Steignyr – The Prophecy of the Highlands (2016)

Per chi ha fretta: 
The Prophecy of the Highlands (2016), terzo full-lenght dei catalani Steignyr, è un album canonico ma godibile. Il loro è il classico folk/pagan metal sinfonico, reso grande dagli Ensiferum; il fatto di essere spostato più su un versante celtico e di avere alcune influenze death non cambia molto la situazione. Proprio il suo essere un po’ scontato è il principale difetto dell’album insieme alla registrazione, un po’ troppo pompata come da norma moderna. Nonostante questo, la tracklist mantiene comunque una media alta: pezzi ottimi come The Last Era, Wolf’s Lair, la title-track e Spirit of Victory ne sono il miglior esempio. In conclusione The Prophecy of the Highlands è un signor album, non un capolavoro ma un ascolto più che piacevole per i fan del folk metal che gli daranno fiducia.

La recensione completa:
Come tanti altri generi del metal, anche il folk ha conosciuto negli ultimi anni una forte globalizzazione. Non stupisce quindi che un gruppo come gli Steignyr, molto debitore del folk metal nordico, provenga dalla calda e soleggiata Barcellona. Nati nel 2011, hanno pubblicato, oltre a una manciata di demo ed EP, i full-lenght The Voice of the Forest e Tales of a Forgotten Hero. È invece vecchio solo di qualche mese il terzo album, The Prophecy of the Highlands, quello di cui si parla oggi. Come già detto, in esso gli spagnoli guardano al nord Europa: il genere proposto è infatti un folk metal di stampo pagano e sinfonico nei canoni moderni del genere, vicino soprattutto agli Ensiferum, oltre che a Brymir ed Eluveitie. Gli Steignyr riescono però ad avere qualche spunto più personale: il principale è il suo forte ascendente verso la musica celtica, che li rende un po’ più particolari rispetto al folk scandinavo. In più, ci sono anche particolari ripresi dal death a livello stilistico, mentre a livello lirico gli spagnoli ammiccano ogni tanto al viking – genere a cui in passato erano ligi. Sono piccoli accorgimenti che riescono spesso a dare una profondità maggiore a The Prophecy of the Highlands, anche se ogni tanto esso sembra comunque un po’ sui generis, un po’ scontato. È il principale difetto del lavoro insieme alla registrazione: il suono è infatti, da norma moderna, un po’ troppo pompato e roboante. Le chitarre sono eccessivamente grasse e tendono a coprire anche gli altri strumenti: è una criticità che in un album folk incide molto più che in altri generi. Nonostante questo, The Prophecy of the Highlands non è scadente: in fondo i suoi pregi superano i difetti. Come vedrete tra poco, infatti, una tracklist di media buona e qualche pezzo ottimo fanno si che questo sia un buon album, non un capolavoro ma di sicuro sopra alla media attuale del genere.

Si parte da The Valley of Dragons, intro più che classico che comincia da toni soffusi e si fa sempre più denso e potente, fino ad attraversare lidi metal. Spiccano qui le trame della cornamusa, già un prodromo di ciò che arriverà in seguito. Raggiunto l’apice, in ogni caso, si comincia di nuovo a calare di intensità: è il segno  dell’arrivo in scena di Sons of Earth. Essa cambia leggermente faccia, con una norma diretta ma al tempo stesso tranquilla, con i giri folk della fisarmonica e del flauto che dominano tutte le strofe. È su questa base che duettano il growl cavernoso di Jön Thörgrimr e una squillante voce femminile (non ci è dato di conoscere il nome di questa ospite, che pure tornerà a più riprese nell’album), la quale è anche la protagonista dei ritornelli, classici ma godibili e discretamente catchy. Questi ultimi tendono inoltre a variare un po’ le proprie melodie lungo il pezzo; più in generale, il brano non è a livelli di complessità assurdi ma tende a evolversi. Peraltro, è un evoluzione gestita con competenza, con pochi momenti morti e molta sostanza. È per questo che con questa opener abbiamo già da subito un gran bel pezzo. Nella successiva Wild Land, la parte del leone la fa subito la tastierista Hyrtharia, il cui lavoro è imponente sia nel tappeto sinfonico, più importante che in passato, sia nelle trame di cornamusa sintetica. Anche la chitarra di Jörmun si mette in mostra con un riffage duro e potente, a tratti con qualche venatura death. Per il resto, il pezzo si divide tra strofe dinamiche e potenti, che sanno coinvolgere, e ritornelli più lenti ed espansi. Questi ultimi sono meno incisivi del resto del pezzo, anche se non risultano sgradevoli. Eccellente è invece la parte centrale, in cui le orchestrazioni, le chitarre e la cornamusa si inseguono, in un affresco molto ben riuscito. È il momento migliore di un episodio non di primo piano, ma piacevole al punto giusto. Dopo un breve preludio soffice, The Last Era esordisce come non troppo veloce, ma incalzante. Il ritmo del batterista Zelther, le melodie folk delle chitarre di Jörmun e Thörgrimr, le orchestrazione e gli strumenti popolari si uniscono in una marcia epica e trionfale, che riesce a coinvolgere molto bene. Sia le strofe, più crepuscolari e nascoste, sia i ritornelli, più esuberanti e intensi, sanno bene il fatto loro. Questi ultimi, nonostante il growl di Thörgrimr, sono anche cantabili con facilità; li aiuta in tal senso anche le incursioni della voce femminile, nel finale. L’impostazione piuttosto lineare: l’unica variazione di rilievo è la sezione centrale, più veloce e frenetica, ma che non stona affatto nel contesto. Abbiamo insomma un pezzo ottimo, uno dei punti più alti dell’intero The Prophecy of the Highlands.

