Domande e Risposte – Chiral/Il Vuoto

Matteo Gruppi, in arte Chiral, è un artista poliedrico e proficuo. Riesce non solo a portare avanti tanti progetti solisti contemporaneamente, (Chiral, Il Vuoto, e più di recente il progetto |||) ma anche a pubblicare lavori di qualità con breve distacco di tempo. Proprio in virtù di due di questi album, l’eccezionale Night Sky di Chiral (atmospheric black metal) e l’ottimo Weakness de Il Vuoto (funeral doom), mi è venuta voglia di fargli alcune domande, per conoscere meglio questi due progetti. Il musicista piacentino mi ha dato risposte in alcuni casi molto interessanti: bando alle ciance, dunque!

Se ti va, cominciamo da Chiral. Puoi raccontarci in breve la storia di questa tua one-man band?
Matteo Gruppi: Certo, iniziamo pure da Chiral. 
La storia non è troppo lunga, perciò spero di non annoiare nessuno!
Semplicemente, verso l’estate del 2013 mi sono ritrovato a re-imbracciare la chitarra dopo un lungo stop di diversi anni. Sin dall’inizio mi sono reso conto che strimpellare brani di altri non mi interessava perciò ho provato a scrivere qualcosa di tutto mio.
Dopo qualche tentativo a fine dello stesso anno ho ultimato il demo “Winter Eternal”, uscito poi ufficialmente a Febbraio 2014. Da quel momento nasce ufficialmente Chiral.
Fino ad oggi, in circa 2 anni di carriera (anche se è ridicolo chiamarla tale) ho pubblicato in maniera più o meno buona 2 demo, 2 split, 2 full-lenght e per finire un EP uscito proprio un mesetto fa!

Night Sky è uscito ormai da diversi mesi, e potrai trarne un bilancio: come è stato accolto, dalla critica e dai fan?
Matteo: Penso di non sbagliare affermando che NS sia l’album di Chiral meglio accolto dal pubblico e dalla critica. Onestamente è anche l’album (tra quelli rilasciati finora) a cui sono più legato.
Quindi il bilancio è positivo oltre ogni più rosea aspettativa. Le prime due tirature (pubblicate autonomamente) sono esaurite in brevissimo tempo e ora l’album è stato ristampato da Pest Productions… perciò cosa potrei chiedere di più?
Ah già, il mio sogno più lussurioso è quello di vedere Night Sky uscire anche in vinile! Chissà che un giorno possa succedere…

Come ho scritto nella recensione, il punto di forza assoluto dell’album è la cura per le atmosfere, che avvolgono benissimo e creano una vera e propria magia. È una caratteristica a cui hai fatto particolare attenzione oppure ti è venuta fuori naturalmente?
Matteo: Ni, o meglio si per quanto riguarda il concept in due parti “Nightside” mentre non è stata una cosa volutamente cercata per le restanti tracce dell’album.
Più precisamente, nelle due tracce che compongono il mini concept, “Sky Wonder” e “Everblack Fields”, l’intenzione di farle suonare tremendamente atmosferiche c’è sempre stata. Anzi, nella loro prima stesura (che magari qualche giorno rilascerò ufficialmente…) erano molto più intrise di synth rispetto alla versione che ha visto la luce nell’album. Diciamo che originalmente erano quasi pezzi ambient con qualche blast beat e un po’ di urla qua e la. 
Per le altre tracce penso la cosa sia capitata un po’ per caso, un po’ per non distaccarmi troppo dal mood delle due tracce sopra citate. In particolare “My Temple of Isolation” non ha mai avuto l’ambizione di essere molto atmosferica, ma anzi di suonare come un pezzo folk… con anche qui un po’ blast beat e urla a caso, che non guastano mai! 🙂

In Night Sky spiccano inoltre le tante influenze che hai inserito nel tuo black metal, che vanno dal folk alla musica sinfonica, passando per il post-rock.  È stato difficile amalgamare tanti elementi in un connubio così omogeneo?
Matteo: A costo di risultare presuntuoso ti risponderei di no. Semplicemente non ho mai pensato: “Ehi, aspetta! Qui devo metterci un po’ di post-rock… qui invece un bel momento sinfonico ci starebbe!”
Piuttosto tutto nasce sempre come un (folle) flusso di coscienza. Semplicemente, se penso che in quel punto ci stia bene un passaggio di armonica a bocca allora ce lo metto e pace. Che poi suoni folk, rock, jazz o deep-house non mi interessa… l’importante che sia funzionale a il resto della composizione (e che possibilmente comunichi qualcosa).

Passiamo ora a Il Vuoto: come è nata l’idea di questo di side-project funeral doom?
Matteo: Sembrerà banale, ma il tutto è nato un po’ per caso.
Ero in stallo con Chiral, stavo completando Night Sky ma qualcosa non mi tornava…non ero soddisfatto e continuavo a incidere e re-incidere parti cercando di far quadrare il tutto, ma niente. Il risultato non era quello che mi aspettavo. Allora ho deciso di fermare tutto e scrivere qualcosa di nuovo, magari così avrei fatto un bel “reset” celebrale. Volevo scrivere qualcosa di triste e intenso, e ciò che è uscito sono i pezzi del demo “Sea of Emptiness”. Naturalmente ho capito da subito che non sarebbe stato corretto “artisticamente” inserire questi pezzi in un album di Chiral; qui Il Vuoto ha mosso il suo primo lento passo.

