, il come-back si rivela un album più furioso e aggressivo – più nei canoni del classico black norvegese, possiamo dire oggi. Il risultato era una mezz’ora abbondante di assalto sonoro, con molta ferocia e molta oscurità. Merito, oltre che degli Immortal stessi, anche delle suggestioni del sound impostato da Pytten, mai troppo lodato, nonostante il suo contributo fondamentale nella creazione del tipico sound norvegese, che poi tutti hanno imitato. Dall’altro lato, c’è da dire che, forse un po’ per il clima d’incertezza nella lineup, forse per qualche altro elemento, Pure Holocaust non è perfetto. Ogni tanto le idee sembrano un po’ confuse, specie in un paio di canzoni. Il suo difetto principale è però il drumming di Abbath, che con la sua imprecisione e il suo stile del tutto disordinato limita in parte l’impatto del disco. Non che siano grandi problemi: anche con essi l’album è non solo un classico, ma un lavoro di grandissimo spessore.

Unsilent Storms in the North Abyss ci proietta direttamente nel gelo, col suo sound dannatamente norvegese e il vortice di note che scatena subito. È una norma tempestosa che torna spesso, alternandosi con momenti leggermente più calmi, in cui il gracchiare di Abbath si fa sentire con malvagità. Per il resto però il brano è una lunga progressione di riff in velocità, volto soprattutto alla freddezza, un macigno potentissimo e impressionante. Ottima anche la lunga coda finale, se possibile anche più feroce, un arricchimento ulteriore per un gioiellino, che apre l’album al meglio! Non cambiano molto le coordinate con A Sign for the Norse Hordes to Ride, forse leggermente meno aggressiva ma con lunghi passaggi sinistri, caratterizzati dal riffage “a zanzara” di Demonaz. Tra di essi, c’è invece posto per frazioni che cercano di essere più d’impatto, ma forse perdono un po’ rispetto al resto. Oltre a questo, il pezzo è forse troppo corto (due minuti e mezzo) e fatica a lasciare una traccia forte di sé: il risultato è buono, ma non quanto quel che c’è intorno. La seguente The Sun No Longer Rises è caratterizzata da un lungo intro, pestatissimo e in blast beat, quasi caotico. Sembra che siano queste le coordinate su cui si muoverà il brano, ma in realtà a un certo punto la musica si calma. Parte allora una canzone di tempo medio-alto, dominata da un riffage malefico ma armonico, da brividi. È la base per un episodio molto più rivolto all’atmosfera degli altri, compito che gli riesce peraltro alla perfezione: il clima è freddo e desolato, quasi come ci si ritrovasse sul pack, nell’estremo nord. A completare la suggestione c’è la voce di Abbath, anche più arcigna del solito, e una progressione che porta la musica a crescere in vigore sempre più, finché non si riprendono i toni iniziali. È il finale di un pezzo un po’ particolare, ma splendido, tra i migliori di Pure Holocaust.

Frozen by Icewinds entra in scena con un altro riffage di puro black metal norvegese, circolare e selvaggio come da norma del genere, oltre che quasi caotico, su un ritmo però non troppo veloce. Siamo ancora al preludio, perché la traccia vera e propria è più dinamica, ma non estrema. Il ritmo impostato da Abbath è infatti diretto e senza fronzoli, come anche le ritmiche di chitarra, che puntano sull’inquietudine più che sull’aggressione. Va in questa direzione anche l’assolo finale, lamentoso al punto giusto e quasi stridente. Si staccano invece dalla falsariga le aperture più statiche che punteggiano il brano, alcuni delle quali abbastanza particolari, specie a livello del ritmo. Una di esse, piuttosto lunga e varia, ha luogo al centro, che pur essendo meno opprimente è il momento più spaccaossa del pezzo. Tutti questi stacchi sono però ben intessuti in una canzone che sa benissimo il fatto suo. Sin dall’inizio, Storming Through Red Clouds and Holocaustwinds si mostra meno orientata al mood, visto che attacca col blast beat e comincia una fuga precipitosa e piuttosto caotica. Anche quando i ritmi calano leggermente, tuttavia, la confusione è imperante:  colpa delle ritmiche, che variano stavolta senza cognizione di causa, e anche della batteria, che aumenta la confusione generale. È un caos spesso piacevole, e alcuni dei riff sono molto efficaci: tuttavia, alla lunga stanca un po’. Di fatto, l’unica parte veramente esaltante della canzone è l’assalto frenetico e malvagio che ha al centro, in cui il riffage ritrova un po’ d’ordine e aggredisce con gran potenza. Per il resto, abbiamo un brano avvolgente, ma che non brilla certo tra i migliori di Pure Holocaust, anzi. Dopo un intro terremotante e quasi drammatico, che spicca molto, parte Eternal Years on the Path to the Cemetary Gates, meno esplosiva e più “intimista”, se poi si può applicare agli Immortal questo termine. Le lunghe strofe sono sotto-traccia, tendono a nascondersi, con il loro riffage dimesso ma potente, che ricorda da lontano addirittura il thrash slayeriano. Tra di esse trovano posto lunghe sezioni più incisive, alcuni di nuovo con suggestioni thrash, altri invece più taglienti e black-oriented. La struttura, pur con tanti cambi di tempo, stavolta non è troppo difficile da seguire: è un altro punto di forza di un pezzo breve ma di gran impatto.