Wolf’s Lair è una strumentale che si apre con la chitarra acustica e il flauto in evidenza. Questi esordi lasciano presto il posto a una progressione più metal, molto intensi. Il pathos evocato sia dal lungo e tortuoso assolo di cornamusa che dalla base potente che lo sorregge sono in effetti molto rilevanti. Non ci sono grandi variazioni, la melodia di base rimane sempre la stessa, ma in questo caso non è un problema: abbiamo un brano breve e rapido ma emozionante, praticamente ai livelli qualitativi del precedente. Segue Hammer of Agony, che si avvia con una melodia di base lieve e riflessiva, malinconica e ritmiche brillanti. È però solo l’intro, la canzone vera e propria è più evocativa, con frazioni lente ed epiche e brevi fughe dense che in parte riprendono i toni iniziali, resi però più duri e maschi. Il tutto inoltre è in continua evoluzione, senza la classica progressione strofa-ritornello: la musica beneficia però di una buona visione d’insieme, che incastra bene le varie parti. C’è anche da dire che i passaggi più estremi stavolta funzionano meno, come alcuni dei momenti più melodici. Questa è insomma una canzone non disprezzabile, ma che non figura certo tra i punti più a alti del disco. Un lungo intro in cui si intrecciano strumenti folk e partiture sinfoniche in sottofondo, poi  The Prophecy of the Highlands si avvia, mantenendo intatta la solennità. A questa si aggiunge però una buona dose di energia e di melodia: la prima è nella componente metal degli Steignyr, che in questo caso è incalzante. La seconda si ritrova nelle venature folk e orchestrali che punteggiano le strofe, rendendole sognanti e splendide; la sinfonia è presente ovunque, e si sfoga in libertà in alcuni stacchi sontuosi. Anche i ritornelli però sono impressionanti, con la melodia catturante scandita all’unisono dal growl e dalla voce femminile. Chiude il cerchio una frazione centrale di gran spessore, semplice ma coinvolgente, perfetto contraltare di un altro dei pezzi migliori dell’album a cui dà il nome.  È quindi la volta di Immortal Whisper, più un interludio che una ballata, visto che dura due minuti ed è un semplice pezzo in cui le percussioni, le tastiere e un’arpa sintetica sostengono la cantante senza nome.  È un momento non tra quelli topici dell’album, ma più che adatto per rifiatare, prima di un nuovo assalto metal. Questo, dal titolo The Warriors Path, dopo un timido intro si avvia veloce e nostalgico, dato dalle solite tastiere. Questa norma si alterna a più riprese nella song con una falsariga avvolgente in cui tutto sa di folk, dal ritmo saltellante al rapido assolo della cornamusa sintetica. Se tutto ciò è ottimo, meno bene va coi momenti più eterei, in cui sono le orchestrazioni a far la parte del leone, e quelli in cui si scorgono venature black/death all’orizzonte. Sono entrambi piacevoli, ma che spezzano un po’ la canzone. È per questo che il risultato finale non è dei più riusciti ma si pone ampiamente sopra alla sufficienza, con qualche spunto notevole.