“Weakness” è uscito più o meno nello stesso periodo di Night Sky: ti va di tracciare un bilancio anche di quest’album?
Matteo: “Weakness” ha avuto un discreto risultato. Voglio dire: non avevo mai suonato doom prima d’ora, non avevo neanche mai ascoltato questo genere (eccezion fatta per Shape of Despair e Nortt) inoltre tutto l’album è stato partorito nel giro di poco più di 3 mesi, quindi non avrei potuto chiedere di più dalla critica.
Certo è, con il senno di poi, che ad oggi avrei dedicato più tempo a rifinire certi particolari. Non che non sia contento del risultato finale, ma se non mi fossi fatto prendere dalla fretta sarebbe stato sicuramente un lavoro sensibilmente migliore!

Al contrario della maggior parte dei gruppi funeral doom, la musica de Il Vuoto è meno alienata e lontana: esprime invece una sofferenza più calda e intensa, qualcosa che in parte accomuna questo progetto proprio a Chiral. Vuoi raccontarci la genesi di questo genere?
Matteo: Ma guarda, non saprei proprio dirti con precisione cosa abbia portato a ciò. Sicuramente le mie influenze musicali hanno aiutato molto.
Inoltre credo, come si intuisce anche dai testi, che le musiche, sia di Chiral, che Il Vuoto siano accomunate dal fattore autobiografico e questo penso abbia contribuito largamente a farle percepire appunto “calde e intense”, come dici tu stesso.

Un’altra caratteristica lontana dal classico funeral è la presenza di tante melodie, a volte vicine al post-rock, altre più metalliche e che si avvicinano a quando fatto dai primi Opeth. Come nel caso precedente, ti chiedo: è stato difficile inserire tutte queste variazioni in un genere che nei propri canoni principali è almeno un po’ diverso da come lo interpreti tu?
Matteo: Di nuovo ti direi che è stato merito delle miei influenze. 
Quindi mi viene spontaneo risponderti che no, non è stato per niente difficile far convogliare tutti quegli elementi in un unico “genere”. Oltretutto non mi è mai piaciuto seguire uno stile “canonico”, anzi la cosa mi ha sempre annoiato molto, sia quando suono sia quando ascolto musica. Amo da sempre le contaminazioni e le fusioni tra generi diversi (purché si rimanga in un ambiente sensato senza esagerare in soluzioni ai confini della comicità…) e la cosa, credo logicamente, si riflette anche sulla musica che scrivo.

Sia Il Vuoto che Chiral sono accomunati, per quanto ho potuto capire, dal punto di vista dei testi, che con le dovute differenze spesso hanno lo stesso tema introspettivo alla base. È davvero così? E ti andrebbe di approfondire un po’ l’argomento?
Matteo: Assolutamente hai ragione, come già anticipato in precedenza i testi sono spessi “autobiografici” e molto personali. 
Diciamo che se in Chiral sono volutamente messi in secondo piano, con Il Vuoto hanno un’importanza fondamentale nell’economia dell’intero lavoro. Molto testi di Weakness infatti sono stati scritti ancora prima della musica stessa, cosa che con Chiral non è mai successa finora.

Se mi è concesso non vorrei scendere troppo nel dettaglio analizzando i testi. Non penso mi potresti concedere tutto lo spazio necessario e comunque preferisco lasciare libera interpretazione all’ascoltatore. Lo so che questa frase viene spesso usata da chi non ha obbiettivamente detto un ca**o di interessante nei propri lavori, e così, per far la figura di quello figo dalle idee contorte e geniali, se ne esce con una frase del genere. Beh, pensate quello che volete, ma questo non è il mio caso…solo credo genuinamente nell’”auto interpretazione” dei miei testi. Se poi non mi credete, e morite dalla voglia di avere la mia interpretazione della storia, siete i benvenuti di contattarmi e ne parliamo finché volete! 

Domanda classica da intervista: quali sono le tue principali influenze?
Matteo: A cui però rispondo sempre molto volentieri!
Wolves in The Throne Room e Opeth sono le miei guide (spirituali), se così si può dire. Ma sono comunque molte influenzato dalle band più disparate: Mournful Congregation, Godspeed You! Black Emperor (di cui mi sto innamorando follemente negli ultimi mesi), i primi Ulver, Porcupine Tree, Dissection, Agalloch, Pat Metheny, Sunn O))) e parecchi altri. Inoltre mi piace molto ascoltare musica country e folk, per non parlare di blues elettrico anni 70/80…insomma, oltre il metal c’è molto altro. 
Fossilizzarmi su un unico genere non fa per me, e mi annoia mortalmente. Penso che ampliare i propri orizzonti musicali sia fondamentale per tutti i musicisti (e gioverebbe pure tanto a molti sedicenti tali!).