As the Eternity Opens si dimostra da subito meno impenetrabile del resto, con un ritmo tranquillo, almeno in relazione al black metal, e un riffage ossessivo e di facile ascolto. Anche l’alternanza è quella classica, tra strofe di basso profilo e ritornelli leggermente più incisivi, seppur cambi poco tra le due parti. Questa norma si presenta senza grandi variazioni, anche se ogni tanto il ritmo sale, seguita dall’intensità del riffage e spesso anche dallo scream di Abbath. A volte, come al centro, si raggiunge il blast beat: è una rarità, però, perché di solito la ferocia rimane sopita, e l’intento è l’evocazione di un mood gelido e penetrante. Degno di nota anche il momento sulla tre quarti in cui appaiono oscuri cori, uno dei passaggi più epici dell’intero album. Tutte queste variazioni non fanno che rendere il brano più avvolgente e cupo, il che ovviamente è un bene. Il risultato finale è infatti di poco sotto ai migliori del disco.  Siamo ormai alla fine, e per l’occasione gli Immortal accantonano di nuovo i toni atmosferici: Pure Holocaust sorge dall’abisso come un assalto totale di pura potenza, con un blast beat pesantissimo seguito da un riffage altrettanto intenso. Senza un attimo di pausa, questa falsariga si alterna con frazioni più lente ma spesso altrettanto taglienti, a tratti addirittura evocative, con i loro oscuri cori. Solo alcuni momenti, gli unici cantati, sono più orientati alla cupezza che alla violenza:  servono quasi a rifiatare prima che un altro assalto frontale torni a distruggere le orecchie dell’ascoltatore. L’evoluzione porta inoltre la musica a divenire meno frenetica, pian piano, ma senza perdere nulla in energia distruttiva: questa rimane anzi fortissima quasi ovunque. La struttura inoltre è di nuovo lineare: è un ulteriore aiuto per un brano potentissimo, il migliore in assoluto del disco a cui da il nome insieme alla opener e a The Sun No Longer Rises. Finale col botto, quindi!

Tirando le somme, a Pure Holocaust si può obiettare di sfiorare soltanto il capolavoro, in virtù di alcuni suoi difetti e di un paio di cadute di stile. A parte questo, però, abbiamo un classico e un grande album, con tanti bei pezzi e un’atmosfera unica, che purtroppo a oggi solo in pochissimi riescono a riprodurre. È quindi un lavoro che non può mancarvi, se siete un fan del primo black metal –  anche se ciò vale, c’è da dire, per buona parte della discografia degli Immortal!

Voto: 88/100

Mattia

Tracklist:

  1. Unsilent Storms in the North Abyss – 03:14
  2. A Sign for the Norse Hordes to Ride – 02:35
  3. The Sun No Longer Rises – 04:20
  4. Frozen by Icewinds – 04:40
  5. Storming Through Red Clouds and Holocaustwinds -04:40
  6. Eternal Years on the Path to the Cemetary Gates – 03:30
  7. As the Eternity Opens – 05:31
  8. Pure Holocaust – 05:17
Durata totale: 33:47
Lineup:
  • Abbath Doom Occulta – voce, basso e batteria
  • Demonaz Doom Occulta – chitarre
Genere: black metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli Immortal

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