Awakening of Revenge si mostra subito sinfonica ed epica, fatto che poi si conferma quando le strofe entrano nel vivo. Esse risultano potenti ed estremamente battagliere, con le ritmiche della chitarra di Jörmun incalzanti e il tappeto sinfonico di Hyrtharia che le aiuta, il tutto coronato dal duetto tra Thörgrimr e Pau Murillo dei Northland. Va leggermente peggio coi più lenti ritornelli, che con il loro florilegio di voci risultano leggermente confusi, e soffrono un po’ di staticità; a parte questo, però, non stonano troppo. Vale più o meno lo stesso, in un senso più positivo, per la frazione centrale, che pur essendo lenta ha un mood d’attesa notevole, che la potenzia. Abbiamo perciò non solo un buonissimo pezzo, ma anche un’ottima scelta come l’ideale singolo del disco (fatto parzialmente confermato dagli stessi Steignyr, che l’hanno scelta come lyric video di presentazione dell’album).  Largo quindi a Spirit of Victory,che dopo un intro soffice si mostra per quello che è: un episodio immaginifico, in cui all’unisono le chitarre e le orchestrazioni generano un paesaggio maestoso, quasi da colonna sonora. Questa impostazione si mantiene lungo tutta la durata del pezzo: anche la lunga fuga che parte a un certo punto, rapida e con una certa aggressività mostra la tastiera sinfonica in bella vista. Questa norma tende inoltre a variare molto, con parecchi cambi di tempo, anche se l’epicità resta la stessa, facendosi anzi più forte. L’apice lo si raggiunge quando il pezzo rallenta di nuovo, e un coro lontano di voci femminili fa la sua entrata in scena. Il punto più alto la canzone lo raggiunge nel finale, quando dopo un momento abbastanza macinante si riprendono i toni iniziali, e la voce di Thörgrimr ci guida fino alla fine. È una gran chiusura di un pezzo grandioso, il migliore di The Prophecy of the Highlands insieme a The Last Era, Wolf’s Lair e la title-track. Il disco a questo punto è agli sgoccioli: c’è spazio solo per The Grave of Heroes. Non è niente più che un lungo outro, in cui i toni soffusi iniziali crescono pian piano, con il flauto, le percussioni e i vocalizzi che aumentano di volume e seguono percorsi sempre più rapidi e tortuosi. Raggiunto un vertice, la traccia torna a spegnersi, e poi ripete di nuovo il crescendo, anche se la formula varia parecchio da momento a momento. Abbiamo insomma un pezzo interessante, in cui la band ci mostra brevemente il suo amore per il folk: un finale più che appropriato, dunque.

Insomma, The Prophecy of the Highlands non avrà picchi clamorosi o una media da capolavoro assoluto: è però un lavoro onesto e divertente, con tanti bei pezzi dalla sua. Gli Steignyr dal canto loro non saranno certo il gruppo che rivoluzionerà il folk metal, vista la loro impostazione così fedele alla linea. Nonostante questo, sanno benissimo quali tasti andare a toccare per intrattenere i propri ascoltatori. Se quindi apprezzate il classico pagan metal sinfonico e melodico che gruppi come gli Ensiferum hanno contribuito a rendere grande, oppure il classico celtic metal, il consiglio è di dare fiducia agli spagnoli.

Voto: 78/100

Mattia

Tracklist:

  1. The Valley of Dragons – 02:35
  2. Sons of Earth – 04:43
  3. Wild Land – 04:31
  4. The Last Era – 04:49
  5. Wolf’s Lair – 02:59
  6. Hammer of Agony – 03:48
  7. The Prophecy of the Highlands – 05:11
  8. Immortal Whisper – 02:07
  9. The Warrior’s Path – 03:43
  10. Awakening of Revenge – 05:16
  11. Spirit of Victory – 05:40
  12. The Grave of Heroes – 04:27
Durata totale: 49:49

Lineup:
  • Jön Thörgrimr – voce e chitarra solista
  • Jörmun – chitarra ritmica
  • Hyrtharia – tastiere
  • Hludowig –  basso
  • Zelther – batteria
Genere: symphonic/folk metal
Sottogenere: celtic/pagan metal
Per scoprire il gruppo: il sito ufficiale degli Steignyr

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