Altra domanda che faccio sempre: ci sono gruppi lontani dal black e dal funeral doom metal ma che stimi, o addirittura che riescono a influenzare in qualche modo la tua musica?
Matteo: In parte ti ho già risposto nella domanda precedente, ma volendo ampliare ci sono un sacco di artisti e generi che ascolto. Ultimamente, ad esempio, sono molto preso con i Mumford & Sons, che come saprete tutti sono una famosissima band britannica che mischia folk e pop, molto commerciali, ma mi piacciono molto.
Ci sono anche gli Ekstasis, che con il loro dark folk, accompagnano le mie giornate in quest’ultimo periodo.

Per il resto, stimo da sempre tantissimo Eric Clapton, Pink Floyd (quelli veri eh, mica la brutta copia che si esibisce adesso), Dire Straits, Stevie Ray Vaughan, Fabrizio de Andrè e la PFM. E, volendo citare anche qualcosa di elettronico, penso che i Tangerine Dream siano da sempre insuperabili. Ultimamente invece ascolto (anche se ormai il gruppo è sciolto per cause di forza maggiore) i Telefon Tel Aviv, sono (erano) geniali!

Entrambi i tuoi progetti sono stati fin’ora confinati allo studio di registrazione. È una scelta di tipo filosofico, oppure un giorno, se troverai i giusti membri, potremo vederti anche su un palco?
Matteo: Ahahah guarda, non credo. Me la chiedono in tanti sta cosa, ma per ora ho sempre negato!
I miei progetti mi soddisfano in questa dimensione da studio, non credo sarei in grado di gestirli in live… e nemmeno lo desidero, per il momento.

Cosa devono aspettarsi i tuoi fan in futuro dal progetto Chiral?
Matteo: Eh, risposta incasinata!
Sto lavorando al “vero” seguito di Night Sky, lo so, è già da un bel po’ che lo dico ma la cosa mi sta sfuggendo di mano! Hahaha 
Gazing Black Eternity, questo sarà il titolo, dovrebbe essere rilasciato, in data ancora da decidere, da Pest Productions. La stessa che ha appena ristampato Night Sky.
Posso rivelarti in anteprima, a meno di cambiamenti dell’ultima ora, che l’album conterrà 4 pezzi e ci si sposterà verso un black metal un tantino più ambient e meno melodico. 
Le grafiche sono pronte, le registrazione principali sono tutte fatte…ora manca solo l’ispirazione per mettersi con calma a rifinire, mixare e confezionare per bene il tutto e spedirlo alla label per il check finale.
Davvero non saprei dare una data papabile per l’uscita dell’album, ma sono fiducioso che sarà tra estate-autunno di quest’anno!

A parte GBE sto lavorando ad un bel progettone ambizioso con Matteo Salvestrini, bassista e fondatore dei prog deathster Chaos Plague. Qui i lavori sono decisamente più indietro, ma sono più che sicuro che il risultato varrà tutto il tempo speso.

Ah, dimenticavo. Dato che non ho mai un ca…cchio da fare (molto sarcastico, per chi non l’avesse intuito), nelle prossime settimane uscirà un demo un po’ particolare di un nuovissimo progetto parallelo. Si parla sempre di black metal, ma vedrai che il contesto sarà… strano…

Stessa domanda per quanto riguarda Il Vuoto: quali saranno le sue prossime mosse?
Matteo: Allora vediamo, penso potresti rispondere tu alla domanda!  Hahaha

Sto lavorando ad uno split album, bello tosto, con i Failor (che dovresti conoscere bene, nevvero!?) di cui a breve si avranno notizie più precise. Comunque si tratterà di un lavoro bello “peso”, nel senso buono del termine. Drone, ambient, post-depressive-rock, un pizzico di funeral doom e tanta, ma tanta tristezza.

E poi sto iniziando a comporre le tracce per un album nuovo. Penso che questa volta, o almeno è quanto sembra dalle musiche composte finora, che Il Vuoto andrà a vertere su un Funeral Doom più classico, alla Mournful Congregation per intenderci. Ma senza lasciare da parte qualche simpatica parte drone e acustica.
Chi vivrà vedrà!

Il finale è sempre a piacere. A te il compito di concludere questa intervista come più ti aggrada.
Matteo: Se posso sfruttare questo spazio per farmi ancora un po’ di pubblicità, invito tutti i lettori (audaci), che sono arrivati fino a qui, a fare un ultimo sforzo e passare di qui (https://chiral27.bandcamp.com/album/snow-heritage) e dare un ascolto all’ultimo lavoro di cassa Chiral. Si tratta di un EP strumentale diviso tra il black atmosferico e il neofolk.

Detto ciò, ringrazio te, Mattia, per lo spazio che mi hai concesso e per il supporto che con la tua ‘zine offri da sempre ai miei progetti. Un ultimo saluto va anche ai lettori di Heavy Metal Heaven per essersi letti tutto questo papiro! 

Intervista a cura di Mattia.

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